Vini veri: la tardiva “riscoperta” di Slow Food

Volete ridere ? Dopo aver premiato e sancito, con l’aura di “autorevolezza” rappresentata dall’appartenere a quell’immaginario presunto Gotha enologico italiano costituito dai vini che hanno ricevuto i  “tre bicchieri”, l’importanza ed il carattere di termine di riferimento di un sacco di vini i più fasulli, costruiti, laccati, artificiosi e meno rispettosi del territorio d’origine possibili, cosa si inventa, per le parole del suo presidente internazionale, Giacomo Mojoli, la premiata ditta Slow Food ?

Nientemeno che l’esaltazione e la “riscoperta” del “vino vero, diverso e originale, per certi versi “imperfetto”, ma proprio per questo imbevuto di pathos”. Con un fantastico, disinvolto triplo salto carpiato all’indietro con avvitamento finale, Mojoli ci spiega che “quello che fino a qualche tempo fa – la sola qualità intrinseca e organolettica di un vino – era considerato un valore assoluto, un punto di decodificazione sensoriale per ogni degustatore, nell’odierna evoluzione del gusto e nei futuri nuovi consumi non basterà più”.

A suo dire il cosiddetto “aspetto “estetico” del vino”, la sola “valutazione sensoriale, non sono più sufficienti a interpretare e gustare un vino. C’è qualcosa di più complesso da scoprire del concetto di piacevolezza dentro al bicchiere. Bisogna guardare fuori, e cercare quel “qualcosa in più” in grado di riportarci alla genealogia del vino, alla sua provenienza, alla sua terra e al suo clima. Non il semplice terroir, ma anche la realtà complessa dell’economia locale, della cultura della ruralità, della gastronomia territoriale”.

Belle parole Mojoli, ma come la mettiamo con quei “vini Iveco” (la definizione, strepitosa, è di Donato Lanati), tanti dei quali premiati dalla guida di cui Slow Food è co-editore con il Gambero rosso, la cui “provenienza” è quantomeno complessa e variegata ? Il vino nasce dal vigneto, si dice sempre, ma da quali vigneti, quelli proprietà della cantina, o da altri posti a centinaia di chilometri di distanza, le cui uve e il cui mosto arrivano, quando serve, provvidenzialmente in soccorso via cisterna e via autostrada ?

Fa piacere, non è mai troppo tardi, che il presidente internazionale di Slow Food ci ricordi che “il vino è però qualcosa di molto complicato la cui realizzazione richiede, oltre al terroir, la presenza di un buon interprete, ossia di un ottimo vignaiolo”, ma accidenti alti dignitari della “chiocciola” di Bra, non potevate pensarci prima ad esaltare come centrale e irrinunciabile, come termine di riferimento imprescindibile questa figura, invece di celebrare di fatto figure dubbie di troppi produttori abili solo nel marketing, nel gestire le pubbliche relazioni, i buoni rapporti – con sinergie varie – con le varie guide ?

Ha proprio ragione Giacomo Mojoli, per essere un bravo vignaiolo oggi occorre “innanzitutto ritornare con i piedi per terra, confrontarsi con il proprio terroir, rapportarsi a tre dimensioni fondamentali: economica, sociale ed ecologica”, ma quale credibilità potrà mai avere questo appello, quanto mai tardivo, alla serietà, al realismo, alla concretezza, al non raccontare bugie né fiabe, lanciato oggi dai co-editori di Vini d’Italia ?

0 pensieri su “Vini veri: la tardiva “riscoperta” di Slow Food

  1. Magari il Mojoli avesse capito tutto questo!
    In realtà credo l’abbia sempre saputo. La differenza è che oggi il business si fa in quella direzione, il resto è aleatoria filosofia…
    R

  2. Mi pare che Slow Food (basta leggere le sue riviste) porti avanti da anni discorsi seri nel senso del recupero della naturalità e della genuinità dei cibi e del loro rapporto con la terra, con iniziative anche importanti.
    Meno attenzione è stata dedicata, sino ad ora, riguardo a questi aspetti, al prodotto vino.
    Certo bisogna stare attenti perchè su questo carro stanno saltando in tanti, alcuni con la sola intenzione di vendere. Che tra questi ci sia S.F. mi sembra davvero esagerato.
    Luciano

  3. Se venissero premiati solo le cantine e i vini “VERI” la guida Slow Food-Gambero Rosso si ridurrebbe a poche pagine…..

  4. Lo Slow Food, che ha una ben ramificata, quasi capillare, rete di degustatori segnalatori affiliati etc sul territorio nazionale, prende atto che “la gente” si é stancata di bere vini compatti, saturanti, rotoconcentrati, anabolizzati, barricati, tutti uguali l’ uno all’altro e vuole tornare a bere . B-E-R-E . Non solo degustare. E quindi questa inversione di marcia che – questione di carattere – io saluterei cristianamente come si saluta il figliol prodigo che torna a casa, magari stappando, che so, una buona bottiglia di vino vero. (Non che gli altri vini fossero falsi, ma insomma…… )

  5. Venghino, siore e siori, a gustare i grandi rossi!
    Visto che mi trovo in Sicilia, di rossi alla frutta
    qua ce nè da farsi i bagni.
    L’andazzo, della palermo bene è: rosso “barriquato”
    e beck’s direttamente dal buchino, in piedi, sul marciapiedi,
    magari mentre il tuo amico te l’aromizza con la marmitta del suo motore.
    Si! altrimenti sei “Out”
    Attegiarsi con il prosecchino poi…..almeno, in quel caso
    si gusta dal bicchiere di vetro.
    Insomma, mentre il genitore, compra galbani, i figli fanno i fighetti
    con stupidaggini varie
    ps Ah! quella Guinness alla spina di qualche pub londinese
    Bye

  6. Rovino ha centrato il bersaglio proprio al centro. E lo ripropongo: “Magari il Mojoli avesse capito tutto questo! In realtà credo l’abbia sempre saputo. La differenza è che oggi il business si fa in quella direzione, il resto è aleatoria filosofia…”
    Altro che “guide”! Sarebbe meglio parlare di “code”. Non ho scritto “guidati” per evitare querele, visto che a Slow Food ormai le distribuiscono a destra e a manca come se ciò fosse diventato improvvisamente una necessità per accaparrare nuove entrate con i risarcimenti in tribunale. Che sia soltanto il segnale di un calo del consenso? Che si faccia dietro front “ogni tantum” per continuare a cavalcare la tigre?

  7. Mario leggiti il finale di questo post:
    http://www.vinoalvino.org/2006/10/come_nasce_il_sambudello.html
    parlando con tanta gente, iscritta a Slow Food, in questi magnifici giorni golosi trascorsi in terra toscana, nello stupendo Casentino, mi sono accorto che la base di Slow Food, il popolo di Slow Food la pensa come me, che ha una crescente insofferenza nei confronti dei vertici della premiata associazione di Bra.
    Con questa bella gente, entusiasta e appassionata, la sintonia é piena. Loro di furbate varie e di opportunismi ne hanno piene le scatole !

  8. Ne ero certo anche prima di leggerlo, amico carissimo, perchè la mia frase “Che sia soltanto il segnale di un calo del consenso? Che si faccia dietro front “ogni tantum” per continuare a cavalcare la tigre?” mi è stata suggerita proprio da un governatore della chiocciola. Lui sostiene che stia lasciando troppa bava sul suo tragitto e che sia ora di renderla “monacella” (puoi farti spiegare da Antonio, il nostro pugliese, come si fa).
    E… bentornato! Abbracciami tua madre, non te ne dimenticare

  9. Forse leggendo bene il blog dei numeri del vino che alloggia in questa stessa piattaforma si scoprirebbe che i cosiddetti vini veri sono un numero esiguo, non ci si fa nessun business che quindi non può essere la motivazione di slow food per una scelta che segue altre motivazioni. D’altra parte sf è sempre meno interessata al vino e sempre più orientata verso un destino messianico e di predicazione ai popoli del mondo.
    Vini d’Italia del Gambero Rosso compie venti anni, va bene, vedo che non vi piace e che la discussione sul vino è leggermente ideologizzata: voi i bravi, gli altri coglioni e corrotti.
    Che dire, ognuno coltivi il suo orto e alla prossima edizione 🙂

  10. Mah, che i vini “veri” (troviamo magari un’altra definizione…) siano un numero esiguo e che non ci si faccia nessun business, non mi sembra né rilevante né valido come contributo ad un sano (= non ideologico) dibattito.
    Anche Sassicaia e Vigorello erano poche bottiglie.

    Lo so che é difficile tenere l’ ideologia fuori dalla vita, ma forse sarebbe ora che gli addetti ai lavori guardassero piu´alle cose concrete che non alle chiacchiere, alla destra o alla sinistra. Situazione attuale, vista da fuori: il Gambero compie vent’anni. Intanto: auguri! il mondo che gli gira intorno ha prodotto molti successi. Sulla scia di questi successi sono nati anche malcontenti, critiche e insoddisfazioni.
    Per uno strano parallelo con Santa Madre Chiesa, i piu´accaniti nemici del mondo Slow sono i figli che ne sono usciti. E la critica si rivolge al sistema-Slow, alla casa editrice, alla necessitá di questa di vendere copie, a certi indirizzi “imposti” al gusto corrente. Si parla di pressioni trasversali, di do ut des, di preferenze politiche e – di nuovo – ideologiche. Si parla, se ne parla, e spesso, per antica abitudine italica, si tratta di dico non dico, qui lo dico qui lo nego di mafiosa memoria. Mi sembra che il GR sia abbastanza veloce a querelare chi lo accusa e diffama e a chiedere soddisfazione : mi sembra che di condanne e casi eclatanti finora non ne siano venuti fuori.
    Correggetemi se sbaglio.

    Certo: si continua a parlare di “Gamberopoli” ma come nei matrimoni, chi ha qualcosa da dire lo dica subito o taccia per sempre. Fino qui il sistema Slow.
    Per quanto riguarda invece la Guida del GR, non ho mai trovato nulla di riprovevole o “falso” nelle recensioni dei vini né lo hanno trovato le migliaia
    di acquirenti e di utenti in Italia e all’ estero. Forse si puo´parlare di una cibernetica esterna alla Guida: chi inserisco, chi non inserisco, se ti metto “in cantina” tra gli” altri produttori” o se entri nel salotto buono. Si potrá criticare
    una certa mancanza di ricerca sul campo (vero!!) una certa tendenza a tenere in anticamera produttori nuovi anche se trovati ottimi i loro vini e qualche altra piccola venia editoriale. Tutto questo non inficia peró la validitá della guida, la sua affidabilitá descrittiva e quindi il suo successo. In Italia ed all’ estero.

    Quindi non sarebbe ora di continuare a criticare sí, ma indicare in modo concreto l’ oggetto della critica ? Che il GR si stia coprendo il capo di cenere e
    stia tornando alla Canossa dei vini veri, mi sembra solo una cosa positiva. Anzi : era ora! Che poi lo faccia per tornaconto editoriale, perché ci credono, perché cosi´ha suggerito il soviet supremo di Bra, perché Bonilli abbia avuto una visione notturna o molto piu´, probabilmente una reazione allergica ai tannini liquidi, sono tutti dettagli da dietrologia che non contano un bel niente.
    Secondo me c’é stata una grossa attenzione ai segnali che vengono dalla base
    e visto che il GR é nato da e vive su una base molto larga di consensi, quale cosa piu´ovvia che prestar credito a questi segnali ? se poi la cosa porta a
    maggior vendita di guide e riviste, a chi nuoce ? se poi il GR lo fa per convenienza economica, é peccato mortale o é proibito guadagnare ? (Ai mie tempi si diceva che non bisogna essere per forza stupidi e poveri per essere di sinistra).
    Summa summarum: intanto rallegriamoci che sta arrivando una nuova (anzi: vecchia) estetica del vino e che qualcuno scrive bene di tutti i vini che sono fattio con….l’ uva e basta. Poi a bocce aperte e vino nel bicchiere si vedrá.

  11. Intanto vorrei dire che un conto è una Spa qual è GRH, casa editrice che pubblica, tra le altre cose Vini d’Italia, alla ventesima edizione, e un conto è l’associazione Slow Food. Insieme facciamo la guida dei vini, per il resto ognuno fa la sua strada e le sue scelte e noi, società per azioni, vendiamo libri e quando hanno successo siamo tanto contenti. Se il mondo fosse così attento ad altro da ciò che noi recensiamo lo sancirebbe anche acquistando pubblicazioni che questo altro raccontano. Poichè non è così, poichè non ci sono guide che vendono copie a migliaia parlando di “vini veri” come se gli altri fossero vini… dato tutto questo mi sembra che il complesso mercato sia lì ad aspettare chi ha idee nuove prodotti nuovi, forme nuove di comunicazione. Si chiama anche concorrenza e la trovo sempre utile e stimolante, quando mi va bene e quando gli altri sono più bravi.
    Non mi piacciono quelli che se la dicono e se le cantano 🙂

  12. Ringrazio Stefano Bonilli, che conosco da quasi 20 anni, da quando collaborai alle prime due edizioni di Vini d’Italia, per il suo contributo al dibattito sollevato da questo post.
    Ci fa capire molte cose sull’attuale rapporto tra le due anime della guida, SF e GR, e dà un’idea del ripensamento, dettato da un semplice fattore, la nausea dell’appassionato di vini, lettore curioso, acquirente di guide, per i vini fasulli, senz’anima, noiosi, taroccati, seriali ma non seri, che tutte le guide, anche quella di cui Bonilli é autorevole esponente ed editore, hanno portato in palmo di mano in questi anni.
    Non si tratta di dirsela e di cantarsela, Stefano, ma di prendere atto che la gente ha voglia di vini veri che si possano bere, che siano abbordabili, anche da un punto di vista economico, che abbiano una storia e un’origine rintracciabili, che esprimano un territorio, un viticoltore, una denominazione e non siano terribilmente uguali tra loro e intercambiabili..
    Naturale che le guide, in primis la più importante e seguita, Vini d’Italia, ne tengano conto !
    Buon lavoro Stefano a te e ai tuoi collaboratori !

  13. Sì, Franco, concordo con questo tuo piccolo applauso d’incoraggiamento a Bonilli ed ai suoi collaboratori. Non ci sono blog di bravi e blog di coglioni, perchè sono i lettori con i loro contributi che fanno i vari blog, e mi risulta che appunto molti lettori contribuiscono a diversi blog, perchè la voglia di discutere è grande. Colgo l’occasione per ricordare a Bonilli una cosa molto semplice, ma molto significativa. Un opinionista di cui non faccio il nome (ma che Bonilli conosce perfettamente) venne querelato da un produttore di grappa per un giudizio che espresse su quella grappa. Si sollevarono tutti quelli che intervengono sui blog (sia quelli bravi che quelli coglioni, specifico), come ho avuto modo di leggere proprio sul Papero Giallo. La libertà d’opinione, colpita in quell’occasione anche nella persona che espresse la sua, è un bene di tutti. Abbiamo sostenuto tutti moralmente ed anche dietro le quinte l’opinionista ingiustamente perseguitato. La causa andò a finire nel modo più giusto, cioè il produttore non la portò alle estreme conseguenze e ne gioirono tutti, sia i bravi che i coglioni. Bonilli sicuramente per primo.
    Poiché ho saputo che Cernilli, che di Bonilli è compagno ed amico di lunga data, ha querelato un altro giornalista e la causa è ancora in corso, vorrei approfittare del fatto che legge queste nostre righe per ricordarglielo. Casomai fosse anche lui del parere che a volte sia meglio difendere la libertà d’opinione come tutti abbiamo fatto nel caso sopra citato, rinunciando a fare a cazzotti in tribunale fra opinionisti, lo inviterei a parlarne con il compagno ed amico Cernilli. Chissà che non ci diano anche in questo caso un esempio di signorilità e di coerenza, magari tardive ma sempre ben accette, trattandosi appunto di una questione che riguarda tutti, sia i bravi che i coglioni.
    Carlo Merolli, grazie per avermi dato un esempio di lungimiranza con il tuo intervento.

  14. Se un opinionista scrive che “è cosa nota che i tre bicchieri si vendono” non fa informazione ma diffamazione. O ritratta pubblicamente dicendo che ha diffamato o si va in tribunale. Non è un giudizio organolettico, tanto per essere chiarissimi.
    Se un duro e puro dice in televisione che è stata messa una scheda, che lui non aveva messo, per motivi commerciali, o ha le prove o è diffamazione. Anche in questo caso non mi sembra un giudizio organolettico, non mi sembra libertà di stampa.
    Non è permesso diffamare qualcuno così, gratuitamente.
    Chiaro?

  15. Pur essendo amico di Guelfo Magrini, e pur non essendo un laudatore di Vini d’Italia e delle sue scelte (che spesso ho discusso), non posso che dare ragione a Bonilli. Quando si fanno, scrivendo, le affermazioni che ha fatto Guelfo, o si portano le prove, concrete, o si esce con le ossa rotte e si passa per quelli che non informano, ma diffamano. Che poi Guelfo abbia considerato quello che ha scritto “satira” é un altro discorso, ma quando si critica, ed io lo faccio molto spesso, bisogna avere la forza di poter documentare certe denunce…

  16. Ringrazio per la risposta, caro Bonilli. Adesso vedo dunque che le querele sono già due e non una sola, come pensavo invece prima. Il che mi conferma, purtroppo, che non ci sarà due senza tre, non ci sarà tre senza quattro e alla via così. E’ proprio questa scelta di ricorrere al tribunale fra opinionisti che non condivido, imboccata dal Gambero. Certo, come dice Franco è pure legittima. Cionostante io non la condivido. Per me è più importante la libertà di espressione che la legittimità. Non sono mai stato per la ghigliottina. Per altri può essere il contrario. Ma ne rispetto le opinioni. Infatti il mio era solo un invito a parlarne a Cernilli, caro Bonilli, visto che siete amici e compagni di lunga data. Spero che, nonostante l’opinione diversa, lei lo faccia. Poi decidete quello che volete, santoddio siete adulti e vaccinati, e se deciderete di andare avanti sarà pure un giudice a emettere una sentenza. E le sentenze non si commentano, ma se ne prende atto (Piero Fassino è andato bene a lezione quando era studente a Palazzo Nuovo e questa frase gli è sempre piaciuta molto).
    Da quel momento però avremo una stampa del vino piena di croci e di questo calvario, di cui non ne sento proprio il bisogno, sapremo tutti chi ringraziare. Non me ne voglia, ma spero sempre che chi di spada ferisce, di spada perisca.

  17. Che modo di discutere strano. Le auguro solo che qualcuno la ferisca nel suo lavoro, che so, se lavora in banca, magari alla cassa, dicendo che è cosa nota, che lei è un ladro (satira, ovvio!) Se ha un’officina dicendo che lei usa pezzi di ricambio non originali facendoli però pagare come tali. E perchè no, se ha una donna in famiglia dire in giro che fa la mezzana, che bello scherzo… Insomma, la cara e simpatica diffamazione che si risolve, secondo lei, discutendone amichevolmente – mai dai Guelfo, sai che sei un burlone… –
    Io spero proprio che di demagogia ferisce e sentenzia, di demagogia perisca.

  18. Caro Bonilli, la ringrazio per la sua pazienza. Mi fa piacere che lei sia intervenuto ancora. Il mio sara’ un modo di discutere strano, ma chi non e’ strano scagli la prima pietra…
    Purtroppo lavoro in giro per il mondo in cantieri di costruzione di installazioni chimiche e termiche, a diverse altezze, rischiando percio’ spesso la vita come a marzo di quest’anno. In questo lavoro ho anche dovuto intervenire per evitare litigi, Nel momento del bisogno, infatti, puo’ essere necessario soccorrere perfino la persona che si ucciderebbe volentieri qualche volta a mazzate. Questa litigiosita’ che ogni tanto in certi episodi e’ apparsa anche grave in 30 anni di attivita, non e’ mai sfociata in querele. Percio’ sono contento di aver imparato dai miei superiori e dai miei colleghi, dal livello piu’ alto a quello pi’ basso, una tolleranza notevole. Le posso assicurare che spesso dopo un litigio fortissimo (altro che insinuazione o diffamazione! Botte da orbi…) i due, o le due fazioni, hanno raggiunto un’intesa molto piu’ forte, un grande rispetto, sfociato a volte in sana amicizia. Nell’interesse di tutto il cantiere.
    Ho avuto per maestri dei semplicissimi operai, ma vedo che e’ difficile trovare dei maestri fra dei giornalisti. Difficile, ma non impossibile. La invito ancora a parlarne con Cernilli. La signorilita’ che dimostrereste vale ben piu’ di qualche centinaio di migliaio di euro eventuali di risarcimento. Grazie ancora, Bonilli, e buon lavoro a lei ed ai suoi colleghi

  19. Riguardo : “Poiché ho saputo che Cernilli, che di Bonilli è compagno ed amico di lunga data, ha querelato un altro giornalista e la causa è ancora in corso, vorrei approfittare del fatto che legge queste nostre righe per ricordarglielo.”

    Magari due righe di informazione concreta per noi che non siamo aggiornatissimi ? Del tipo: chi querela chi ? e per cosa ?

    (Personalmente credo che un giornalista che ha come suo massimo capitale la credibilitá dell’ informazione fornita , sia obbligato, quasi costretto a farla rispettare. E se non ci si accorda per vie amicali non credo ci siano altri rimedi che le vie legali)

  20. Caro Merolli, avevo casualmente letto sul blog del Papero Giallo di una querela al direttore di Porthos, e Bonilli stesso ci ha qui ricordato anche una seconda querela a Guelfo Magrini. I due motivi li ha rispettivamente citati stringatamente Bonilli stesso poco più sopra.
    Personalmente io credo invece che sia più importante la libertà d’espressione e che non ci siano soltanto vie amicali e vie legali, ma anche, per esempio, vie editoriali. Sarebbe molto più proficuo mettere in mano ai lettori, piuttosto che ad un giudice, un eventuale giudizio. La politica delle ossa rotte e degli eventuali risarcimenti a 5 o 6 zeri può anche pagare per un certo momento, ma paga di più quella di un chiarimento. Se non sono capaci proprio i giornalisti di aver fede nel pubblico per cui scrivono, per chi altri scrivono?

  21. La cosa è comica. Allora, vediamo di fare chiarezza.

    Il Gambero Rosso ha querelato due signori per diffamazione (Magrini e Sangiorgi), giornalisti anch’essi, per aver affermato che “i tre bicchieri si vendono” e “c’era una scheda in più durante le votazioni che non doveva esserci”.
    Cribbio, dice Bonilli, certo che li querelo, queste non sono “opinioni”, ma espressioni di fatti, che o li puoi documentare o costituiscono diffamazione. E io concordo con lui.
    Fa ridere infatti nascondersi dietro il dito della “satira”: nessuno può dirmi “sei un ladro” e poi difendersi dicendo “scherzavo”.

    Ma il paradosso è un altro: tempo dopo, il buon Bonilli, già, proprio la stessa persona che sostiene quanto sopra, se ne esce nel suo blog a scrivere (letteralmente): “Bere un sorso della grappa di Romano Levi vuol dire bere un sorso di alcol metilico, il che ha ben poco di ecologico.”. Romano Levi si incazza e gli fa scrivere dall’avvocato, minacciando azione legale per danni. Bonilli toglie il post dal suo blog, ma fa la vittima, ricevendo l’unanime cordoglio e solidarietà dei più. E sapete come si difende? “La mia era una metafora”. Cioè, uno dice a lui “tu vendi i 3 bicchieri”, e lui giustamente sporge querela, e se la ride se l’altro gli risponde “dai, era satira!”. Lui poi dice a un produttore di grappa “bere la tua grappa vuol dire bere alcol metilico” (per chi non lo sa, è velenoso e fa morire), e se la prende col produttore che ha reagito, difendendosi con un “eh, ma era una metafora!”. Splendido, no?

  22. la cosa che fa più ridere è che a fronte di tutti questi proclami continuano a premiare sempre gli stessi vini!
    io ho due idee:
    1 da molti anni la guida del Gambero non fa più mercato, ma lo segue (clamoroso il cambiamento di valutazione su Gravner 3 anni fa)
    2 i premi non influenzano più ilo mercato, ma solo i produttori!!!

    che qualcuno abbia il coraggio di dirglielo (ai produttori)!!!!!

  23. Recentemente un giornalista francese ha scritto che “il Beaujolais é una merda” ed in terza istanza é stato assolto. Perché la merda non fa parte delle sostanze che ci si possa attendere di rinvenire anche in pessimi Beaujolais, mentre l’ alcol metilico purtroppo si puo´rischiare di trovarlo sia nella grappa che, come é successo, ahinoi, nel vino. Oggettivamente troppo negativa la valutazione di Bonilli ma scagli la prima bottiglia di grappa chi, del ramo, non avesse capito che si intendeva – metaforicamente – dire ” é una schifezza”. Solo che non tutti sono del ramo e quindi doverosa la querela del buon Romano Levi ( o chi per lui) . Ci mancherebbe altro.

    Ma ci puo´stare l’ intento esagerativo da parte di Bonilli. Chiaro che era un’esagerazione infelice, un po´goliardica e giascona: per questo si é affrettato a ritirarla apportando le scusanti di cui sopra. Forse non avrebbe dovuto attendere la querela formale e secondo me sarebbe stato meglio se non avesse fatto la vittima. Questa era si´una cosa che si poteva risolvere per le “vie editoriali” come vorrebbe Mario.

    Mentre invece “i tre bicchieri si vendono” é non un’ opinione di gusto espressa in modo anche infelice, ma una accusa precisa e alquanto grave. Si esce dall’ ambito della valutazione personale: non é che é stato detto “secondo me, mi sa, forse che i tre bicchieri si vendono”. Qui ci sono – a mio parere due considerazioni. La prima: uno o ha le prove o si sta zitto. Al massimo racconta la cosa tra amici sbicchierando e cazzeggiando, ma si guarda bene dal dirla apertamente se non ne ha le prove. In America se uno perde una causa del genere o é ben assicurato o rimane i braghe di tela. La seconda: se l’ accusa é/fosse veritiera, sarebbe l’ accusante a dover portare in tribunale il Gambero e non viceversa. Qualcosa del genere : “Io ho le prove che i tre bicchieri assegnati a tizio caio sempronio sono stati lautamente pagati in tal e tal modo e mi ritengo pertanto leso come fruitore della guida, acquirente di vini sotto falsa indicazione etc etc.”

    Vorrei allargare il discorso, anche per rispondere a Francesco Annibali.
    Qualcuno cominci a spiegare a me che non sono né gamberista né antigamberista ( giá la classificazione mi sembra una sciocchezza!) perché nonostante tutte le critiche e le considerazioni sulla qualitá e la funzione della guida, questa continua ad essere la piu´venduta, nonostante ce ne siano ben cinque altre. E i tre bicchieri che si vendono, se si vendono, chi li compra ? chi li paga ? Siamo di nuovo all’ incontro tra Gustavo Dandolo e Godevo Prendendolo ? o il Gambero esercita despoticamente il suo potere su una massa di produttori asserviti e bisognosi di stampelle ?

    E´pur vero che dei produttori validi che il Gambero non considera ce ne é un numero talmente elevato che si potrebbe farne….. un’ altra guida, ma tutta questa critica, oltre che normale invidia commerciale, non trova per caso alimento in una gelosia per chi opera e non fa chiacchiere ? da parte di chi fa chiacchiere e non opera ? Chiedo, anche perché mi sembra che non manchino
    le alternative, manca loro solo il successo. E questo successo chi lo decreta ?
    il mercato, quindi ozioso il concetto se la guida faccia il mercato o lo segua. Insomma senza farla troppo lunga : ci sono dei dati concreti. Analizziamoli, studiamoli, capiamoci qualcosa e mettiamoci il cuore in pace.

  24. Tombolini fa un esempio sballato perchè dire che l’alcol metilico uccide è dire una banalità, dire che nella grappa c’è alcol metilico è dire una cosa vera, dire che è come bere un sorso di alcol metilico è dire che è una grappa cattiva non dire che uccide.
    Dire che i tre bicchieri si vendono, lo si sa, è cosa che anche un tipo come Carlo Cambi, ex giornalista di Repubblica, diceva e si è beccato una querela da un produttore di vino.
    Questa gente che diffama per il gusto di insozzare chi ha successo non credo che debba essere assecondata.
    O Tombolini pensa di si?
    Non vedo il parallelismo con la grappa di Levi se non per il piacere di Tombolini di sbertucciare il sottoscritto ma contraddirsi rispetto al fatto che, comunque, chi ti dà del ladro o lo prova o paga!

  25. Carlo, per decenni i tifosi di tutte le altre squadre hanno scherzato sulle vittorie assegnate troppo facilmente alla Juventus per episodi fin troppo sospetti. Ma nonostante le intercettazioni telefoniche, che qualcosa di più certo delle chiacchiere hanno pur scoperto, si è rimasti in ambito di giustizia e provvedimenti sportivi. Non si è ricorsi alla giustizia ed ai provvedimenti ordinari. La Juventus stessa, una volta retrocessa in B, vi ha rinunciato, pur avendone tutti i diritti, per non bloccare il campionato italiano e non dare all’Uefa il pretesto per sospendere la nostra Lega dalle competizioni europee. Io che non sono juventino ho apprezzato molto la sportività del nuovo Presidente della Juve che ha anteposto gli interessi del calcio italiano a quelli della sua società e concordo con Nedved che dice che in tutta questa storia l’unica società che veramente è cambiata è stata la Juve.
    Perchè non fare lo stesso fra giornalisti? C’è un Ordine, per esempio, che può anche espellere chi dice palle. Il Gambero poteva ricorrere (e può ancora farlo) ad un giurì dell’Ordine. A me il fatto che invece abbia imboccato la strada delle querele con richieste di risarcimenti intorno al mezzo miliardo di euro sa tanto più di scelta amministrativa (con un occhio alle possibili entrate) che di ricerca del chiarimento (con un occhio a non creare precedenti nel campo giornalistico). Appunto come avviene in America, il Gambero ha optato per la politica delle ossa rotte all’avversario. Per fortuna siamo in Italia, a me non piacciono i paesi violenti perfino nell’essenza stessa del loro ordinamento giudiziario. Perciò, poichè non simpatizzo per l’uno o l’altro avversario del Gambero, ho invitato Bonilli a parlarne con Cernilli per trovare altre strade. Spero vivamente che lo facciano, dimostrando signorilità. Essendo la loro guida la più venduta, questo potrebbe renderla anche la più simpatica. Ma se persistono su questa strada, cosa che gli è lecita, perderebbero perfino simpatie. Amichevolmente li consiglierei di stare sempre attenti al telefono, per esempio, cosa che magari fin qui non hanno ancora fatto. E se le chiacchiere non dovessero essere solo chiacchiere, verrà anche il giorno in cui qualcuno riescirà pure a scoperchiare perfino quelle pentole che si credevano anche fin troppo ermetiche. In Veneto, solo per fare un esempio, l’ermetismo è un’utopia, lassù le ciaccole sono uno stile di vita e la miglior regola “el xe andar de drìo a le regole”! Come il caso di Moggi ha dimostrato, quando un potente cade fa molto rumore. Suggerirei amichevolmente al Gambero di cominciare a fare esercizi per allenarsi a camminare come tutti gli altri gamberi, cioè all’indietro.
    Per non apparire quel che non sono, confermo gli auguri di buon lavoro a Bonilli ed ai suoi collaboratori, come avevo del resto già fatto.

  26. Carlo Merolli, con i suoi interventi ha il potere di riportare le cose alla realtà, grazie. E allora passiamo dai discorsi sulla libertà d’espressione a quelli che entrano nei particolari.
    Caso Guelfo Magrini. Bonilli ci ha scritto che avrebbe detto “è cosa nota che i tre bicchieri si vendono”. Se fossi stato Bonilli non lo avrei certo querelato. Analizzando bene quella frase avrei preferito un confronto da giornalisti, non da duellanti. Per esempio avrei risposto con un editoriale sul Gambero Rosso. Avrei usato, in sintesi, le seguenti parole:
    “Caro Magrini, perchè solo i Tre Bicchieri? La nostra guida assegna anche i Due Bicchieri o un Bicchiere. Voleva forse dire implicitamente che i Due Bicchieri e Un Bicchiere non si vendono? La ringraziamo dunque per il prezioso distinguo. Vuol dire che anche lei pensa che almeno i due terzi del nostro lavoro è positivo. Nel valutare una persona od un’organizzazione, se i due terzi di ciò che fa riesce bene ed un terzo ha magari dei difetti (e chi non ne ha?) significa che è positiva. Vorremmo ricordarle poi che i bicchieri, i calici, le posate, i cavatappi in genere non soltanto si vendono, ma si regalano anche, per esempio in occasione di matrimoni, compleanni, onomastici. Perchè vuol ridurre delle cose preziose per il buon bere soltanto ad un ruolo di mera merce? Aah… mascherina! Potremmo querelarla e, davanti ad un giudice, non soltanto la sfideremmo a mostrare le prove di quanto afferma (che lei non ha perchè non è vero quello che dice), ma porteremmo delle nostre prove per dimostrarle quanto lavoriamo seriamente. E se è come diciamo noi, lei dovrebbe risarcirci con cifre adeguate per il danno che ci ha fatto. Le diamo una seconda occasione, l’ultima, per smetterla di gettarci del fango addosso per poi dire che era soltanto una satira. Non ci costringa a farle del male. Vorremmo che lei rimanesse un collega, critico ed a volte anche esageratamente, ma non una vittima di conseguenze che si procurerebbe da solo con una giustizia che non perdona”.
    Caso Sandro Sangiorgi. Bonilli ci ha scritto che avrebbe detto “in televisione che è stata messa una scheda, che lui non aveva messo, per motivi commerciali”. Anche qui se fossi stato Bonilli non lo avrei querelato ed avrei risposto con un editoriale sul Gambero Rosso usando, in sintesi, le seguenti parole.
    “Caro Sandro. Lei è sempre il solito duro e puro. Ma il suo giudizio non è Vangelo. Della nostra Guida, dei giudizi che vi stampiamo, ne rispondiamo tutti noi che la stampiamo, non solo lei che ne fece parte in quell’occasione. Se fosse vero che riteneva quel vino davvero buono, ma non così tanto da premiarlo con i Tre Bicchieri, perchè farne un’occasione di pretestuosa polemica in TV? Ci sono vini che anche dei comuni mortali giudicano meritevoli di premi. Forse non saranno il top dei top, ma a volte è meglio incoraggiarli con dei premi. A certi attori e registi si assegnano alla fin fine dei premi alla carriera per ripulirsi la coscienza di non averli voluti premiare qualche volta in precedenza. I vini vanno valutati non solo per le caratteristiche organolettiche (e spero che questo lo possa proprio capire), ma anche per la quantità della produzione, per il prezzo al cliente, per la continuità con cui si esprimono a buoni livelli. Perchè non premiare quel vino che da tanti anni è buono (anche se per lei, ma solo per lei, non è eccezionale), è abbastanza economico, lo si può trovare in decine di migliaia di ristoranti e pizzerie, è fatto da un’azienda seria che su quel modello basa tutta la sua produzione? La decisione dei premi non la poteva prendere solo lei, che vedeva solo un aspetto, ma l’abbiamo presa insieme e ne rispondiamo come editori della Guida. Che sia vero o no quello che lei ha detto in TV ha poca importanza. Anche se fosse vero, nel suo durismo e purismo ha torto marcio. Non la quereliamo perchè speriamo che lei possa riflettere per non ripetere lo stesso errore. Ma se vuol proprio colpirci ancora, allora saremo inflessibili”.
    Ecco, secondo voi non sarebbe stato meglio agire così? Il Gambero non avrebbe fatto una miglior figura di quella che fa invece iniziando a distribuire querele? Io insisterei a dir loro che questa delle querele fra giornalisti è una strada da non imboccare. A meno che mirino di più ai risarcimenti in danaro. In questo caso, però, quando si vince è proprio davvero necessario infierire e crocifiggere l’avversario che ha perso? Non basta che un giudice stabilisca quella che ritiene la verità? Richieste da mezzo milione è roba da rovina. E la Guida più venduta d’Italia, poi, avrebbe davvero così bisogno di quelle cifre? Non è che magari abbiano già deciso di darle (dedotte le spese legali affrontate) in beneficienza, preannunciandolo e poi dimostrandolo ai propri lettori?

  27. Si è sempre molto bravi a predicare quando le cose non ci riguardano direttamente. Non conosco i vostri lavori nè le vostre storie ma se fossero toccati vostri affetti o interessi vi vorrei proprio osservare all’opera. Io difendo 120 dipendenti ai quali a fine mese pago regolarmente lo stipendio e se uno dice che sono un manigoldo e parla di me, me ne frego, ma se insozza un marchio e quindi dei prodotti e quindi crea danno a un’azienda deve sapere che o ha le prove o paga pegno. In Usa queste due persone avrebbero già chiuso baracca e burattini.
    In Italia si chiede risarcimento poi anche fossero 1000 euro li si destina al fondo giornalisti per bene, non servono per arricchirsi ma è ora di finirla con le calunnie. Infatti non ho capito le allusioni un po’ mafiosette al parlare, ciacolare, la vita è fatta di gesti concreti che si misurano al botteghino, in libreria, in edicola. Chi ha successo sembra sempre che lo abbia ottenuto per caso e in modi non leciti e questo dimostra anche un bel disprezzo per i clienti normali.
    Detto questo, vi saluto e non ritornerò più sul tema anche perchè la penso, pacatamente, in modo totalmente differente dal vostro.

  28. Sono un po´fuori dal seminato (succede spesso nei blogs…) ma su un punto non sono d’accordo con Mario Crosta (accettabilissimo invece il suo punto di vista da paciere e mediatore, che punta sulla collegialitá ed il buon senso).

    Non sono d’accordo quando scrive : “I vini vanno valutati non solo per le caratteristiche organolettiche (e spero che questo lo possa proprio capire), ma anche per la quantità della produzione, per il prezzo al cliente, per la continuità con cui si esprimono a buoni livelli. Perchè non premiare quel vino che da tanti anni è buono (anche se per lei, ma solo per lei, non è eccezionale), è abbastanza economico, lo si può trovare in decine di migliaia di ristoranti e pizzerie, è fatto da un’azienda seria che su quel modello basa tutta la sua produzione?”

    Eh no! per quel vino, per quei vini, instituiamo magari un altro tipo di guida, ma spero che il Gambero – e le altre guide – continuino a valutare (non premiare!) il vino per quel campione che hanno nel bicchiere con lo sforzo di massima oggettivitá ed imparzialitá in base alla campionatura che hanno nel bicchiere. Tremo al pensare a quali scenari si aprirebbero se i vini fossero valutati a posteriori, perché piacciono a tutti, perché sono ben distribuiti, perché sono popolari l’ estate, perché la Casa ha compiuto cinquanta settanta o cento anni etc etc. La situazione, mi pare, é giá abbastanza ingarbugliata
    cosi´.

    Anche perché, e qui torno nel seminato dei “vini veri”, ho la chiara convinzione che oltre un certo numero di bottiglie prodotte ci si allontana dal “vino vero” e ci si addentra nel campo dell’ industria del vino. Rispettabile ed utile finche´vogliamo, ma tutt’altra cosa dal discorso qualitativo cui tende chi vuole produrre “vino vero”. Anche se é difficile indicare una cifra, un numero di bottiglie che facciano da linea di demarcazione, ho paura che in nessun paese piu´del nostro il detto “small is beautiful” si adatti al mondo della produzione vinicola. E per chiudere: cerchiamo un altro termine che non sia questo de i “vini veri”. E gli altri cosa sono ? falsi ? Che só: vino agricolo, vino industriale o qualsiasi altra cosa che renda l’ idea senza rinviare ad un opposto necessariamente negativo.

  29. Scusi, Merolli, ma quelle parole erano dentro una ipotetica, da me inventata di sana pianta solo come traccia, eventuale “risposta” di Bonilli tramite editoriale anziché tramite querela…
    La traccia di quel testo “inventato” per l’occasione è maturata da un’analisi delle parole che ho letto sul Papero Giallo, dove Bonilli ha riportato il testo del botta e risposta tra Cernilli e Sangiorgi in TV a Report.
    Niente di più, caro Merolli.
    Invece aggiungerei una piccola chiosa per Bonilli che riguarda gli USA. Se Bonilli andasse a cliccare su http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=7&IDNews=1334 ci troverebbe del materiale interessante, perchè riguarda Wine Spectator. Per ciò che Marek Bienczyk ha scritto, e che io allora ho soltanto fedelmente tradotto, Wine Spectator non ha proceduto con una querela.
    Questi sono gli USA, non quelli che dice Bonilli (“In Usa queste due persone avrebbero già chiuso baracca e burattini”).
    Mi spiace che Bonilli abbia scritto che rinuncerà ad intervenire ancora. Il fatto che si abbiano opinioni diverse è normalissimo. Suvvia, Bonilli, ci ripensi. Le 120 persone che lavorano con lei (un bel successo e in pochi anni, quindi da parte mia sinceri complimenti alla sua rivista) meritano un dibattito per la chiarezza, anche se limitato ad un blog come questo.
    Perchè, se non erro, il tutto è cominciato da un invito di Franco Ziliani a discutere sulle parole di Mojoli e sulla tardive scoperte di Slow Food. Riprendo una bella frase dell’amico bergamasco: “Non si tratta di dirsela e di cantarsela, Stefano, ma di prendere atto che la gente ha voglia di vini veri che si possano bere, che siano abbordabili, anche da un punto di vista economico, che abbiano una storia e un’origine rintracciabili, che esprimano un territorio, un viticoltore, una denominazione e non siano terribilmente uguali tra loro e intercambiabili…”
    Penso che il mondo del vino ne guadagnerebbe.

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