E se Vino al Vino ospitasse pubblicità ? Riflessioni ad alta voce con richiesta di replica

Cari amici, considerando voi lettori di Vino al Vino non solo dei semplici lettori, ma delle figure in qualche modo coinvolte e compartecipi (perché potete interagire, dire la vostra su quello che scrivo, innescare o rilanciare il dibattito sui temi vinosi) nella vita di questo blog, voglio farvi partecipi, e naturalmente chiedere cosa ne pensate, di un interrogativo che da qualche tempo mi ronza insistentemente in testa. Cosa cambierebbe, nella sostanza del blog, nella percezione del suo stile, nell’apprezzamento (quando c’è) di quello che scrivo e dello spirito, libero, con cui lo scrivo, se improvvisamente decidessi di ospitare su Vino al Vino della.. pubblicità ?

Non sono diventato matto, ve lo assicuro e non ho certo pensato, dopo anni in cui, pagandone le conseguenze, ho ripetutamente denunciato le oscene commistioni tra cosiddetta informazione e pubblicità, il giornalismo fatto a colpi di marchette, di redazionali pubblicitari, di do ut des nemmeno troppo nascosti (io parlo bene di te e tu mi compri una pagina pubblicitaria), e l’abitudine di molti colleghi di curare le pubbliche relazioni o fare comunicazione per aziende e consorzi, di fare una conversione ad U e di passare.. alla cassa.

Mi sono semplicemente accorto e forse ve ne sarete accorti anche voi, dalla regolarità di pubblicazione dei post, dall’assiduità con cui faccio uso di questo strumento di comunicazione, dalla passione e convinzione sulla validità del blog come mezzo per fare informazione diretta e libera, che a Vino al Vino sto dedicando un sacco di tempo, forse troppo, e questo in un regime che vede questa parte della mia attività giornalistica svolgersi, a differenza dagli articoli che scrivo come professionista per svariate riviste, senza che io ricavi nemmeno un centesimo dal mio lavoro (perché tale io lo considero) di scrittura.

Di fronte a questa situazione, a questa evoluzione della mia attività di wine blogger (che il suo seguito l’ha e un po’ di opinione, come accadeva negli anni eroici della mia avventura a WineReport, riesce a farla) i casi sono tre. O diminuisco la frequenza dei miei post e rendo Vino al Vino, come accade con altri wine blog, più scarno ed episodico nel manifetarsi, o trovo un mecenate che crede in me e mi dice “vai Ziliani, scrivi quello che vuoi e fallo in libertà, come accadeva nel Rinascimento ti prendo a mio servizio e ti sostengo economicamente”.
Infine, se questo è possibile e non inficia la mia immagine e la mia natura, cui non potrei mai rinunciare, ci tengo troppo, di giornalista indipendente, senza padrini e senza padroni, perché non prendere in considerazione l’ipotesi di aprire a forme di advertising se queste possono essere fatte in maniera garbata ed intelligente e che assolutamente non condizionino o tarpino la mia libertà di dire, sempre e comunque, quello che penso ?

Oggi, anche se si tratta di una soluzione ancora molto work in progress ed in fieri, che sta cercando una propria dimensione concreta e sta esplorando le possibilità di stare in piedi, di svilupparsi e di affermarsi, un’idea, non risibile, forse non utopica, di creare “un circuito di raccolta pubblicitaria dedicato ai mercati del vino”, che trovi nei siti Internet e nei blog del vino un canale, un qualcosa su cui programmare seriamente un investimento, è venuta alla ribalta. E ha già visto, con un atteggiamento dove la fiducia, la volontà di crederci, di partecipare, di non dire no a priori, prevale sulle considerazioni razionali e sulle concrete valutazioni che questa idea possa veramente funzionare, l’adesioni di diversi stimati siti Internet che si occupano di vino e di validi wine blog.

La domanda che s’impone è questa: ci può essere una forma ragionevole di coesistenza e di non contraddizione tra un blog che scrive di vino in modo libero, che esprime opinioni in libertà, che svolge senza mordacchie l’esercizio della critica, che non dà punteggi a vini, che parla di singole aziende e di singoli vini solo quando questi piacciono veramente all’autore, che in qualche modo se ne fa garante presso i lettori, che vuole insomma continuare ad essere tutto questo e la presenza, su questo stesso blog, di banner che facciano espressamente pubblicità ? E che magari, oltre che di siti che vendono vino per corrispondenza, di soggetti diciamo così neutri e non coinvolti nella filiera vitivinicola, anche di produttori di vino, di società proprietarie di cantine di produzione ?

Questo il grande interrogativo: rischiare di apparire meno libero e in qualche modo uguale agli altri se decido di aprire all’advertising (ma si tratterebbe di una presenza che non incide con il contesto redazionale e giornalistico, che continuerebbe ad essere identico all’attuale) per rendere Vino al Vino una vera e propria collaborazione giornalistica come le altre (dove c’è un editore che paga per quello che scrivi), oppure mantenere intatta la mia “purezza” e continuare a realizzare un blog dove di pubblicità non v’è nemmeno l’ombra ? E’ proprio da demonizzare e da scartare a priori un percorso in cui, pur continuando ad scrivere su Vino al Vino quello che voglio, senza guardare in faccia a nessuno, esprimendo critiche, opinioni, convincimenti, riflessioni, io cerchi di ottenere un ricavo economico dal mio lavoro senza perdere la mia anima, pardon, la mia indipendenza ?

Insomma, la questione penso di averla spiegata diffusamente ed in maniera chiara. A voi, se ne avrete voglia, aiutarmi a decidere, attraverso le vostre reazioni e l’espressione la più diretta possibile, siamo tra amici, no ?, di quel che pensate su questo tema.

0 pensieri su “E se Vino al Vino ospitasse pubblicità ? Riflessioni ad alta voce con richiesta di replica

  1. Roberto, il mio é un discorso di ordine generale, non legato a questo o quel soggetto che un simile tipo di advertising fosse in grado di proporre…
    Mi interessa il tuo punto di vista sul problema che pongo non sulla compatibilità o meno con soggetti che riescano a mettere in atto progetti del genere…

  2. Franco, secondo me il problema non sussiste. Un occhio attento si accorge se un articolo è scritto per una marchetta o meno. E la blogosfera, Internet in generale, di occhi attenti ne ha tanti.
    Quindi, se sai (come sai tu, come so io e come sanno tanti altri tuoi lettori) che continuerai a scrivere con la stessa indipendenza anche se sul blog compare pubblicità, metti pure l’adv che vuoi.

    Al più, preoccupati che sia disposto sulle pagine in modo da non infastidire i visitatori.

    Ciao

  3. Non ci trovo niente di strano, ci sono tanti modi di fare pubblicità, quello più ovvio è di evitare quella strettamente legata alle aziende vinicole, anche se so bene che questo restringe il cerchio degli interessati.
    Sappiamo bene, vedi ad esempio sulle guide, come induca inevitabilmente al dubbio, la pubblicità di una nota azienda vinicola e la sua sicura presenza all’interno delle stesse. Certamente tu non rientri nella categoria delle guide, non sei uno che premia, ma che consiglia si, e mi sembrerebbe che perderebbe comunque di credibilità un tuo suggerimento in compresenza di uno spot di questa o quella ditta.
    Quindi pubblicità sì, ma con molta attenzione.

  4. caro franco…sto collaborando da tre mesi con Cairoli Lorenzo, anche lui vive di scrittura eppure non e’ facile pur avendone la dote innata dello scrivere,e bene, trovare collocazione e sopravvivenza giornaliera…..quante penne devono piegarsi a questioni piu’ terrene per mantenersi?….
    so per certo che non ti venderai al primo venuto(forse al secondo,scherzooo!)se riesci a gestire indipendentemente la cosa …FALLO!

  5. I tre casi che proponi:

    (1) O diminuisco la frequenza dei miei post e rendo Vino al Vino, come accade con altri wine blog, più scarno ed episodico nel manifestarsi.

    (ad1) se hai altro da fare che ti paga/ripaga di piu´ defrequenzia pure i tuoi
    contributi. Ce ne faremo una ragione! Peró: il blog e´bello perché é un diario
    aperto su cui uno puo´scrivere quando ha qualcosa da scrivere e questa autocastrazione non credo faccia piacere a te né a chi – come me per esempio – il blog lo segue.

    (2) o trovo un mecenate che crede in me e mi dice “vai Ziliani, scrivi quello che vuoi e fallo in libertà, come accadeva nel Rinascimento ti prendo a mio servizio e ti sostengo economicamente”.

    (ad 2) dimentica. La pretesa, il sogno, l’attesa insiti un po´ in noi tutti, che il mondo riconosca il nostro valore, porta solo ad amarezza. Se poi mai questo mecenate esistesse vorrebbe, come tutti i mecenati della storia, qualcosa in ritorno, solo su piu´grande scala che un inserzionista.
    (3)
    Infine, ……. perché non prendere in considerazione l’ipotesi di aprire a forme di advertising ..

    (ad 3): perché no ? se non altro avrai un riscontro contante e concreto di quanto “vale” in quei termini il tuo blog, la tua penna.

    Per il resto non ti preoccupare affatto, le tue ambasce pongono un problema solo teorico: se la marchetta puzza di blog o il blog puzza di marchetta, ce se ne accorge (quasi) subito. La tua integritá é un capitale tuo che puoi mettere a frutto. Sará messa un po´a rischio, ma piu´che rischio direi esposta a tentazioni : li “si parrá la tua nobilitate”.

    Auguri!

    Carlo

    PS
    Ed io fossi in te comincerei proprio a chiedere banners a diversi di quelli che
    hai storicamente “sfruculiato”, Ercolino, Cotarella, etc, cosi´proprio per spazzar via ogni dubbio di servilismo e combines……

  6. Caro Franco,
    secondo me non esiste nessun problema. Alcuni dei più bravi wine blogger del mondo dicono SOLO quello che pensano al di là di chi paga la pubblicità nel suo blog, MA hanno dello advertising! Penso sopra tutto ad Alder Yarrow. Così le cose, caro Franco, il PROBLEMA non è tuo, MA di chi ti paga, nel senso che se tu fai dichiarazione d’indipindenza di criterio e di scrivere semplicemente quello che tu pensi su il mondo del vino, puo capitare, certo, che scrivi delle cose che non siano piacevole per chi ti paga… E così arriviamo al punto più importante: chi guadagna in questo processo? Noi, lettori!!!
    Vai e fa quello che ti dica il cuore!
    Joan
    PS. Anch’io sto cercando uno sponsor, ma non per pagare il mio tempo nella scrittura del blog. MA la ipoteca!!!
    PS. II: e dico anche chiaramente che non mi sembra male che ci siano dei wine blogger anche pagati per una dita, per una bottega, per chi sia, che scrivono alle “ordini” de chi sia. L’unica cosa per me importante è di far sapere con chi e come giocamo!
    Tuo,
    Joan

  7. Credo che una forma pubblicitaria chiara, ben separata dal contesto del contenuto, non possa in alcun modo essere lesiva. Il tentativo di pagarsi le spese di sostentamento di un blog e del tempo necessario alla sua gestione e di un piccolo guadagno, se c’è, non lo trovo sbagliato.

    Il mio apprezzamento per una persona non dipende da questo, ma da quello che dice. Mi reputo e soprattutto reputo gli altri tuoi lettori assolutamente in grado di capire cosa è contenuto tuo e cosa è pubblicità.

    Tanto chi fa markette, si riconosce al volo dopo poco tempo.

  8. Non sarebbe una brutta idea la pubblicità su Vino al Vino. Una pubblicità diversa però rispetto a quella che vediamo in tv e sui giornali, basata su slogan spesso ingannevoli. Sarebbe innovativo e utile vedere su Vino al Vino una pubblicità seria e basata sulle reali caratteristiche dei prodotti. Credo ci sia spazio per una nuova forma di pubblicità più seria e leale, un antidoto contro i marchi che pubblicizzano prodotti industriali etichettandoli come genuini o fatti dalla nonna.

  9. ma dai ragazzi, nessuno che dice che non sono più io e che sto diventando un “marchettaro” come tanti ? Non ci posso credere! Nemmeno uno che dica “Ziliani, perdiana, lo stai facendo per la grana!” ?
    grazie sinora per la comprensione che dimostrate e per il contributo al dibattito su un tema generale con i vostri interventi !
    Franco

  10. Caro Franco Ziliani, aggiungo il mio bit di opinione su questo trilemma. Lo faccio sostenendo subito il punto che le tre strade alternative consistono potenzialmente tutte e tre in una perdita di liberta’ (quella di scrivere a chi come e quanto ti pare, nel primo caso; evidenti negli altri due). Potenzialmente pero’. Augurandoti di trovare un mecenate tanto illuminato da non volere pezzi di tua liberta’ in cambio, ritengo anche che inserzioni pubblicitarie finanziate non dai soggetti che si suppone tu debba criticare ma da altri comunque interessati al possibile pubblico di un wine blog (per esempio inserzioni dirette ai produttori, non ai consumatori; o relative ad altri “bisogni accessori” dei consumatori), non presentino rischi di inopportunita’.

  11. Io credo che sia doveroso che un blog come questo, dove un professionista ci impiega del tempo, sia remunerato. Siccome ipotizzo che un contributo diretto di chi vuole leggere non sia sostenibile, per l’intrinseca natura del modello di business di internet, la pubblicita’ credo sia il modo migliore per derivare questa remunerazione.

    Poi, bisogna capire che pubblicita’ si va a inserire. Se si scrive un post dove si mette “che buono questo chianti” e ci si mette la pubblicita’ di sotto… beh forse questo sarebbe un pochino “eccessivo”.

    Pero’, una forma di pubblicita’ dove esiste un distacco tra chi fornisce i contenuti e chi fornisce la pubblicita’ (Goodle Adsense, tanto per citare il piu’ famoso), non credo sia un problema.
    E vi assicuro che Adsense di Google non inserisce la pubblicita’ delle tettarelle per il biberon in un sito come Vino al Vino…

    ciao

    bacca

  12. Pubblicità? perché no!
    Ma i banner non devono essere invadenti. Assolutamente garbati, devono essere!
    Gli sponsor devono garantire la sua libertà di opinione e espressione. Cioè se lei ospita un banner dell’Agricola Pincopallo, convinto (al di la dei soldi con cui è pagato) che comunque questa azienda sia azienda che opera secondo certi criteri e produce prodotti in linea con l’idea che lei ha del vino (perché chiaramente, do’ per scontato che non ospiterebbe pubblicità di aziende “cattive” lontane dal suo “sentire il vino”), ma poi con il tempo l’azienda commentte qualche castroneria, allora tale castroneria deve comunque essere denunciata nel suo Blog. Altrimenti GUAI!!! C’è tanta gente che non vede l’ora di coglierla in castagna, di evidenziare le sue eventuali contraddizioni. A tal proposito questa iniziativa della Pubblicità, se portata avanti, sicuramente scatenerà qualche commento malevolo (del tipo, “ma guarda unpo’ il Ziliani, un prezzolato come gli altri comuni mortali” e via discorrendo..).
    Dal punto di vista dei soldi: non c’è nulla di male a sfruttare questa forma di comunicazione per guadagnare. Lei è un professionista della penna (o della tastiera, sarebbe meglio dire): guadagnare con un articolo su una rivista o con un blog su Internet direi che è la medesima cosa, con il vantaggio, per noi lettori, di poterci confrontare subito con l’autore (lei, appunto). E comunque si mangia se hai guadagnato i soldi necessari!

    Ciò detto faccio comunque una certa fatica ad immaginare il Vino al Vino pieno di Banner pubblicitari magari di aziende che vendono i loro vini tramite Internet. E poi, riuscirebbe a criticare i loro prodotti? tanti sarebbero certi di no.
    Bisognerebbe provare! a quando l’esperimento?
    ciao

  13. Io con la promozione e le guide ci lavoro, perciò figurati se non sono d’accordo!
    Però quando si esplora un mondo nuovo(Ziliani+pubblicità), per prima cosa si disegna una carta geografica con tutte le indicazioni per non cadere in qualche fosso.
    Prima regola, allora?
    Se scrivi di una cantina non accettarne la pubblicità per un anno.
    Occhio poi, che la regola “lo hanno pagato quindi ne parla bene” vale anche al contrario.
    Indica ad inizio articolo con un simboletto se hai avuto in passato rapporti economici con il recensito, e magari crea una rubrica intitolata “questi sono miei amici” quando vuoi spendere qualche parola in più (la pubblicità rende più sospetto tutto)
    Infine: potete pensare quello che volete di Luca Maroni, ma è l’unica guida che rende scaricabili dal suo sito i moduli per l’invio dei campioni e che recensisce comunque tutti i vini presentati, tranne l’aceto evidente: cavoli tuoi poi se prendi 65/100 o 99/100.
    Se solo dichiarasse le cantine a cui presta consulenza a pagamento (basterebbe anche qui un simboletto, ne ha tanti in legenda, che ci vuole) sarebbe perfetto.
    Dal punto di vista della lealtà, naturalmente!
    Per finire, tanta chiarezza e poi guadagna quello che credi, che qui non si campa d’aria e non puoi far mangiare i figli alle degustazioni!!
    Antonio

  14. Io, come la maggior parte di coloro che mi hanno preceduto, non ci trovo nulla di male nella pubblicità: non credo che il suo inserimento qui inficerebbe la credibilità del tuo lavoro e dei tuoi articoli, di qualsiasi natura essi siano. Come molti hanno sottolineato, la marketta, indipendentemente dal tipo e dal numero di inserzionisti pubblicitari che possono esserci in un blog o sito o rivista etc.., si becca subito, dal tono e dallo stile di scrittura soprattutto. Almeno, sino ad ora mi è parso di averle quasi sempre beccate le markette, poi magari…
    Certo, ma è più una questione non razionale e puramente di pancia, personale se vuoi, vedere banner pubblicitari qui, mi farà un po’ “strano”, quanto meno all’inizio.
    Comunque, ripensando al passato, non mi sembra che su Winereport, ai tempi, i seppur pochi, ma comunque presenti, banner pubblicitari, avessero limitato e cambiato lo stile di informazione di quel sito, soprattutto dei tuoi commenti ed articoli. O sbaglio?

  15. Mah! esco fuori dal coro e ritengo pubblicità e blog poco compatibili sebbene dare una risposta non sia facile.

    Bisogna partire da un concetto evanescente ovvero che cosa s’intenda per blog. Ed è evanescente in quanto cosa sia, effettivamente, un blog resta un mistero assimilabile a quelli di Fatima. Da come poni il quesito però appare evidente che l’impegno che profondi nello scrivere, commentare e via dicendo non possa più ritenersi un gioco, anche’esso componente di ogni blog, bensì un lavoro. Tale concetto, di per sè assolutamente onesto, mi sembra che non sia completamente compatibile con quello del blog.

    E’ tua responsabilità e tuo giudizio – insindacabile in fondo – ritenere questo un lavoro. Ma se così è allora perchè non prendere in considerazione la creazione di un sito più “istituzionale” un e-journal o altro?. In fondo la domanda potrebbe essere semplificata in: “la pubblicità è compatibile con il concetto di blog?”. La mia risposta rimarebbe la stessa e cioè bho! ma non credo.

  16. Volevo aggiungere una cosa, nell’idea che la pubblicita’ non sara’ il Male, ma piu’ se ne puo’ fare a meno.., a proposito della possibilita’ di farsi finanziare dai fruitori della comunicazione (i lettori), che non mi pare invece cosi’ remota, anche su internet, certo. Senza arrivare a mettere sotto chiave tutto un sito o un blog, a solo beneficio dei sottoscrittori (e questa comunque e’ una considerazione che solo all’autore spetta fare), ci sono molti modi di distribuire contenuto dietro compenso. La produzione di interviste, o di interi servizi, e’ relativamente alla portata di mano tecnica dell’autore, forse presupponendo un certo investimento upfront, ma non vedo cosi’ ardua la proposta di commercializzarli, su vari supporti/canali.
    Pensiamo a un’iniziativa di informazione come quella sull’inceneritore della Rufina, per rimanere estremamente sul posto e a tempo. E’ solo un esempio di come far vivere la componente di societal marketing, che e’ forse l’attrezzo del toolbox piu’ a portata di mano di un pubblicista che voglia vendere il suo prodotto.
    In fondo tutti devono fare la loro parte, no? Tutti i cosiddetti “attori della filiera”: che debbano farlo i produttori non lo si dice nemmeno tanto e’ ovvio; giustamente lo si pretende anche da chi i produttori giudica, promuove e boccia; e i fruitori finali? I lettori-consumatori? Gia’ danno il suo al produttore, diano il suo anche al censore che quel produttore li aiuta a trovare.

  17. Ti seguo saltuariamente da tanto tempo. Ora sento una voce dentro la testa che mi dice: lo dicevo io, anche lui crolla.!!
    Nella pubblicità non ci vedo nulla di male. Ma il senso delle tue domande credo volessero capire se cambia la percezione che il lettore avrà dei tuoi scritti…
    Credo che sia innegabile che, anche se qua tutti metterebbero le mani sul fuoco per te, finirebbe una certa “poesia”. Il Franco tiratore che si arrende all’evidenza . Dopo tanto parlare , conclude che la realtà è una bestia che va affrontata con concretezza: Il tempo è denaro.
    Credo comunque che il blog non dovrebbe essere visto come un lavoro.Credo che abbia ragione Riccardo: la pubblicità è compatibile con il concetto di blog?”. La mia risposta rimarebbe la stessa e cioè bho! ma non credo.
    Carlo

  18. Caro Franco, tu gestisci questo blog come una vera e propria pagina di quotidiano, con la stessa passione e professionalità. La differenza è che dalla carta stampata percepisci un compenso e dal blog no…Per il servizio che svolgi (perchè di questo si tratta, leggerti è imparare, approffondire e scoprire news sul mondo del vino e dintorni) io credo che tu meriti di essere retribuito. Che la formula sia la pubblicità, i banner o altro, non so…Posso solo dire che se tu decidessi di dedicare meno tempo a Vino al Vino sarebbe per me(e credo per altri)la perdita di un punto di riferimento importante.
    Io ho l’umiltà d’ammetterlo, ti abbraccio,
    Barbara.

  19. Ciao Franco,
    leggo regolarmente il tuo blog che, da semplice appassionato (non esperto) di vino e da professionista del web, ritengo la migliore pubblicazione online sul vino in italia.
    L’integrità (e anche l’indomabilità) professionale che dimostri in ogni post a mio parere ti consentono di ospitare la pubblicità su questo blog al di là di ogni ragionevole e irragionevole dubbio di una tua commistione con gli inserzionisti.
    Anzi, lo vedo come un fatto positivo che il tuo lavoro abbia reso questo blog così importante da attirare degli investitori pubblicitari.

    Piuttosto rifletterei su quale pubblicità ospitare.
    Il classico adsense di google, non potendo tu scegliere quali pubblicità mostrare, ti solleva da qualsivoglia sospetto, ma dall’altro ti espone a inserizioni talvolta non pertinenti e buffe, come è già stato indicato da altri commentatori.
    Invece la presenza di sponsor con cui sei tu a concordare direttamente l’inserzione, ti permette di avere pubblicità consone e magari adeguate al prestigio di questo blog, anche se apparentemente in conflitto con l’indipendenza editoriale.

    Io, da webbarolo, ti consiglierei di provare entrambe le possibilità e valutare anche quale delle due (eventualmente entrambe) è economicamente remunerativa per permetterti di portare avanti questo blog come hai sempre fatto.

  20. Pubblicità sì, purché il più possibile tematica e non invasiva.

    Per il resto non ho obiezioni. Non si campa d’aria e la qualità, anche nello scrivere, costa.

    Chi non gradisce, può accedere dal feed RSS, senza pubblicità o può leggere altri blog 🙂

    Sì alla pubblicità discreta.

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