Gli amici veri ci scaldano il cuore: non dimentichiamocene…

L’esperienza quotidiana di tutti noi c’insegna che solo raramente, causa gli impegni di lavoro, certo, ma anche per colpa di una certa dose di pigrizia, di sbadataggine, perché è comodo attribuire tutto alle mille cose da fare, al tempo che corre via veloce, riusciamo a vedere, o quantomeno a tenere i contatti, facilitati in un’epoca di telefonia diffusa, con le persone cui vogliamo bene e che ci terremmo particolarmente a frequentare.

Familiari a parte, anche se sono indubbiamente nel nostro cuore e spesso pensiamo loro anche solo indirizzando un pensiero veloce, c’è tutto un insieme di figure che abbiamo avvicinato, conosciuto, frequentato nel corso delle nostre vite, che hanno inciso nelle nostre esistenze, che ci hanno dato tanto e sono per noi speciali, ma che eppure, accidentaccio, sentiamo ed incontriamo molto meno spesso di quello che vorremmo, di quel che avremmo bisogno. Questo anche se sono delle persone anziane, anche se magari sappiamo che hanno qualche acciacco e che non saranno, anche se nel nostro profondo è come se lo fossero, immortali.

Nella mia lunga esperienza, ormai più che bi-ventennale nel mondo del vino, bella gente, persone con le quali sarebbe piacevole, in qualsiasi momento, passare qualche ora insieme, e non solo per motivi di lavoro, fortunatamente, tra tanti cialtroni, venditori di fumo, fafiuché, e personcine palline senza spessore ne ho incontrate. Ed è per questo che, a parte lo specifico vinicolo, l’amore per il vino come prodotto della terra, di questo mondo, che spesso mi fa incavolare e mi delude, continuo a fare parte.

Persone però con le quali abbia legato profondamente e ai quali mi sentirei di raccontare i miei problemi, parlando di qualsiasi cosa, del vino certo, ma anche della vita, del tempo che passa e ascoltando quello che hanno da dirmi e da insegnarmi ne conto molto meno e considero pertanto la loro esistenza, ed il loro essere entrati nella mia vita, un dono prezioso, e irrinunciabile.

Uno di questi rari personaggi ai quali non mi vergogno di dire pubblicamente che voglio un bene profondo, anche se poi, come dicevo all’inizio, li vedo solo poche volte all’anno e li sento telefonicamente ancor meno, è, insieme al mio carissimo amico valdostano Gianni Bortolotti, grande palato, grande conoscenza del vino e della cucina e grande cuore, a qualche produttore (non faccio nomi perché sicuramente ne dimenticherei qualcuno) un altro uomo non giovanissimo, l’enologo, gastronomo, gourmet, umanista altoatesino Giorgio Grai (nella foto sopra).

Chi sia Grai è presto detto: il più grande palato che abbia conosciuto, il più bravo enologo vecchia scuola, insuperabile in tagli spericolati, mix anche di annate diverse, il tutto per conseguire il risultato finale di una grande armonia e di una piacevolezza del vino, di una superiore eleganza, ma anche nello stesso tempo, perché come si dice genio e sregolatezza vanno insieme, il più grande sperperatore di talento possibile, la persona più incapace di dare sistematicità ad un modo di lavorare legato più all’istinto e alla fantasia, alla conoscenza empirica, al fiuto, che al metodo scientifico.

Giorgio, che ho molto frequentato, nonostante il carattere impossibile (suo ma anche il mio) nei primi anni della mia attività di giornalista nel mondo del vino, quando partivo da Bergamo per essere ricevuto, anche dopo lunghe attese, nel mitico Edy bar di Piazza Walther a Bolzano, e per essere introdotto alla cultura del vino, mi ha insegnato un sacco di cose, che il vino è una cosa viva che non può essere ridotta ad una formula o una procedura codificata, che la cucina (Giorgio è uno straordinario cuoco, con importanti esperienze passate di lavoro come chef, anche all’estero), ne è l’indispensabile complemento, e che fare un grande vino, di quelli che ti emozionano e ti fanno ringraziare Dio o Bacco di non essere astemio, è difficile e richiede una sorta di dono, la capacità di vedere, ascoltare, pensare, doti che non sono appannaggio di chiunque.

Nel corso della propria lunga vita (Grai viaggia intorno ai 75 anni) Giorgio non si è mai risparmiato ed è naturale quindi che dopo corse (è stato anche pilota di rally e andare in automobile con lui è un’esperienza che ti forma…), strapazzi, milioni di chilometri percorsi, millanta degustazioni, consulenze, molte vite vissute in una, si sia recentemente trovato a doversi fermare, anche se lui non avrebbe voluto, perché il suo cuore aveva bisogno di una bella sistematina, o meglio, come lui preferirebbe dire, una revisione o un tagliando.

Di questi suoi problemi di salute, anche per mia colpa, che non lo frequento e non lo chiamo quanto invece dovrei,  non ho saputo e non mi ha detto niente, sino a quando, qualche giorno fa, materializzandosi sotto forma di una telefonata che non sai se ti arrivi da Bolzano, dal Friuli, dove ha trovato in Marina Danieli una dolcissima compagna e un alter ego che tenta di regolare la sua complicatissima vita, oppure da chissà dove (potrebbe essere la Sicilia oppure il Sud Africa o la Bourgogne), Giorgio mi ha chiamato per salutarmi.

Il suo consueto modo spiccio e diretto di salutarti, di chiederti, lui, come stessi, e poi una volta che mi aveva detto, ma per inciso, come se riguardasse un altro e non lui, dei suoi problemi “di cuore”, eccolo subito minimizzare, ironizzare, passare ad altro, dirti che sarebbe buona cosa incontrarci, parlare, discutere di questo mondo del vino impazzito, vedere cosa sia possibile fare, ognuno nel nostro piccolo, perché il buono prevalga sul fumoso ed i buoni vini, che ci sono, basta saperli cercare, possano incontrare le persone che le stanno cercando, ma per qualche insondabile motivo fanno fatica a trovarle.

Nessun cenno di rimprovero, e di buoni motivi Giorgio ne avrebbe avuto per “tirarmi le orecchie”, per chiedermi dove fossi finito, il perché del mio distratto silenzio, ma quella telefonata ha finito non solo con il farmi sentire in colpa, che pure è esercizio utile ad emendarsi e tentare di migliorarsi, ma per farmi chiedere che razza di vite stiamo vivendo se non troviamo il tempo di chiamare e incontrare gli amici veri, quelli cui alla fine, tirando un bilancio, dobbiamo di più, quelli che rendono la parola “amicizia” una cosa seria e non una parola senza senso.

Tempo di proponimenti, la fine di un anno e, subito dopo il Natale, di un Nuovo Anno che ci affanniamo a sperare sia migliore di quello che l’ha preceduto, ma che potrà esserlo, salute a parte, solo se sapremo fare la nostra parte ed impegnarci, nei piccoli gesti di ogni giorno, ad essere persone più serie, a saper distinguere il grano dal loglio, i valori veri dalle futilità e gli amici cari da tante conoscenze frettolose e occasionali che facciamo. Il mio proponimento, quindi, è di dedicare, nel 2007, molto più tempo alle persone più care, di ricordarmi di loro, di frequentarle, di chiamarle al telefono, fosse solo per un veloce saluto.

Non dovrà più accadere, mi dico, che sia un vecchio amico come Giorgio Grai, stregone, alchimista, umanista del vino, gentiluomo d’antico stampo, a chiamarti, rompendo un silenzio che tu, distratto cronista del vino preso da troppe cose futili, dovevi rompere da tempo… Gli amici veri ti scaldano il cuore, non dimenticartene…

0 pensieri su “Gli amici veri ci scaldano il cuore: non dimentichiamocene…

  1. Questo è il Franco Ziliani che preferisco, e che mi ha spinto a frequentarlo senza pormi alcuna preoccupazione sulle profonde differenze ideologiche che ci contraddistinguono. Differenze che a volte appaiono tanto profonde solo perché siamo abituati ad assumere posizioni spesso fin troppo rigide, dimenticando che è sempre il confronto che ci aiuta a crescere e migliorare. Ma quando si entra nella sfera dei sentimenti, dei valori indiscutibili come quello dell’amicizia, tutte queste differenze si assottigliano fino a diventare un velo sottile, presente ma non condizionante. E questo è ciò che conta.

  2. Bravo, caro Franco, e arriviamo finalmente al punto nel quale i sentimenti veri escono fuori. E come non, tantissimo meglio se escono fuori quelli del vero senso dell’amicizia e della gente che apprezamo davvero e portamo stretti al cuore. Io, da tanto tempo, cerco di fare lo stesso e mi piace tantissimo riscaldarmi colloro! (s’è possibile, con un bichierino di buon vino!)
    Tante belle cose,
    Joan

  3. Bello e delicato articolo, che mi ha davvero fatto sentire in colpa nei riguardi dei tanti cari amici che spesso trascuro attribuendone la colpa alla mancanza di tempo.
    GRAZIE!

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