Appello contro la standardizzazione del vino della Confédération paysanne

Lodevole iniziativa in Francia della Confédération paysanne, il secondo più importante sindacato agricolo francese, che contesta in modello agricolo produttivo degli ultimi 40 anni, e propone una solidarietà stretta tra agricoltori, e mediante il lancio di un sito Internet dal titolo emblematico, Contre les naufrageurs du vin, contro gli affogatori del vino, intende denunciare la deriva industriale e produttivista della viticoltura in Francia ed in Europa e lancia una petizione per sensibilizzare i responsabili ad ogni livello, denunciare la politica comunitaria e proporre un’altra “visione della viticoltura”.

La presa di posizione denuncia a chiare lettere la “libertà enologica rivendicata dagli imprenditori del vino, in nome del gusto del consumatore e della concorrenza internazionale”, le diffuse pratiche interventiste in cantina che costituiscono “un arsenale tecnico illimitato per produrre bevande che verranno comunque commercializzate come “vino”. Così, come logica conseguenza, “il processo qualitativo legato alle normali pratiche vitivinicole viene abbandonato e sostituito da un insieme di tecniche enologiche correttive e ricostruttive”.

Ecco, da me tradotto in italiano, il testo del loro appello, pubblicato sul sito Internet

“L’hanno scritto, i più mercantili hanno fornito inchiostro e penna, i teorici del liberismo hanno fornito gli argomenti, rappresentanti professionali hanno creduto di vedevi lo strumento mancante alla competitività della viticoltura europea, Bruxelles ha completato il tutto mettendo nero su bianco il principio della dissoluzione dei particolarismi culturali del vino”. “Di cosa si tratta ? Niente di meno che di legalizzare a livello europeo, “l’arrangiamento” dei nostri vini, per renderli compatibili con uno standard di consumo immaginato dagli specialisti del marketing delle grandi case produttrici di liquori internazionali. Si potrà aromatizzare il vino, toglierli l’alcol, aggiungerli della glicerina, fermentare in Europa mosti concentrati argentini oppure importare del succo d’uva per fabbricare dei “vini” svedesi ! Si potranno mixare i continenti e mettere in concorrenza i poveri per trarre profitto dallo sfruttamento dei lavoratori dei nuovi Paesi produttori per pagare il vino meno caro al supermercato”.

"I villaggi, i terroirs, i paesaggi, la storia, la cultura, le donne e gli uomini della vigna, i saperi accumulati, i vitigni addomesticati localmente o autoctoni, la condivisione della sorpresa di nuove annate, le sottili distinzioni date delle origini o dal singolo savoir faire, il piccolo vino popolare saporito, il bel Cinsault del Minervois, il Fié gris della Touraine o di Saint Bris, il virile Chenin secco, il seducente Grenache della vallée du Rhône, l’aristocratico Pinot noir della Bourgogne, i mille e mille vitigni di Francia, le cinquemila varietà del mondo, tutta questa ricchezza dovrebbe scomparire per lasciare il posto all’uniformità e alla riproducibilità!”.

"La dittatura economica ha cattivo gusto: intende uccidere il vino già all’atto della sua produzione mediante l’imposizione di modelli di coltura intensivi e di tecniche chimiche d’elaborazione. Intende cancellare i produttori dalla memoria del vino, per lasciare campo libero ad un prodotto definito secondo standard agroalimentari. Siamo in una situazione critica: l’alleanza del grande commercio e delle lobby anti-vino, con la benedizione dell’Unione Europea, distrugge il carattere contadino e singolare del vino.
Questa alleanza cerca di rompere e cancellare la sua legittimità culturale, per lasciare il posto ad un grande mercato mondiale delle bevande alcoliche, per il solo profitto di alcune multinazionali. Essa trascura l’aspetto umano e sociale, sacrificando la forza lavoro dei vignerons ed il dinamismo dei territori che vivono e danno vita all’economia basata sul vino".

"Dovremmo assistere, impotenti, alla morte del vino e alla creazione di bevande che danno ebbrezza sprovviste di qualsivoglia umanità perché unicamente merci alcoliche ? Il vigneron è espressione della “alchimia” più antica, quella che trasforma il minerale in sensoriale, quella che rappresenta il portato di generazioni che hanno costruito paesaggi, usi, simboli, quelli che creano dei legami, dà felicità e piacere condiviso. Ecco perché noi intendiamo resistere ad un progetto di riforma che non tenga in alcun conto la dimensione culturale, sociale economica e ambientale della viticoltura e condanna il vino alla perdita di significato ! Noi sosteniamo una riforma che applichi al vino il principio d’eccezione culturale e offra un futuro alla viticoltura contadina ! Noi facciamo appello ad un grande dibattito pubblico sul futuro della viticoltura e dei vignerons europei”.

Questo il testo dell’appello della Confédération paysanne. Nel comitato di sostegno dell’appello, cui Vino al Vino ed il sottoscritto senza alcuna esitazione aderiscono, figurano giornalisti, intellettuali, cineasti come Jonathan Nossiter, autore di Mondovino, figure carismatiche di contadini come José Bové, vignaioli e attori come Jean-Louis Trintignant, cuochi, ristoratori, psicanalisti, scrittori, fotografi, a dimostrazione come il mondo della cultura sia vicino al vino e avverta la centralità e l’importanza di questa sfida che il mondo dei vignerons lancia alla banalizzazione, alla standardizzazione, alla mercificazione del vino.

Sul sito Internet le modalità di adesione all’appello e la presentazione, per ora solo in francese, inglese e spagnolo, di tutte le iniziative previste dalla Confédération paysanne, che hanno visto il coinvolgimento anche di alcuni autori di fumetti che hanno creato appositamente vignette e disegni di grande efficacia, alcuni dei quali illustrano questo post.

0 pensieri su “Appello contro la standardizzazione del vino della Confédération paysanne

  1. Ho firmato adesso.
    Per favore qualcuno si aggiunga perchè in Italia i firmatatari sono, per ora, 13, e questo porta sfortuna.
    A parte gli scherzi,mi sembra che l’iniziativa sia meritevole e vada sottoscritta senza indugi.
    Luciano

  2. non so se faccio cosa gradita ma allego l’indirizzo – tratto da OIV – di un documento con le pratiche ammesse in enologia e delle sostanze che si possono utilizzare durante la produzione di vini.

    http://news.reseau-concept.net/images/oiv_it/Client/2006_PO_OIV-UE-US.pdf

    Per quanto riguarda l’appello della confederazione francese mi pare leggermente sopra le righe ed allarmista. E’ vero che ultimamente la UE ha autorizzato alcune pratiche che – teoricamente – in Europa erano proibite come, ad esempio, l’uso di trucioli quale succedaneo della barrique senza, peraltro, introdurre regole chiare a garanzia del consumatore aumentando la possibilità di trasformare il tavernello in uno chateaux qualsivoglia. Ma tra questo e sostenere che la specificità dei vini e del territorio è destinata a scomparire ce ne corre.

    Se si volesse essere cattivi, e perchè non esserlo di tanto in tanto, ai cugini d’oltralpe si dovrebbe ricordare che fu la loro enologia e il loro marketing il primo vero motore della tanto aborrita standardizzazione dalla quale non fu alieno il barone Ricasoli con l’uvaggio bordolese del Chianti. Quello che mi sembra abbastanza evidente è la differenza tra i nostri vini, derivati da una moltitudine di vitigni, e quelli delle altre nazioni produttrici, siano esse tradizionali o emergenti. Ed è questa differenza che andrebbe non dico difesa ma evidenziata.

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