Per i vini dell’Oltrepò niente “tre bicchieri”: ma “l’effetto Panont” che fine ha fatto ?

Avevo assicurato e quindi manterrò la mia promessa (anche per incorrere nei rimproveri di chi potrebbe accusarmi di indulgere in polemiche "assai pretestuose e auto-referenziali") di non pronunciarmi sui primi vaticini in materia di vini top rappresentati dalle classifiche dei vini top di alcune guide, Vini d’Italia e Vini di Veronelli, i cui responsi, in attesa di quelli della guida dell’Espresso e di Duemila vini, sono già stati resi noti.
Non mi rimangerò, pertanto, la parola data, ma mi limiterò, restringendo il mio campo d’analisi alla sola area lombarda, a porre un semplice interrogativo: ma che fine ha fatto il cosiddetto "effetto Panont" ?

Con questo nome il sottoscritto e altri giornalisti (pochi invero) avevano battezzato l’azione, ovviamente a favore dell’immagine e delle sorti dei vini di quell’Oltrepò Pavese il cui apprezzamento, sulla carta, avrebbe dovuto aumentare dopo l’avvento di Panont, ovvero Carlo Alberto, alla direzione del Consorzio tutela dei vini oltrepadani.
Un’azione importante che avrebbe dovuto essere favorita, oltre che dall’arrivo alla testa del Consorzio di Broni del "faraone" (soprannomne da me dato a Panont dopo la presentazione del suo programma basato sulla formulazione di una nuova piramide qualitativa dei vini oltrepadani), dalla miriade – per la verità un pò disordinata – di eventi promozionali e comunicazionali promossi dal Consorzio, con grande dispendio di energie e finanziario, su indicazione dell’uomo giunto nella terra della Bonarda via Valtellina e Franciacorta.

Presentazioni, iniziative come il Bonarda style (una cosa divertente, dove la Bonarda, dopo essere stata a Casablanca e dopo aver cambiato sesso diventa il Bonarda), come Un mondo di Pinot nero (con lo spumante Docg base Pinot nero che avrebbe dovuto nel tempo rappresentare il vertice della piramide), come il Caveau d’Oltrepò e tante altre cose che dimentico (a ricordarle tutte forse non ci riesce nemmeno Carlo Alberto), che avrebbero dovuto accreditare un’immagine inedita, forte, vincente, dell’Oltrepò (che si voleva trasformare in Oltrepo, togliendo l’accento e l’indicazione di Pavese) e fare in modo che, anche mediaticamente, la zona del Buttafuoco, del Sangue di Giuda, ma anche del Pinot nero frizzante vinificato in bianco, potesse confrontarsi alla pari con Franciacorta e Valtellina.



Già l’anno scorso i risultati non erano parsi particolarmente incoraggianti – ma accidenti, diamogli tempo a ‘sto Panont, anche se "faraone" potrà mica fare miracoli ! – ma quest’anno, nonostante gli sforzi e le iniziative profusi, nonostante Panont sia ormai alla testa del Consorzio da tre anni circa, nonostante per la realizzazione del Caveau d’Oltrepò fosse stato scelto, come selezionatore delle migliori delizie enologiche oltrepadane, nientemeno che un collaboratore della guida Vini d’Italia di Gambero rosso & Slow Food, i risultati sembrano essere ancora meno confortanti.
E del miracoloso "effetto Panont" non si vede nemmeno l’ombra e si comincia, anzi, a dubitare.

Se sulla guida Veronelli, che ha sempre avuto un occhio storicamente benevolo nei confronti dei vini nati tra Casteggio, Broni e Torricella Verzate, i risultati non sono poi malaccio, con quattro vini di Franciacorta premiati e due valtellinesi, cui replicano bene tre vini targati O.P., sulla guida del gambero e della chiocciola, a livello di vini premiati con i fatidici "tre bicchieri" di Oltrepò non c’é nemmeno l’ombra. Ci sono, invece, su dieci vini lombardi incoronati in totale, cinque Franciacorta Docg, quattro Valtellina Docg e un Cabernet del Garda bresciano e zero, dicasi zero, nemmeno il consueto Brut di Monsupello già premiato negli anni scorsi, nemmeno una (o un ?) Bonarda, che dico, un Pinot nero, un Buttafuoco, magari un Riesling renano.

Ma allora, signori miei, dobbiamo concludere che il cosiddetto "effetto Panont", ovvero la forza propulsiva che avrebbe dovuto essere garantita dal pur bravo direttore del Consorzio, non esiste ed é stata solo un’invenzione della stampa ?
Molto probabilmente, chissà, gli elenchi dei vini top delle altre guide, Espresso, A.I.S. Bibenda, Vini buoni (ce ne sarebbe un’altra pubblicata da un abile ieratico comunicatore romano dal linguaggio post dadaista, ma quella non é una guida, é una maronata…) s’incaricheranno di smentire queste perfide osservazioni e assegnando cinque bottiglie, cinque grappoli, coroni e simbologia varia ad una  messe di vini oltrepadani, dimostreranno, invece, come "l’effetto Panont" invece esista e secondo una precisa e ben calcolata strategia parta dalla periferia, dalle guide meno influenti nel determinare gli orientamenti d’acquisto dei residui appassionati disposti a prendere per oro colato, per poi arrivare a Vini d’Italia. E magari regalare, già con l’edizione 2008 della pubblicazione, decine di "tre bicchieri" – altro che Franciacorta e Valtellina ! – ai vini espressione della viticoltura oltrepadana.

Questo perché, anche volendo dare un’interpretazione in chiave positiva dell’assenza di vini oltrepadani tra i triplici calici – non sono vini da "tre bicchieri", quindi sono vini buoni, vini veri, vini che meritano fiducia, vini da bere – é ben difficile credere che al Consorzio di Broni non pensassero, anche con il contributo e l’azione di Panont, di riuscire a portare in bacheca come trofei vari tribicchierati consensi e di entrare in tal modo nel cosiddetto Gotha enologico italiano…

Nell’attesa, concedendo piena fiducia al Carlo Alberto nazionale, permettemi di dubitare non tanto che l’invio di Panont a Broni come "commissario politico", deciso dai vertici della Regione Lombardia, sia stata una felice decisione (ma lo é stata davvero ?), ma che le sorti dell’Oltrepò vinicolo ed il suo apprezzamento all’esterno possano migliorare, se non cambieranno teste e cattive abitudini.
Per questa "Mission impossible" non basterebbero nemmeno dieci Tom Cruise

p.s. dopo la pubblicazione di questo post é stato reso noto l’elenco dei "cinque grappoli" della Guida Duemilavini edita da A.I.S. Bibenda. Magri risultati anche in questo caso per i vini oltrepadani:
su 13 vini lombardi selezionati, 8 sono targati Franciacorta, tre Valtellina, uno é una composita cuvée di uve di origini diverse della Guido Berlucchi e uno, uno solo, é targato Oltrepò Pavese, un Classese Brut millesimato 2003…  Le speranze di "riscossa" si affievoliscono…


0 pensieri su “Per i vini dell’Oltrepò niente “tre bicchieri”: ma “l’effetto Panont” che fine ha fatto ?

  1. Appunto perchè è una maronata è diversa da tutte le altre sempre uguali, sempre le stesse, sempre gli stessi linguaggi, sempre le stesse cantine pochissime novità…. ma si anche quest’anno mi compro quella di Luca Maroni ed in alternativa leggo il Blog di Franco Ziliani…i due estremi si toccano!!

  2. Chissà perché si pensa sempre all’immagine PRIMA che alla qualità.

    Panont o non Panont chi ha partecipato alle ultime degustazioni di vini dell’OP, nei vari forum e NG, riferisce di risultati a dir poco imbarazzanti.

    Luk

  3. Caro Franco, sono assolutamente d’accordo sulla tua conclusione: se non cambiano le teste degli Oltrepadani (non solo per quanto concerne il vino ma anche per altri prodotti tipici di quella terra bellissima – ad esempio non pochi salami di Varzi che si fregiano della DOP hanno di straordinario solo il prezzo elevato) e capiscono che bisogna puntare sulla qualità per non essere maciullati dalla concorrenza di Paesi come Australia, Sud Africa, Cile, Argentina, capaci di riempire gli scaffali dei supermercati con vini (anche aprezzabili) a prezzi corretti (ma lo sai che una Bonarda presunta di qualità non costa meno di 6 euro al super).
    Cessano le voci di critica e di stimolo (vedi il portale Oltrepopavese e la sua costola Inoltrepo che non pubblica più niente da mesi)e si vivacchia vendendo al privato il pinot nero vinificato in bianco frizzante.
    La zonazione da anni in programma (con il prof. Scienza che nei vari convegni, l’ultimo nell’ambito di Oltrevini a Casteggio, che continua a tentare di stimolari i sonnacchiosi oltrepadani) non è stata fatta e forse non si farà mai.
    Si sbandiara un “mondo di Pinot Nero” ma poi si scopre che, a parte il sempre più eccellente Noir di Mazzolino – ottimo il 2002 ma ancor meglio il 2003, assaggiato en primeur- e qualche volonteroso e onesto produttore, guarda caso quelli che hanno messo il naso fuori dalla provincia andando a confrontarsi per esempio, con tutti i limiti che si vuole, con gli Altoatesini) che vengono messi in commercio vini non ancora pronti e troppe volte francamante deludenti.
    Allora capisci perchè la Guida del Gambero Rosso , con tutti i “condizionamenti” che può subire, non sbaglia a premiare le colline limitrofe tortonesi e cioè il Timorasso di Massa e Mariotto con tre stelle.
    Scusa lo sfogo un poco prolisso.
    Luciano

  4. caro Angelo, ti ringrazio per il concepire la lettura di questo blog come una “alternativa” alla lettura del tuo amato ieratico scrittore di vino romano, ma credo proprio che questi estremi non si tocchino e che siano ben lontani da loro.
    Ben diverso non solo il mio linguaggio dal post dadaismo e dalle maronate, ma soprattutto diverso il mio modo di atteggiarmi nei confronti dei produttori. Io consulenze non ne faccio: si può dire altrettanto del tuo prode ?

  5. Si illude chi crede che la comunicazione e la pubblicità possano migliorare le vendite e la reputazione di vini ed aziende mediocri.
    La comunicazione serve solo a far emergere valori comunque già presenti, ma poco o nulla evidenti al pubblico.
    La comunicazione ed il valore dell’azienda devono avere lo stesso peso, essere coerenti insomma, altrimenti entriamo nel campo della “bugia”.
    Il tempo è come sempre galantuomo ed una comunicazione “pompata”, dopo un pò (o un oltrepò), diventa accanimento terapeutico.
    Lavoro nella comunicazione da un decennio, da cinque anni solo nel settore wine & food, ma non mi sono mai sentito come un demiurgo salvifico e non conosco colleghi capaci di tanto.
    Pensino nell’Oltrepò a migliorare prima la qualità invece di cercare scorciatoie che, come noto, sono piene di curve, fossi e spesso non portano da nessuna parte.
    Alla fine il bicchiere ti dice la verità!
    Antonio

  6. Attenzione terreno minato quello dei rapporti con i produttori per tutti. C’è chi da consulenze chi accetta regali chi è invitato a cena chi è ospite non pagante nella varie foresterie chi accetta la pubblicità…..chi è senza peccato scagli la prima pietra caro Franco.
    Se poi uno da la sua consulenza affinchè l’azienda migliori la sua produzione ben venga alla fine sarà sempre il bicchiere a rivelare il tutto e la coscienza di chi lo giudica.
    I due estremi poi non si toccano tanto per le idee che esprimono ma quanto per il loro massimalismo.
    Un saluto.

  7. E pensare che io scrivo da sempre “Oltrepo”, senza accento, semplicemente perché quell’accento mi sembra un’eresia, a meno che non si dia l’accento anche al Po.

  8. e no Angelo, non accetto di essere messo sullo stesso piano del tuo amico Maroni, che dà consulenze “tecniche” (immagino non gratis et amore deo) e poi finisce con il premiare grande parte delle aziende di cui é consulente. Io ho la coscienza a posto, al massimo possono avermi “comprato” (se così si può dire) regalandomi qualche bottiglia da degustare o offrendomi un pranzo quando sono andato in cantina da loro a fare il mio mestiere di giornalista e assaggiare i loro vini per scriverne.Per favore, non facciamo confusioni, perché c’é una sostanziale differenza tra me ed il tuo eroe. Io sono un giornalista libero e indipendente e ho la coscienza assolutamente a posto !

  9. Che caos! sono d’accordo con chi scrive che la qualità sia prerogativa essenziale per vendere e premiare un territorio. La percentuale di aziende che in Oltrepo fa qualità è minimo rispetto al totale. Di sicuro però a quelle aziende deve essere data più visibilità, non devono essere messe nel calderone dei vinacci!
    Per quanto riguarda il direttore del consorzio non sono molto d’accordo sui suoi demeriti, lui può essere un portavoce, un comandante, ma senza esrcito non può andare da nessuna parte. Non credo che la soluzione sia cambiare il direttore, l’unica sarebbe cambiare gli oltrepadani. La qualità manca in tutto, nell’urbanizzazione, nelle attività commerciali, nei prodotti, nel servizio…
    Penso che Panont abbia fatto cose che in Franciacorta esistono da sempre e che hanno contributio a rendere noto un marchio che rappresenta per la maggioranza prodotti di qualità.
    Tutte le zone d’Italia si stanno rivalutando: Puglia, Sicilia, Marche, Umbria, Garda,…tutte forchè l’Oltrepo.
    Sull’accento sono d’accordo con chi dice che il fiume non l’hai mai avuto! Ma se c’è sempre stato perchè toglierlo?

  10. Imbottigliare solo ed esclusivamente all’origine. Il resto, vini da tavola. Senza di questo, Panont in Oltrepò non cambierà mai più di un fiammifero.

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