Vins de Vignerons – Vini di Vignaioli – reportage di Luciano Ramella

Il caro amico Luciano Ramella, grande appassionato di vini oltrepadano con la passione per il Pinot nero e per l’Alto Adige, mi ha inviato questa sua interessante cronaca della rassegna Vins de Vignerons – Vini di Vignaioli che si è svolta domenica e lunedì a Fornovo Taro. E’ con grande piacere che la pubblico e la propongo alla vostra attenzione.
f.z.

Giunta alla sua quinta edizione, questa manifestazione si è svolta qualche giorno prima del Merano Wine Festival, che sarà inaugurato, venerdì 10 novembre, da Bio&Dinamica a Castel Prissiano. Vini di Vignaioli non è riservata esclusivamente a chi si è convertito alla coltivazione biologica/biodinamica ma è aperto a tutti coloro che “rispettano il vitigno ed il terreno”.La precisazione credo sia importante perché altrimenti non si comprenderebbe come la maggior parte dei partecipanti non sia “certificato” dagli appositi enti.

Fatta questa premessa e detto anche che la sede altoatesina di Castel Katzenzungen sarà più affascinante del tendone del Forum di Fornovo Taro e avrà infrastrutture più adeguate (Vini dei Vignaioli non dispone di un vero posteggio ed i servizi igienici rischiano di creare qualche serio problema soprattutto alle signore), mi auguro che in provincia di Bolzano si incontri la stessa cordialità e disponibilità al colloquio che si è trovata in provincia di Parma.

La confusione se non il caos che ha caratterizzato alcune giornate dei recenti Wine Festival, renderebbe assai difficile far cogliere al consumatore, che non ne fosse già in tutto o in parte a conoscenza, la differenza tra i vini presentati a Bio&Dinamica e quelli che troverà nella altre sedi della manifestazione meranese. Un vero contatto con il produttore per capire quale storia e, tante volte, quale filosofia di vita stiano dietro alla ricerca di naturalità nel vino è, a mio modo di vedere, essenziale. Proprio in questo le manifestazioni cosiddette minori trovano il loro più autentico significato.

Per la cronaca, comunque, a Bio&Dinamica si incontreranno diversi vignaioli reduci da Fornovo, soprattutto toscani.

Riguardo appunto ai produttori, rispetto all’anno scorso si è assottigliata la presenza dei francesi e alcuni dati per certi non sono pervenuti (l’alsaziano Binner, per esempio)

Tra i presenti mi hanno particolarmente impressionato il Savagnin Soliste 2004 di Jean Marc Brignot (Arbois), molto nature e l’eccellente Muscat du Cap Corse (2005) di Antoine Arena, vera espressione di terroir.

Una sorpresa il Domaine de Gressac con il suo Gran Cuvèe 2003, ulteriore conferma della crescita qualitativa del Languedoc, perfetto equilibrio tra legno e materia. Notevole anche il Sancerre 2005 (Domaine des Quarterons) di Etienne Riffault, poco tipico ma di grande complessità.

Chi ancora crede che i Bandol siano soltanto semplici rosè, dovrebbe assaggiare quelli dello Château Sainte Anne, trascurando proprio il rosè: scoprirebbe la mineralità con sapore di pera del Bandol Blanc e la grande stoffa del quasi balsamico Rouge Cuvèe Tradition 2000 (senza solforosa) destinato al lungo invecchiamento.

Tra gli italiani, trascurando in questa piccola cronaca, ma solo per ragioni di spazio, i già noti La Stoppa, La  Biancara di Angiolino Maule e Cerreto Libri (che sarà a Bio&Dinamica), colpevole di non aver portato il suo Canaiolo in purezza (molto ben riuscito il 2003), Aurora (Marche) già ampiamente riconosciuta dalle Guide, mi soffermerò su tre produttori che, per un motivo a per l’altro, mi hanno più interessato.

Il primo dall’emergente zona dei Colli di Luni (Liguria, mi raccomando, non Toscana) è Andrea Kilgrhen, con due notevoli e freschissimi vermentini, uno dei quali, il Poggi Alti, “sulle bucce” per 12 giorni, di una finezza ed equilibrio ragguardevoli, nonché con un singolare Giuncaro (40% Tocai, 40% Sauvignon e 20% Vermentino) anch’esso di bella trama.

Segnalo poi il Rosso di Montalcino 2004 del Podere S. Giuseppe (Stella di Campalto), in biodinamica proprio dal 2004, come ottimo esempio del miglioramento gustativo dovuto alla “conversione”.

Infine, ma sarebbe necessario citarne molti altri, Marco Sara (Friulano) artefice, a prezzi abbordabili di “Verduz” e soprattutto di un muffato di Picolit, il “mufe di piculit dal quadri” che può rendere accessibile questa straordinaria tipologia di vino dolce anche a portafogli non particolarmente gonfi.

Qualche delusione?
Forse la Distesa, con un Eremi (Castelli di Jesi) a mio parere meno interessante dell’anno scorso e rincarato di prezzo e la mancanza del Les Rachais Blanc de blancs di Boulard, vera vedette degli Champagne della scorsa edizione.

Nota particolare per il Gaggiarone (2003), riscoperto da un vignaiolo oltrepadano che, forse, attribuisce eccessiva importanza al fatto che questo vino (o meglio il vino prodotto da quelle viti) piacesse tanti anni fa a Gianni Brera. Si tratta di un Bonarda, indubbiamente ben fatto (fermo e passato in legno), che il produttore propone con eccessiva enfasi come se avesse per le mani un grande Borgogna.

Luciano Ramella

0 pensieri su “Vins de Vignerons – Vini di Vignaioli – reportage di Luciano Ramella

  1. … mi permetto di dire , per quanto riguarda La Distesa , e in particolare del Eremi 2004 che dovrebbe essere quello in questione, che secondo me necessita ancora di affinamento in bottiglia ,il vino è sicuramente adesso un pò sovraccarico di legno e forse non elegantissimo, ma si avverte anche che è dotato di un ottima struttura ,bella frutta e in bocca risulta persistente con una piacevole vena ammandorlata sul finale , penso che dimenticarlo in cantina e riassaggiarlo tra alcuni mesi potrebbe farci cambiare idea….
    saluti

  2. Chiedo scusa per l’involontaria trasformazione di Eremi in Eremiti.
    Si tratta comunque dell’annata 2004. Quello che dice Rui, lo condivido.
    Indubbiamente il 2003 era più pronto mentre il 2004 deve ancora attendere.
    Luciano

  3. Per quanto concerne Binner mi spiace che sia arrivato solo il lunedì (domeni sera dovevo essere a Pavia).
    L’ho molto apprezzato l’anno scorso: soprattutto per le sue annate meno recenti (1997 in particolare).
    Sarà per l’anno prossimo.
    Luciano

  4. Sempre per la cronaca…

    Marco Sala è Marco Sara.

    Non sono d’accordo con la “delusione”.
    Gli Eremi 2004 (sono d’accordo con rui) anche secondo me va aspettato.

    Sul Gaggiarone anch’io ho notato “l’eccessiva enfasi” del produttore” ma cosa c’è di male a pensare che il proprio vino sia un grande Borgona…

  5. Come vignaiolo produttore de Gli Eremi 2004 mi inserisco nella discussione semplicemente per rircordare che il vino non è aumentato di prezzo (i prezzi sono fermi da quasi tre anni). L’annata 2004 è stata prodotta in due versioni, un Superiore uscito a maggio ed una Riserva che uscirà a fine novembre. Il vino è il medesimo cambia solo l’affinamento. Solo nella versione Riserva il prezzo è lievitato leggermente in virtù semplicemente di uno stoccaggio più lungo.
    Per quanto concerne la “delusione” o meno, è chiaro che il 2004 è un vino estremo. O piace o non piace. Ciò è dovuto ad una verticalità assoluta proveniente da una eccezionale preponderanza della acidità totale e della sapidità che, a mio avviso, sono state la nota principale dell’annata. Quanto al legno, penso che quando qualche anno fa andavano di moda i “barriccati” nessuno si sarebbe accorto che Gli Eremi veniva fermentato e affinato in legno.
    Il vino è stupendo proprio perché mai uguale a se stesso e continua materia di discussione.
    Un saluto a Luciano.

  6. Ringrazio dell’attenzione e prendo nota. Un cordiale saluto al dottor Corrado.
    Non sono d’accordo con Fabio: l’umiltà credo sia una delle doti più importanti in qualsiasi mestiere per fare sempre meglio.
    Ringrazio ancora Fabio per la correzione di Sala in Sara, mi pare chiaro però che non potessero esserci equivoci sul produttore friulano. Per la cronaca, anche nel tuo commento scrivi Borgona invece che Borgogna (a meno che non volessi scrivere in spagnolo).
    Luciano

  7. Scrivo la presente riferendomi a quanto pubblicato il giorno 09/11/2006 sul Blog
    di Ziliani a firma Luciano Ramella.

    Caro Sig. Ramella, non la conosco personalmente e credo che Lei a Fornovo non abbia degustato il Gaggiarone 2003 altrimenti… mi preoccuperei molto delle sue capacità di degustare i vini … non tanto per la loro qualità quanto ad esempio per il fatto che la CARATTERISTICA PRINCIPALE DEL GAGGIARONE 2003 E’ CHE NON HA FATTO LEGNO… come fa Lei a sentirLo?
    Il produttore oltrepadano ha un nome e cognome e nelle sue esposizioni del vino non ricorda affatto Brera bensì il caro Gino Veronelli di cui ha ricevuto l’utimo “sole” da Lui assegnato nel 2005 quando era ancora in vita (ed esposto a Fornovo).
    A questo punto, non mi dilungo ma credo che prima di scrivere inesattezze sarebbe meglio documentarsi e ritengo che questo continuo sminuire gratuitamente il lavoro e le fatiche dei produttori dell’Oltrepò che si distinguono, non possa che arrecare danno all’immagine dell’intero territorio.
    Ben venga la Bonarda frizzante, leggera, ma
    penso sia doveroso il rispetto anche per chi produce qualcosa di diverso e che a certe manifestazioni, a differenza di altri, viene invitato.
    Distinti saluti.
    Alziati Annibale (produttore del Gaggiarone)
    N.B. Il 12 novembre u.s. il Gaggiarone è stato premiato da Marco Gatti e Paolo Massobrio tra i 100 migliori vini d’Italia…

    VINI NATURALI E VINI INDUSTRIALI…
    Sig. Ramella è in grado di capire la differenza?

  8. Sor Annibale, l’amico Ramella, che difenderà da solo, non avendo bisogno di avvocati, il proprio punto di vista, potrà aver scritto qualche inesattezza (ad esempio scambiando Gioann Brera per Veronelli)ma perdiana, é questo, il suo, il modo più corretto di contestare, com’é suo diritto, il giudizio di una persona, esperta di vini, che ha assaggiato e valutato il suo Gaggiarone ? A me non sembra proprio…
    Un po’ più di rispetto per l’opinione degli altri e di buona educazione nei confronti da Ramella non stonerebbe proprio…
    f.z.

  9. Caro Ziliani,
    il punto fondamentale è che non di tratta solo di avere scambiato Veronelli per Brera ma piuttosto il fatto che il famoso esperto di vino sig. Ramella non ha saputo distinguere un vino passato in legno con un vino che il legno non lo ha neppure visto.
    E’ questa la questione peggiore e preoccupante, trattandosi di un esperto!
    Il vino è lì nudo per farsi giudicare, così come molti lo hanno giudicato.
    Penso comunque che un conto sia esprimere un giudizio sul vino ed un conto invece sia dare un giudizio falso od inesatto sul modo del produttore di esprimere il proprio prodotto ( e Lei parla di rispetto!..)
    Resto sempre più convinto che il Sig: Ramella , se è un vero intenditore ed esperto, come da Lei definito, non possa avere commesso un errore tecnico tanto macroscopico e quindi in realtà ritengo che non abbia assaggiato il vino.
    Distinti saluti.
    Annibale Alziati

  10. Caro sig. Alziati, non creda che non Le risponda.
    Non voglio certo fare polemiche, come Lei mi sembra abbia intenzione, La invito intanto a moderare i termini ed a rivedere il Suo sito internet.
    A presto.
    Luciano Ramella

  11. Non mi sento di scrivere gentile e, quindi, come Lei, scrivo caro sig. Alziati.
    Su una cosa sono d’accordo. Non mi ritengo un esperto di vini; l’amico Franco è troppo generoso nei miei confronti. Piuttosto credo di essere un appassionato che da qualche anno visita cantine e partecipa a manifestazioni e convegni per cercare di capire qualcosa di questo affascinante mistero che è il vino. In questo vagare ho assaggiato vini che mi hanno emozionato ed ho incontrato personaggi straordinari, molti dei quali, forse quelli che più mi sono piaciuti, ricchi di due doti che oggi tendono a scomparire: la modestia e la prudenza.
    A Fornovo ho assaggiato anche il Suo Gaggiarone ma non ho fatto caso a diplomi, targhe o quant’altro fosse esposto sul Suo tavolo.
    Che il Gaggiarone fosse gradito anche a Brera oltre che a Veronelli – che non ho citato perchè non sono certo che negli ultimi anni della sua vita giudicasse da solo i vini, vista la malattia che lo accompagnava – lo rilevo dal Suo bel sito internet (www.alziati.it):”….discutemmo a lungo di Gaggiarone – scrive Veronelli il 12.10.2003 sul Corriere della Sera, parlando di Gianni Brera – di quell’anno felicissimo, il 1971″. Il grande Gianni “….sorrise, alla fine, reso lieto dal vino”. Mi sembrava una delicatezza.
    Quanto al “passato in legno”, Le devo chiedere scusa. In effetti, per la fretta di inviare la mia piccola cronaca all’amico Franco, l’inciso che doveva essere “fermo e non passato in legno” è diventato “fermo e passato in legno”. Sarebbe bastato che Lei me lo avesse fatto notare e avrei subito corretto l’errore. Ha invece preferito costruire su su questa svista la Sua garbata critica delle mie modeste se non nulle capacità di degustare.
    Capisco poi, mi creda, le fatiche dei produttori dell’Oltrepo ed in genere di tutte le zone vinicole, anche di quelli che, a differenza di Lei, non si ditinguono e che, a differenza di Lei, non vengono invitati alle manifestazioni.
    Quanto alla sfida che Lei, forse accecato dal risentimento, mi lancia alla fine: “VINI NATURALI E VINI INDUSTRIALI, sig. Ramella è in grado di capire la differenza?”, Le rispondo di NO. Mi limito ad affermare che ci sono vini buoni e meno buoni o almeno che mi piacciono o non mi piacciono, vini prodotti nel rispetto della terra e dell’uomo ed altri no. Da tempo seguo con interesse il mondo del vino naturale, biologico e biodinamico (se vuole può vedere un mio articoletto sempre su questo blog riguardo a Bio&Dynamica, che è solo una riflessione ma che è stato commentato in maniera interessante).
    Mi permetta infine, rifacendomi sempre all’articolo di Veronelli prima citato, di ricordarLe proprio quello che Brera disse a Veronelli di fronte all’entusiasmo di quest’ultimo per il Gaggiarone 1971: “Luisin, esagera no”.
    Cordialità.
    Luciano Ramella

  12. La ringrazio per la sua risposta più che
    esauriente.
    I suoi giudizi su Veronelli, che non può +
    rispondere personalmente, e le sue velate insinuazioni, non meritano altra attenzione da parte mia e fan si che il suo scritto si giudichi da solo.
    Saluti.
    Annibale Alziati

  13. Vedo che non mi chiama più (+) caro.
    Su Veronelli, mi onoro, su di Lui, di avere un giudizio non positivo ma straordinario. Sul fatto che la mia modesta persona non meriti più la Sua attenzione, non ne dubitavo. In fondo non sono un esperto. Insinuazioni, tanto più velate, non ne faccio, e se Ella ritiene che il “mio scritto”, bontà Sua, si giudichi da solo……PROSIT.
    Guardi, nella mia pochezza,……non mi firmo neanche….e sia FINITA.

  14. Partecipando, per la prima volta, alla manifestazione di Fornovo ho avuto modo di assaggiare il Gaggiarone. L’ho trovato – bando alle ciance – un vino molto interessante ed il mio palato lo ha apprezzato molto.
    Parere di un occasionale lettore…..

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