Fermatelo, prima che sia troppo tardi ! La preoccupante deriva del Bonarda style

Produttori vinicoli oltrepadani, fatevi sentire prima che sia troppo tardi ! La preoccupante deriva del cosiddetto Bonarda style, ovvero il “progetto di promozione attuato dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese per la Bonarda made in Oltrepò”, ha partorito un altro, preoccupante risultato.

Dopo tante stranezze che hanno visto vittima la Bonarda, ora diventato il Bonarda, il 4 dicembre è stata celebrata la nascita di B*ON, ovvero un “marchio di abbigliamento e accessori Bonarda Style”, presentato al Circolo della Stampa di Milano con la sfilata in passerella dei i “capi realizzati dalla giovane stilista Erika Zafferani: Hot –pants, abiti, gonne sportive, T-Shirt, borse e accessori colorati, vivaci, disinvolti per raccontare un vino altrettanto vivace e dinamico, al passo coi tempi, disimpegnato, accattivante”.

Questa scelta di abbinamento del Bonarda alla moda perché, come recita il comunicato stampa, “il Bonarda è stile di vita e Bonarda Style fa moda e tendenza” e quindi, per un vino che “modaiolo” e trendy aspira ad essere, “non poteva quindi che essere Milano, capitale della moda, il luogo per il lancio della prima uscita B*ON”.

Pensavate che la Bonarda che "buscia" dovesse continuare ad essere un vino schietto e popolare da bere con il salame, con il cotechino con le lenticchie, da gustare senza troppe balle ? Retrogradi, reazionari e passatisti che non siete altro, aggiornatevi ! Il nuovo corso del Consorzio tutela vini Oltrepò voluto dal direttore Panont e dai suoi collaboratori ci dice invece che Bonarda mira invece a caratterizzare uno stile (Bonarda Style, of course !), “che vuole far parlare di sé attraverso un messaggio positivo: Bonarda, vivi vivace… Be On!”.

Dopo la sfilata “giocata fra ironia e provocazione, ma curata in ogni aspetto: dai capi d’abbigliamento inneggianti al Bonarda e al suo essere “naturalmente vivace”, dopo “l’animazione e l’intrattenimento” affidati ad un “presentatore e cabarettista”, cosa arriveranno a proporci nel corso del 2007, i pirotecnici, fantasiosi, genialoidi creativi, i consulenti d’immagine e di comunicazione che da due anni hanno varato, con grande dispendio di energie e di danaro, la new wave del Bonarda Style?

7 pensieri su “Fermatelo, prima che sia troppo tardi ! La preoccupante deriva del Bonarda style

  1. Ok mi arrendo
    Viste anche le risposte ai tuoi precedenti post invito tutti ad alzarsi in piedi e a gridare con me:
    Chebellooooo!!!!!
    Anch’io voglio essere B*ON!!!!
    Ahhhh il discreto fascino dell’imbecillità!

    P.s.: sto cercando il nome per un nuovo vino e volevo un tuo parere.
    Secondo te Be*Cul è abbastanza radical chic o è troppo glamour per un Nero di Troia?
    Ho trovato!
    Nero di troia = B*tch
    Sono Troppo happy hour!

  2. Altola’, Antonio! Presto l’uso del termine “culo” sulle etichette di vino sara’ regolamentato, in quanto neo-denominazione geografica. E, ti preavviso, il “disciplinare” sara’ veramente tale. Come si conviene con un tale toponimo, non si guardera’ in faccia a nessuno.

    Siccome dalle tue parole colgo il velato suggerimento dell’idea che in questo pubblico possa essersi ottusa la capacita’ di indignarsi e di stand up, sento il bisogno di fare una precisazione. Ritengo che di ogni questione vadano ben esaminati i motivi precisi per una eventuale indignazione. E’ chiarendo bene questi che si arriva a chiarire bene CHI dovrebbe eventualmente indignarsi, e si puo’ cosi’ anche gradare la gravita’ del caso. Spero ci rendiamo tutti conto molto bene che -per fare l’esempio della questione relativa all’associazione Saperi e Sapori- una cosa e’ se la rampogna da fare si limita a un appunto di stile, o se per questo anche una radicale critica di opportunita’, a un contesto di produttori, a un “territorio”; ben altra cosa se si tratta di un’eccezione a come vengono spesi i denari pubblici. Nel primo caso e’ in ballo il comportamento magari masochistico ma pur sempre legittimo di una collettivita’ di soggetti privati economici, e saranno semmai i calabresi o piu’ specificamente ancora i produttori calabresi a “doversi” indignare. D’accordo: ti concedo che possa spettare anche a quanti sentano cosi’ forte lo stellone d’Italia da pensare che l’agroalimentare italiano sia ben giocato sotto i nastrini tricolori (e io come forse intuisci non sono fra loro). Ma nel secondo caso l’agroalimentare non c’entra affatto. Non c’entra nemmeno il “territorio”. E’ una volgare, ma tanto piu’grave questione di malamministrazione della cosa pubblica. Chi pensa che ci sia da dire qualcosa su questo, non puo’ non pensare anche che stia a TUTTI. Tutti devono ergersi indignati, in questo secondo tipo di racconto. Ora: chi dovrebbe indignarsi se il consorzio del(la) Bonarda compie delle scelte d’immagine criticabili? Io mi limito a dire che bene e’ una denuncia pubblica in sede generale. Ma bene pure che seguitino a dare fiato alle trombe coloro che piu’ direttamente interessati sono al problema.
    Gia’ che ci sono approfitto per estendere l’esercizio, altri due esempi ben diversi sotto le mentite spoglie di uno solo: se il consorzio del Chianti Classico decide di aprire il disciplinare ai vitigni meno tipici, e se la cosa e’ ritenuta deprecabile, di che tipo di questione si trattera’? Pubblica o “privata”? E se invece la lamentela a proposito dello stesso contesto fosse un’altra, e cioe’ venisse denunciato un “sopruso”, quello dell’alienazione del nome geografico di un territorio per un uso commerciale esteso molto al di fuori di quel territorio? In questo caso sarebbe lo stesso tipo di valore in ballo? Sarebbe ripartito allo stesso modo nel pubblico il “dovere morale” di indignarsi?

  3. “Produttori vinicoli oltrepadani fatevi sentire”. Mi pare che la politica del Consorzio, non solo per quanto concerne il Bonarda, non trovi tutti i produttori Oltrepadani consenzienti. Mi risulta anzi che una parte di questi, per esempio Boatti dell’az. agr. Monsupello, contesti fortemente alcune scelte del Presidente, anche con vivaci articoli sulla stampa locale. Queste voci non trovano spazio, forse per scelta dei “contestatori” medesini o per altri motivi che non conosco, nel mondo dei blog o comunque di internet. Di fatto nelle manifestazioni ad ambito locale, tipo Oltrevini di Casteggio, si è notata nell’ultima edizione la defezione di non pochi produttori.
    Luciano

  4. Sono pienamente d’accordo. Al inizio mi illudevo si trattasse della campagna pubblicitaria di tipo stagionale perciò questa bizzarra idea mi sembrava anche carina. I manifesti (e tutto altro) in perfetto stile primi anni 60, proposti fino alla nausea sono soltanto ridicoli. E purtroppo un’altra idea pazza nel mondo del vino spacciata per il capolavoro di marketing pubblicitario!
    Joanna

  5. Pingback: Bonarda on the rocks: ultimo approdo del Bonarda style | Blog di Vino al Vino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *