Bio&dinamica: o dello scetticismo che circonda ancora il vino bio

Interessante riflessione dell’amico Luciano Ramella, reduce dalla rassegna Bio&dinamica prevista a margine del Wine Festival di Merano, sullo scetticismo e sull’incredulità con cui molti, anche importanti organi d’informazione, guardano all’universo dei vini biologici e biodinamici. Le sue annotazioni argute pensano possano costituire un valido elemento per aprire un vivace dibattito…

f.z.

Chi ha avuto la  pazienza di salire i tornanti che portano al Castello di Prissiano, venerdì 10 novembre, può comprendere perché lo splendido maniero rinascimentale, con il suo ponte di pietra e la vite più vecchia d’Europa, si chiami Katzenzungen.

Eliminando “zungen” rimane l’espressione che, tradotta in italiano senza conoscere il tedesco, ci siamo lasciati sfuggire in tanti di fronte a quella bellezza, esaltata dalla tiepida giornata di sole e dai panorami mozzafiato che si godevano dalle finestre.

Sede degnissima per una manifestazione, svoltasi nell’ambito dell’International Wine Festival di Merano, che si propone lo scopo di rendere il mondo dei vini biologici e biodinamici “più chiaro e comprensibile” agli appassionati.

Di fronte allo scetticismo che ancora circonda questo mondo, non solo da parte dei produttori “non convertiti”, e di molti enotecari e ristoratori, ma anche da parte di giornalisti assai qualificati come Fabio Giavedoni di Slowine, che a pag. 232 del numero di novembre della rivista SlowFood, scrive testualmente: “ultimamente (?) i termini biologico, biodinamico, naturale, vero sono spesso abbinati al vino con troppa leggerezza: si conoscono casi di produttori che si professano biodinamici quando soltanto qualche anno fa erano i migliori clienti del più vicino consorzio agrario”, produttori che hanno scoperto “un nuovo modo di apparire, una nuova immagine da proporre nell’affollato mondo del vino”, è giusto chiedersi se quelli che, come me, si interessano a questa materia da qualche tempo, pagando regolarmente i biglietti delle varia manifestazioni e le bottiglie che beve, siano dei creduloni, degli illusi o, per dirla in tedesco, sempre da parte di chi non parla tedesco, dei “Katzonen”.

Insomma tutti questi manifesti, proclami, associazioni (troppe) di viticoltori naturali, biologici, biodinamici sono davvero degli specchietti per le allodole (polli)? Queste dichiarazioni giurate di ripudio dei concimi chimici, questo rifiuto della solforosa, questo gioire per “il ritorno dei lombrichi e dei fiori di campo” sono delle “prese per i fondelli”?

Mi si obietterà che si vuole parlare di casi particolari, dei furbastri, e non certamente della maggior parte dei vignaioli bio. Ma allora perché, da cotal pulpito, creare ancora più confusione ed incertezza nel consumatore ?

Ho la sensazione che la Chiocciolina, intesa come associazione, si senta, come dire, scavalcata a sinistra o forse si infastidisce perché non è ancora attrezzata per aprire una succursale della sua Banca del vino.

Certo che nel mondo bio, nel vino come nell’alimentare, ci sono i furbetti. Ma questi ci sono dappertutto.

Lasciamo perdere dichiarazioni troppo altisonanti del tipo “prodotti in sintonia con la natura ed in simbiosi col territorio, col mondo cosmico ed astrale” usate dagli organizzatori di bio&dinamica nel libricino di presentazione del Wine Festival e affidiamoci alla nostra sensibilità e intelligenza.

Assaggiamo questi vini, nelle degustazioni, nei ristoranti (incominciano a trovarsi anche in quelli tradizionali, sia pur confusi con gli altri), a casa. Giudichiamoli con i nostri occhi, con il nostro gusto e con il nostro stomaco.

Non è detto che ci debbano per forza piacere certe esasperate macerazioni sulle bucce o quei colori da vini passiti. Può darsi che ci dia fastidio quel sentore di appena accennata ossidazione. Proviamo a scoprire i fedifraghi che pensano solo ad “apparire nel mondo del vino”, guardando in faccia e negli occhi questa gente, parlando con loro, cercando di capire il perché di certe scelte. Ho incontrato tanti personaggi veri e schietti di cui, “katzen !”, io sento di fidarmi.

Non voglio abusare dello spazio che mi lascia Franco e quindi dei vini presenti alla manifestazione parlerà qualcuno certamente più qualificato di me, semplice o forse sempliciotto amante del vino e del proprio benessere.

Luciano Ramella  

0 pensieri su “Bio&dinamica: o dello scetticismo che circonda ancora il vino bio

  1. Condivido molto dell’esigenza di maggiore chiarezza attorno ai termini, e ai concetti, di bio- e di bio-dinamica (o sarebbe meglio dire: antroposofia?). Correggetemi se sbaglio, ma a me pare che ci siano due passaggi, per cosi’ dire, cruciali nella catena di associazioni che si sta creando attorno a queste parole nel contesto vinicolo. Uno e’ il passaggio da “bio” (organic) a “biodinamico”, che va approfondito, va chiarito, vanno meglio inquadrati l’uno rispetto all’altro; l’altro e’ il passaggio dell’assunzione di paradigmi “bio” ( o -dinamici, se del caso) a parametri qualitativi per il vino. Io credo che sia importantissimo tenere i due passaggi ben distinti. Altrimenti c’e’ il rischio molto concreto che i nemici (per qualsivoglia ragione) del “bio” assumano come grimaldello eventuali fallacie del primo passaggio, quello bio -> biodinamica. Per essere piu’ chiari, si rischia di far pagare a tutto il mondo “bio” enologico gli eventuali errori di fondamento o di comunicazione commessi dai biodinamici.
    Personalissimamente, mentre mi riconosco pienamente in uno degli approcci che sicuramente van sotto l’ombrello “bio/organic” (a volercelo far stare, cosa che ri-personalmente mi interessa meno del farlo in concreto), e un po’ meno pienamente in un altro paio di essi, al contrario, da un punto di vista conoscitivo, non riconosco allo specifico biodinamico (cioe’ a quanto e’ portato in esclusiva dal messaggio steineriano-thuniano, loro contributo originale) una particolare plausibilita’. Mentre gliela posso riconoscere (anche se non per me) dal punto di vista cult-urale, nel senso che lo considero proprio un culto. In una battuta: credo che quanto del biodinamico faccia bene alla terra e alle viti, derivi dal bio-; dal -dinamico se proviene qualcosa di benefico, e’ per lo spirito di chi quella terra e quelle viti lavora. Il che, se fosse, non sarebbe comunque niente male, e di per se’ degno d’essere.

  2. Caro Luciano,

    sono perfettamente in sintonia col tuo pensiero.
    C’è bisogno di maggiore chiarezza.

    Vino da agricoltura biologica

    Vino biologico (organic wine)
    Vino biodinamico
    Vino naturale

    Sono categorie(etichette) troppo spesso assimilate e confuse con un’approssimazione ed una superficialità pericolosa.

  3. I paradossi sono due: 1) molti produttori bio non si certificano perchè non credono nella efficenza degli enti certificatori nello svolgere i controlli; ma così si crea il substrato ideale per gli imbroglioni ed i millantatori.
    2) Fa però ridere il fatto che si debba scrivere biologico sui prodotti bio (previa certificazione, controlli, ecc), ma che non si debba scrivere “chimico” su chi a questi controlli non si assoggetta. E’ una provocazione, ma rifletteteci un attimo su…
    Ad ogni modo sono stato a Fornovo a Vini di Vignaioli e la domenica sera ho bevuto a cena coi produttori una quantità spaventosa di vino (alcuni veramente buoni); risultato: la mattina dopo non avevo il solito mal di testa perforante da so2…se questo significa vino naturale-bio-biod, ebbene viva i vini bio! Senza parlare poi di come questi vini riescano molto più dei “convenzionale” a trasmettere l’essenza del terroir, con finali di bocca lunghissimi, sapidi e persistenti: la vera mineralità.

  4. a me questi discorsi ricordano tanto i “cioè” “a monte di..” (’68 e dintorni) . Corsi e ricorsi storici. Padri , figli e nipoti.Ma il ceppo è sempre lo stesso.

  5. Il problema della certificazione bio è che certifica le uve quindi, in teoria, in cantina il produttore, anche se certificato, è libero di fare un pò quello che vuole…

    Questi produttori invece vogliono distinguersi non solo per il rispetto e la cura della vigna (e solitamente lo fanno in modo ancora più estremo di quanto previsto dalle pur restrittive normative bio) ma anche per le procedure di vinificazione in cantina che, al di là delle scelte personali dei singoli, rifiutano a priori l’utilizzo di coadiuvanti enologici ed altre pratiche invasive nonchè marchingegni vari…

  6. Provo a dire la mia su un argomento molto complesso: è vero che c’è confusione, è vero che vi sono furbetti e millantatori che si rifanno l’immagine a colpi di sigle, è vero che a volte le certificazioni servono a poco. Quello che posso, però, affermare è che:
    1)la gran parte dei produttori bio/biodinamici/naturali sono mille volti più seri ed onesti delle grandi aziende “convenzionali”.
    2)come scritto da Felpino molti di questi vini esprimono maggiormente il territorio.
    3)al di là delle sigle e dei “culti” quello che conta è se un vino emoziona. Per quanto mi riguarda i vini di Chapoutier o Josmeier o Joly sono vini indimenticabili.

  7. Grandissimi i francesi citati da Corrado (aggiungerei comunque almeno Mark Angeli).
    Tra gli italiani presenti a bio&dynamica non possiamo non ricordare il drappello dei friulani con i loro straordinari bianchi macerati sulle bucce (Dodon, La Castellada, Paraschos, Princic, Radikon, Terpin, Vodopivec, Zidarich) l’abruzzese Emidio Pepe (a Corrado, se capisco i suoi gusti, raccomando il Trebbiano d’Abruzzo 1995) e, tra i tanti toscani, tutti validissimi, mi limito a citare Cerreto Libri con i suoi rossi di purissimo frutto e dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Comunque tutti i vini presenti valevano il viaggio.

  8. Non conosco bene i vini di cui state parlando però una volta a Bologna sono stato a un convegno con Joly e a una verticale del suo vino di punta. Alcuni mi sono piaciuti altri francamente per niente. Quello che non mi torna tanto è perchè dopo tutta la teoria della biodinamica si finisca comunque a mettere l’so2. Mi piacerebbe assaggiare la Coulèe de Serrant senza la solforosa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *