L’annata 2003 in Piemonte sconfigge la calura. Così parlò Wine Spectator

Allegria cari produttori piemontesi, a breve tempo dall’entrata in commercio dei vostri Barolo della annata 2003, passata agli annali per la calura tropicale che afflisse vigneti e umani per tutta l’estate e non rese di certo possibile un’armonica maturazione di un’uva bisognosa di un perfetto equilibrio tra frutta, tannici e acidità come il Nebbiolo, il salvatore della patria (enologica) è arrivato in vostro soccorso. “L’uomo del monte” che convincerà il colto e l’inclita della bontà sopraffina dei vostri vini e li spingerà ad acquistarli ha l’aspetto del responsabile dell’ufficio europeo dell’influente rivista statunitense Wine Spectator, ovvero mister James Suckling, il quale in un editoriale pubblicato sul numero del 31 ottobre della rivista ha decretato che l’annata 2003 ha sconfitto la calura.

In questo articolo, che avrà sicuramente effetti positivi in termini di marketing e spingerà gli scettici ad esserlo un po’ meno e a guardare ai vini espressione di questa che è stata indubbiamente la più calda della triade di annate calde in Langa (1997, 2000 e quindi 2003), con un pizzico di fiducia in più, Suckling dopo averci ricordato come in quell’anno fossero paradossalmente le migliori esposizioni, quelle rivolte a sud, quelle dove la neve si scioglie prima, dove le uve maturano meglio, ad avere sofferto di più e ad avere presentato i maggiori problemi, ricapitola le posizioni del panorama produttivo albese dopo quella vendemmia.

L’opinione comune era che non fosse possibile, e lo dicevano personaggi di grande esperienza come Bruno Giacosa, Aldo Conterno, Enrico Scavino, ottenere vini di grande qualità. Gli assaggi en primeur effettuati nella primavera del 2004 confermarono questo scetticismo e molti vini apparivano senza nerbo, molli, marmellatosi.

Eppure, a due anni abbondanti di distanza, scrive il wine writer, occorre riconoscere che “qualche volta i produttori ed i critici di vino sbagliano”. E oggi Suckling, dopo aver degustato circa 130 vini, in larga parte Barbaresco, e poi Barolo figli dell’annata 2003, può arrivare tranquillamente ad affermare, giocandosi la sua firma e la sua credibilità, che “straordinari e classici vini base Nebbiolo 2003 esistono”. E aggiunge che “ovviamente molti sembrano ancora fiacchi, molli, pesanti e non possono che essere descritti come stanchi, cotti e senza nerbo, ma un buon numero di giovani vini degustati mi sono apparsi sfavillanti e molto eccitanti e del tutto simili ai 1997. E si potrebbe dire che il 2003 possa essere la versione amplificata di quella annata”. Che Wine Spectator in particolare giudicò molto positivamente.

Suckling frena il proprio entusiasmo e sottolinea di non voler in alcun modo sostenere che “quella 2003 sia un’altra grande annata a livello del 1997 o del 2000, ma molto più semplicemente che ha espresso vini eccellenti”. In particolare i Barbera, definiti “meravigliosamente fruttati ed esotici”. Come se la Barbera piemontese potesse avere a che fare con le Bahamas…

Ma come è stato possibile questo risultato ? Semplicemente, sostiene il giornalista, grazie ad una condotta intelligente dei vigneti fatta per ridurre l’effetto cottura sui grappoli e mantenendo un maggior numero di foglie, si sono potute “raccogliere uve super e produrre vini eccitanti”.

Altri, invece, hanno avuto meno successo ed il risultato è stato meno soddisfacente, ma anche se si è trattata di un’annata di medio livello “alcuni vini molto buoni o straordinari sono comunque stati prodotti”. Lo dimostra il fatto che, a dispetto di un giudizio generale non positivo sull’annata i punteggi, per svariati Barolo 2003, abbiano toccato quote varianti dai 92 ai 94 centesimi. Punteggi provvisori, che in alcuni casi, osserva il wine writer di Wine Spectator, potranno addirittura salire.

Sorprendente questa correzione in corsa di Suckling, ma per confortarla il giornalista cita il caso di due produttori notissimi, il cui punto di vista sembra confortare questa sorta di “miracolo” compiuto dal Barolo durante il periodo di affinamento in botte e poi in bottiglia.

Secondo Angelo Gaja “non si può mai sapere con il Nebbiolo: guadagna colore e struttura n cantina come pure in bottiglia”. Per Bruno Giacosa, invece, che pure nel dopo vendemmia 2003 era tra i più scettici circa la possibilità di ottenere validi risultati dalle uve portate in cantina, e che addirittura pensava di non produrre alcun Barolo 2003, “i vini sono immensamente migliorati nel corso dell’ultimo anno durante l’affinamento. Hanno guadagnato una precisa definizione e fisionomia e ora hanno il carattere dato dai tannini, nonché un frutto eccellente. Non mi spingo ad affermare che si tratti di una grande annata, ma molti vini interessanti sono stati ugualmente prodotti”.

Di conseguenza, conclude Suckling rivolgendosi al lettore-appassionato-potenziale acquirente statunitense quella 2003 si avvia a rivelarsi come un’annata molto interessante. Chissà come sarà piacevole, sostiene “farsi coccolare e riscaldare da una bottiglia di Nebbiolo 2003 abbinato ad un cibo giusto e alla giusta compagnia. Sono certo che avremo un buon numero di buoni Barolo e Barbaresco 2003 tra cui scegliere”.

Si poteva pensare di ricevere, da parte di quella critica più marketing oriented, ovvero impegnata nel fornire al consumatore born in Usa ragioni valide per acquistare comunque l’annata che va sul mercato, un … consiglio per gli acquisti più convincente ?

0 pensieri su “L’annata 2003 in Piemonte sconfigge la calura. Così parlò Wine Spectator

  1. Invece di recensire i recensori perché non ci riaggiorniamo una volta che avrai assaggiato i 2003 ? Il Suckling bene o male sostiene di aver assaggiato 130 vini dell’ annata in questione. Tu quanti ne hai assaggiati ? Secondo me fino a che non ne avrai assaggiato 130 non hai né la base
    concreta né la base giornalistica per criticare il lattonzolo in questione.
    Che cacchio di “Vino al Vino” scrivi” se il vino non lo hai nenache assaggiato – o recensito ?

    Franco, dai!….. “back to basics”!!!

  2. Consentitemi la battuta…….per cortesia lasciamo WINESPECTATOR…..agli americani. Basta,siamo troppo distanti…ma in tutti i sensi…….

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