Carità pelosa: o del vino di Amnesty “politicamente corretto”

Non saprei scrivere di più e di meglio di quel che abbia detto, con felicissima sintesi e con il tono giusto e la giusta credibilità (lui socialmente impegnato, con le sue battaglie radicali) il buon Antonio Tombolini in questo post pubblicato sul suo blog Simplicissimus.

Del vino “politicamente corretto” di Amnesty International, che prevede cioè che una parte dei ricavati della vendita vada alla benemerita associazione che difende i diritti umani, e di un’iniziativa diffusa con tanto di comunicati stampa “di vario taglio e misura, già pronti da utilizzare) non avevamo assolutamente bisogno.

Non perché non sia nobile la causa, e bella, da parte del produttore, che conosco e apprezzo, Marco Porello di Canale d’Alba in Roero, la scelta di destinare parte dei ricavi ad Amnesty, ma perché è decisamente di cattivo gusto il tam tam mediatico che l’accompagna. Comunicazione, politicamente corretta e furbesca, che ci ricorda che l’azienda in oggetto è “segnalata dal Gambero Rosso e dalla guida Slow Food ai Vini d’Italia con i tre bicchieri”, e che comprare e regalare il Roero di Amnesty “è un’idea regalo sfiziosa, politically correct e un po’ radical chic”. Un linguaggio da (cattive) p.r. e addette di pubbliche relazioni, banalotto, non degno di un’operazione che sarebbe stata più nobile e degna di rispetto se non si fosse tramutata in un espediente di marketing, in un triste slogan pubblicitario.

Questa, in sintesi, la verità, il resto, per usare ancora le parole di Tombolini, “è solo ipocrita carità pelosa, buona solo per sentirci più buoni” mentre arriva il Natale…

0 pensieri su “Carità pelosa: o del vino di Amnesty “politicamente corretto”

  1. “è un’idea regalo sfiziosa, politically correct e un po’ radical chic”: questa frase è , a dir poco, agghiacciante!
    Scoraggia davvero leggere di queste cose! Si confonde il marketing, il businnes, con le azioni a fin di bene e si utilizzano frasi assolutamente inadeguate anche se, forse, con il vero scopo di aiutare una giustissima causa.
    Ringrazio Franco per aver segnalato questa miseria, che, purtroppo, è stata invece solo nobilitata in altri Blog.

  2. Mah, non piace neanche a me tutto questo ammiccare condito di falsa autoironia, ma oggi la mano destra é ben informata su quello che fa la mano sinistra e poi vorrei sentire anche il parere di Amnesty… magari a loro la cosa sta bene…. e mi ricordo qualche frase ispirata, in situazioni analoghe di Don Gnocchi , o era Don Bosco ?

    Poi un’altra considerazione: su questo ed altri blog si parla spesso della comunicazione del vino, della sua scarsa apparenza etc. Ecco questo é un espediente che se non e´il massimo del buon gusto o il massimo esempio di come andrebbe fatta la caritá, comunque qualche boccia alla ribalta la mette e non per questioni di bicchieri, stelle e corone ma perché il vino é uscito dal suo ambito guidaiolo e si é ……allargato.

    Ripeto, per questioni di gusto personale, concordo con Antonio e Franco, ma stiamo attenti a non voler sempre pretendere da altri comportamenti virtuosi anche in operazioni in cui la virtu, la caritá glabra, non sono l’oggetto principale della azione.

    O no ?

  3. Per Merolli:
    Cosa ha a che fare l’idiozia allo stato puro di una siffatta presentazione con il voler uscire dal proprio ambito?
    Bonarda, Gancia e soprattutto questo sono esempi di delinquenza mentale.
    Francamente pensando ai “pubblicitari” che sono stati pagati per dire certe str….te mi viene voglia di buttarli faccia in giù a raccogliere un paio di ettari di broccoli.
    A colpi di frusta magari, che non sarà politically correct ma è tanto radical chic!

  4. Uscire dal proprio ambito non é facile né semplice (e spesso, se uno lavora bene, non sempre necessario.)

    Non ho presente cosa abbia fatto Gancia ed ho seguito solo in modo superficiale gli sforzi per pubblicizzare la Bonarda, peró Antonio (Tombolini ?) il fatto che Porelli abbia scelto un pubblicitario infelice
    non toglie molto all’ iniziativa che di per sé non mi sembra cosi´criticabile.

    Sembra che, in generale, il mondo delle agenzie pubblicitarie viva in una nazione non produttrice, tanta é la distanza dal mondo del vino e la mancanza di conoscenza dello stesso che si riflette nei testi di presentazione .

    Peró, io per esempio, Porelli non sapevo neanche chi era (mea culpa) e questa uscita in allenaza con Amnesty lo ha portato alla mia attenzione, come di molti altri, spero, oltre che a quella critica di Franco, Antonio.

    Quindi secondo me: pessima la forma, accettabile la sostanza.
    Se ogni volta che vediamo qualcosa di nuovo nel modo di proporre
    il vino, insorgiamo sul come e perché, lasciamo solo spazio a chi i soldi per proporsi li ha di suo e non si deve inventare alleanze sante
    o meno sante.

  5. Il fatto stesso che Porelli abbia letto ciò che il pubblicitario ha scritto e non lo ha preso a calci nel culo lo rende complice, anzi no lo rende idiota, perchè il “complice” è uno che sta per commettere un reato e lo sa.
    Nel caso in oggetto i due (Porelli & Pubblicitario) sono andati candidamente incontro all’idiozia.
    Io sono un pubblicitario che si occupa di comunicazione SOLO del settore enogastronomico, ma non per questo sono lontano dalle regole della buona creanza e qui trattasi di una porcheria in qualunque caso, fossero stati pure i formaggini da pubblicizzare.
    Se poi per rendere famoso un mio cliente devo renderlo odioso a tutti, bè, meglio una bella rapina in banca così almeno rischia di suo e magari si becca una pallottola dietro il muscolo di cui sopra.

  6. Antonio : quando uno (il Porelli della situazione) si rivolge a ( o viene contattato da) chi presenta come professionista ed esperto della comunicazione, poi si fida.Specie se gli balenano nomi importanti e di tutto rispetto, come per esempio Amnesty International. Un po´come quando chiami lo stagnaro (idraulico) e quello ti combina un casino perché é incapace: non é che per questo sei idiota o complice.

    Mi piacerebbe leggere qualche tua cosa pubblicitaria del ramo, ma a parte questo vedo che continui/ si preferisce a dare peso eccessivo alla forma (sciagurata: ne siamo tutti d’accordo) e poca attenzione alla sostanza ed all’ idea, male realizzata, ma sempre idea relativamente nuova se ci limitiamo al mondo del vino.

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