Asti Spumante: quale immagine all’alba del 2007 ?

Non ho alcun dubbio che il migliore modo di dimostrare attaccamento alle sorti di quel prodotto inconfondibilmente e inimitabilmente italiano (e piemontese) che è l’Asti Spumante sarebbe che ognuno di noi stasera ne stappasse almeno una bottiglia, favorendo una crescita di quella quota di consumi nazionali che è del 25 per cento, contro il 75% commercializzato all’estero in moltissimi mercati.

Però, anche se i numeri e le statistiche diffuse in sapienti comunicati stampa prontamente ripresi, con suono di grancassa, da testate compiacenti, magari all’interno di ampi servizi dove compaiono pagine pubblicitarie consortili o di singoli grandi marchi astigiani, ci dicono che la vendemmia 2006 per le uve Moscato destinate all’Asti (e al Moscato d’Asti) è andata bene, che nel primo semestre 2006 le vendite di Asti Docg in Italia sono cresciuto quasi dell’otto per cento, e che all’estero fanno registrare incrementi mercati importanti come Germania, Russia, Giappone, Nord Europa, posso sommessamente far notare che questa crescita è stata conseguita anche con tattiche e strumenti discutibili ?

Si parla difatti di una “filiera impegnata nel rilancio del prodotto”, di un “piano di rilancio multidisciplinare” che prevede un investimento di qualcosa come 40 milioni di euro tra risorse pubbliche e private, si tirano in ballo manager, esperti, cervelloni, si che “l’Asti Docg è top of mind” ovvero ben presente e conosciuto al consumatore, anche se molti “lo considerano un vino demodé, polveroso, di poco carattere e poco prestigio”, e poi cosa accade, alla fine di tutti i discorsi, nel momento topico e fondamentale della vendita ? Come si presenta l’Asti Docg al consumatore, quale immagine di sé proietta, quale idea della propria importanza, credibilità, offre ?

A giudicare da una pagina pubblicitaria apparsa giovedì 28 dicembre sul Corriere della Sera, inserzionista la catena di supermercati, iperstore & superstore, GS, non una catena qualsiasi, non benissimo, perché in questa presentazione di “prezzi in festa GS” validi sino al 31 dicembre, l’Asti Spumante Docg di una notissima casa già piemontese e oggi multinazionale, Martini, appare come il prodotto non solo più popolare, cosa che l’Asti è deve effettivamente essere, ma quello che per vendersi è più disposto, con rispetto parlando, a “calare le brache”, solo dal punto di vista del prezzo, ovviamente.

Quattro bottiglie e quattro tipologie di “bollicine”, un méthode champenoise e tre Charmat, promosse in questa pagina, accanto a zamponi e cotechini precotti, a lenticchie, clementine, la nota bevanda gassata della celeberrima multinazionale Usa, e ad un whisky: uno Champagne, proposto a 9,99 euro contro i consueti 15,99 (sconto del 33%), un Brachetto d’Acqui, prezzo finale sullo scaffale per i detentori della tessera SpesAmica GS, 4,99 euro invece di 9,99 (sconto del 50%), un Prosecco di Conegliano di una celebre azienda, con tanto di Doc, ribadita nella presentazione, venduto a 4,99 euro, senza sconti e ribassi di sorta, ed infine un Asti Spumante. A quanto viene proposto il vino ? Ad un prezzo stracciatissimo, 1,99 euro, contro i 3,49 usuali (sconto del 40%).

Cosa si desume pertanto da questa pagina pubblicitaria apparsa sul più diffuso quotidiano nazionale ? Semplicemente che l’Asti, quel vino che per molti consumatori appare dotato di “poco prestigio”, costa mediamente molto meno caro, Champagne a parte, di un Prosecco di Conegliano Doc e di un Brachetto d’Acqui, con e senza sconto: 3,49 euro a prezzo pieno contro i 4,99 del Prosecco di Conegliano Doc ed i 9,99 (il prezzo scontato che sino al 31 dicembre poteva essere pagato lo Champagne in offerta) del Brachetto d’Acqui, un vino Docg come l’Asti ma che non possiede nemmeno un decimo della storia, della nobiltà, della grandezza intrinseca che l’Asti ha. Anche se “gli opinion leader ritengono sia un prodotto con grandi caratteristiche inespresse”. Com’è spiegabile che a prezzo pieno un Brachetto d’Acqui possa costare 6 euro e mezzo più di un Asti spumante?

Evviva dunque la crescita dell’Asti Spumante Docg, in Italia e in ogni Paese consumatore di vino del mondo, speriamo che questa crescita non sia legata, come in questo caso che ho raccontato, ad una svendita. Che non è solo quella del prodotto in oggetto, ma d’immagine, di prestigio, di credibilità. Che resti un prodotto popolare l’Asti Spumante, ma accidenti, non proletarizziamolo, non rendiamolo vino con prezzi e caratteristiche da hard discount ! 

p.s. dimenticavo: buon 2007 a tutti, con tutta la felicità, la serenità e la gioia possibile !

0 pensieri su “Asti Spumante: quale immagine all’alba del 2007 ?

  1. Senza dire che un Asti da due euro e’ un’esperienza degustativa sconfortante. Sara’ pure top of mind, ma qualcosa mi sfugge: certamente sbagliero’ a misurare il vasto mondo col metro del mio orticello, ma da queste parti le richieste di Asti sono pari a zero, e l’Asti sembra defunto.

  2. Certo che un Asti Spumante DOCG a 1,99 al pubblico……
    ma non puo´ essere che

    (a) l’ inserzionista abbia ricevuto un contributo tot a bottiglia
    per l’ annuncio ?

    (b) che si stiano liberando partite annata 2005-2006 non necessariamente andate a male, ma in surplus di giacenza

    (c) chi é il produttore ? ci potrebbe essere una sinergia di referenze.

    (d) cosa dice la legge sulle vendite sottocosto, promozionali o meno ?

    Insomma : il quadro non é completo ma a 1,99 euro meno iva
    non ci paghi neanche bottiglia, etichetta tappo gabbietta e cartone!….

    Speriamo che il buongiorno non si veda da questo mattinoa 1,99 :

    Buon Anno a tutti!

  3. sono una universitaria astigiana doc che dovrebbe condurre una ricerca di mercato sull’Asti spumante…le informazioni sono poche e nebulose..sapreste dirmi qualcosa di più correlato a questo interessante articolo? contattatemi anche sulla mail bettaat@libero.it
    saluti,
    Elisabetta

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