Un angolo di cuore rimasto in Casentino: storia di un “colpo di fulmine”

Altro che due giorni ! Non ne sarebbero bastati quattro, cinque per potere dedicare la giusta attenzione e raccogliere i racconti, le avvincenti storie delle passionacce per il loro lavoro di allevatori di maiali, di pecore, di mucche o di capre, di apicoltori, norcini, casari, fornai, pasticceri, frutticoltori, orticoltori, raccoglitori di funghi e di castagne, di tutti i magnifici protagonisti presenti nel “Gola Tenda” di Pratovecchio in questo primo fine settimana di ottobre per I Sapori del Casentino.

Anche se non molto distante, nel confinante Mugello, con scarsa fantasia e un pessimo senso della programmazione, proprio negli stessi giorni qualche “genietto” aveva programmato, guarda te, proprio un Sapori del Mugello, credo che per questi tre giorni Pratovecchio e quando dico Pratovecchio penso anche a Stia e la sua magnifica piazza, Poppi, Castel San Niccolò, Subiano, e tutti gli altri borghi di questo Casentino tutto da vivere e tutto da scoprire, sia stato davvero, con il rispetto per tutte le altre province e campanili, l’autentico cuore pulsante – e goloso – non solo dell’Aretino ma di tutta la Toscana.

Bisognava vedere, toccare con mano e assaporare tutti i momenti, le situazioni, i personaggi, che in questo ampio tendone si sono dati appuntamento, e fare parlare tutti, dove aver gustato e fatto “parlare” l’opera della loro abilità artigianale, del loro savoir faire espresso in squisitezze da perderci la testa, per capire quale vitalità, quale fermentante somma di giuste ambizioni, sogni, utopie, quale volontà forte alberghi oggi in questa bella gente che ha deciso di tenere alte e rivitalizzare e dare loro un presente e un futuro alle tradizioni gastro culinarie, alla cultura alimentare e materiale della propria terra.

Con questo primo esperimento di “reportage” in diretta, Marco di Imbottigliato all’origine e di Esalazioni etiliche ed io, abbiamo cercato di trasmettervi non i profumi ed i gusti, il che sarebbe stato impossibile tecnicamente parlando, ma le emozioni, il clima, l’atmosfera, lo spirito di una manifestazione bellissima e pienamente riuscita e di una festa. Che questa, sia sabato, mentre fuori diluviava, sia domenica, con una giornata di quelle stupende, con aria tersa e frizzantina e profumi d’autunno, è davvero stata.

Pur essendo più volte passato dalla poco distante area della Rufina in questi anni, non salivo in Casentino, me tapino, da una vita, ma ora che ho imparato la strada e ho trovato una serie stupenda di amici, (con certe persone basta poco per scoprirsi tali), ovvero Caterina, Simone, Gianluca, Marinella, Sandro, Marco, Vincenzo, Luca, Rosaria, il simpaticissimo neo Sindaco di Pratovecchio, e chiedo scusa a tutti gli altri che non ho citato, ma che non dimentico, che sono stati gli artefici, gli inventori, l’anima, la mente, il braccio, il sostegno, il motore de I Sapori del Casentino, sono certo che in questa vallata dove la vita è davvero a misura d’uomo, i ritmi più rilassati, le persone schiette, tornerò, ben presto, molte altre volte ancora. Perché questo mio approccio al Casentino, ai suoi sapori, ai suoi colori, ai suoi aromi, è stato solo un aperitivo, ma di quelli che mettono un sano e robusto appetito e quindi chiedono urgentemente che dagli stuzzichini si passi alle varie portate, da gustare con pazienza e attenzione.

Anche ora che sono tornato a casa e – credetemi, sento già nostalgia di quel clima unico, di quelle persone, della loro fiducia, del loro entusiasmo e del gusto di stare bene insieme, di fare cose insieme, di provarci, di crederci – prometto che sebbene l’avventura di “inviato speciale” dai Sapori del Casentino sia ormai conclusa, continuerò a pubblicare su Vino al Vino nei prossimi giorni riflessioni, cronache, ritratti di altri personaggi che ho incontrato a Pratovecchio, ma le cui storie non ho fatto in tempo a inserire nel blog.

Vi parlerò ancora di uno schietto, beverino Merlot di Poppi, dei salumi e delle carni suine della macelleria Aldo Orlandi, dell’allevamento creato da un altro Orlandi, Claudio, presidente del Consorzio del Prosciutto del Casentino, della robiola di capra di Lorenzo Cipriani, della cucina della Tana degli Orsi, di un albergo, a Stia, il Falterona, dove il cliente si trova come a casa propria, delle ricette e di tanti piatti tipici casentinesi, di vecchie varietà di uva recuperate, dell’Ecomuseo, della Comunità Montana, di Casentino Sviluppo e Turismo e del suo lavoro e di tante tante altre cose ancora.

Una piccola parte di me è rimasta tra quei boschi, tra castagni, abeti e querce, tavole ospitali e montagne e prima di tornare, spero presto, a ritrovarla, ripercorrere le emozioni di quei giorni e invitarvi a seguire il mio esempio e venire in questo angolo di Toscana vera, non è solo un dovere di cronista, ma un toccasana, perché ripensare ai luoghi dell’anima, com’è ormai per me il Casentino, può solo farci star bene e aiutarci a vivere… 

0 pensieri su “Un angolo di cuore rimasto in Casentino: storia di un “colpo di fulmine”

  1. Non so se è la fatica post manifestazione o la passione che da sempre mi porto dentro o solo le parole semplici ma sincere di Franco, comunque sia, devo confessare che leggendo il suo articolo mi sono commossa… e non mi sembra possibile che lui sia riuscito (insieme a Marco) a capire così bene il nostro cuore, cuore del casentino, cuore dei volontari che si danno da fare per mesi senza risparmiarsi mai, cuore dei produttori che con fatica lavorano ancora per mantenere questo territorio vivo e bellissimo come da sempre… cuore di due giornalisti che sono arrivati venerdì e di due amici che sono ripartiti domenica… a presto (prima possibile)

  2. …dopo quello scritto da marinella , mi sento in difficoltà ad aggiungere altro ,…………
    non mi resta che cominciare a preparare per quando questi due nuovi amici torneranno a trovarci…
    il vino in cantina non manca..
    la dispensa è piena ..
    …il casentino è stupendo…
    il conto alla rovescia è già iniziato..
    Baci

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