The World of Fine Wine: sito Internet rinnovato, nuova periodicità, classe invariata

Nuova uscita, la numero 13, nuova periodicità, trimestrale invece che bimestrale, e rinnovato sito Internet per The World of Fine Wine, a mio avviso la più bella rivista oggi esistente nel panorama delle testate specializzate in lingua inglese dedicate al vino. Nelle corpose, ricche, e come sempre elegantissime nella grafica, 216 pagine che la compongono, sono moltissime (praticamente tutte) le cose da non perdere, che meritano attenzione e meditata considerazione.

Dopo la parte iniziale, in cui spiccano nella sezione nouveau un’analisi sulle incredibili quotazioni raggiunte dai Bordeaux 2005 en primeur, un lungo resoconto opera dell’editor Neil Beckett sui risultati di una vasta degustazione di Bordeaux 2002 fatta dal Grand Jury Européen, spicca nella sezione vintage un pezzo sull’annata 1964, con le note di degustazione sul Vega Sicilia Unico ed un intervento di Roger Scruton su Le Mots di Jean Paul Sartre, seguita da un curioso saggio sulla cantina e sui vini serviti a Buckingham Palace.

A seguire troviamo un confronto, opera di Jamie Goode, tra vini da viti su piede franco e viti innestate su piede americano, un ritratto, firmato da Stuart George, del grande fotografo finlandese Pekka Nuikki, una sezione dedicata ai vini di Bordeaux con un bel pezzo di Stephen Brook sui sistemi di vinificazione utilizzati nella grande zona francese (ma anche in Borgogna), sistemi che producono il rischio che “il processo diventi più importante del prodotto finale” e una serie di considerazioni, firmate dal master of wine Hugo Rose, sul mercato dei vini en primeur.


Molto interessanti, poi, una presentazione della Villamette Valley in Oregon da cui provengono validi Pinot noir, una sorprendente, geniale “meditazione” sulla fenomenologia del terroir opera dell’originale produttore californiano Randall Grahm, una guida ai migliori ristoranti (e alle migliore cantine) in Champagne, un reportage dalla Wachau in Austria e da Jerez, patria dello Sherry, in Spagna, un articolo fondamentale sul Barolo Monfortino, con degustazione verticale di vecchie annate, firmata Nicolas Belfrage. Ma devo anche citare, e come non potrei, un pezzo su Château Margaux giudicato attraverso il lungo sodalizio tra l’enologo Paul Pontallier e la patrone Corinne Mentzelopoulos, un intervento di Huon Hooke sui grandi Shiraz di Penfolds in Australia, la prima parte di un’inchiesta sui vivaisti in Francia intitolata Pépiniéristes and terroiristes, uno studio sulla legislazione in materia di vino in Germania, quindi una ampia degustazione en primeur di Bordeaux 2005.

Per concludere ancora due wine tasting d’autore: Condrieu, Hermitage blanc e St. Joseph, ovvero la Côte du Rhône in bianco ed i vini di Gevrey Chambertin discussi e commentati, in un confronto appassionante, da quattro wine writer inglesi. Per chi conosce la lingua di Shakespeare e ama un approccio colto e meditato al vino un abbonamento a The World of Fine Wine (quattro numeri a 139 euro), anche se caro (ma per permetterselo basta rinunciare a tre bottiglie di vini presunti grandi esaltati dalle guide ed è fatta) è un vero must.
Anzi, avvicinandosi il Natale rappresenta una magnifica soluzione per un regalo, di classe, ad un vero amico, ad un autentico wine connaisseur.

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