Il caso Ricci – Duemilavini: perché prendere le distanze dalle demonizzazioni liquidatorie

I fatti sono ben noti. Franco Ricci, potente patron dell’A.I.S. Roma, inventore della casa editrice Bibenda che edita l’omonima rivista e la guida enologica Duemilavini, ha fatto, ahimé, un clamoroso errore, una cosa che è davvero impossibile difendere e giustificare. Mi costa dirlo, perché dopo aver attaccato e criticato dal sito Internet WineReport, quando nessuno in Italia si sognava di farlo, Ricci e taluni suoi comportamenti, di Franco Ricci, avendolo conosciuto e frequentato, avendo capito meglio chi sia, e avendo preso atto di un’evoluzione positiva del suo modo di operare sono diventato amico ed è sempre spiacevole dover dire che un amico ha sbagliato. Gliel’ho detto lo scorso maggio, quando seppi della lettera inviata ad un folto gruppo di aziende vinicole italiane diffidandole a fare pubblicità su una certa rivista perché altrimenti non sarebbero state oggetto di recensioni e schede su Duemilavini 2007 e gliel’ho ripetuto di recente, quando è apparso chiaro che da uomo di parola qual’è aveva mantenuto la promessa e che le aziende che avevano continuato a fare advertising su quella rivista erano state, di fatto, escluse dall’edizione 2007 della guida.

E’ stato un errore, perché nessuno può impedire ad un libero imprenditore di scegliere di fare pubblicità dove ritiene meglio (anche su una rivista che ti ha attaccato e continua ad attaccarti ferocemente) e perché una guida dei vini dovrebbe fare le proprie scelte unicamente in base a criteri qualitativi, al giudizio dato sui vini assaggiati. Cosa che in molti casi, scorrendo l’elenco non sempre da Gotha – altro che “fior fiore della produzione italiana” ! – delle aziende non comprese in guida, non è escluso sia stato fatto, perché non è automatico che un’azienda presente sull’edizione 2006 di una guida debba essere forzatamente presente anche sull’edizione dell’anno successivo. Il livello qualitativo di un’azienda può cambiare, anche in peggio…

Non difendo Ricci pertanto, e da suo amico quale mi considero giudico sbagliata, autolesionista, indifendibile la scelta che ha fatto. Quel che non accetto però e trovo vergognoso è il furibondo attacco, l’opera di killeraggio cui viene fatto oggetto, non solo da parte di una rivista, notoriamente molto attiva nel chiedere e proporre pubblicità alle aziende vinicole, e dotata di una politica commerciale molto aggressiva e pressante e pertanto toccata nel vivo dal diktat di Ricci, ma di tutto un insieme di personaggi e figure che, per motivi vari, stanno cogliendo l’occasione per sparare a zero su Ricci, su A.I.S. Roma Bibenda, sull’A.I.S., per tentare di regolare piccole faccende personali, per ritagliarsi un momento di notorietà, per far capire che loro sì che non guardano in faccia nessuno. E magari, qualcuno, anche per tentare di fare informazione corretta.

Mettere in discussione l’operato e le scelte di Ricci, in base ai fatti sopra esposti e facilmente rintracciabili su diversi forum e siti Internet (come ad esempio Tigullio vino, dove peraltro la discussione propone una certa diversificazione di posizioni e di accenti) è legittimo e attiene ad un sacrosanto esercizio della critica che non mi sogno affatto, proprio io che la critica considero il sale della mia attività di giornalista del vino, di mettere in discussione. Prendere invece lo spunto da una scelta oggettivamente infelice per tentare di mettere sul banco degli imputati l’intera Associazione Italiana Sommelier ed i suoi responsabili, per confutare l’insieme di un’attività, quella di A.I.S. Roma Bibenda, che è sotto gli occhi di tutti e la cui vitalità è esemplare e non trova riscontri nel resto d’Italia è non solo ridicolo, ma profondamente disonesto.

E ancora più disonesto è che questa opera di demonizzazione veda coinvolti rami della sommellerie italiana che hanno brillato per la loro mediocrità e che non si sono mai sognati e non hanno mai avuto l’intraprendenza, la fantasia, la capacità imprenditoriale e manageriale di Ricci e non hanno mai realizzato un decimo di quello che con i suoi sistemi, che potranno essere anche discutibili (e non giustificabili, come in questo caso specifico) Ricci ed il suo team di collaboratori hanno realizzato e realizzano, a favore della sommellerie italiana tutta e della cultura del vino.

Un’altra cosa voglio però dire, senza voler ergermi ad avvocato difensore di Ricci, ma per amor di verità, a questi improvvisi catoni e censori, a questi custodi della moralità violata: ma dov’eravate, cosa facevate, cosa scrivevate (in verità niente di niente) quando altre guide dei vini italiani facevano cose e mettevano in atto sistemi ben collaudati e organici al cui confronto l’esclusione da Duemilavini decisa da Ricci è ben banale e povera cosa ? Dov’eravate e cosa scrivevate quando una ben precisa cupola d’interessi attribuiva premi, decideva presenze in guida ed esclusioni, in base all’osservanza o meno di determinate regole, all’adesione a determinate richieste di contribuzioni economiche che venivano, con sfrontata spudoratezza e prepotenza proposte alle aziende? Bene, preferivate essere assenti, latitanti, e se sapevate stavate zitti o vi dilettavate nel giochino delle tre scimmiette che non parlano, non vedono e non sentono. E ora, dopo essere stati dei campioni di conformismo e di pavidità, vorreste rifarvi una verginità e una credibilità sparando ad alzo zero contro un singolo episodio, non un sistema di comportamenti, che si commenta e critica da solo e che nessuno, tantomeno io, si sogna di difendere ?

Criticate Ricci per questa sua scelta, fatelo in maniera chiara, non guidati da interessi più o meno confessabili, da gelosie, invidie, frustrazioni, cattiverie gratuite, ma non illudetevi di poter ridurre l’essenza dell’attività di un gruppo di lavoro, di un insieme di professionalità, di intelligenze, di capacità di fare e coinvolgere, ad un solo gesto, infelice e indifendibile. Perché Ricci ha sbagliato, anche nel dare importanza ad una rivista che a mio avviso, francamente, tante attenzioni non merita, ma quello che A.I.S. Bibenda riesce a fare e fa a Roma da anni resta, comunque, infinitamente superiore e più valido di quello che determinati personaggi oggi in prima fila nello sparargli contro sono riusciti a fare, in anni, operando nel campo del giornalismo, della comunicazione sul vino e nell’ambito della sommellerie italiana. Dimenticare e tacere questo sarebbe non solo ingiusto, ma profondamente stupido.

p.s. Prima che lo faccia qualche imbecille, magari accusandomi di chissà quali nefandezze, dichiaro apertamente i miei “conflitti d’interessi” in questa vicenda. Collaboro con l’A.I.S. in Lombardia, scrivo su A.I.S. Lombardia news, sono collaboratore della rivista nazionale dell’A.I.S. Il Sommelier italiano, ho pubblicato un articolo e un altro ne sto scrivendo per Bibenda, ho recentemente collaborato con Franco Ricci e con A.I.S. Roma Bibenda organizzando un banco d’assaggio dei vini di 19 produttori di Castiglione Falletto a Roma.

0 pensieri su “Il caso Ricci – Duemilavini: perché prendere le distanze dalle demonizzazioni liquidatorie

  1. Cito:
    “dov’eravate, cosa facevate, cosa scrivevate (in verità niente di niente) quando altre guide dei vini italiani facevano cose e mettevano in atto sistemi ben collaudati e organici al cui confronto l’esclusione da Duemilavini decisa da Ricci è ben banale e povera cosa ? Dov’eravate e cosa scrivevate quando una ben precisa cupola d’interessi attribuiva premi, decideva presenze in guida ed esclusioni, in base all’osservanza o meno di determinate regole, all’adesione a determinate richieste di contribuzioni economiche che venivano, con sfrontata spudoratezza e prepotenza proposte alle aziende”

    Posso avere lumi, magari in pvt. (non si sa mai con le querele..), su queste guide e su questi episodi?

    Luk

  2. Risso, con rispetto parlando, non faccia il finto tonto, sono episodi ben noti, sui quale la stragrande maggioranza della stampa italiana ha fatto il gioco delle tre scimmiette… Suvvia!

  3. io propongo di portare il Vinitaly a Roma (unica metropoli internazionale di questo Paese),unico mercato in termini di quantità e qualità che non ha riscontri in Italia e forse neanche in Europa. Quando qualcosa viene fatto a Roma non è per Roma (come può essere per un altra città) coinvolge il mondo.In questa Italia di localismi e regionalismi beceri e mediocri può dare fastidio , a me piace, senza togliere nulla ad altri. Piccolo produttore -verona

  4. Franco, mi fa piacere vedere che concordi col punto centrale: se le premesse sono vere (ed al momento non ho sentito smentite, correggimi, come letto altrove quello di Ricci e’ un silenzio assordante) — ebbene, se le premesse sono queste, trattasi di errore grave, da parte di Duemilavini.
    E date le premesse, non so fino a che punto sia giusto additare i critici di “gelosie, invidie, frustrazioni, cattiverie gratuite”. O meglio, per l’amore che ho del paradosso, si, io critico la vicenda per frustrazione. E’ frustrante comprare una guida che (sempre date le premesse) e’, eufemisticamente parlando, inaffidabile. E qui non si intende certo gettare il bimbo assieme all’acqua eccetera: la vicenda infatti e’ tanto piu’ grave siccome molti tra noi considerano l’AIS una specie di patrimonio nazionale; vederlo allo sbando fa male. Nel frattempo si chiude il forum AIS, pensando con questo di contenere i mugugni (ottima conoscenza delle dinamiche della rete, devo dire).

    Venendo poi alla parte del tuo post in cui rimproveri altri potentati di aver fatto altrettanto (ed il mondo di non aver preso posizione) che dirti? Consentimi di far notare che nessuno di questi potentati ha mai messo, nero su bianco sotto forma di lettera, un simile disegno intimidatorio. Come la vogliamo chiamare, questa? Ingenuita’? Esiste una certa casa editrice, di cui non faro’ il nome ma solo il cognome (Gambero Rosso) che si ostina a mantenere un forum nel quale molti utenti quasi quotidianamente sbertucciano le scelte sui tre bicchieri. No, dai, lo stile AIS esce appannato.
    Certo, nessuna guida e’ il Vangelo. Avere un blog tra l’altro ha il vantaggio degli archivi, nei quali si puo’ leggere quel che pensavo in tempi, come si dice, non sospetti.
    🙂

  5. Caro Franco, finalmente leggiamo il tuo parere sulla questione Duemilavini. C’è molto di vero e condivisibile nelle tue parole, ma da Socio sincero ed interessato all’immagine dell’AIS non ritengo e non riterrò mai peccato veniale la censura, pratica purtroppo divenuta di uso comune nell’ambito della mia Associazione.
    I dittatori, a gioco lungo, non sono mai stati illuminati in tutti i loro comportamenti.
    Sai bene che nel mio piccolo (lo dico spesso per evitare di sentirmelo rinfacciare) ho sempre apprezzato e stimato, cosa che non ho difficoltà a continuare a fare, l’opera di Franco Ricci per la Sommellerie italiana.
    E’ anche oggi un formidabile punto di riferimento e di spunti per pensare e cercare di realizzare cose in grande, ma non posso credere che per poter pensare e realizzare grandi progetti ci sia bisogno di affossare la critica (Forum AIS chiuso da oltre cinque mesi), castigare la libertà di comunicazione pubblicitaria e rendere le elezioni nazionali una faccenda interna ad AIS Roma.
    Il sottoscritto e tanti altri non avrebbero bisogno di esprimersi su spazi esterni, se la libertà di espressione facesse ancora parte del patrimonio dei vertici AIS.

  6. Andrea, non condivido e l’ho detto anche a chi di dovere la chiusura del forum del sito dell’A.I.S., ma non credo che questa decisione ed il clima che tu descrivi possano in qualche modo essere attribuite a Franco Ricci…

  7. Franco,trovo tutta la vicenda di un patetico,che piu’ patetico non si puo’.Trovo pero’ ancora piu’ patetica quella rivista, la cui “mission”,francamente,ancora non lo capita.

  8. Primo punto
    Ricci a casa sua (Bibenda) è libero di fare quello che vuole, perchè è una sua creatura e le linee aziendali le decide lui, anche quando, dal mio punto di vista, folli e completamente suicide aziendalmente, come ha fatto in
    questo momento.
    Inutile sottolineare che se un editore produce una guida nazionale che ha la pretesa, come le altre d’altronde, di rappresentare il meglio del vino italiano, scritta in modo oggettivo, e si rivolge non solo ad operatori di settore (sommelier), ma anche semplici appassionati (la Guida la può comprare chiunque in libreria), deve tagliare dei produttori considerando solo l’aspetto qualitativo, non altro.
    Quello che ha fatto lui è un comportamento aziendalmente e come manager semplicemente assurdo, che getta per altro fango sul suo lavoro di editore e dei suoi collaboratori.
    Un normale fruitore ed acquirente della Guida Duemilavini che fosse a conoscenza di quello che è successo, temo non comprerebbe più la guida, perché non la riterrebbe più affidabile.
    Certo, Ricci, forse senza neanche saperlo, ha messo a nudo con questa vicenda un sistema, in generale, che credo sia proprio malato: cioè il coinvolgimento, che nulla attiene con la sola qualità di un vino, tra le guide ed i produttori e che mina la credibilità delle guide stesse.
    Probabilmente questo capita anche per le guide dei ristoranti e magari anche per quelle dei bulloni e delle chiavi inglesi.
    Mi verrebbe da dire che il Re è nudo, intendendo per Re non tanto e solo Ricci, quanto tutto il movimento che sta dietro la produzione di guide: ad un normale ed appassionato fruitore di questo prodotto, quello che è
    successo può far venire in mente tanti dubbi su tutti i prodotti editoriali simili che affollano il mondo del vino.
    Mi chiedo, per altro: i soci AIS, senza chiederlo, pagano 40, dei 70 euro che versano annualmente all’associazione, per avere a casa la Guida Duemilavini senza andarsela a comprare libreria. Bene, se Ricci non avesse la sicurezza di avere almeno 35.000 copie vendute sicure ogni anno, ma si basasse solo sulle vendite dirette in libreria, pensate che avrebbe preso queste decisioni ultimamente?

    Secondo punto
    Ma i problemi sono altri: i problemi sono che la Guida DuemilaVini è sì un prodotto editoriale di Bibenda Editore, di proprietà di F.M. Ricci, ma rappresenta anche l’AIS.
    Cioè AIS paga Bidenda per fargli un prodotto (la guida) che da sola non ha voluto o non è stato in grado di creare.
    Ergo, le posizioni di Ricci relativamente alla Guida non sono solo sue, ma rappresentano all’esterno di fatto anche tutta AIS e quindi anche le mie, che pago 70 euro l’anno
    per farne parte da socio.
    Questo si mi fa letteralmente imbestialire, perchè con la sua scelta Ricci ha di fatto coinvolto anche tantissimi soci AIS in Italia che non c’entrano assolutamente nulla con la sua, personale ed ampiamente discutibile, posizione.
    Perchè succede questo? Perchè nessuno ha mai voluto chiarire l’incredibile macello che si è venuto a creare con il fatto che Ricci è anche presidente di AIS Lazio.
    Ora, in una azienda normale, così come in un’associazione normale, se un fornitore di un prodotto decide una diversa elaborazione del prodotto che crea e fornisce (la Guida), prima ne parla con chi gli dà i soldi (AIS nazionale) e poi ognuno prende le sue decisioni. E’ stato fatto questo? Non credo. Se AIS nazionale ha avallato la folle decisione di Ricci di tagliare le 40 e più aziende (non conosco il numero preciso) dalla guida per il motivo che sappiamo, avrebbe come minimo dovuto avvisare i soci e spiegare le motivazioni. Lo ha fatto? No. Questo è l’aspetto grave, molto grave.

    Quarto punto
    Certo, poi ci sono gli aspetti legati a chi ne approfitta per sparare ed invece non ne avrebbe titolo. Avvoltoi vari che si palesano in queste circostanze.
    Primo sciacallo il Mio Vino, rivista sul cui livello è meglio soprassedere perchè altrimenti sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.
    Mesi fa, quel genio che si fece espellere da AIS per attività di concorrenza disse “se io vengo espulso per concorrenza, allora anche Ricci con Bibenda dovrebbe essere espulso”.
    Portò il tutto a quelli del Mio Vino che non si lasciarono sfuggire l’occasione per fare casino per vendere più copie. La newsletter che ho letto, ultima, del Mio Vino, è sconfortante perchè immediatamente, a chi la conosce, dovrebbe venire in mente una sola cosa: ma senti chi parla?! Senti da che pulpito arrivano le critiche?!

    Quinto punto
    Ricci è bravo, nessuno lo mette in dubbio: se mi metto dall’esterno, da appassionato di vino e fruitore di eventi legati ad esso, basta vedere quello che fa e non rimanere ampiamente colpiti in positivo: eventi di notevole spessore a ripetizione a Roma ed una rivista che oggettivamente, anche se spesso non la condivido nei contenuti, è ben fatta e ben scritta e che se fosse rappresentativa di AIS Nazionale io ne sarei solo contento,
    perchè è un prodotto editoriale realmente ben fatto, come pochi ce ne sono in giro, per tipologia di articoli, grafica, impaginatura etc…insomma tutto.
    Però, c’è un però: lui è anche Presidente di AIS Lazio. Qui risiede il vero macello, la madre di tutti i casini.
    Se lui è nettamente più bravo rispetto alla media dei Presidenti/Responsabili e Delegati etc…che popolano l’universo AIS, tanto che riesce a fare quello che mai nessun altro in Ais è riuscito a fare (rivista in
    edicola, Oscar del Vino in TV, iper esposizione mediatica, Guida in libreria etc…), che lo faccia solo mettendoci la sua faccia, cioè quella di Bibenda e separi bene ciò che
    è frutto della sua libera professione da quello che fa l’AIS.
    Oppure che AIS dica: siamo in sintonia con il nostro fornitore (Bidenda) da cui acquistiamo la guida sulla quale poi mettiamo il nostro nome e marchio e che, di
    fatto, ci rappresenta all’esterno, quindi siamo d’accordo al taglio delle 40 aziende che hanno fatto pubblicità sulla rivista il Mio Vino per i seguenti
    motivi: ……….
    So bene che non conviene a nessuno che questo accada, nè a Ricci, ma, soprattutto, all’AIS, però così il tutto è realmente molto deprimente.

  9. Caro Franco, se anche fosse vero, per quanto riguarda la chiusura del Forum AIS, che Ricci non ha preso o fatto prendere la decisione di chiuderlo, convieni con me che possa sorgere qualche dubbio, almeno sul fatto che non ha fatto nulla per farlo riaprire.
    Se consideriamo che AIS Lazio nelle ultime elezioni nazionali (18 11 2006) è riuscito a far muovere in regione oltre il 60% degli aventi diritto al voto che hanno pesato, su base nazionale, per oltre il 33% degli elettori, e sappiamo bene come hanno votato in modo compatto, ritengo sia improbabile che possa avvenire qualcosa in AIS senza l’approvazione di AIS Lazio.
    Basta poi visitare il sito (molto bello e completo) di Bibenda, dove AIS ha una visibilità subalterna, ed osservare che nel sito nazionale (curioso) non c’è il link ad AIS Lazio (non esiste un sito AIS Lazio?) per farsi un’idea di chi detiene il bastone del comando.
    Dimenticavo: credo esistesse anche un Forum Bibenda….

  10. Il malcapitato Luca Risso si prende un’etichetta di “finto tonto” perche´chiede
    di avere qualche lume su:

    ” altre guide dei vini italiani facevano cose e mettevano in atto sistemi ben collaudati e organici al cui confronto l’esclusione da Duemilavini decisa da Ricci è ben banale e povera cosa ? ……… una ben precisa cupola d’interessi attribuiva premi, decideva presenze in guida ed esclusioni, in base all’osservanza o meno di determinate regole, all’adesione a determinate richieste di contribuzioni economiche che venivano, con sfrontata spudoratezza e prepotenza proposte alle aziende”

    Mah, i tonti saremo perlomeno in due, perché la stessa domanda vorrei porla anche io. Secondo me chi getta il sasso, Franco!, non dovrebbe poi nascondere la mano. Ma questo é un leit-motiv, non solo di Franco Ziliani, ma di molti: accusare senza portare prove. E´stato rimproverato gia´diverse volte in precedenza. O si parla chiaro o si sta zitti. Tu, in particolare, Franco ci fai una figura da barsport che non ti si attaglia e che sminusice non poco tutto l’altro lavoro serio che fai.

    Invece per quanto riguarda le quaranta aziende quaranta non Bibende cioe´in lista di proscrizione: sarebbe troppo chiedere di sapere quali sono ? Magari uno poi si fa le proprie idee, al di lá delle motivazioni economiche o altre di
    Ricci o chi per lui. Un grazie anticipato.

  11. ….e pensare che per spegnere ogni critica basterebbe che Ricci affidasse alle sezioni regionali le degustazioni.
    In un mondo perfetto AIS Puglia deciderebbe per i vini della Puglia e AIS Lazio per i vini del Lazio ed alla fine Ricci raccoglierebbe i dati provenienti dalle diverse regioni per la guida (ufficiale questa volta) dell’AIS.
    In un mondo fantastico invece, AIS Lazio degusterebbe a turno (o ad estrazione) i vini di un’altra regione e così anche le altre.
    In un mondo fantastico, appunto…..

  12. Caro Franco

    Anche ad A.I.S. roma si è aperto un dibattito serrato sull’argomento e debbo dire che troppo superficilmente la sede romana a liquidato l’argomento come rappresaglia esemplare contro gli scismatici. Io personalmente concordo con te sulla gravità dell’errore commesso sia nella forma che nella sostanza. Ho avuto modo di ascoltarti nella degustazione di Castiglione Falletto dove giustamente rivendicavi il tuo essere lombardo di nascita e piamontese d’adozione e mi ha fatto particolarmente piacere leggere la tua arringa difensiva ricordando anche i meriti di Ricci fuori da quella logica di campanile che a me sembra guidare oggi gran parte degli attacchi. L’invidia e i campanilismi sono quanto di più nocivo possa colpire un settore che, come l’enologia di qualità, voglia affermarsi con una immagine internazionale.
    Grazie ancora per l’articolo con cui cercherò di far ragionare qualche “capoccione” romano.

  13. ntonio……distratto
    guarda che ci sono già le “commissioni regionali” per recensire i vini per Bibenda.
    Sicuramente in F.V.Giulia c’è, ed è responsabile il Cons.Naz. Gianni Ottogalli

  14. ” Sicuramente in F.V.Giulia c’è, ed è responsabile il Cons.Naz. Gianni Ottogalli”
    E sicuramente nel resto d’Italia non c’è, fidati.
    I campioni dei vini bisogna inviarli a Roma ogni anno.

  15. 1) Se è vero che in F. V. Giulia c’è una commissione regionale AIS che effettua le recensioni per Bibenda, è possibile sapere, se esiste, da chi è composta quella che le effettua per l’Emilia?
    2) Massimiliano, se togliere la parola a TUTTI i dissenzienti viene configurato presso AIS Roma come “rappresaglia esemplare …..”, linguaggio orrendo, e tu riconduci ad invidia e campanilismi ” quanto di più nocivo possa colpire un settore che, come l’enologia di qualità, voglia affermarsi con una immagine internazionale”, penso ne debba passare di acqua nel Tevere prima che si possa far ragionare sia te che qualche “capoccione” romano. Per come la vedo io, in questa vicenda, invidia e campanilismi c’entrano come i cavoli a merenda.

  16. @Alessandro,

    Grazie per la lista. Certo, la cosa mi ricorda molto quella barzelletta sul tema in classe: “Io ed il mio gatto”. Alla correttura dei temi e alle urla scandalizzate della maestra, il famigerato Pierino rispondeva: “Il gatto é mio e ci faccio quello che mi pare.” Ora, mi sembra, Bibenda é di Ricci e ci fa quello che gli pare. Mi rimane solo il dubbio di che senso abbia tutto questo, ed onestamente, saró un po´tonto – vedi sopra – ma mi sembra che con (a) la valutazione dei vini (b)
    il servizio delle guide verso i consumatori (c) serietá professionale, abbia ben poco a che fare. Ma il gatto é di Ricci ed egli ne fá l´uso che vuole. Piuttosto che senso ha comprare una guida da dove si sa sono estromessi a priori alcuni vini ? Estromessi, se é vero, per motivi che con la qualitá dei vini non hanno molto a che fare. Tiremm’innanz.

  17. Molto interessante. Intanto ne parli, ed accusi Ricci di aver fatto un errore. Che è un inizio.

    Però tre errori IMHO

    1) Ti perdi il fatto che la guida, l’AIS, la fa fare a Bibenda e gliela compra. E’ come se io, AD di un azienda qualsiasi, appaltassi all’esterno una attività e l’oggetto che ne ricevo, anche se non sta alle mie regole ed ai miei
    voleri/valori – che menzioni – potesse andarmi bene lo stesso.

    2) continui a chiedere “dove eravate quando Ricci faceva il bene del mondo”. L’unica risposta corretta è: e chissenefrega! Non eravamo nati, andavamo a donne, eravamo minorenni, non iscritti e, forse, non sapevamo
    tante cose. Come a dire che se c’è qualcosa che non va (oggi) bisogna tacere in nome del passato (remoto)?

    3) mi sembra che tu tenda a distinguere AIS da Ricci. E nella fattispecie a distinguere l’errore fatto da lui dal comportamento di chi dirige l’associazione.
    Come se una colpa (che ammetti esistere) non fosse imputabile che al solo Ricci. Bene, non è quello che tutti noi sommelier (o soci AIS) forse vorremmo ? Però poi peccato che non sia proprio così visto che sulla copertina della guida (almeno la 2005) c’è Associazione Italiana Sommelier; peccato che io ho in mente interventi AIS a favore di Ricci, durante le prime invettive del MioVino; peccato che nella guida stessa ci sia un indirizzo email aisroma_at_bibenda.it; peccato che tu stesso dica “quello che A.I.S. Bibenda riesce a fare e fa a Roma”, A.I.S. Bibenda ? E peccato … tutta una serie di “2” che, sommati, a casa mia si potrebbe fare 78, altro che 4!

    Se vedi poi qualcuno che strumentalizza per suo uso personale, bene, circostanzia pure ma non confondere chi cerca chiarezza con chi vorrebbe prendere solo un posto già occupato da un altro, o togliersi una soddisfazione d’orgoglio: i primi sono decine e decine, gli altri pochi.

    Del resto rispetto alla mossa di escludere le cantine che han fatto pubblicità su quella rivista, e diamo per scontato che sia vero, vorrei trovarne uno che uno che abbia il coraggio di dire no, è stato giusto! Andiamo, è poco più che l’ABC dell’intelligenza !

    Concludo: hai indicato l’errore dell’amico Ricci, hai indicato le possibili strumentalizzazioni di chi cerca facili scoop, bene, ti chiedo di fare un passo ulteriore per chiarirmi il tuo pensiero: aggiungi una tua opinione sull’AIS, su quello che ha fatto e non ha fatto, su quello che avrebbe dovuto fare o meno e aggiungi l’ultimo tassello che manca. Ovviamente su questa vicenda.

    Aggiungo anche io, prima che qualche imbecille lo faccia, che anche io ho conflitto di interessi avendo scritto già tre articoli per la rivista nazionale, sperando che quel che dico e che vado dicendo da tempo non solleciti qualcuno a cercare collaborazioni meno “fastidiose” o perlomeno “trasparenti”.

    Mi dispiacerebbe, ma sarei in ottima compagnia.

  18. Non le sovviene il dubbio che questo errore che lei ascrive al solo Ricci possa arrecare un grave danno all’AIS tutta?
    Se questo è il metro utilizzato per recensire i vini nella nostra (sono sommelier) guida, che credibilità possono avere la didattica, le recensioni, le comparsate televisive e tutto il resto?
    Non vorrei esagerare, ma volendo utilizzare una metafora calcistica (che va tanto di moda) si rischia che F.M. Ricci divenga il Luciano Moggi dell’AIS.

    Saluti,
    Fabrizio

  19. Cerchiamo di ragionare con lucidità e freddezza. Ricci, come ho detto, ha fatto un grosso errore, che danneggia sia lui sia l’A.I.S. di Roma, sia l’A.I.S. nazionale.
    Ma Ricci, A.I.S. Roma e del Lazio, A.I.S. nazionale non possono essere ricondotti unicamente a questo episodio, sono e rappresentano ben altro e in un conteggio alla bilancia saranno sempre di gran lunga molto superiori i pro ai contro. Condanniamo quindi l’errore, speriamo che errori di questo tipo non vengano più commessi, ma non dimentichiamo il contesto, quello che ho cercato di descrivere nel mio intervento. E soppesiamo attentamente chi siano e quale credibilità abbiano, come custodi della morale, i severi censori di Ricci.
    Per il mio intervento mi sono già preso accuse di cerchiobottismo e qualcuno ha detto che Ziliani non é più lui. Chissà cosa diranno ora ?

  20. Bene, Franco, abbiamo condannato l’errore (forse starebbe meglio il plurale), ovviamente speriamo che non ne vengano più commessi di questo tipo, ma non mi sembra vi sia una grossa spinta all’unica cosa sensata da fare: correggerli. Delle due l’una: o non sono considerati errori oppure l’umiltà è considerata un difetto.
    Tieni anche presente che la morale è un valore che prescinde da chi, occasionalmente, se ne fa paladino.
    Un’ultima notazione personale: io credo che Ricci, AIS Roma, AIS Lazio ed AIS Nazionale riuscirebbero a realizzare Grandi Eventi (Oscar del Vino ecc.) anche senza fare la c…ta di realizzare la Guida con “rappresaglia esemplare…..” (parole di un Socio laziale) o togliendo la parola ai poveri paria della periferia.

  21. Si consenta a James Tont un’altra domanda retorica.
    Come mai data la risonanza che oramai la vicenda sta (giustamente IMHO) cominciando ad avere, le “altre” guide, che avrebbero il massimo interesse a sparare ad alzo zero su Ricci se non altro per motivi di concorrenza, se ne stanno bene zitte e coperte?

    Luk James Tont

  22. Mi unisco con entusiasmo e ignoranza dichiarata a James Tont Luk e a Carlo Merolli nel chiedere che qualcuno faccia i nomi: “una ben precisa cupola d’interessi attribuiva premi, decideva presenze in guida ed esclusioni, in base all’osservanza o meno di determinate regole, all’adesione a determinate richieste di contribuzioni economiche che venivano, con sfrontata spudoratezza e prepotenza proposte alle aziende”. Mi sembrano affermazioni gravi e degne di approfondimento. Scusate il ritardo, sono nuovo del blog e del settore, ma molto curioso. Grazie.

  23. Caro Franco,

    quando avevo letto queste tue considerazioni non ti nascondo che ero rimasto molto perplesso, conoscendoti. Dopo, però, aver preso atto di quanto affermato dallo stesso Franco Maria Ricci nell’intervista a Tigulliovino
    (vedi: http://www.tigulliovino.it/interviste/interviste_0013.htm )
    non posso che darti ragione. A questo punto gli unici rimasti a dover, eventualmente, dare ulteriori spiegazioni e chiarimenti o meglio smentite potrebbero essere solo gli altri quadri dirigenziali dell’Ais.
    Mi è parsa molto interessante anche la spiegazione del perchè la chiusura del forum.
    Punti di vista, naturalmente, molto forti ma attraverso i quali riflettendo con calma e senza pregiudizi si può arrivare se non a condividere sicuramente a comprendere.

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