E’ morto Rinaldo Bertolin, “inventore” del Lardo di Arnad

Bruttissima notizia quella che mi è arrivata, a freddo, questo pomeriggio, dal mio grande amico valdostano Gianni Bortolotti, uno dei più grandi esperti di vino e di cose gastronomiche che io conosca e la persona che più ha fatto per farmi conoscere la realtà di quella Valle d’Aosta che tanto amo.

Gianni mi ha informato che appena atterrato in Italia, al rientro da un viaggio di lavoro a Mosca, dove era andato in rappresentanza della Camera di Commercio di Aosta, si è spento, a soli 49 anni, colpito da un infarto, il comune amico Rinaldo Bertolin, ovvero l’”inventore” del lardo di Arnad.

Erede di quel Guido Bertolin che nel 1957 creando nella piccola, ventosa località della bassa Valle la prima macelleria, aveva dato avvio alla moderna norcineria valdostana, Rinaldo è stata la persona che più di qualsiasi altro, con la propria attività di macellaio e di abile norcino trasformatore e la sua instancabile opera di informatore e promotore dei giacimenti gastronomici vallesani ha valorizzato e fatto conoscere al di fuori dei confini regionali, rendendolo un prodotto noto e apprezzato in tutta Italia, la particolare qualità di lardo prodotto ad Arnad.

Aiutato dalla moglie Marilena Peaquin e da qualche anno dal figlio Guido, quando l’attività si era sviluppata sino a portare alla creazione di un moderno ampio salumificio in località Champagnolaz ad Arnad, ben visibile transitando sull’autostrada Aosta-Torino-Milano, Rinaldo Bertolin ha dimostrato di saper coniugare con intelligenza tradizione e tecnologia, metodi moderni di lavorazione e rispetto degli antichi saperi.

Non è casuale, pertanto, che la stagionatura del Lardo di Arnad di Bertolin avvenisse, anche oggi, non in asettico acciaio o plastica, bensì in vasche in castagno o rovere, chiamate doils, recipienti di forma generalmente cubica, costruiti incastonando il legno in maniera tale da evitare che l’acqua della salamoia si disperda, riprendendo, ai giorni nostri, un metodo di conservazione molto antico di cui si ha testimonianza in un inventario del castello di Arnad, risalente al 1763. Oppure che la conciatura e salatura del suo lardo avvenisse con alloro, rosmarino e salvia, appositamente coltivati, in grande quantità, nelle zone assolate della collina sovrastante lo stabilimento, profumati al punto giusto tanto da conferire al prodotto finale tutta la finezza aromatica della Vallée.

Anche se era riuscito a costruire qualcosa di unico e di esemplare per l’agroalimentare valligiano, e si era trasformato in un capace, dinamico imprenditore, Bertolin era rimasto nello spirito il piccolo artigiano degli inizi.
La migliore dimostrazione è la Festa del Lardo, o "Féhta dou lar" nel patois locale, in programma l’ultima domenica di agosto e capace di coinvolgere ogni anno migliaia di turisti e di golosi, che Rinaldo aveva fortemente voluto e che lo vedeva ad ogni edizione fortemente impegnato e concretamente coinvolto, come animatore, cuoco, ideatore di iniziative, laboratori del gusto, pronto a divertirsi, a fare baldoria e bisboccia, ad esaltare le doti ed i pregi del lardo locale.

Serbo un personale, grato ricordo di Rinaldo, e del nostro primo incontro, ormai 16 anni fa, quando salii ad Arnad per intervistarlo e dedicargli due pagine su una rivista fiorentina, Pane & Vino, che mi aveva affidato una serie di articoli sui grandi virtuosi dei salumi italiani. Cordialissimo, simpatico, disponibile, pronto a spiegarmi tutti i “segreti” del lardo e degli altri salumi, i boudin, il teteun, la coppa, i salami, le pancette che allargheranno poi, negli anni, la proposta della sua macelleria dapprima e poi del suo salumificio. Da quell’incontro e da quell’articolo, che ricordo Rinaldo aveva incorniciato ed esponeva nel suo stand in occasione di fiere ed incontri gastronomici, era nata non dico una amicizia, ma una bella consuetudine che mi portava, quasi tutte le volte che salivo in Vallée a fargli visita, con il comune amico Bortolotti.

A tutti noi, che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo, mancherà tantissimo la simpatia, l’umanità, il modo schietto e diretto di trattare con le persone di Rinaldo, quel suo divertito e divertente, ironico modo di vivere la vita anche quando gli impegni erano tanti e le preoccupazioni, dovute allo stressante lavoro d’imprenditore, sembrano toglierti la voglia di sorridere.

Alla moglie Marilena e al giovane figlio Guido, ai quali sono vicino in questo momento tristissimo, e cui esprimo le mie più sincere condoglianze, il compito, non facile, di continuare il lavoro del marito e del padre, di svilupparlo, con serenità, così come lui avrebbe voluto. Di una cosa possono essere certi: che il ricordo di Rinaldo, dell’uomo che ha fatto grande il Lardo di Arnad, rimarrà vivo in tutti noi…

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