Tridentum Brut Rosé Cesarini Sforza: bollicine Pinot nero molto appealing

Anche dal Trentino, regione leader in Italia nella produzione di uve Chardonnay, arriva un’ennesima conferma della rinnovata fortuna (che speriamo non diventi mai una moda) che incontrano i rosati in Italia, anche sotto forma di bollicine metodo classico.

Dalla casa Cesarini Sforza, prodotto in ventimila esemplari, arriva un interessante Rosé, il Tridentum, un Brut Blanc de Noir prodotto con sole uve Pinot nero provenienti da vigneti di alta collina (5-650 metri d’altezza) situati, su terreni sciolti fluvio glaciali nati dal disfacimento di rocce porfiriche, nella capitale del Müller Thurgau italiano, la Valle di Cembra.

Appassionato di rosé e di bollicine ho provato questo Brut, che prevede una vinificazione con fermentazione in acciaio, permanenza sui lieviti del vino per 36 mesi, con batonnages settimanali, liqueur d’expédition ottenuta da vini di riserva conservati in piccoli fusti di rovere, e una produzione con tre sboccature diverse effettuate nel corso dell’anno.

A degustazione compiuta, confrontando le mie impressioni con quelle di mia moglie, mi sono trovato di fronte ad un vino che seppure non mi abbia completamente soddisfatto e che forse susciterà delle riserve in quegli incontentabili che sono gli addetti ai lavori, appare tecnicamente impeccabile, perfettamente riuscito ed in grado di intercettare, scopertamente appealing com’è, il gusto medio degli appassionati che quando una bottiglia di bollicine nobili la stappano è per berla piacevolmente non per farci filosofia.


Color sangue di piccione, corallo scarico, buccia di cipolla, cerasuolo pallido, il Tridentum rosé (prezzo medio in enoteca intorno ai 13 euro) si presenta con un perlage sottile, fine, continuo, di bella persistenza nella flute. I profumi, intensamente fruttati, di lampone, ribes, mirtilli ben maturi, succosi, fanno subito capire che ci troveremo di fronte ad uno spumante dal gusto molto morbido, dove la fruttuosità, la rotondità, il perfetto equilibrio, ottenuto con una vena leggermente abboccata (i grammi di zucchero per litro sono 8,5), costituiscono l’elemento prevalente.

In bocca, fresco, succoso, ben polputo e strutturato, ma senza eccessi, sempre in una cornice fruttata e vinosa, il vino si dispone bene sul palato, si fa apprezzare per coerenza espressiva e facilità d’approccio, per la dolcezza (non solo nel senso del residuo zuccherino) d’insieme, per una certa cremosità, ma sconta, secondo me, che preferisco bollicine nobili con maggiore carattere, più nervose e asciutte, di una leggera carenza di nerbo, di un’acidità che è stata volutamente mantenuta bassa, visto che nella zona dove sono situati i vigneti “la componente acidica dei mosti decresce in maniera più lenta ottenendo delle uve acide, ma allo stesso tempo mature”, come fa notare la scheda tecnica del vino.

Questo il mio personale punto di vista di consumatore che, comunque, pur rilevando questo piccolo limite nel vino la bottiglia di Tridentum Rosé l’ha vuotata (anche con il contributo della consorte), ma sono persuaso che questa leggera vena rotonda, questo spiccato carattere fruttato, a scapito di una sapidità e di un’incisività più contenute, non mancherà, invece, di riscuotere il pieno consenso dei consumatori, che la morbidezza e la vinosità amano trovarle anche in Brut Rosé come il Tridentum…  

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