Ricordo di Germano Pellizzoni, un anno dopo

Un anno fa, di questi giorni, se ne andava, in punta di piedi, Germano Pellizzoni, per lunghi anni direttore di A tavola, gentiluomo e giornalista impareggiabile, ma per me soprattutto un grande maestro ed un vero amico.

Non avrei molto da aggiungere a quello che all’epoca scrissi a caldo su quel mio primo blog, il taccuino del Franco tiratore, che spesso, come pure WineReport, aveva ospitato interventi di Germano.

La statura dell’uomo e del grande giornalista, la personalità di Germano, il suo coraggio, la sua indipendenza di giudizio, il suo saper andare controcorrente e anticipare i tempi e aver avuto spesso ragione, penso siano sintetizzate in quel mio scritto.

Quel che mi preme esprimere invece oggi è la percezione del vuoto, incolmabile, che la morte di Germano, del mio direttore, come amavo chiamarlo e come lo sentivo, anche dopo che aveva lasciato la direzione di A tavola, ha creato. Ed il senso di solitudine che avverto per la dolorosa consapevolezza di non poter più contare sul “Pellizza”, di non poterlo chiamare al telefono, chiedergli consiglio per qualche articolo o qualche situazione, scambiare con lui idee e punti di vista sul mondo amato/odiato dell’enogastronomia italiana e del giornalismo enogastronomico di casa nostra.

In questo primo anno che Germano non è più con noi, se non nel nostro cuore, nei nostri ricordi, nella nostra gratitudine per quello che ha testimoniato e insegnato a chiunque abbia avuto la fortuna ed il privilegio di conoscerlo e di frequentarlo, non so quante volte ho immaginato di dialogare con lui, ho pensato a cosa avrebbe detto e scritto, con quel suo stile appuntito, essenziale, diretto (mai una parola fuori posto o in eccesso) su questa o quella vicenda. E ho sorriso pensando a quali fulminee, folgoranti definizioni avrebbe saputo cavare dalla sua penna per giudicare e raccontare questo strano mondo popolato anche di molti cialtroni, falsi, opportunisti, abili lecchini, conformisti, pronti a voltare gabbana a seconda delle convenienze.

Ho parlato di Germano con alcune persone che l’hanno frequentato e gli hanno voluto bene (anche se non era facile visto il carattere spinoso dell’uomo) come bene gli ho voluto io, e tutti abbiamo concordato che sotto quella corazza di persona burbera e scostante, che sembrava compiacersi di rendersi antipatico al prossimo, pulsava, anche se non amava manifestarsi, la profonda umanità di un uomo buono, con le paure, le debolezze, le contraddizioni che ognuno di noi vive e che ci rendono, al di là delle maschere, fragili e indifesi.

Con alcuni di loro, soprattutto i colleghi Cesare Pillon e Marco Mancini e l’esperta di analisi sensoriale Federica Rossini, che collaborò con lui all’Unione Italiana Vini, si era anche pensato ad un’iniziativa un po’ speciale per ricordarlo, ma senza clamori, ovvero ad un incontro conviviale cui invitare a partecipare alcuni dei suoi amici più veri, per raccontarci, in quell’occasione, cosa Germano abbia significato per noi, cosa ci abbia regalato, che cosa lo rendesse speciale.

E’ rimasta però solo un’idea, che non è detto non si possa prima o poi realizzare, magari trovandoci in uno dei quei luoghi magici, l’Oltrepò Pavese o la Toscana teatro delle sue battute di caccia, dove Germano si sentiva particolarmente a proprio agio. Trovarci in sua memoria sarebbe stato bellissimo, ma sono persuaso che avrebbe aperto in ognuno di noi, che la sua scomparsa avvertiamo come un’intollerabile privazione, dolorose ferite ancora aperte.
Ognuno, in fondo, ha un proprio personalissimo Germano Pellizzoni da rimpiangere e un proprio dolore, legato a episodi, esperienze condivise, emozioni, cui cercare consolazione. Lasciamo dunque che ognuno di noi, che gli siamo stati vicini, ricordi Germano e gli dica, nel segreto del cuore, amico carissimo, quanto mi manchi… 

4 pensieri su “Ricordo di Germano Pellizzoni, un anno dopo

  1. Ho lavorato 15 anni con Germano come collaboratrice di a Tavola, è riuscito a farmi fare cose acrobatiche come un libro con 100 scuole dicucina, poi copiato dalla redazione venuta dopo di lui, senza nemmeno l’ombra della sua statura, delle sue capacita, dei suoi indimenticabili furori seguiti da abbracci e momenti di grande affetto.” Vai via” “Vieni qui”: ho voluto molto bene a Germano e ne ho un grandissimo rimpianto.
    Nunzia Monanni Scerbanenco

  2. Per Franco Ziliani,
    mi piacerebbe corrispondere con lei, ma sono in un momento particolarmente impegnato per lavoro e motivi familiari. Spero venga un momento migliore. Anche io non posso dimenticare Germano e tutto quello che abbiamo fatto insieme. Le persone come lui sono veramente rare e , una volta capito il carattere, anche non facile, non si possono scordare e lasciano un grande vuoto.
    Con Germano nel cuore Nunzia Monanni

  3. Pingback: E’ ancora una potente cupola a reggere le fila del mondo del vino italiano | Blog di Vino al Vino

  4. Si resta di sasso ad apprendere, solo oggi, della scoparsa di un caro e grande Amico, al quale riconosco ed ho sempre avuto consapevolezza di dovere non poco. Grazie Germano, sei sempre nel mio cuore!!!

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