Da ora in poi una sola Fijev. Interrotta la collaborazione con “Fijev Italia”

Ricordate i miei recenti interventi sullo strano (eufemismo) rapporto esistente tra la Fijev Internationale (ovvero la Fédération Internationale des Journalistes et Ecrivains des Vins et Spiritueux, Federazione internazionale dei giornalisti e scrittori del vino e delle acqueviti) e la sua affiliata “Fijev Italia” ? Ricordate i commenti del vice presidente della “Fijev Italia”, l’amico Guelfo Magrini, che rimproverava a me e ad altri amici comunicatori del vino la scelta di aderire alla Federazione internazionale e non alla “filiale” italiana ?
Beh, non si trattava di vicende personali, e di idiosincrasie verso alcuni personaggi, come dimostra chiaramente la decisione presa ieri dal Bureau della FIJEV, che comprende il presidente Louis Havaux, il vice presidente Isabel Mijares y Garcia-Peylayo, il segretario generale Hervé Lalau ed il tesoriere Yves Paquier, di porre fine alla collaborazione tra Fijev e “Fijev Italia” e di chiedere alla “Fijev Italia” il “cambiamento della ragione sociale al fine di evitare ogni possibile confusione, perché non possono esistere due Fijev”, ma una sola. Inoltre é stato stabilito che la realtà sinora nota come “Fijev Italia”, oggi di fatto “non é più in condizione di rappresentare la Fijev in Italia”.
Uno dei motivi principali del “divorzio” era stato rappresentato dalla pretesa, da parte di “Fijev Italia”, che la Fijev potesse ammettere come membri italiani unicamente giornalisti e comunicatori italiani che fossero membri della “Fijev Italia”, cosa contraria allo statuto vigente.

Cosa succederà ora ? Molto semplicemente che quella realtà che sino ad oggi si é presentata come “Fijev Italia” dovrà darsi un nuovo nome, e che i giornalisti e comunicatori del vino che sino ad ora avevano aderito unicamente alla “Fijev Italia” se vorranno continuare a riconoscersi e far parte di quella importante realtà associativa internazionale che é la Fijev dovranno chiedere, singolarmente, di aderire, di modo che le loro richieste di adesione vengono esaminate e nel caso approvate dal Bureau.

In seguito a questa decisione, si apre un nuovo importante capitolo della partecipazione italiana alla Fijev, e la componente italiana dovrà darsi nuovi responsabili e fissare modalità di collaborazione con la realtà centrale all’insegna del dialogo e dell’armonia e del perseguimento di obiettivi che siano in sintonia con quanto disposto dallo statuto dell’Associazione.

Da parte mia, credendo fortemente nella Fijev e avendo deciso di aderirvi nuovamente, dopo anni, sono persuaso non solo che larga parte degli attuali membri della “Fijev Italia” decideranno di aderire alla Federazione Internazionale, ma che di fronte a questa operazione chiarezza finalmente decisa dal Bureau, numerosi giornalisti e comunicatori italiani, che disorientati per l’esistenza di una “Fijev Italia” parallela alla realtà internazionale o non condividendo i criteri di conduzione dei suoi responsabili, avevano preferito restare alla finestra, guarderanno con occhio nuovo e con un diversa credibilità e interesse alla Fijev. E di fronte a responsabili e programmi rinnovati, ad un nuovo slancio, e ad una chiara volontà di dialogo con la sede centrale, a idee chiare e precise e responsabilità ben definite saranno invogliati a fare richiesta di adesione.

Da parte mia, insieme ad alcuni amici di antica e recente storia associativa, vedrò di adoperarmi per fare in modo che la realtà italiana all’interno della Fijev faccia la propria parte con competenza e offra un originale contributo di idee per perseguire gli obiettivi comuni previsti dallo statuto ed una fattiva collaborazione tra i membri e le diverse realtà nazionali.

 

0 pensieri su “Da ora in poi una sola Fijev. Interrotta la collaborazione con “Fijev Italia”

  1. Caro Franco, chér confrére, come da formula Fijev, di cui sono membro fin dal 1998, io invece continuo a stimarti in quanto so bene che le tue azioni sono ispirate da principi e intenti positivi, anche se in questo caso non li condivido; sei una persona che si distingue per la buona fede, e so che tu riconosci questa qualità anche in me.
    Facilmente puoi riconoscere dunque che se ho deciso d’impegnarmi nella costruzione di Fijev Italia, l’ho fatto pensando di realizzare una sinergia positiva a beneficio della categoria, della correttezza e completezza dell’informazione specializzata e dunque dell’utenza relativa. Abbiamo i medesimi intenti e ci troviamo in contrasto sulle forme. Giusto dunque il tuo richiamo alla riflessione. Ma le forme sono importanti e anche se spesso vengono separate brutalmente dai contenuti, hanno un valore politico che non si può negare.

    Nella tua relazione sulla lettera di fine rapporto tra Fijev Int. e la federata italiana di recente costituzione hai omesso la frase più emblematica dell’intero documento, che io riporto in originale,:

    Le Bureau de la FIJEV, conformément à nos statuts (article 5 alinéa 4) a décidé :
    1) Le protocole d’accord signé du président Louis Havaux, n’ayant pas été validé par notre conseil d’Administration est nul et non avenu.

    Ciò vuol dire che accordi ai massimi livelli (Presidente con Presidente, e mi permetto di ricordare che il Presidente è rappresentante ufficiale dell’intero consiglio e le sue decisioni sono le decisioni del consiglio stesso) erano stati presi in base al rispetto o meno dello statuto generale, in un processo che tendeva semplicemente a chiarire alcune modalità controverse. Il processo andava avanti come qualsiasi altra cosa, attraverso confronti e scambi d’idee privi di acrimonia, supponenza o desiderio di potere.
    Ci troviamo di fronte ad una motivazione di fine rapporto viziata da palesi violazioni alla sostanza delle cose e alla correttezza necessaria. Quindi, per rispondere a Rovino, stavolta la brutta figura l’ha fatta purtroppo la FederazioneInternazionale e non la componente italiana.
    E non si tratta solo di una “brutta figura”; riprurtroppo il fatto di aver sconfessato la presidenza in merito agli accordi in atto con l’Italia determina il dimissionamento del Presidente Havaux nella sostanza, dunque il richiamo al suo ruolo è in questo momento puramente virtuale. Egli non è più Presidente Fijev e dunque la nostra cara e preziosa associazione non ha più presidenza. Da cui, le decisioni prese dal Consiglio in questa contingenza non hanno alcuna validità, fino a che non si provveda a ratificare la decisione in presenza di una nuova presidenza democraticamente eletta.
    In questo frangente, la Fijev Italia, che conserva e sostiene pienamente tutti i suoi ruoli istituzionali, è l’unico organismo legittimato a portare avanti le attività associative Fijev in Italia.
    Ovviamente, saranno presi contatti con i vertici Fijev per spiegare la reale portata degli ultimi fatti, con la ferma intenzione di arrivare ad un chiarimento corretto e utile anche per il prestigio dell’associazione stessa, che potrebbe essere stato scosso dalle palesi imprecisioni ultimamente manifestate dalla reggenza internazionale, prestigio che noi giornalisti italiani abbiamo il dovere di difendere.
    Infine le tue perplessità sull’attuale gestione, che sono probabilmente la molla scatenante di questa situazione confusa. Esse non mi appaiono congrue; ogni inizio conserva vaste aree organizzative che vanno ad evolvere nelle forme che si intende dargli. Questo è il percorso corretto: democrazia.
    E questo è il percorso di Fijev Italia, che domani potrebbe avere assetti del tutto diversi, sempre che legittimati da un reale confronto democratico, al quale tu ed alcuni altri pochi colleghi date l’impressione di volervi sottrarre.
    Nella manifestazione della mia stima ti invio
    Carissimi saluti
    Guelfo Magrini
    Vice Presidente Fijev Italia

  2. Caro Guelfo é tentando di seguire ragionamenti piuttosto contorti e capziosi come i tuoi (e mi dispiace che vengano da una persona che continuo a stimare come te, e non da altre figure, delle quali non ho notoriamente alcuna stima, anzi…) che si capisce quanto sia stata opportuna la decisione presa dalla Fijev Internazionale e quale confusione e quanti equivoci abbia creato questa politica di “doppio binario” alla quale, finalmente, si é posta fine. Non aggiungo altro solo per l’antica amicizia e per il rispetto che continuo ad avere per te, anche se non ti ci vedo proprio, Guelfo, in compagnia di determinate persone, e a difendere determinati personaggi e posizioni, credimi…

  3. Ma un po’ di chiarezza, no? Confesso la mia ignoranza in materia associazioni (a parte la British Guild of Beer Writers della quale faccio parte), ma non riesco a capire in concreto cosa è successo. Io mi sono iscritto a Fijev Italia perchè mi è stato proposto, quella internazionale l’ho conosciuta dopo… Colpa mia, direte voi. Ok, forse. Ma ancora non capisco perché questa confusione, questa lotta (di potere?) quando in fin dei conti di un’associazione di scambio opinioni ed esperienze si tratta (o sbaglio?). Ci sono sotto antipatie personali? Bah, comunque rimango perplesso, mi sento fuori dai giochi, e credo di vivere e lavorare anche senza Fijev (internazionale o nazionale che sia….). Consentitemi solo un po’ di rammarico e la sensazione di essere un topolino cieco in un labirinto…
    Saluti a tutti, comunque.
    Maurizio Maestrelli

  4. Egregio Maestrelli, come potrà verificare dai post relativi, io mi sono permesso di chiedere chiarezza fin dall’inizio di questa poco degna storia. Tutto sembra causato da profondi dissapori tra il collega Ziliani, che può essere considerato uno dei padri del giornalismo vitivinicolo italiano, e Luigi Odello, delegato Fijev per l’Italia da molti anni, e oggi presidente della federata italiana costituita dopo una serie di lunghe trattative con la casa madre. Come lo stesso Ziliani, nostro gentile ospite, ha più volte affermato, molti di noi iscritti ed io stesso che ricopro una carica all’interno dell’associazione, non siamo coinvolti in questa diatriba e dunque dobbiamo assistere impotenti a quella che io considero una buffonata capace solo di non rendere giustizia ai reali valori in campo e negativa per a reputazione di molti colleghi che non lo meritano.
    Purtroppo, all’estero, abbiamo a che fare con personaggi che interpretano il loro ruolo in seno all’associazione in maniera alquanto personale, credendosi in grado di decidere atti che sono a danno grave dei giornalisti coinvolti e della stessa associazione rappresentata.
    La dichiarazione di fine rapporto e il dictat di scioglimento della Fijev Italia sono quanto di meno regolare e deontologicamente corretto si possa trovare nel nostro ambiente. L’aver sconfessato gli accordi presi dal presidente Havaux in merito alla federata italiana equivale ad aver sconfessato la presidenza Fijev stessa. Nonostante che io non sia proprio un esempio di disciplina istituzionale, questo fatto mi appare enorme. Se il consiglio Fijev Int. ha sconfessato il suo presidente, ebbene se ne traggano le conseguenze: la Fijev è senza governo e non può decidere se non con atti arbitrari, irregolari e non validi. Spero tanto, e più volte ho richiamato ad un comportamento più costruttivo i soggetti in campo, conoscere anch’io i motivi che sono alla base di questo complotto, ma nè Franco nè i suoi antagonisti sembra riescano a dare risposte convincenti.
    Ora, io e tutti i partecipanti a questa realtà associativa abbiamo il diritto di sapere i motivi di queste diatribe, in quanto esse cominciano a dar fastidio alla nostra serietà professionale.
    Cordiali saluti
    Guelfo Magrini

  5. Caro Dott. Ziliani,
    ormai da qualche tempo collaboriamo in ambito professionale e credo lei possa confermare la stima che ho più volte manifestato nei suoi confronti, così come penso possa confermare l’assoluta schiettezza su cui abbiamo impostato le nostre comunicazioni negli ultimi due anni. Premesso ciò, onde sgombrare il campo da sospette antipatie di tipo personale, perché non è proprio questo il caso, vorrei spendere due parole su questa benedetta questione, cosa che forse in qualità di vicepresidente di Fijev Italia, al pari di Guelfo Magrini, avrei dovuto fare prima. Speravo che prevalessero il buon senso e la ragionevolezza, ma così non è stato.
    Ho aderito a Fijev Internazionale nel 2002 e da allora la mia stima nei confronti di questa federazione è rimasta sempre piuttosto tiepida, per il semplice motivo che mi pareva che la sua utilità, almeno in Ialia, fosse pressoché nulla. Scorrendo sull’annuario i nomi degli iscritti italiani vi trovavo colleghi che conoscevo e con cui collaboravo, ma non certo per merito della comunue appartenenza a Fijev, bensì grazie a percorsi professionali che per diversi motivi si erano incrociati.
    Ho quindi accolto con grande entusiasmo la comunicazione della nascita di una sezione italiana di Fijev, convinta che finalmente questa benedetta federazione potesse in tal modo diventare qualcosa di più concreto e tangibile nella realtà italiana, dove l’individualismo regna sovrano e dove ogni giorno nascono, perdonate la franchezza, sedicenti giornalisti del vino che, mancando completamente di preparazione tecnica ed esperienza, spesso e volentieri sputano sentenze discutibili oppure nella migliore delle ipotesi scrivono cavolate che non fanno decisamente onore alla comunicazione del settore vitienologico del nostro Paese. Credevo quindi che Fijev Italia potesse dare un contributo al miglioramento dello standard qualitativo delle esternazioni dei nostri giornalisti della vite e del vino (me compresa), raccogliendo quante più adesioni possibile (e in ciò non facendo altro che sostenere alla fin fine Fijev Internazionale), facendo opera di formazione e informazione, invitando gli associati ad attenersi a un comportamento deontologico che andasse al di là della semplice appartenenza a un ordine professionale (per coloro che vi appartengono formalmente), cucito addosso alla specifica categoria. Da tutto ciò sarebbe derivata anche una maggior qualità dei rapporti con i colleghi internazionali.
    Sapevo anche che i tempi per un obiettivo così ambizioso sarebbero stati necessariamente lunghi, ma non calcolavo che sul nostro cammino si presentasse non tanto un Franco Ziliani – che nel condurre la sua battaglia potrebbe anche avere tutte le ragioni del mondo, ma finora non mi è parso che le abbia chiarite a sufficienza – quanto una Fijev Internazionale così poco affidabile e francamente tutt’altro che lineare nelle sue prese di posizione.
    Alla luce della documentazione che ho avuto modo di leggere, trovo che in tutta la vicenda qualcosa continui a non tornare e che Fijev Internazionale debba molte spiegazioni, se non a Fijev Italia, quanto meno ai suoi iscritti italiani (in generale), soprattutto a quelli che ha deciso di silurare senza fornire motivazioni valide. Tra questi la sottoscritta.
    Non mi va di essere estromessa da Fijev Internazionale perché qualcuno ha deciso che sono appestata per la mia appartenenza (e peggio, vice-presidenza) a Fijev Italia. Per cui quanto meno una spiegazione per i fatti gravi occorsi qualcuno la dovrà fornire. E a chiusura di tutto ciò, spero che in futuro i buoni cervelli che il giornalismo italiano della vite e del vino ha a disposizione (perché ce ne sono eccome, ne sono convinta) non debbano più perdere tempo in polemiche sterili come quella sorta da questa vicenda, per riservare tempo, energie e lucidità mentale ad attività più utili.
    Rnnovandole la mia stima, Costanza Fregoni

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