Il blog “pensiero” di Paolo Marchi: un articolo apparso su Il Giornale

Dobbiamo essere grati al giornalista Paolo Marchi che ha nuovamente “deliziato” il mondo blog (wine & food) esprimendo, in un ampio articolo apparso domenica 8 ottobre sulla pagina Affari di gola che cura settimanalmente su Il Giornale, intitolato “Il blog non si mangia, lo si vive”, il proprio interessante punto di vista su questo nuovo fenomeno di comunicazione.

Un articolo Download file che consiglio di leggere, perché il curatore di Identità golose e, a sua volta, così almeno sulla carta, blogger con il suo Marchi di gola, dopo averci detto che i “blogger sono permalosi, tendono a confondere il loro orticello con il mondo e se glielo fai notare si offendono”, ci informa anche che nella blogosfera relativa a vino e cibo c’é “chi produce e vende blog, chi nel blog cerca di rilanciarsi dopo aver fallito nei giornali, chi spera di trasformare la sua finestra in un trampolino verso superiori mezzi di informazione tenta di recintare una prateria che è infinita, dove possono pascolare tutti”.

In attesa di sapere da Marchi che male ci sia nel produrre o vendere blog, Antonio Tombolini con la sua Simplicissimus blog farm lo fa egregiamente e con risultati qualitativi indiscutibili, e chi siano coloro che concepiscono il blog come “un trampolino” per poi passare ad altre, più alte, forme d’informazione (ad esempio la carta stampata, che è tuttora il principale mezzo di espressione per il cronista sportivo del Giornale e gourmet), mi pungerebbe vaghezza di chiedere al sor Marchi una semplice cosa.

Mi piacerebbe tanto conoscere da lui se abbiamo un’identità e come si chiamino i loro blog le persone che “nel blog cercano di rilanciarsi dopo aver fallito nei giornali”.

Personalmente non ne conosco, ma se per assurda ipotesi Marchi, dopo aver recentemente scritto di me “si nutre del male che sparge in giro, gode a far incazzare la gente, non ha un progetto in testa che vada oltre l’offesa. Ha scritto un autore bolognese, parola più parola meno: "certe persone sono come le cacche per strada: se puoi le eviti, altrimenti le schiacci", scrivendo questa frasetta avesse pensato alla mia trascurabile persona, (visto che tra tanti blog citati ha accuratamente evitato di citare questo, preferendo citare la Wine Blog Association di cui sono il coordinatore) bene, mi dichiaro fin d’ora disponibile a documentargli il mio “fallimento” giornalistico, inviandogli l’elenco dettagliato delle testate, italiane ed estere, di cui sono regolare collaboratore.

Quello del blog, difatti, è solo un divertimento, una vetrina e uno spazio sul Web, ma poiché carmina non dant panem, il mio lavoro e la fonte di reddito che mi consente, dal 1997, di essere giornalista free lance a 360 gradi, dopo essere stato giornalista part time dal 1981, e di mantenere una famiglia, è rappresentata dalle mie numerose collaborazioni giornalistiche, dalle cose che scrivo, su carta e su Internet, dalle iniziative cui partecipo e in cui vengo coinvolto.
Iniziative che nascono e si sviluppano, anche, grazie alla visibilità offerta da questo blog. Non scrivo più, da quando Marchi impera sul quotidiano di via Negri a Milano, su Il Giornale, dove ho scritto per anni, di libri, cultura e agroindustria, con Indro Montanelli e poi con Vittorio Feltri direttori: che consista in questo il mio “fallimento” ?

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