Vini Buoni d’Italia: una guida migliorata ma ancora molto migliorabile

Il discorso sui vitigni autoctoni, ovvero la molteplicità di uve, note e meno note, che costituiscono il ricchissimo patrimonio ampelografico italiano e formano, secondo molti osservatori, anche esteri, la maggiore attrattiva della proposta vinicola del nostro Bel Paese, anche se rischia di assumere il carattere di una moda é ormai uno dei grandi temi che vivacizzano l’attuale dibattito sul vino.

C’era dunque bisogno, anche se i baedeker enologici esistenti sono già molti (troppi?) di una guida che concentrasse le proprie attenzioni, invece che sui soliti vini base Chardonnay, Cabernet, Merlot, Sauvignon, Syrah, Pinot noir che monopolizzano le attenzioni delle guide generaliste, sui moltissimi interessanti, grandi vini che nascono solo da uve che si possono di volta in volta chiamare Nebbiolo, Sangiovese, Fiano, Greco di Tufo, Falanghina, Negro amaro, Magliocco, Mantonico, Teroldego, ecc. e che formano il carattere distintivo dell’Enotria Tellus.

A questa esigenza, che é informativa, culturale e formativa, corrisponde, rinnovata nella veste grafica, con un nuovo editore, il prestigioso Touring Club Italiano, nuovi responsabili come il gourmet Luigi Cremona, ed un rinnovato team di collaboratori tra i quali conto diversi amici e colleghi che stimo (Roberto Giuliani, Fabio Cimmino, Luciano Pignataro, Laura Franchini, Angelo Carrillo, Guido Ricciarelli, Fabio Piccoli, Vittoria Cisonno, Elisabetta Tosi,) la quarta edizione, decisamente nuova come spirito e come risultati rispetto alle tre che l’hanno preceduta, di Vini Buoni d’Italia (660 pagg. 20 euro) che nell’edizione di quest’anno propone 3500 vini di oltre mille cantine selezionate.

Anche in Vini buoni d’Italia non mancano i “vini top” e sono 194 i "vini della corona” che hanno ottenuto il massimo punteggio nelle degustazioni, ma il libro merita attenta lettura e ripetute consultazioni non tanto per il Gotha enologico che propone, ma soprattutto perché offre uno spaccato vivo, articolato, curioso, di un mondo del vino che guarda al consumatore privilegiando, nei vini che produce, elementi, per me basilari e irrinunciabili, come la piacevolezza, il fedele carattere varietale, la capacità di rispecchiare le migliori tradizioni del territorio d’origine.

Punti deboli o migliorabili ? Non mancano. Le schede dedicate alle singole aziende continuano ad essere un po’ troppo stringate ed essenziali ed il racconto dei vini limitato a qualche flash, che dice poco, molte aziende significative e veramente rappresentative della realtà dei “vini veri”, autoctoni non solo per la scelta delle uve, ma per lo spirito, sono stranamente assenti (ad esempio sono sorprendenti, non in una regione qualsiasi, ma in Piemonte, le assenze di Rizzi, Barale, Brezza, Bartolo e Giuseppe Mascarello, Sobrero, Elio Grasso, Manzone fratelli, Gagliasso, Pugnane, Aurelio Settimo, Livia Fontana, potrei continuare ancora a lungo: il Piemonte continua ad essere il punto debole di Vini buoni d’Italia), ma la guida, che ora si avvale anche di un sito Internet, sembra finalmente cominciare a trovare una sua fisionomia e una certa trasparenza, con l’elenco dei vini finalisti, la sezione dei “vini da non perdere” (dove stranamente appaiono vini di aziende che non sono però state giudicate meritevoli di scheda in guida…), le mini schede dei ristoranti di Luigi Cremona proposte regione per regione e tanti altri dettagli utili.

p.s. letto questo post, occorre leggere, di conseguenza, anche questo, che sviluppa per certi aspetti il discorso…

0 pensieri su “Vini Buoni d’Italia: una guida migliorata ma ancora molto migliorabile

  1. Una domanda un po’ provocatoria,Franco…….Ma tutte queste guide (troppe )servono ancora a qualcosa????Io, da sommelier,conoscitore e appassionato, cerco sempre….quello che non trovo mai nelle guide (senza farlo apposta).Bevo quell’azienda di Suvereto che non appare su nessuna guida,inseguo un’altra che non trovo mai in nessuna guida…..che riferimento danno tutte queste guide quando cerchi e non trovi???

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