Barolo Bussia 1997-1998 Giacomo Fenocchio

Come ho già scritto, mi sono davvero concesso un lusso decidendo di utilizzare per la preparazione di un sontuoso Brasato al Barolo due bottiglie, annata 1997 e 1998, dell’identico prestigioso cru della sottozona della Bussia di Monforte d’Alba firmate da quel piccolo, bravissimo produttore che è Giacomo Fenocchio, ma cogliendo l’occasione di questo “sacrificio” destinato all’esecuzione di uno di quei brasati che rimarrà nella mia memoria gustativa, ho potuto anche degustare e comparare i vini di queste due annate molto diverse tra loro.

Celebratissima quella 1997, venuta dopo quel grandioso ma difficile 1996 che abbisogna ancora di anni di paziente affinamento in cantina dei vini per mostrare tutta la sua grandezza, passata un po’ in second’ordine, giudicata come buona ma non eccezionale, l’annata 1998 che non ha tratto vantaggio dall’essere posta tra il 1997 ed un’annata di riconosciuto valore come il 1999.

Un vino come il Barolo Bussia di Giacomo Fenocchio, con uve provenienti da un vigneto di tre ettari e mezzo di trent’anni d’età, esposto a sud sud ovest, a 300 metri di altezza su terreno elveziano con sedimenti argillosi e calcarei e ricco di ferro, può costituire il parametro giusto per coglierne le differenze, le sfumature, il valore intrinseco, la maggiore o minore capacità di esprimere quella che è l’anima, fatta di sottili e quasi impercettibili sfumature, di impalpabili variazioni aromatiche e del gusto, del Barolo.
Questo perché si tratta di un vino dove l’artificio enologico entra ben poco in gioco, visto che il vino è ottenuto con metodo tradizionale a lunga macerazione, con fermentazione naturale senza aggiunta di lieviti per dieci giorni circa in vasche di acciaio inox con temperatura massima di trenta gradi controllata esclusivamente a mezzo rimontaggi giornalieri e con successiva macerazione a freddo sulle bucce per 15 giorni circa, e considerato che l’invecchiamento avviene per cinque mesi in tini di acciaio inox e per due anni in botti di rovere di Slavonia di 35-50 ettolitri, con successivo affinamento in bottiglia di un anno.

Un vino vero, prodotto da un’azienda che produce, vinifica ed invecchia vini provenienti da propri vigneti (circa dieci ettari, che comprendono oltre ad appezzamenti nella Bussia anche vigneti nei pregiatissimi cru Villero di Castiglione Falletto e Cannubi a Barolo) da oltre cinque generazioni.

Come ho trovato i due vini ? Ovviamente buonissimi, ma, come prevedevo, a conferma di un mio consolidato convincimento, essere cioè i vini espressione dell’annata, molto calda (la prima di una triade completata con il 2000 ed il 2003), 1997 molto buoni, ma un po’ unidimensionali e carenti di quel fascino, di quell’articolazione che fa la differenza, con il 1998, un’annata che a me piace tantissimo per l’equilibrio, la misura, la classicità, nel Barolo, come nel Brunello di Montalcino, superiore in quanto a capacità di emozionare, coinvolgere, regalare quella magia che solo il Barolo sa esprimere.  

Non grandissime differenze tra i colori dei due vini, un rubino di bella intensità e vivacità più denso e profondo nel caso del 1997 e con un’unghia più rosaceo-granata nel caso del 1998, ma quale diverso riscontro all’esame olfattivo !

Un naso caldo, maturo, compatto, fitto, giocato unicamente sulla liquirizia, la prugna, il cuoio, la ciliegia sotto spirito nel caso del 1997, molto fitto ed in sé e un po’ restio a concedersi anche dopo diverso tempo nel bicchiere, molto denso e avvolgente, ma sempre ad una dimensione, contro un 1998 che mostrava, sin dal primo momento, una leggerezza ed eleganza d’espressione, una variegata fresca panoplia aromatica dove la rosa si accompagnava al lampone, la liquirizia apriva la strada al mazzetto odoroso, alla cannella, ai chiodi di garofano, al sottobosco, all’amaretto, in una cornice di fragranza, di dolcezza, di aerea, musicale, immaterialità.
Queste le prime impressioni, perché poi, in evoluzione e nel fond de la buta gustato il giorno successivo, il vino tirava fuori la sua componente più maschia e selvatica, ancora con molta liquirizia (una caratteristica dei Barolo di Monforte e di Serralunga), spezie, terra bagnata, funghi secchi, una componente minerale (grafite), la nota inconfondibile del catrame (goudron) e del tartufo, che si ritrovava puntualmente anche al gusto.

All’assaggio il Bussia 1997 si confermava molto caldo, pieno, intenso, con tannini ancora di una qualche durezza e astringenza che si facevano sentire, un alcol notevole, grande solidità, terrosità diffusa e ampiezza, una bocca ricca di sapore, matura e persistente, mentre il 1998 affascinava subito per la sua dolcezza ed eleganza nel porgersi, per i tannini ben sostenuti e mai aggressivi perfettamente fusi con il frutto, vivo, succoso, fresco, di bella articolazione e freschezza, esaltato da una acidità calibrata che spingeva e da nerbo e dà lunghezza e persistenza al gusto, regalava piacevolezza dando a quell’insieme di sapori che caratterizzavano questo splendido vino, perfetto da bere ora, vivacità e carattere.

Due magnifici Barolo Bussia, ma il 1998 con una marcia in più, una completezza, una presenza, una musicalità d’espressione, una misura classica, un’armonia, davvero da grande vino.

0 pensieri su “Barolo Bussia 1997-1998 Giacomo Fenocchio

  1. Gentile Franco, ho avuto il piacere di poter assaggiare varie annate dei diversi Baroli prodotti da Giacomo Fenocchio e posso confermare, che ogni volta è un piacere riscoprire certi gusti e sensazioni, che si possono gustare solamente su vini “puri” oppure comunemente definiti tradizionali. Concordo che il 1998 Bussia ha un marcia in più dell’annata precedente. Se avete la possibilità assaggiate anche il “Villero” che è un Barolo molto più complesso con una durata negli anni sicuramente superiore.Stefano

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