Gli “altri” Chianti in degustazione a Milano

Per lunedì 4 dicembre, nell’elegante cornice dell’Hotel Four Seasons di via del Gesù (zona Montenapoleone, tanto per capirci) di Milano, si segnala dalle 15 alle 21, una degustazione che vi consiglio, se potete spostarvi nella città della “mia bella madunina” e del “panetun”, di non perdere.

Si tratta di un grande banco d’assaggio di Chianti, ma non il celebratissimo Chianti Classico, bensì della vasta serie degli “altri” Chianti Docg, Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli, Chianti Rufina e Chianti Superiore, che rappresentano il volto forse più schietto, ruspante, autentico, quello meno contaminato da cambiamenti d’identità e da trasformazioni, del vasto panorama chiantigiano, che non può, ovviamente, essere ristretto alla sola vasta area, seppure blasonata, del Classico.

Grazie al Consorzio del Vino Chianti cinquanta aziende di varia provenienza e storia presenteranno in assaggio qualcosa come 100 vini diversi, accompagnati da prodotti tipici della gastronomia toscana.

Nel corso della manifestazione è prevista una presentazione del territorio chiantigiano (a fianco una interpretazione artistica dell’artista californiana June Carey) svolta mediante le suggestive immagini del bravissimo fotografo fiorentino Sandro Michahelles.

Per informazioni: Consorzio Vino Chianti tel. 055 333600 e-mail sito Internet

0 pensieri su “Gli “altri” Chianti in degustazione a Milano

  1. Confesso che un po’ ho indugiato sull’uso di quelle virgolette nel titolo, poste attorno a “altri”, non attorno a “Chianti”. Ma chiaro mi e’ il senso: altro che “altri” chianti, signori! sembra voler dire (dove “signori” vale ovviamente “o voi signori che quando pensate al vino non guardate al di la’ del fondo del bicchiere”). Questi “altri” chianti sono appunto, anzi, il volto piu’ “autentico” del “panorama chiantigiano”. Di sicuro infatti sono quelli che in seguito al primo “cambiamento di identita’”, quello sancito dal regime fascista nel 1932, hanno subito ben poca “contaminazione”: hanno acquisito ope legis la carta d’identita’ che fino a quel momento falsificavano, e la tengono stretta: ibi manebunt optime.
    Ovvio che “chianti” e’ solamente un termine generico per indicare un
    vino rosso (forse di sangiovese) prodotto nell’Italia centrale e avente certe caratteristiche (su cui non si trovera’ forse mai l’accordo. ma non importa: l’importante e’ concedere che questo luogo mitico dell’immaginario, questo contenitore miracoloso, esista). Ma a questo punto io rilancio: e’ certo che tale vino non puo’ “ovviamente” essere ristretto alla “sola vasta area” del Classico (quel quasi ossimorico “sola vasta” dice moltissimo, grazie). Del resto gli Antinori hanno dimostrato da tempo che si puo’ fare dell’ottimo bordeaux anche in Toscana. Siamo sicuri che l’elenco delle zone (anche nel Nuovo Mondo, why not?) dove si puo’ produrre dell’ottimo chianti sia finito? Io direi che la “sola vasta area” racchiusa dai confini del 1932 comincia ad andare un po’ strettina.

    Evidente qui che siamo in tutto e per tutto fermi alla situazione ben descritta dalle parole con cui Franco Carpentieri, allora direttore della Federazione nazionale delle industrie dei vini e dei liquori, “rispose” alle pretese di quegli ignorantoni dei chiantigiani ai tempi della battaglia attorno al famoso decreto:
    “Non vi e’ dubbio che se il Chianti fosse un vino superiore da pasto questo nome si dovrebbe riferire esclusivamente alla zona ristretta sopra indicata. Ma il Chianti invece [sic] e’ un vino da pasto molto conosciuto e diffuso in Italia e all’estero, e le esigenze commerciali hanno fatto ricercare fuori della zona tipica dei vini analoghi, che da tempo si sono accreditati con lo stesso nome in Chianti”
    (citato in Antonio Saltini “La guerra del fiaschetto: baruffe, tregue e rivalse per le denominazioni del Chianti”).
    E poiche’ “ovviamente” le ragioni di bottega devono venire prima e sopra tutte le altre, e soprattutto ora che i regolamenti CE per la disciplina delle denominazioni d’origine che citano nomi di regioni geografiche sono nero su bianco, e che lo scandalo (nei confronti dei chiantigiani E dei consumatori di tutto il mondo) di un vino marchiato “Chianti” prodotto in zone distanti dal Chianti fino a cinque o sei volte il tratto corrispondente alla sua reale estensione, potrebbe correre il rischio di essere fatto cessare, ecco che oggi tali ragioni impongono l’urgenza di accreditare agli occhi di tutti, soprattutto in Italia, un’immagine del “panorama chiantigiano” che coincida con la zona di produzione del vino marchiato Chianti. E l'”azienda Italia” risponde all’appello, tanto se non ci si aiuta fra di noi..e chi se ne frega se all’atto pratico si tratta di fregare per lo meno i consumatori internazionali. Todos caballeros! Mi spiace solo di perdermi l’illustrazione del “territorio chiantigiano” che il bravissimo fotografo fiorentino Sandro Michahelles svolgera’ con le sue suggestive immagini.

    Per parte mia, che ormai mi viene da ridere per non mettermi a piangere, vorro’ proporre a quegli zotici dei miei conterranei la seguente idea: perche’ non chiedere alla UE un cambiamento del _nostro_ nome (visto che chi ce l’ha sottratto non sembra minimamente intenzionato a mollarlo)?
    Lasciamo pure questo nome “Chianti” ai tanti bisognosi! Adottiamone uno
    nuovo. Sono generoso e voglio svelare anche il candidato, cosi’ se qualcuno vuole fregarselo prima, fa anche in tempo: io proporrei di ribattezzare il territorio ex-chiantigiano “Culo”. E di registrare in tutte le sedi opportune i nuovi toponimi di Gaiole in Culo, Radda in Culo, e Castellina in Culo. La storica e gloriosa Lega del Culo!
    Chissa’ se per qualche anno almeno ci sara’ dato di poterci chiamare con un nome tutto nostro.

    A tutti voi auguro una bella bevuta di Chianti, quello autentico, fatto a Terricciola o in vista dell’Abetone, e dico: alla salute!
    Tanto in vino “veritas”, no?

  2. Non so se ci sarà al banco d’assaggio ma volevo segnalare l’ottimo Chianti Docg Colli Fiorentini 2004 di Fattoria Le Sorgenti.

  3. Grazie Fabio per la segnalazione. Spero che tu possa partecipare alla manifestazione. In caso positivo, visto che io conto di andarci senz’altro (sul presto: 15,30 – 16, prima dell’arrivo della prevedibile “massa” di appassionati che escono dagli uffici), mi piacerebbe incontrarti per scambiare due chiacchiere e assaggiare qualcosa assieme. Il problema è che non sono certo di riconoscerti: ti ho incontrato tre anni fa al WineFestival di Merano ed io ero con Franco (l’articolo su Wine Report l’avevi curato tu). Che fare?
    Luciano

  4. Luciano purtroppo non ci sarò. Milano è un pò troppo lontana.

    Mi avrebbe fatto piacere incontrarti. Sono sicuro che non mancherà l’occasione.

    A presto.

  5. @Filippo

    ma…..L-O-L-L-I-S-S-I-M-O!!!!!!
    Idea fantastica, mi sto sbellicando davvero, Neanche a un altro grande toscanaccio come Montanelli sarebbe potuto venire in mente!

    :-))

    Luk

  6. Al Four Seasons il posto riservato alle manifestazioni enogastronomiche è, non solo, elegante ma anche perfetto per la bisogna. Il servizio è di una efficienza straordinaria: non fai tempo ad appoggiare la pelle del salame o la crosta del formaggio che il tuo piattino di ceramica viene sostituito. Si potrebbe organizzare un evento sul “vino in damigiana” (con tutto il rispetto per certi semplici me sinceri vini locali) e, in quell’ambiente, il successo sarebbe assicurato. Ho avuto una sensazione di grande serietà, di gente che vuole fare vino non per le Guide o per riconoscimenti vari, ma per il consumatore che cerca qualità ma anche bevibilità e prezzi abbordabili. Sono certo di aver incontrato persone schiette, che non se la tirano, e che in alcuni casi, non si vergognavano
    di essere in imbarazzo per la loro “prima” milanese. I ristoratori dovrebbero essere più attenti e considerare sempre di più questi vini, che potrebbero essere (parlo delle riserve) proposti al tavolo a prezzi inferiore ai 20 euro, per una vera soddisfazione del cliente.
    Sono andato a caso, cercando però di assaggiare qualcosa di tutte le tipologie presenti.
    Prima di tutto ho seguito il consiglio di Fabio e ho bevuto il docg Colli Fiorentini 2004 della Fattoria Le Sorgenti (si chiama Respiro). Vino davvero interessante, invecchiato solo in acciaio (un anno), con frutto netto e preciso, senza spigoli.
    Tanti altri sarebbero degni di nota, ma mi limiterò.
    La Fattoria di Grignano (Rufina) utilizza ancora, almeno nel base, una percentuale, naturalmente bassissima, di Trebbiano e Malvasia (immancabili nei Chianti ante Galestro). Mi sono particolarmente piaciute, della Fattoria di Grignano appunto, le riserve, in particolare quella del 2003 dove la Malvasia ed il Trebbiano lasciano spazio ad un 10% tra Merlot, Sirah e Cabernet unite, naturalmente, ad un 90% di Sangiovese). Invecchiamento di 12 mesi in legno di media dimensione.
    Vero signore, in tutti i sensi, il conte Ferdinamdo Guicciardini (Castello di Poppiano) che mi ha descritto l’eccezionalità dell’annata 2006 sia per la docg Colli Fiorentini sia in genere per il Chianti.
    La mia preferenza va, a pari merito, tra i tanti davvero notevoli, al Chianti docg San
    Pancrazio 2005 (100% Sangiovese) del simpaticissimo sig. Tommaso ed alla Fattoria Uccelliera, con il suo Chianti docg 2004 (3 mesi di botte da 500 litri e poi cemento e bottiglia).
    Infine un piccolo tuffo nel passato. Vi ricordate il fiasco? Ebbene, non credo sia l’unica azienda a riproporlo, ma “Le Coste” (Rufina), accanto alle bottiglie bordolesi rispolvera anche i tradizionali fiaschi impagliati (da 0,100 a 2 litri).
    Luciano

  7. Non so poi quali sono state le vostre impressioni, anzi speto che Franco possa scrivere un Post proprio su come ha trovato questi chianti “autentici”.
    Per essere sincero a me la qualità media è sembrata da 7-.
    Insomma, niente di che.

    Molti vini snaturati (l’abuso di legno si sente anche nell’altro chianti, eccome!), alcuni asprigni e con tannini fuori registro, altri ancora puzzettosi.
    Insomma, dov’è la floralità che uno si aspetta (o sbaglio?) in un bel chianti?

    Beh, a dir la verità qualcosa di buono c’era. Ad esempio fattoria cerreto libri. Azienda biodinamica che pratica dei prezzi molto interessanti. Il loro chianti riserva 2003 a 8€ e spicci franco cantina non era affatto male!

  8. @ diego
    Di Cerreto Libri, oltre ai Chianti Rufina sono davvero interessanti, anche nel prezzo, sia il Canaiolo in purezza sia il base Podernovo.
    Luciano

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