La Gancia sceglie il design Pininfarina per tre nuovi spumanti: e allora ?

Che qualcuno si sbrighi a svegliarli. Alla Gancia di Canelli, almeno quel che resta, nominalmente, di una storica azienda piemontese che fu grande, pensano che gli anni Novanta, il decennio del glamour, del trionfo dell’apparenza sul reale, non siano ancora trascorsi. Oppure che stiano tornando “di moda”…

Che il management della “holding di Canelli”, come la definiscono le cronache, sia in confusione e dopo aver deciso, pur essendo una casa piemontese d’antica storia, di commercializzare anche un vino simbolo del Veneto e della Marca Trevigiana come il Prosecco, non si neghi nessuna decisione stravagante, lo dimostra l’annuncio dell’accordo tra Gancia e Pininfarina Extra (società del Gruppo Pininfarina specializzata in interior design), “insieme per un progetto che unisce vino e design”.

Al di là delle parole volutamente infiocchettate e del tanto fumo e poco arrosto, resta, nella sostanza, la decisione, dichiaratamente fuori tempo e lontana dalle concrete esigenze del consumatore di oggi, di lanciare tre nuovi prodotti, un Asti Docg Metodo Gancia, un Prosecco Extra Dry e un Rosè Brut da Pinot Nero, “vestiti” dalla Pininfarina. Prodotti che non punteranno tanto sul contenuto delle bottiglie, su un prezzo corretto e giustificato dalla qualità dei vini, ma sull’aspetto esterno e sull’appeal, dovuti alla forma speciale della bottiglia, della capsula e al tipo di etichetta, messi a punto, studiati, realizzati dalla Pininfarina.

I comunicati più trionfali e trionfanti, che hanno prontamente sposato lo spirito di questa… spumeggiante pensata, celebrano già la “forma elegante ed esclusiva del nuovo packaging studiato e realizzato per Gancia da Pininfarina Extra”, un “co-branding” Gancia-Pininfarina che “lancia sul mercato un prodotto che veste l’esperienza e la lunga tradizione dello Spumante Italiano autentico con un design di lusso e conquisterà il consumatore che ama bere la qualità e circondarsi del bello”. Questo mentre Lamberto Vallarino Gancia, presidente della holding Gancia Spa, bada a rassicurarci ricordandoci che “il progetto nasce prima di tutto da un profondo legame d’amicizia che lega le nostre famiglie da tre generazioni” e che la trovata si ripromette di proiettare “fuori dai consueti cliché il packaging di una bottiglia di vino”.

A me, pur con tutto il rispetto per l’obiettivo di “aumentare le vendite all’estero nel segmento d’elite horeca, quello dove lo spumante più patisce la concorrenza delle bollicine francesi” e per la volontà di provare a “spezzare le reni”, enologicamente parlando, ai francesi dello Champagne e agli spagnoli del Cava, questa pensata mette solo una gran malinconia.

L’avrei accettata, anche se non capita, se adottata dall’ultimo arrivato di turno, bisognoso di un qualche espediente per farsi notare, per farsi ricordare e affermare il proprio marchio. Quanta tristezza, invece, nel vederla scegliere da una casa storica cui ogni piemontese e italiano è affezionato come la Gancia e quanta nostalgia per la Gancia che fu e non è più…

0 pensieri su “La Gancia sceglie il design Pininfarina per tre nuovi spumanti: e allora ?

  1. Tristezza, certo! Concordo.
    Però questa mossa commerciale, secondo me e ahime, darà i suoi frutti, almeno nell’immediato (fino a che non certi consumatori non si accorgeranno che il prodotto magari non è l’ideale per qualità).
    Non corcordo infatti con la frase “pensano che gli anni Novanta, il decennio del glamour, del trionfo dell’apparenza sul reale, non siano ancora trascorsi”.
    Mi sembra invece che l’apparenza, che il bello, che la forma, sono sempre la cosa che maggiormente conta, anche negli anni 2000.
    Sono certo che una bella bottiglia sullo scaffale, dal design accattivante, potrà invogliare molti acquirenti e Gancia raggiungerà il suo obiettivo (vendere ad ogni costo).
    Spero di sbagliarmi.
    saluti

  2. … e provare, molto più semplicemente e prosaicamente, a fare un grande Asti che si faccia bere contagiosamente, che spinga la gente a comprarlo, a consigliarlo, a berlo ancora ? Troppo difficile ? E poi chi le paga le consulenze (prevedibilmente costose) di Pininfarina, solo il management Gancia o piuttosto il consumatore finale che vedrà il prezzo più alto perché la bottiglia, l’etichetta, il tappo, la capsula é stata messa a punto dal grande designer ?
    Perché non puntare solo sulla sostanza, come osserva Fiorenzo, sulla qualità del prodotto, sul suo (parlo dell’Asti) essere unico, inimitabile, comprensibile da chiunque ?

  3. Sarebbe molto bello quello che lei dice, ma forse (per Gancia) irrealizzabile.
    Oppure, forse, Gancia è assolutamente convinta della qualità dei suoi prodotti e quindi non intende investire sulla qualità; mentre crede che per farsi conoscere e comprare nel mercato attuale occorre soprattutto essere “belli”.
    In fondo per fare una bella bottiglia, paghi molto un desiner, ma fai poca fatica. Invece per migliorare la qualità del vino devi non solo investire tanti soldi, ma anche fare molta fatica, sempre, ogni anno, sia in vigna che in cantina. E soprattutto, devi approcciarti al vino in maniera differente, cosa che evidentemente gancia non ritiene di voler/dover fare.
    saluti

  4. Bisogna distinguere tra mercato italiano e straniero. E nei due mercati bisogna considerare il target. Cioè le varie tipologie di consumatori. A qualcuno la bottiglia e tutto l’ambaradan di Pininfarina piacerà un sacco! E sono d’accordo che Gancia, soprattutto all’estero, venderà di più. Ricordiamoci che l’80% della gente che beve vino, alla qualità presta scarsa attenzione, o peggio, non è in grado di giudicare. Quindi giudica dall’aspetto esteriore di bottiglia ed etichetta e si fa influenzare dall’immagine e dal mktg in generale. Provocazione: Gancia ha un grosso problema su tutti, il nome Gancia. Ormai, a mio modesto parere, sinonimo di spumante da supermercato. Su quello dovrebbe lavorare. Un amico mi ha portato un Gancia speciale, la Riserva del Fondatore 2001, l’ho trovato buono per 14 Euro. Ma vai a spiegare ai miei commensali e ospiti che quello non era il solito Spumante Gancia… c’era scritto Gancia! Facce perplesse e titubanti. Mi sa che non lo prendo più.

  5. Nel mio lavoro di designer e consulente sono solito avvertire i miei clienti con un “motto”:
    “La prima volta comprano il mio lavoro, la seconda il vostro”
    l’immagine non supportata dalla sostanza, ha il fiato corto….

  6. Hai ragione Antonio. E il motto che riferisci è bello e valido. Ma… “La prima volta comprano l’etichetta, la seconda comprano il vino” vale per quel 20% di persone che
    sono in grado di valutare/giudicare la qualità del vino. Il restante 80% (poi ognuno
    di noi ha un’opinione, magari si tratta di un 70%, ma siamo lì), cioè la massa, forse
    tornerà a scegliere l’etichetta non avendo capito un belìn del vino…

  7. Io non sarei così sicuro che la gente non sappia valutare…
    Faccio un piccolo esempio
    Mia moglie non sa nulla di tannini, tipicità ed altre diavolerie gergali per addetti ai lavori eppure ha un fiuto quasi infallibile per i buoni vini.
    Ha un modo tutto suo di esprimersi riguardo ai vini, non da “professionista” ma la “tanfetta” la sente come pure un profumo eclatante od una nota legnosa troppo evidente.
    D’altronde come spiegarsi alcuni clamorosi insuccessi vinicoli?
    Anche il grande pubblico ha un palato, forse più istintivo e meno ragionato, ma anche per grandi linee percepisce e valuta in termini di “buono-non buono”
    Hai voglia tu a ripetergli che l’aceto è dolce, quello sempre aceto è!

  8. Tristezza! Non concordo!
    trovo che siano encomiabili le iniziative che valorizzano il made in Italy e i marchi che fanno sistema. Nei giorni scorsi ho avuto modo di vedere questi prodotti a Torino durante la rassegna Golosaria di Massobrio e di constatare ed assaggiare che c’è una grande qualità in tutti e tre i prodotti! Come si fa ancora a ragionare ai tempi nostri pensando che un’azienda industriale non possa fare qualità e pensare che voglia fare solo business quando invece c’è un progetto che esalta il territorio e la qualità dei prodotti-bandiera italiani come l’Asti, il prosecco ed il rosè! Gancia = spumante da supermercato? Credo che non abbiate mai avuto il piacere di visitare ed assaggiare i prodotti Gancia che non si trovano nella grande distribuzione. Ho avuto l’onore di assaggiare il Carlo Gancia (vedere foto dell’articolo qui sopra) e l’Asti Camillo Gancia e mi sembra che il grande lavoro sulla qualità a Canelli l’abbiano già fatto! Quando e se avrete tempo andate a Canelli a visitare le cantine (nei giorni di apertura al pubblico si intende) e potrete vedere ed assaggiare il meraviglioso connubio tra tradizione e XXI secolo.

  9. Quando un’azienda punta ad acquisire nuovi mercati non deve trascurare particolari che facilitino la penetrazione in quei mercati. Dobbiamo ricordarci che paesi emergenti che s’affacciano ora nei mercati vinicoli, avendo immense potenzialità d’acquisto ma scarsa cultura del vino, devono essere attirati con qualsiasi modo capace di sollevarne la curiosità. Sarà poi il vino stesso ad avvicinarli ad etica e cultura,

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