Il Chianti Rufina minacciato dallo spettro di un megainceneritore

Amate i vini toscani e siete persuasi che uno dei loro plus e punti di forza sia rappresentato dall’ambiente da cui provengono, ovvero dallo scenario, in molti casi magico, di colline, boschi, vigneti, oliveti, macchia mediterranea, di cui sono l’enologica espressione ?
Bene, se siete convinti che sia dunque l’origine, il paesaggio, una natura in larga parte incontaminata, a fare la differenza, allora, che la vostra coscienza ambientalista sia sviluppata o meno, non potrete che rimanere scandalizzati e offesi, come lo sono stato io, da questa brutta storia che sto per raccontarvi.

Avete presente l’area del Chianti Rufina, la più piccola tra le denominazioni del Chianti, una superficie di 12.500 ettari, di cui 750 iscritti all’albo dei vigneti, e un’area di produzione, in provincia di Firenze, distribuita nei comuni di Pontassieve, Rùfina, Londa, Pelago e Dicomano ?
Allora vi basta sapere che il futuro di questa zona in crescita d’immagine anche se sostanzialmente piccola per numero di bottiglie (poco più di tre milioni e mezzo) e che conta su un crescente afflusso di un turismo, soprattutto estero, che dimostra di gradire borghi e paesaggi incantevoli disseminati lungo la Strada del Vino della Rufina (e del Pomino), è oggi gravemente pregiudicato da un qualcosa di spaventoso, che minaccia tutti gli operatori, dal Consorzio Chianti Rufina alle aziende produttrici (circa una ventina) ai viticoltori, 121, iscritti all’albo.
Questa minaccia ha le fattezze spaventose del progetto di costruzione di un mega inceneritore con produzione di energia, o “termovalorizzatore” come viene definito in termine tecnico, che dovrebbe sorgere nientemeno che nel comune di Rufina, in località Selvapiana, ovvero nel cuore di quei vigneti che costituiscono il simbolo di una zona che vede proprio nella vocazione agricola (produzione di pregiati vini e oli d’oliva) e agrituristica una delle più importanti risorse economiche.

A dire la verità, non di una costruzione ex novo si tratterebbe, visto che nello stesso sito che dovrebbe accogliere il nuovo inceneritore è già presente (vedi foto a destra) una precedente struttura costruita alla fine degli anni Settanta (che è stata più volte chiusa e riaperta e modificata e ha suscitato ripetute proteste negli abitanti della zona per il notevole inquinamento e gli alti costi di gestione) struttura che attualmente, in seguito ad una precisa diffida dell’ottobre 2004, opera della Direzione gestione rifiuti e bonifica siti inquinanti della Provincia di Firenze, non è più in funzione e dovrebbe comunque chiudere entro il 2010.
Il nuovo progetto però, promosso dalla Società A.E.R. Ambiente Energia Risorse Spa, di fatto comporterebbe il passaggio da un impianto, quello vecchio, che quando era in attività bruciava meno di diecimila tonnellate di rifiuti, ad uno, sette volte superiore, che tratterebbe oltre 70.000 tonnellate, e la cui struttura (come si può ben desumere dalle ricostruzioni al computer effettuate – vedere le immagini a corredo di questo testo sotto pubblicate) avrebbe dimensioni largamente superiori alle attuali, ovvero 72 metri di lunghezza, un’altezza di 37 metri (equivalente ad un palazzo di dodici piani), un camino per l’espulsione dei fumi alto 50 metri, contro l’attuale quadrato contenuto in 18 x 20 metri.

Come si può facilmente immaginare, un simile progetto, che riguarda una delle zone vitivinicole più rinomate, anche a livello internazionale, della Toscana, e sembra trovare il sostegno dell’Amministrazione Provinciale e di larghi settori della Regione Toscana, ha creato nella comunità della Rufina accese preoccupazioni, legate ai possibili effetti sugli esseri umani e sulla loro salute. La moderna ricerca scientifica e gli studi sui rapporti tra inceneritori e emissioni di polveri finissime dimostrano che “queste polveri determinano l’insorgenza di cancro al polmone, di malattie cardiache e di altre patologie che sono causa di aumento lineare nella mortalità”. Ed i pericoli sembrano aumentare con gli inceneritori di “ultima generazione”, come quello che si vorrebbe ora costruire, che “sprigionano particolati, cioè polveri ultrafine ancora per nocive per la salute umana e maggiormente insidiose”.

Oltre a queste preoccupazioni di ordine sanitario sono molto importanti quelle relative alla ricaduta sull’ambiente socio-economico, sul paesaggio, l’ambiente abitato, il patrimonio culturale e l’immagine complessiva della Rufina.
Il progetto prevede l’inizio dei lavori di costruzione del mega impianto nel gennaio 2008 e anche se da parte degli amministratori locali, Sindaco di Rufina a parte, c’è stata sinora un’opposizione molto sfumata, singoli cittadini, associazioni, comitati vari e lo stesso Consorzio Chianti Rufina hanno presentato un ricco corpus di osservazioni contrarie alla costruzione di un qualcosa che avrebbe, anche se la costruzione avvenisse offrendo tutte le garanzie tecniche di sicurezza (il che, come si è detto, non pare possibile) un oggettivo effetto negativo e produrrebbe, come ha sottolineato l’attivissima Associazione Valdisieve sorta a Rufina, una “lesione irreversibile dell’immagine” della Rufina come luogo dalla “spiccata vocazione agricola e agrituristica”.

L’Associazione ed i suoi animatori si pongono domande precise. In primo luogo, come si potrebbe continuare a proporre un’immagine del Chianti Rufina come “il più alto dei Chianti”, un Chianti di alta collina dotato di caratteristiche organolettiche inimitabili, legate alla natura del paesaggio, ad un terroir unico ? In secondo luogo, economicamente parlando, come si potrebbe continuare a vendere un pacchetto turistico basato sull’accoglienza agrituristica, su distese di vigneti, oliveti e boschi, sulla possibilità degli ospiti di sperimentare la vita rurale e vivere il contatto con una natura incontaminata, quando la Rufina dovesse giocoforza accogliere nientemeno che un inceneritore, la cui azione altererebbe il microclima della zona, avrebbe “conseguenze pregiudizievoli gravi sulla salute umana” degli abitanti, sulla vegetazione e sulla fauna ? Inceneritore che non non appare nemmeno sicuro, data la vicinanza del sito dove l’inceneritore sarebbe ubicato, ad un fiume dotato di un grado di pericolosità idraulica elevato come è il Sieve

E’ bastato il semplice annuncio della presentazione del progetto per indurre l’agenzia turistica statunitense Tuscan Trails di San Francisco – che negli ultimi due anni ha portato più di duemila turisti tra vigneti, cantine, ristoranti e agriturismi della Val di Sieve – a dichiarare apertamente: “troviamo molto difficile se non impossibile continuare a mandare turisti nel Chianti Rufina e in Valdisieve, se il progetto del nuovo inceneritore verrà davvero realizzato”.
Con quale spirito vivano la prospettiva di trovarsi in casa, in una posizione facilmente visibile da chiunque, un mega inceneritore gli operatori del comparto vitivinicolo, è facile capirlo.

Federico Masseti Giuntini, proprietario di quella Fattoria Selvapiana, celebre per la sua riserva Bucerchiale, per il Vin Santo e per Chianti Rufina in grado di durare decenni, posta proprio di fronte al luogo dove dovrebbe sorgere il “termovalorizzatore”, è naturalmente, con la sorella Silvia, tra i principali animatori dell’Associazione Valdisieve.
Masseti, pur manifestando la propria preoccupazione ed un forte pessimismo, perché la volontà politica di realizzare comunque questo progetto appare molto forte, ci tiene a sottolineare il valore dell’azione d’informazione sul progetto ed i suoi risvolti svolta a favore degli abitanti locali, lavoro che si è concretizzato nella pubblicazione di un opuscolo, Nuovo inceneritore: le ragioni del no (che si può richiedere via mail  o telefonando allo 055 8369848), che costituisce l’articolata piattaforma di obiezioni contro questo progetto.
Il proprietario della Fattoria Selvapiana non esclude nemmeno, come estrema ratio, il ricorso ad un referendum consultivo, e ringraziando pubblicamente per la preziosa collaborazione e consulenza fornita l’avvocato di Rovigo Gianluigi Ceruti, già autore di un’esemplare legge sui parchi naturali e oggi docente presso l’Università di Camerino, si augura che possa sortire effetti positivi anche la fitta rete di contatti avuti con esponenti di forze politiche diverse, anche a livello nazionale, perché la costruzione di un impianto del genere in una zona agricola com’è la Rufina venga bloccata.
Questo perché a chiunque sia animato di un briciolo di un buon senso non può che apparire insensato realizzare un mega inceneritore in una zona agricola come indubbiamente è la Rufina.
Masseti e l’Associazione pensano che una valida soluzione alternativa, per rispondere alle esigenze di smaltimento dei rifiuti della zona, possa venire – ed una collaborazione in tal senso è già stata attivata con il Comune di Rufina – dalla realizzazione di un organico piano di raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta, che consentirebbe di minimizzare in quantità e pericolosità i rifiuti da destinare alle discariche e di destinare a compostaggio le frazioni biodegradabili.

Il presidente del Consorzio Chianti Rufina, il marchese Ferdinando Frescobaldi é molto “amareggiato e preoccupato per il progetto di questo termovalorizzatore”, che rischia di vanificare un paziente lavoro di valorizzazione del territorio della Rufina, che si è tradotto, proprio di recente, in un progetto di zonazione e un attento studio dell’area del Chianti Rufina che offrirà agli operatori ancora maggiori strumenti per produrre vini migliori e sottolinearne l’unicità.
Frescobaldi, perplesso per l’atteggiamento “che fa francamente cascare le braccia” dei politici, comprende la funzione sociale e l’utilità che un impianto del genere avrebbe, ma chiede che la sua collocazione avvenga in un’area diversa, che non abbia a subire tutti gli effetti negativi dovuti alla presenza del mega inceneritore nel cuore della Rufina.

Il Consorzio, sostiene, ha fatto la sua parte e non ha mancato di far sentire la propria voce, nettamente e razionalmente contraria, alla costruzione dell’impianto. Se proprio non esistessero in alcun modo margini di manovra e la possibilità di ritornare sulle decisioni prese, il presidente del Consorzio del Chianti Rufina chiede agli amministratori, ad ogni livello, oltre al rispetto di tutte le condizioni di sicurezza possibili, misure in qualche modo “compensative”, ovvero massicci investimenti e piani di promozione del territorio del Chianti Rufina che possano controbilanciare l’impatto negativo, che la presenza in zona di un mega inceneritore da 70 mila tonnellate annue avrebbe.

Cosa possono fare, a questo punto, tutti gli appassionati e gli eno-turisti che l’area della Rufina conoscono ed i vini della zona amano per quel loro essere rimasti intimamente toscani senza essersi fatti condizionare dai cambiamenti e dalle mode che hanno investito larga parte del mondo vinicolo toscano? Molto semplice, prendere coscienza del pericolo che minaccia questa bellissima zona, contribuire ad allargare il raggio dell’informazione su questo grosso problema, e portarlo dall’ambito locale cui è stato sinora limitato ad un ambito nazionale e internazionale, perché la Rufina, il suo paesaggio, i suoi vini, in un mondo aperto come quello attuale, sono patrimonio comune.

Manifestare la nostra solidarietà all’Associazione Valdisieve, al Consorzio Chianti Rufina, alla Fattoria Selvapiana e a tutti i viticoltori che rischiano di vedere l’immagine della loro zona contaminata, farsi sentire, inviando mail e lettere di protesta ai Sindaci e ai Comuni di Rufina e di Pontassieve, alle Giunta di Rufina e agli assessori di Pontassieve al Presidente e agli Assessori interessati dell’Amministrazione Provinciale di Firenze, al Presidente e agli Assessori competenti e all’Ufficio relazioni con il pubblico della Regione Toscana, al Ministero dell’Ambiente, è non solo un dovere civico, ma servirà a far sentire tutti i soggetti della Rufina e della Valdisieve minacciati del progetto del mega inceneritore meno soli e ad aiutarli nella loro sacrosanta battaglia.

p.s. prime reazioni a questo post. Le trovate su
Marketing del Vino di Slawka G. Scarso
Diario enotecario di Fiorenzo Sartore
Esalazioni etiliche di Roberto Giuliani
Paolo Massobrio nella Notizia del Giorno del Club di Papillon ha così scritto:
"Il Chianti Rufina é in pericolo. A lanciare l’allarme sulla sopravvivenza del "più alto dei Chianti", prodotto in alta collina in un piccolo territorio in provincia di Firenze, é Franco Ziliani, che sul suo blog commenta con indignazione il progetto di costruire un megainceneritore in una zona importantissima per la produzione vinicola e per il turismo. Contro l’inceneritore, la cui costruzione é prevista da gennaio 2008, si levano il Consorzio Chianti Rufina, l’Associazione Valdisieve, la Fattoria Selvapiana e gli abitanti della zona, preoccupati anche per i pericoli per la salute che deriverebbero dalle polveri sottili emesse dall’impianto".
Max Cochetti su Wino (o Quintomiglio blog) ironizza sul singolare modo di Valorizzare il turismo del vino con un termovalorizzatore che il progetto di mega-inceneritore rappresenta…

0 pensieri su “Il Chianti Rufina minacciato dallo spettro di un megainceneritore

  1. caro franco, con tutti gli spazi che questa nazione ha è proprio vero che i guai se li vanno a cercare! concordo con te , anzi con tutti coloro che la pensano come noi. E pensare che nel tempo sono state realizzate forme d’incenerimento non inquinanti. Tutto nel vuoto! va bene gli interssi ma adesso mi sembra più un disinteresse per il territorio e tutto ciò che gli gira attorno. In un viaggio attraverso l’Italia ho scoperto una zona interna tra Lazio e Abruzzo incredibile, deserta con una superstrada degna delle colleghe americane. Km di nessun segno di vita. Allora?
    grazie dell’attenzione.

  2. Franco,

    come sai sono cresciuto nella tenuta di Selvapiana all’interno della quale si trovano dei miei “graffiti” di ero in tenera eta’. Mia nonna era la Balia di Francesco Giuntini Antinori. Era dalla scorsa Primavera che non sentivo Francesco ma domani non manchero’ di contattarlo e mettermi a disposizione per qualsiasi aiuto.

    Grazie

    Filippo Mattia Ginanni

  3. Eccellenti questi appelli contro il termovalorizzatore di Selvapiana, tipici della sindrome di Nimby, ovvero se proprio dovete, fatelo questo impianto ma da un’altra parte (vedi la dichiarazione del Presidente del Consorzio Chianti Rufina, una vera perla!).
    Cari signori lottiamo perchè l’impianto sia tecnologicamente avanzato, controllato, sottoposto a verifica periodica, ma basta con questo no aprioristico. E’ utopistico pensare si possa riciclare tutto, facciamo perchè il recupero cresca, spingiamo sui comuni su Aer, ma contemporaneamente operiamo perchè siano messe in atto politiche credibili.
    Certo, magari per qualcuno sarebbe meglio una bella esportazione di rifiuti (dove? chissenefrega, basta non nel mio giardino, nimby docet!) piuttosto che averlo sotto casa….
    Io questo ‘pensiero’ lo chiamo egoismo, penso sia proprio l’esatto contrario del motto delle migliori scuole americane, ovvero quell’ I care di milaniana memoria….

  4. Il Signor Rossi è stato forse un po’ duro nei toni, ma condivido il pensiero di fondo del suo intervento. In realtà tutti noi abbiamo necessità di energia, tutti noi produciamo spazzatura in misure incredibili (vedi Post su Franciacorta), ma poi nessuno (comprensibilmente) vuole impianti energetici o per ilk trattamento dei rifiuti nel proprio territorio. Questa volta è nel Chianti (o Franciacorta) un’altra volta sarà da un’altra parte dove ancora ci saranno attività produttive eccellenti (di vino, di salumi, di frutta…..) e bei borghi da preservare o ambienti caratterizzati da un microclima unico nel mondo. L’Italia purtroppo è piccola, è molto bella, ha tante attività artigianli di pregio, ma è anche densamente abitata, “viziata” dal punto di vista dello spreco energetico e dei consumi, e ovunque si metteranno questi impianti ci saranno sempre un sacco di (giuste, condivisibili) rimostranze.
    Comunque, secondo me, alla fine questi impianti “scomodi, ma indispensabili” saranno costruiti nel posto che ha meno peso politico e che non può far sentire la sua voce come altre zone più importanti (chissà cosa succederebbe se ci fosse un progetto simile a quello del Rufina a Montalcino!!!!)
    saluti

  5. Credo che sia opportuno valutare soprattutto l’impatto paesaggistico di una struttura del genere. Un moderno impianto infatti non presenta nessun problema dal punto di vista sanitario o ambientale. Dal punto di vista delle emissioni in aria opporsi ad un termovalorizzatore equivale a opporsi ad un qualsiasi impianto industriale, e quindi non ha senso.

    In fase di progettazione dovrà essere fatto in modo che si fonda bene con l’ambiente circostante, così gradevole da quelle parti!

  6. Gli inceneritori vengono fatti solo perchè finanziati con i soldi nostri, inquinano e sono causa nel lungo periodo di tumori. Non esiste solo il riciclo, esiste anche il non produrre rifiuti, diminuire gli imballaggi, etc.
    Perchè non scriva a Beppe Grillo una mail? Su queste cose è ben informato (o meglio, si avvale di ricercatori in gamba). Gli inceneritori sono l’ennesima presa per i fondelli.

  7. non condivido le proteste molto “nobili” dei produttori di vino che se ne sono sempre altamente fregati della comunità di esseri umani che vivono nel territorio di rufina e si preoccupano soprattutto delle palate di soldi che rischiano di perdere. ma in tutti questi anni che avete fatto voi per la nostra comunità? almeno i comuni pensano ai servizi per i cittadini e a non farci mangiare i rifiuti , ma a smaltirli in modo ambientalmente corretto. a rufina esiste un inceneritore dal 1975 e non risultano incrementi visibili di malattie o che il vostro vino sia meno quotato sui mercati nazionali o internazionali. certo se siete voi i primi a farvi pubblicità negativa… auguri!

  8. rimango esterrefatto.sono un abitante del casentino, che ha scelto di vivere in un posto del mondo il meno velenoso possibile e che possa godere ancora di bellezze impareggiabili, e sono particolarmente sensibile a queso tipo di problemi.tuttavia vorrei sentire anche le ragioni di chi vuole installare quel “coso” in un posto così.se non si tratta di solo risparmio monetario ditecelo…

  9. Pingback: Soccorsambiente » Una Buona politica virtuosa sui rifiuti e di valorizzazione per la Val di Sieve

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