2002: un’annata davvero “da dimenticare” ? E voi cosa ne pensate ?

Prendendo spunto da un bell’articolo che compare nella prima uscita del 2007 della rivista bimestrale Bibenda, come sempre splendida e raffinata nella vesta grafica e nelle immagini, dedicato al 2002, l’anno della pioggia nella maggior parte delle zone vinicole italiane, della rovinosa grandine a Barolo, La Morra, Monforte d’Alba, articolo corredato da una serie di degustazioni (dove purtroppo ci si e’ dimenticati della Valtellina, dove il 2002 é stato davvero super e ha espresso vini straordinari) che mostrano vini in grado di offrire notevoli sorprese ed un livello quasi d’eccellenza, voglio proporvi di dire la vostra su questo anno dichiarato “da dimenticare” da parte della critica (soprattutto di lingua inglese).

Secondo voi, in base ai vini che avete già assaggiato (dal Barbaresco al Barolo al Chianti Classico ai rossi del Sud, allo Sfursat valtellinese, ai bianchi dell’Alto Adige, ai Franciacorta millesimati, vi manca ancora il Brunello) era giusto decretare per il 2002 lo status di “annus horribilis” e di annata “da rottamare”, da condannare senza appelli magari ancor prima che i vini andassero in commercio e affrontassero il responso dei mercati ?

E sempre secondo voi merita di essere preso sul serio un sistema della comunicazione, quello attualmente imperante, che agisce quasi come un “uomo del monte” e decreta, con il semplice gesto del pollice verso o dicendo “ok, il vino è giusto”, se dei vini, espressione di un lavoro lungo un anno di vignaioli e viticoltori e aziende, siano validi oppure no, se i frutti di un millesimo debbano essere presi d’assalto dai consumatori (com’è accaduto, per decreto giornalistico, nel caso dei 1997 e dei 2000) oppure lasciati nelle cantine o sugli scaffali a prendere polvere ?

E’ un modo, questo, di fare informazione utile ad uso di chi il vino ama, acquista, beve, di aiutare a scegliere, oppure dobbiamo considerarlo come un modo frettoloso e autoreferenziale di ostentare la propria importanza e di condizionare, con diktat frettolosi e spesso superficiali che disorientano i consumatori, i mercati ?

A voi la risposta.      

0 pensieri su “2002: un’annata davvero “da dimenticare” ? E voi cosa ne pensate ?

  1. Bel tema, Franco, anche perchè è giusto ripensare, visti i risultati nel tempo di annate giudicate perfette, un sistema di giudizio eccessivamente tranchant. Ad una degustazione che metteva in confronto i vini della Costa toscana nelle annate 2002 e 2003, è apparso evidente come i vini prodotti nell’annata cosiddetta minore apparissero molto più equilibrati, più sottili certo, ma di estrema gradevolezza alla beva. Ben diverso il giudizio su un’annata come il 2003, con vini troppo concentrati e non troppo godibili.D’accordo con te sulla sopravvalutazione di annate come il 1997 e il 2000

  2. Sicuramente si è assistito negli ultimi anni ad un eccesso di sensazionalismo, per cui abbiamo avuto due o tre “vendemmie del secolo” in meno di un decennio, oppure, all’opposto, condanne preventive senza appello.

    Credo che sicuramente la cosiddetta critica enologica debba farsi un esamino di coscienza sul fenomeno, ma non è che i (o meglio alcuni) giornalisti enologici d’assalto scrivono quello che i propri lettori amano leggere?

    Non sono comunque d’accordo sulla condanna a priori (non da parte di Ziliani, ça va sans dire) del 2006: per i Dolcetti, ad esempio, per lo meno nell’ovadese, ci sono tutti i presupposti per una gran bel risultato.

    Giulo

  3. Penso pure io che si stiano bevendo dei duemiladue notevoli. A Montalcino i Rosso 2002 (quelli seri) sono spesso Brunello declassati; in Langa le vigne singole sono confluite nei Barolo “base”, con ottimi effetti; giusto lunedi’ scorso ero alle prese col Barolo 2002 di Domenico Clerico, davvero delizioso.

  4. Report dalla Puglia!
    Primo quesito:
    Annus Horribilis per noi è stato un diminuitivo.
    Il 2002 è stato l’anno di vere e proprie alluvioni dalla Daunia fino giù al Salento.
    I vini ottenuti però non sono malaccio ed alla distanza reggono.
    Merito soprattutto del lavoro in cantina e della accresciuta professionalità degli enologi.
    Forse è per questo che non si può più parlare di annus horribilis tout-court, in Puglia ma naturalmente anche nelle altre regioni.
    Diciamola tutta: abbiamo imparato a fare il vino, le tecnologie in cantina ci sono ed il livello medio si è alzato.

    Resta forse da alzare il livello medio dei giornalisti…… 😉

    Saluti

  5. I sensazionalismi giornalistici sono fra le cose più deleterie che esistano nell’informazione.
    Il 2002 è stata un’annata minore, sul piano generale, ma ogni microzona ha reagito in modo differente.
    Inoltre, in Langa c’è chi ha scelto di puntare al Barolo base, facendovi confluire il meglio della produzione, con la conseguenza di aver ottenuto in molti casi un ottimo Barolo. Stessa cosa è accaduta a Montalcino, dove chi ha scelto di non produrre Brunello ha potuto proporre un Rosso di Montalcino di ottimo livello.
    Poi ci sono i fortunati, come Roberto Conterno, che produrrà il Barolo Monfortino 2002, visto che la grandinata del 3 settembre a Cascina Francia non c’è stata e le uve sono state raccolte in ottimo stato.
    Ora, se prendessimo per oro colato che il 2002 è da buttare, quel Monfortino chi lo comprerebbe?

  6. Penso che bisogna avere la buona volonta’ di provare i vini di tutte le annate per farsi un’idea propria di come queste siano. Il fatto che molti dicano che una data annata non sia stata buona (per qualsiasi motivo) non vuol necessariamente dire che a qualcuno quei vini non piacciano.
    Le guide e le segnalazioni giornalistiche le seguo solo per capire di che “sostanza” e’ quell’annata in quella specifica zona. Poi quello che fanno i singoli produttori e’ diverso e questo si rispecchia nei loro vini, annata buona o meno.
    C’e’ sicuramente una grande propensione a seguire quello che i cosiddetti “esperti” indicano, vuoi per ignoranza della materia che per poca voglia di mettersi in gioco. Forse e’ da qui che bisogna partire: cominciare ad essere noi parte attiva e non subire passivamente la vulgata specialistica.
    Purtroppo non ho avuto molte esperienze con il 2002, anche se qualche buon vino bianco, specialmente del Trentino e dell’Alto Adige, sono riuscito ad apprezzarlo.
    Vorrei aggiungere che fa’ piu’ danni l’eccessiva esaltazione delle annate buone che l’opposto, visto che si instaura una grande corsa al rialzo dei prezzi, basta vedere quello che e’ successo per le annate dal 97 al 2001 nella mia regione, la Toscana. Molti Chianti (di tutte le varie zone) a prezzi esorbitanti, ma con niente nella bottiglia che ne giustificasse il prezzo.
    Quando c’e’ un’annata non particolarmente buona i vignaioli se ne accorgono molto prima della stampa, e di conseguenza iniziano a lavorare per cercare di riparare. Ecco perche’ a volte annate minori (oltre al fatto che molte uve di cru finiscano nei vini base, innalzandone la qualita’) possiendono una cura quasi da manuale.
    E poi non scordiamoci di una cosa: non e’ forse nelle avversita’ che si producono vini di carattere, diversi e quindi migliori (se si hanno le capacita’, ovvio!)? Mentre nelle annate buone molti, se non tutti, possono fare buon vino.

    Saluti a tutti

    Antonio

  7. Gentile Franco;
    Certo che non e questo il modo di fare informazione,
    specialmente e quasi solamente da parte di chi della realta non ne sa quasi nulla.
    Ma come tu bene sai, la grande stampa, specialmente quella estera, e li per vendere carta, e come si fa questo ??
    Semplice, basta usufruire e abilmente gonfiare qualcosa sul andamento della nostra Viticultura.
    Non e che loro vanno a spiegare, che bisogna sentire ogni singola campana, prima di fare una massa generale.
    Non e che loro spiegano che nello stesso vigneto, diviso dalla strada di accesso, dal lato destro la grandine ha rovinato tutto e dal lato sinistro non ha fatto niente !!
    Poi come i colleghi spiegano, con la tecnologia e il buon senso che i nostri Produttori hanno, anche in tale annata bisogna produrre qualcosa, e li dove si vede la vera arte di un Wine maker.
    Nei viaggi in Italia, mi e capitato di bere degli Amarone del 1991, Brunello 1992, Barolo 1993, Chianti Riserva 1994, che grandi vini.
    Comunque fra pochi giorni ci sara’ Benvenuto Brunello, e mi piacerebbe essere li a vedere le facce degli Assaggiatori ARISTOCRATICI Stranieri quando si presentera’ l’annata 2002.
    Grazie per l’opportunita’.
    Angelo

  8. il 2002 è stata una buona annata. Io ho sempre detestato questo modo di decidere a priori su un’annata senza tenere conto che per una stessa denominazione la qualità, i profumi e quant’altro sono determinati da mille fattori come l’esposizione dei vigneti, la tipologia del terreno, i tempi di vendemmia ecc ecc. E’ stato difficile vendere il 2002per colpa di tutto ciò che si era detto e soprattutto scritto: ma il privato che è venuto in cantina lo ha assaggiato, si è fidato del proprio palato e lo ha acquistato. A poco a poco si sono fidati anche gli importatori e noi abbiamo osato fare anche la riserva del 2002…E la cosa più divertente è che ancora oggi ci chiedono se ne è rimasta qualche bottiglia… 🙂

  9. Come sopra: il 2002 è stata per me una ottima annata, avendo i vigneti esposti in pieno sud soffro enormemente di più le annate secche e calde, considerando anche la preponderanza di vitigni a bacca bianca. Con l’invecchiamento, tra l’altro, sembrano emergere sentori nettamente più complessi, forse derivanti anche da un pò di botrite, che nelle annate “perfette” fatico a riscontrare.
    In generale credo che i vini più stimolanti derivino proprio dalle annate complicate poiché è in quelle che il viticoltore riesce davvero a fare la differenza, specie rispetto alle realtà vinicole industriali: capacità di selezione, conoscenza perfetta dei vigneti e delle loro reazioni, velocità di esecuzione durante la vendemmia. Sono caratteristiche che nelle annate difficili sono assolutamente necessarie.
    Recentemente ho assaggiato un Rosso di Montalcino della azienda Cupano che mi ha davvero impressionato.

  10. Posso confermare che Paleo 2002 è un’ottimo vino, venduto tra l’altro ad un prezzo (ribassato) assolutamente eccezzionale……tra l’altro feci i miei personali conplimenti di tutto questo a Cinzia Campolmi in persona…..

  11. Buona l’idea di aprire un dibattito su questo tema. Generalizzare è sempre un errore. Ho comunque trovato peggio cose assaggiando i 2003 rispetto ai 2002, questi ultimi di solito migliori rispetto a quanto si potesse immaginare. E’ comunque sempre meglio assaggiarli davvero i vini prima di parlarne…

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