Sommessi interrogativi su Agenzia di Pollenzo e Banca del Vino

A proposito di guide, di guidatori e di condotte di guida, nessuno si è mai chiesto perchè tantissime aziende presenti e magari ben quotate nella guida Vini d’Italia hanno liberamente ed entusiasticamente deciso di comprare le azioni dell’Agenzia di Pollenzo ? La lista degli azionisti è pubblica basta leggerla qui

In secondo luogo qualcuno mi sa spiegare, magari uno o più dei generosi produttori che hanno pensato di aderire a questa operazione, perché un’azienda dovrebbe versare come minimo 250 euro (se si vuole essere sostenitori se ne possono versare di più), per depositare 180 bottiglie (meglio se magnum e se in casse di legno) all’anno nella Banca del Vino di Pollenzo, società cooperativa a responsabilità limitata, nata per “costruire la memoria storia del vino italiano, selezionando, stoccando e conservando i migliori vini della penisola” ?

Quale utilità viene al produttore dal depositare nelle ottocentesche cantine dell’agenzia di Pollenzo, dove i vini non sostano al buio completo, ma dove da martedì a domenica sono possibili visite su prenotazione (con tanto di luci e faretti accesi), con tariffe variabili da tre a dieci euro (per i soci della cooperativa e per le aziende che hanno aderito al progetto la visita è gratuita), vini che restano “di proprietà del produttore” ma “entrano in questo modo a far parte del circuito promozionale della Banca del Vino” ?

Perbacco, si "guadagna" (a 250 euro e 180 bute l’anno) il "privilegio" di veder definire sul sito Internet della Banca del Vino i propri prodotti come “i vini delle più prestigiose firme dell’enologia nazionale. Sono 300 nomi che hanno fatto e stanno facendo le fortune internazionali del vino italiano, scelti con la massima attenzione per la qualità del prodotto da un’apposita commissione”, ma a parte questa “libidine”, quale vantaggio concreto e irrinunciabile si realizza ?

Non sarà invece, a ragionarci bene, che la grande "utilità" si risolva solo nel fatto che, aderendo, si dimostra a Slow Food, grande motore di questa operazione e di tante altre, di essere degli “amici” che credono, e lo dimostrano tangibilmente, nella filosofia e nelle iniziative della grande associazione golosa di Bra, che tra le altre cose è co-editore della guida Vini d’Italia e responsabile di pagine e rubriche sulla Stampa e sui suoi supplementi?

0 pensieri su “Sommessi interrogativi su Agenzia di Pollenzo e Banca del Vino

  1. Mi domandavo come mai non ne avessi ancora scritto. Ricordo che ci andammo insieme in quel di Pollenzo e la domanda sorgeva spontanea, è anche stata fatta, ma almeno quel giorno nessuna risposta che giustificasse l’operazione. Maggiore visibilità? In fondo (potrebbe dire il produttore) sono solo 250 euro, qualsiasi pubblicità costa molto molto di più.

  2. Zilianaccio affetto da slowfuddite!….
    prova invece a girare il cannocchiale. Guarda un po´i nomi ed il carato delle aziende sostenitrici. Puo´essere che siano tutte conformiste tutte senza idee e tutte pronte ad andare in soccorso al vincitore ? puo´veramente essere che tutte abbiano bisogno dell’eventuale scambio di favori della Guida guidata o che tutti siano ciecamente malati di consentite per cui piatto ricco mi ci ficco ?
    Oppure può darsi il caso che l’ iniziativa attragga per il suo appunto essere iniziativa ? perche´offre comunque qualcosa di positivo ? perché offre qualcosa che gli altri nisba ? perché comunque non danneggia nessuno, ne´direttamente né indirettamente ? Non puo´essere che i sostenitori trovino una corrispondenza di amorosi intenti e sostengano per convinzione ( politica dioneguardi!) commerciale questa idea ? E se anche solo avesse, questa idea, il solo pregio di essere nuova, sarebbe giá qualcosa nel nostro mondo dei vino sempre in debito di comunicazione ?
    E quand’anche la cosa andasse a finire male, in fondo come dice RoVino, qualsiasi pubblicitá sarebbe costata molto di piu´dei duecentocinquanta euro e delle centottantabottiglie.
    O no ?

  3. Gentile Franco;
    La Banca del Vino, si me ne aveva parlato un Produttore (socio in lista) nel 2003 quando mi trovavo nel Roero in visita con la futura consorte.
    La guida, le guide, io guido, tu guidi, noi veramente siamo tutti guidati verso qualcosa, in un modo o l’altro !
    Lunedi 6 Novembre, giu in citta’, ho partecipato al annuale degustazione Vino & Grappa, a cui erano presenti circa 85 Produttori del fior fiore del attuale enologia Italiana.
    C’erano tanti vini blasonati dai famosi 3 bicchieri (famosi solo in Italia) ma dagli assaggi di codesti non ho riscontrato nessun paragone, solo un bicchiere, quello nelle mie mani !
    Ero convinto che il mio palato, olfatto fosse off, ma chiedendo in giro per il salone, nessuna positivita’ galleggiava.
    Adesso Le Guide le continuo a collezionare, ne ho gia 2 delle ultime, ma ti dico che mi incuriosisce di più confrontarle, che prenderne esempio di acquisto.
    Poi non ho mai capito e interpretato la storia della pagina grande, e di quella piccola 1/10, 2 bicchieri normali, 2 bicchieri colorati di rosso, di un vino sconosciuto che prende i 3 bicchieri, poi il prossimo anno 1 bicchiere, e l’anno dopo sparisce dalla guida, ma che e successo al winemaker, per la gioia ha perso la testa ?
    Che questa Banca del Vino funzioni/funzionera’ sia con le aste o altro sarà da vedere, sta il fatto che l’enologia Italiana ha un patrimonio vitivinicolo davanti unico al mondo, e sarebbe bello che i nostri figli o nipoti un giorno possano vedere, magari assaggiare qualcosa che ha fatto parte della nostra evoluzione enologica.
    Come sempre, grazie.
    Angelo

  4. Leggo da poco questo blog. Mi occupo di comunicazione per il vino. Ho paura. Ho paura di quello che possono pensare i veri intenditori di vino di quelli come me che si occupano
    di marketing, immagine e comunicazione. Il problema è questo: il vino italiano di qualità ha bisogno di visibilità. Altrimenti rimane una splendida realtà regionale (nemmeno nazionale… chi lo conosce il Bianchello del Metauro fuori dalle Marche?) e rimane di fatto nelle cantine di chi l’ha creato. Ma nel momento in cui un vino e il suo produttore entrano nel torbido “giro” della pubblicità, già si macchiano. Sono sospetti. E magari si perdono anche. Iniziano a fare male il vino, tanto poi ci pensa il “giro” a vendere, non la qualità intrinseca. Che fare? Io un’idea ce l’ho. Lavoro solo per quelli che il vino lo fanno bene.
    Cioè accetto di occuparmi dell’immagine e della comunicazione, insomma della promozione, notorietà e diffusione di un vino, solo se questo vino è di qualità, costante, e mantiene le promesse che fa, nei confronti dei consumatori. Altrimenti niente, non accetto di promuoverlo. Riuscirò a campare del mio lavoro? Mah… siamo in Italia, nel bene e nel male. E in Italia a pensar male si fa sempre bene. Purtroppo.

  5. Io penso che in questo periodo di “vacche magre” per la moltitudine dei cosiddetti “grandi vini”, sarebbe meglio toglierli dalle banche e dai banchetti dei Re per rimetterli sulle tavole degli impiegati e dei buongustai.

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