Un vino italiano “trionfa” nei Top 100 di Wine Spectator: ma perché mai dovrei esserne felice ?

Se amassi l’essere politicamente corretto, se fossi un conformista o un ruffiano, come chi é corso a complimentarsi con il produttore in oggetto, dovrei essere qui ad inneggiare, con tanto di squilli di trombe e tromboni, battiti di nacchere, esclamazioni trionfali oreyas y musica, all’affermazione di un vino italiano, un Brunello di Montalcino annata 2001 al primo posto della controversa, discussa classifica dei Top 100 dell’autorevole, così dice chi ama cantare nel coro, rivista statunitense Wine Spectator.

Ma poiché preferisco dire quello che penso e non ho problemi a trovarmi in minoranza, tacciato di bastian contrario, di nemico dei colori della patria, o di disfattista, dirò francamente, apertis verbis, che l’affermazione del Brunello Tenuta Nuova 2001 dell’azienda agricola Giacomo Neri e la sua affermazione come “miglior vino del mondo” non solo non mi entusiasma, anche se premia i colori di Montalcino e di un vino prodotto nel suo territorio, ma mi sembra, per come viene presentata, l’ennesima brillante operazione di marketing messa a segno dalla celebre testata made in Usa. E la dimostrazione di quanto ben poco autorevoli siano i suoi giudizi.

Ad essere premiato, difatti, non è uno di quei Brunello che mi accendono di passione e mi inducono a sostenere che in questa bella località toscana si possono ottenere, dal Sangiovese in purezza, vini tra i migliori d’Italia e del mondo, ma un Brunello, basta dire chi sia l’enologo, il baffuto Carlo Ferrini (un altro vino griffato e laccato dal quale, il Blu di Brancaia, si classifica, dicono le cronache, al nono posto tra i primi dieci vini della Top 100), che rappresenta quella new wave modernista che a mio avviso sta gravemente intaccando l’identità e la credibilità, anche se non l’apprezzamento, da parte dei Wine Spectator di turno, di Montalcino e del suo vino simbolo.

Brunello affinati in legno piccolo, profumati di legno, ammorbiditi, arrotondati, resi piacioni e ruffiani quanto basta per poter compiacere il gusto di quel consumatore Usa e di quel mercato che da solo totalizza quasi il 35% della produzione del celebrato vino toscano, ma che a me, che americano non sono, dicono ben poco, anzi annoiano, e inducono a pensare, checché ne dicano Suckling & friends, che i grandi vini, ed i grandi Brunello, sono ben altra cosa.

Di fronte all’affermazione di un tipo di vino e di enologia nei quali non mi riconosco e che sento lontani – anzi alieni dal mio modo di pensare e che reputo abbiano più danneggiato che giovato all’immagine del vino italiano nel mondo come potrei mai gioire.
Dal mio torrione non vedrete garrire trionfali stendardi ma solo pendere una bandiera a mezz’asta

15 pensieri su “Un vino italiano “trionfa” nei Top 100 di Wine Spectator: ma perché mai dovrei esserne felice ?

  1. Sacrosanto.
    Come si deve fare allora per sfuggire al ruffianteggiare dilagante che fa costare una bottiglia come un pieno di nafta, e che giocoforza allontana la “pancia” del mercato da questi prodotti?
    Grazie

  2. wine spectator ha stufato.
    basta con ste caspio di barrique e con sti vini alla vaniglia.

    urge elenco stilato da professionista indipendente di cantine i cui rossi non passano in legno.

    sarebbe un gran servizio reso alla comunità dei bevitori attenti

  3. “Cantine i cui rossi non passano nel legno”? Siamo sicuri che il problema dell’odore di legno nel vino, accennato da Ziliani e cui da tempo si sta facendo sempre piu’ attenzione, sia dovuto al fatto che il vino “passa nel legno”? C’e’ legno e legno. E c’e’ modo e modo di farcelo passare. Imo.

  4. Gentile Franco;
    Come Italiano mi fa molto piacere che finalmente il Brunello sia alla cima della Top 100, e la prima volta sin dal 1988 !
    Per il resto concordo con la tua opinione.
    Pero aggiungo, che anche le Guide Italiane 2007, G.R.-Espr.-Vero.-L.M., hanno trionfato con il prodotto sopra citato e molto con il fratello maggiore.
    Poi cosa dire che di nuovo della Top 100, ma io aggiungerei, che al 4 posto troviamo un Cabernet 2003, che si trovava al 4 posto l’anno scorso, solo differente annata (2001) ma stesso cru e stesso Produttore…
    Kosta Browne Pinot Nero e al 7 posto, l’anno scorso era al 11 posto.
    Poi non ti dico la delusione quando a Gennaio ero in Napa Valley e mi sono fermato ad assaggiare il numero 1 della Top 100 del 2005 !!
    Perche in Italia non facciamo anche noi almeno la Top 50, con gran gala di premiazione e degustazione, non in Capitale (come al solito) ma a Bruxelles, invitando i politici di turno e la Top della Sommelier Europea.
    Vorrei vedere la reazione !!
    Vado a lavorare, saluti.
    Angelo

  5. Ormai è accertato che quella rivista si dovrebbe chiamare, come è capitato di pensare per primo a te già molto tempo fa, WINE SPEC…ULATOR

  6. Beh,Franco…….ci siamo trovati a Montalcino in 30 forumisti ad una degustazione alla cieca con 48 brunelli 2001…..indovina chi è arrivato ultimo……
    IL TENUTA NUOVA di casanova.Versato nel bicchiere era nero,cupo,fitto (sembrava un montepulciano)…al naso era dolce,fruttone,lievemente erbaceo (pareva un merlot)…..
    In bocca era morbido,piacione,il tannino rustico del sangiovese…andato. Io gli ho dato S.V.,altri l’hanno penalizzato con voti bassissimi.
    Una cosa abbiamo capito pero’: agli americani piacciono questi vini Ruffiani,morbidi,tutti uguali…….

  7. Nei Top 100, avrete notato, c’è, tra l’altro, una presenza esagerata di Brunelli, Chateauneuf du Pape, Pinot Noir Californiani. Buon ultimo il biodinamico Chapoutier.

  8. Bravo Marziano! Che dice “…urge elenco stilato da professionista indipendente di cantine i cui rossi non passano in legno…”. Urge in generale che qualcuno, qualche esperto, qualche gruppo di duri e puri, inizi ad assaggiare e giudicare con spirito libero e bevereccio.

  9. Ecco il mio post su Parker. Non posto mai ma non ho resistito.

    This post may be a little inflamatory but what the heck…

    Well, let me add:
    – reading JS tasting notes there is not as single word typical of a Brunello: “intense blackberry, chocolate and lightly toasted oak”, really ? This is what Brunello is supposed to taste. I thought this is what oak tastes like. No blackberry in any Brunello ever .”Full-bodied and ultravelvey with caressing tannins” Ecco il mio post su Parker. Non posto mai ma non ho resistito.

    This post may be a little inflamatory but what the heck…

    Well, let me add:
    – reading JS tasting notes there is not as single word typical of a Brunello: “intense blackberry, chocolate and lightly toasted oak”, really ? This is what Brunello is supposed to taste. I thought this is what oak tastes like. No blackberry in any Brunello ever .”Full-bodied and ultravelvey with caressing tannins” <- I thought 2001 Vintage was almost as aggressive as the 1999. "Vanilla, Chocolate and berry" <- Oak again or something which is not really related to Sangiovese . IMHO, This is serious misunderstanding of what Brunello is all about even more so shows serious issues with proper and cogniscenti wine tasting from someone who lives in Tuscany. No one among many many people I have come across in the wine world, at least in Italy, ever described a Brunello in such terms. At least not a wine of the year. - in a recent Blind tasting held byt the Gambero Rosso forum this wine finished DEAD LAST amongst 45 other 2001 Brunellos (who's on top ? Poggio al Vento) Conclusion: thanks WS other Brunellos will be still available and affordable. P.S. Commento poco in questo periodo perche' mi hanno oscurato il tuo sito a lavoro!

  10. Ogni anno la stessa reazione. Ogni anno lo stesso profilo del winner (blackberries and fruity fruity and toasty oak and all that shit). Ma cio’ rappresenta solo le preferenze del Sr. S e la sua banda, i quali purtroppo ingannano ogni anno gli stessi consumatori creduloni.

    E’ ingiusto ma coloro sono cosi’. Ecco, anche negli USA ci sono molti bevitori di vino che sanno meglio, che sanno cos’e’ un buon vino autentico.

  11. è tutto vero. Bisogna vedere però chi paga il Ferrini cosa pretende dal suo operato…Se vuole vendere in USA e a loro va bene un vino così……Purtroppo chi comanda è sempre il DIO DENARO!

  12. Egregio Ziliani,
    apprezzo senz’altro il coraggio di essere fuori dal coro e di dire ciò che si pensa, tuttavia una critica tanto più è valida quanto più è motivata…e a parte le affermazioni di principio, teoriche ed ideologiche (Brunelli , legni, enologo Tizio o Caio, ecc…) che suonano come l’ennesimo dogma (non diverso quindi a WS) manca la conclusione.
    Quali sarebbero questi Brunelli che La accendono di passione? Non ce li lasci immaginare,
    ce ne dica almeno 3 e poi tutti potremo dire (liberamente e soggettivamente) quale giudizio condividiamo se il Suo o di WS !

  13. Pingback: Patetico: nel 2013 c’è ancora chi festeggia e comunica la presenza nei Top 100 di Wine Spectator | Blog di Vino al Vino

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