Barricato: ma è ancora un plus ed un elemento distintivo nel 2007 ?

E’ approdato da tempo in televisione – ma io l’ho visto solo ieri sera su Rai Due – uno spot pubblicitario di una grossa distilleria padovana, la Bonollo, dedicato a quella che nel comunicato stampa inserito nel sito Internet aziendale viene definita “la punta di diamante della collezione Of Bonollo”, oppure “la grappa che non ha termini di paragone”, la “regina di casa Bonollo i cui caratteri inimitabili e riconosciuti dall’intenditore più esperto superano e disorientano ogni tentativo di classificazione nell’ambito degli schemi tradizionali”.

Ad essere reclamizzata è la Grappa Of Amarone Barrique, presentata sinteticamente, nello spot, come grappa Amarone barrique.

Due domande nascono spontaneamente di fronte a questo “consiglio per gli acquisti”, sicuramente realizzato dalla Bonollo con la consulenza di esperti di comunicazione, marketing, pubblicità: quale significato assume per la maggioranza degli spettatori che si trovano ad assistere a questo spot la definizione di barrique o “barricata” e quale messaggio viene loro trasmesso?
Penseranno che questa grappa di Amarone (volutamente omesso ogni accenno alla provenienza di questo Amarone, ovvero la natia Valpolicella, dove appunto nasce l’Amarone della Valpolicella) è affinata in piccoli fusti di rovere francese provenienti dalle foreste del Massiccio Centrale, oppure, com’è più facile, si chiederanno se questa particolare grappa si è chiusa in casa sbarrando la porta con ripari improvvisati, difendendosi dall’esterno in un atteggiamento di superiorità o di volontaria separazione ?

Cosa diavolo significa “barrique” per la sciura Maria, per la sora Lella, per cummà Concettina, per i signori Brambilla, Esposito, Bianchi, che trovandosi davanti alla televisione si vedono proporre questo criptico e autoreferenziale messaggio ?

E infine, pur ammettendo che per una fetta considerevole di telespettatori “barrique” significhi quel che significa, ovvero il contenitore di legno dove si svolge l’affinamento, agli esordi di questo 2007 dobbiamo ancora considerare come un plus, un elemento distintivo, un qualcosa che conferisce una qualità aggiuntiva, il fatto che un vino o una grappa, in questo caso, vengano passati in carati, come amava definirli Veronelli ?

E ha ancora senso che una comunicazione pubblicitaria effettuata oggi, non nel 1985, presenti il passaggio in barrique come il toccasana, quale il tocco di re Mida che trasforma tutto in oro ?

29 pensieri su “Barricato: ma è ancora un plus ed un elemento distintivo nel 2007 ?

  1. Patetico. Poi magari vendono milardi di bottiglie perché quel tocco di esotico tra l’ inglese ed il francese fará sentire elitari ed intenditori
    anche quelli che non lo sono e la grappa non la bevono poi tanto.
    Ma vuoi metter avere nel bar di casa una Grappa OF ? o chi si permetterá di arricciare il naso quando ti regalano una Grappa OF ?…
    OF? no : OFF .

  2. Bravo Franco, a mettere in luce il problema. Sempre a questo riguardo mi chiedevo cosa può aver spinto i “creativi” assunti per confezionare lo spot, a far dire al degustatore che la grappa sembra, una volta degustata, in ordine, brandy, cognac, armagnac, ecc.Insomma, a dcretare pubblicamente la qualità inferiore della grappa rispetto agli altri prodotti..Come dire, bevete cognac che state meglio!

  3. Personalmente ho assaggiato qualche grappa, passata in legno, davvero interessante (Pergole Torte, l’ultima). Giudicare Of solo per il messaggio pubblicitario mi sembra discutibile.
    Luciano

  4. Secondo me non vale neanche la pena di parlarne.
    E’ evidente che si tratta di un prodotto studiato per il grande pubblico, un segmento a cui non apparteniamo (spero) più da un pezzo.
    Il fatto stesso che venga lanciata in televisione, con costi stratosferici, vuol dire che ne hanno fatto qualche centinaia di migliaia di bottiglie: tutte di Amarone poi!
    Negli anni passati è stato fatto un tale abuso tra gli appassionati della parola “barricato” che oramai è nel linguaggio di tutti i giorni.
    E’ oramai, anche per cummà Cuncettina, una parola “evocativa”.
    Ricordate come ci si è scatenati in passato per la parola “firmato” posta subito dopo le parole capo, lampada, mattonella, bidet?
    E, tanto per mettere il coltello nella piaga, le parole “nouvelle cuisine” appiccicate anche alla pajata nun ve dicheno gnente?
    Poi a dirla tutta, considero la grappa come uno dei tanti distillati dei poveri.
    Mi spiego meglio: sapete tutti che la grappa come altri distillati la si fa con le vinacce che sono lo scarto di lavorazione del vino.
    Alla stessa stregua della vodka (distillato di patate), della Tequila (distillato di agave) e di tanti altri fa parte di quella categoria di alcolici fatti dai contadini con gli scarti di lavorazioni nobili o con quanto di più economico avessero a disposizione (patate).
    Alla fine la gamma dei profumi e dei sapori non è quella di un’acquavite o di un cognac.

    E’ però il parere di uno che non ama la grappa!

    Siete quindi liberi di darmi addosso come vi pare, anche perchè, a rileggermi, questo post è un pò troppo snob!!

    Che chic!
    😉

  5. In altre parole l’imputato deve essere condannato senza avergli dato nemmeno il diritto di parola (cioè aver assaggiata la grappa in questione).
    Questo Tribunale non mi piace per nulla. Antonio deve essere poi escluso dalla giuria per legittimma suspicione (non ama la grappa proletaria).

  6. personalmente ritengo che la campagna sia perfettamente in linea con la strada ce la Bonollo sembra aver intrapreso già da alcuni anni. E’ evidente l’orientamento ad un pubblico più ampio e massificato rispetto ad altre aziende dello stesso settore. L’utilizzo degli attributi “barrique” o “barricato” va proprio in questa direzione e nella misura rilevata dal Dott. Ziliani (il cui commento condivido a pieno): per il consumatore medio (forse l’80-90% della “popolazione” dei consumatori) un vino (e, quindi anche una grappa) barricato ha sicuramente un quid migliorativo rispetto agli altri non passati in legno. Va da sè che se la premessa è questa e l’intenzione è arrivare non ad una elite di esperti ed appassionati, ma a quel famoso 80-90% di consumatori, la campagna d’informazione dovrà avere quei toni. In fin dei conti la Bonollo non è mica una distilleria artigianale che produce grappe di nicchia.. o no?

    p.s.: la Bonollo non è cliente del mio Studio.. 🙂 volevo solo fare l’avvocato del diavolo…

  7. personalmente ritengo che la campagna sia perfettamente in linea con la strada ce la Bonollo sembra aver intrapreso già da alcuni anni. E’ evidente l’orientamento ad un pubblico più ampio e massificato rispetto ad altre aziende dello stesso settore. L’utilizzo degli attributi “barrique” o “barricato” va proprio in questa direzione e nella misura rilevata dal Dott. Ziliani (il cui commento condivido a pieno): per il consumatore medio (forse l’80-90% della “popolazione” dei consumatori) un vino (e, quindi anche una grappa) barricato ha sicuramente un quid migliorativo rispetto agli altri non passati in legno. Va da sè che se la premessa è questa e l’intenzione è arrivare non ad una elite di esperti ed appassionati, ma a quel famoso 80-90% di consumatori, la campagna d’informazione dovrà avere quei toni. In fin dei conti la Bonollo non è mica una distilleria artigianale che produce grappe di nicchia.. o no?

    p.s.: la Bonollo non è cliente del mio Studio.. 🙂 volevo solo fare l’avvocato del diavolo…

  8. personalmente ritengo che la campagna sia perfettamente in linea con la strada ce la Bonollo sembra aver intrapreso già da alcuni anni. E’ evidente l’orientamento ad un pubblico più ampio e massificato rispetto ad altre aziende dello stesso settore. L’utilizzo degli attributi “barrique” o “barricato” va proprio in questa direzione e nella misura rilevata dal Dott. Ziliani (il cui commento condivido a pieno): per il consumatore medio (forse l’80-90% della “popolazione” dei consumatori) un vino (e, quindi anche una grappa) barricato ha sicuramente un quid migliorativo rispetto agli altri non passati in legno. Va da sè che se la premessa è questa e l’intenzione è arrivare non ad una elite di esperti ed appassionati, ma a quel famoso 80-90% di consumatori, la campagna d’informazione dovrà avere quei toni. In fin dei conti la Bonollo non è mica una distilleria artigianale che produce grappe di nicchia.. o no?

    p.s.: la Bonollo non è cliente del mio Studio.. 🙂 volevo solo fare l’avvocato del diavolo…

  9. Leggo con sorpresa che nel 2007 esistono ancora soggetti, come il Sig. Antonio, che disquisiscono di cose di cui hanno una cultura datata, limitata e probabilmente superficiale.
    Giudicare in modo innappellabile un prodotto, per poi affermare di non amarlo, si commenta da solo ed il Signore in questione più che una critica merita un corso accelerato di recupero. Se vuole, sarò lieto di fornirgli qualche dritta in merito.
    Per correttezza di informazione, al giorno d’oggi la definizione di “scarti di lavorazione del vino”, è decisamente anacronistica. Con le moderne tecniche di diraspatura e spremitura soffice, la vinaccia utilizzata oggi dai migliori distillatori è una vera materia prima secondaria, che consente di produrre Grappe di qualità non inferiore a quella di altre acqueviti ben più famose.
    Perchè anche la Grappa, Sig. Antonio, è un’acquavite.

  10. Sul tema “barricato”, concordo con il post di Michele Miali. E’ un discorso assolutamente analogo a quello del vino.
    Andrea

    PS)Nel mio post precedente, “acqueviti” è un refuso.

  11. Mi sembra Ziliani ed altri (io) si reagisse al messaggio, l’ involucro, le parole con cui é proprosto, il provincialismo di usare due parole straniere perché fá tanto internazionale e figo. Anche la comparazione fatta da una capra di ospite che non sa riconoscere una grappa da un armagnac da un whisky o da unapassata di pomodoro. Questo era l’ oggetto della critica, non la grappa che c’é dentro. Per cui legittima la critica del modo di comunicare. Non usciamo da seminato.

    Bonollo che i suoi affari li sa fare non paga un occhio della testa per la
    reclame in TV con il fine di attrarre l’ attenzione di pochi conoscitori.
    Si é rivolto ad una agenzia pubblicitaria che si sará fatta le sue brave
    ricerche e lo ha consigliato di pescare nel mucchio. Snobbicchiando.

    Il prodotto e´di massa e vuole le masse . I costi industriali per fare una buona grappa sono molto bassi. E´vero che oggi la materia prima ed il modo di trattarla (le vinacce) sono migliorate rispettoa venti -trenta anni fa, ma pur sempre di succedaneo e scarto si tratta.
    Fosse piu´caro, ne producesse meno bottiglie, la reclame Bonollo in televisione non se la potrebbe permettere.

    Non cé nessun prodotto che
    si puo´permettere la reclame in TV che ha la qualitá che potrebbe avere. Amen.

    Questa di OF (visto giá il nome é diventato di famiglia ?) é una
    promozione che fa sorridere ed anche un po´impicchiare gli addetti
    al lavoro ma i signori Verdi, Bianchi e Rossi abboccheranno, vedrete se abboccheranno. A maggior gloria e guadagno della Bonollo. Buon per loro.

    A minor gloria e disdoro di ?………

    Poi sarebbe una vera disgrazia se la grappa OF fosse anche buona!

  12. “..la barrique? Abbiamo fatto fare soldi ai Francesi con le botti….! paroli testuali di un vecchio contadino della Valpolicella (loc. Arbizzano VR).Voi signori (esperti, gionalisti del vino, sommelier, wine man,) un pò di tempo fa non prendevate in mano un calice e dopo vari giri, varie annusate , vari controluce dicevate : sa di sottobosco, di fragole forse è stato affinato in barrique. E noi che compriamo ancora il fiasco Vi guardavamo a bocca aperta e con un pò di invidia, pensando “..ammazza che esperti! Alla faccia..! Se tutto questo la fa Bonollo è scorretto. Chi compra quella grappa tutti testa di c…!

  13. Alla fine, tutti d’accordo con la capra…..vero sig. Merolli?
    Va beh, ve l’avevo detto che non mi intendo di distillati!
    C’è però un passaggio che mi sfugge nel post del sig. Toselli:
    “la vinaccia utilizzata oggi dai migliori distillatori è una vera materia prima secondaria”?
    O è materia prima o è secondaria….o no?

    Alcolicamente vostro
    Antonio

  14. La grappa buona è quella bianca, limpida. Quando ne “strusci” un paio di gocce tra le mani, sa di vinaccia.
    Le altre sono più vicine ai distillati di vino che alla grappa.
    La differenza è quella che c’è tra la vodka vera e quella alla pesca.
    Comunque provare d affinarla in barrique non è reato e cercare di venderla nemmeno. Ognuno è libero di comprarla o meno. Se è buona non lo so, magari mi ricredo. Ma ho delle riserve di principio.

    Giuseppe Mangiarotti

  15. Non ho visto la pubblicità (non ho la televisione) e non ho assaggiato la grappa in questione, per cui nulla ho da dire sulla pubblicità e sulla grappa (che come già osservato dal sig. Luciano non può in nessun modo essere “codannata” senza un assaggio).
    Però, a proposito del termine “barricata” (complimenti, Franco, per la bella battuta sulla reclusione, davvero esilarante!!!) riporto un episodio che direi simbolico. Proprio ieri parlavo a tavola con dei colleghi di lavoro e si parlava di vini barricati e uno ha anche accennato a questa grappa barricata. TUTTI (una decina), escluso chi scrive (ma, sia chiaro, che non condanno la barrique), convenivano che un vino barricato è SEMPRE il migliore, sinonimo di qualità e di ottimo mestiere. Questo il 2 gennaio 2007! Questa è OGGI la percezione della gente sul vino/grappa barricata. La Bonollo ha colto nel segno e venderà un sacco di grappa. Non ho dubbi in proposito.
    saluti

  16. Caro Roberto, come hai ragione.
    Credo che la barrique sia un ottimo strumento per far vino. Ma come spesso accade da noi si mette dappertutto. Anche nella grappa.
    Purtroppo il gusto corrente è quello a cui accenni tu e che conosciamo. Marmellata e concentrazione, barrique a più non posso e colori scurissimi, impenetrabili. Visto come sono scuri gli ultimi brunelli e molti “sangiovesi” ?

  17. Preciso che ovviamente non mi sono pronunciato sulla qualità della grappa in oggetto ma che le mie considerazioni riguardavano il tipo di comunicazione e la valenza che ancora nel 2007 presenta un vino, o un distillato, affinato in barrique.
    La domanda che pongo nuovamente é semplice: il passaggio, l’affinamento in barrique é ancora un plus, viene avvertito come tale, oggi ?

  18. Evidentemente si, ma solo dal grande pubblico, quello a cui la Bonollo fa riferimento come target per il prodotto “OF”.
    Il termine “barricato”, che agli inizi era un termine tecnico per addetti ai lavori, è via via scivolato fino a diventare “gergo” comune.
    E’ probabile che gli “addetti ai lavori” ne abbiano un filino abusato, per cui oggi la sora Lella che l’ha sentito alla Tv crede (non per colpa sua) che la parola barricato sia sinonimo di qualità.
    Questo penso che Bonollo (o i pubblicitari di Bonollo) lo abbiano compreso perfettamente ed ecco fatto lo spot.
    A noi più sgamati non fa più effetto, ma la sora Lella potrà offrire agli amici la grappa “Baricata aò”

    P.s.: So che la Bonollo produce comunque distillati ottimi col suo marchio e, per conto terzi, tante grappe dai nomi altisonanti.

  19. Egregio Ill.mo Ziliani la gente è stufa delle chiacchiere, delle barrique, dell’annusate, dei giravolta, del sentore di nocciola, di quello di fragola , del sottobosco ( ..e anche del sopra..), degli esperti, dei consulenti. La gente comune quella che consuma (la sora Lella)proprio in questo Natale ha mandato un segnale importante. Voi osservatori e operatori Vi siete resi conto che è stato un Natale diverso, io direi, una svolta da cui almeno per un pò non si tornerà più indietro. Basta consumare a svanvera, basta con le cazzate, basta con i panettoni che lievitano in 4 giorni impastati a mano, con la barrique , con il maiale che mangia ghiande all’ombra della quercia, siamo sazi.E le aziende sono piene, le cantine stracolme di vino, cambiano etichetta sulle bottiglie a seconda del compratore ma il vino è lo stesso, Il gambero Rosso ogni 2 giorni ti invia l’offerta delle guide con 40% di sconto, se ne compri 5 tutte insieme ti mandano pure la moglie dell’editore per una notte.

  20. Che Fosco illuminante! Certamente c’è una parte di popolazione, quella che fa i conti con la spesa, che ci pensa dieci volte prima di comprare un alimento che promette chissà quali godurie e poi è pieno di aromi aggiunti, ma qui la questione è un’altra: la barrique oggi può avere ancora tanta attrattiva, al punto da essere utilizzata come argomento fondamentale per lanciare un prodotto? Se la risposta è si, vuol dire che siamo ancora profondamente indietro, e forse senza speranza.

  21. @Antonio
    Da una circolare del Ministero dell’Ambiente del 28 06 1999.
    b) i materiali, le sostanze e gli oggetti originati da cicli produttivi o di preconsumo, dei quali il detentore non si disfi, non abbia l’obbligo o l’intenzione di disfarsi e che quindi non conferisca a sistemi di raccolta o trasporto dei rifiuti, di gestione di rifiuti ai fini del recupero o dello smaltimento, purché abbiano le caratteristiche delle materie prime secondarie indicate dal Dm 5 febbraio 1998 e siano direttamente destinate in modo oggettivo ed effettivo all’impiego in un ciclo produttivo, sono sottoposti al regime delle materie prime e non a quello dei rifiuti;

  22. mi sembra evidente, a questo punto, Dott. Ziliani, che la risposta alla sua domanda sia stata data. la barrique viene avvertita come un plus qualitativo che eleva un prodotto agli occhi della gente e che ne giustifica un prezzo molto più elevato. Questo è ciò che emerge (ma era già evidente prima del suo post; basta farsi un giro in enoteca..), poi si può criticare o elogiare tale comportamento d’acquisto, ma tant’è.
    Personalmente approvo l’opinione di Fosco che, anche se arrabbiata, descrive bene un’avvisaglia di cambio di tendenza nei comportamenti d’acquisto, non credo motivato dalla diminuzione del reddito disponibile delle famiglie (perchè chi si sollazza con i piaceri della gola, in genere, può ben permetterselo..), quanto dalla confusione che si è fatta intorno alla materia: se c’è un sommelier che parla di un vino e 10 appassionati che ascoltano si accende la curiosità e si stimola l’emulazione; se ci sono 11 sommelier che parlano tra di loro si accende una rissa (perchè uno ha sentori di pesca matura mentre un altro la sente più acerba..). Bonollo pesca con l’esca giusta per il pesce che vuol pescare. tutto qui. credo

  23. mi sembra evidente, a questo punto, Dott. Ziliani, che la risposta alla sua domanda sia stata data. la barrique viene avvertita come un plus qualitativo che eleva un prodotto agli occhi della gente e che ne giustifica un prezzo molto più elevato. Questo è ciò che emerge (ma era già evidente prima del suo post; basta farsi un giro in enoteca..), poi si può criticare o elogiare tale comportamento d’acquisto, ma tant’è.
    Personalmente approvo l’opinione di Fosco che, anche se arrabbiata, descrive bene un’avvisaglia di cambio di tendenza nei comportamenti d’acquisto, non credo motivato dalla diminuzione del reddito disponibile delle famiglie (perchè chi si sollazza con i piaceri della gola, in genere, può ben permetterselo..), quanto dalla confusione che si è fatta intorno alla materia: se c’è un sommelier che parla di un vino e 10 appassionati che ascoltano si accende la curiosità e si stimola l’emulazione; se ci sono 11 sommelier che parlano tra di loro si accende una rissa (perchè uno ha sentori di pesca matura mentre un altro la sente più acerba..). Bonollo pesca con l’esca giusta per il pesce che vuol pescare. tutto qui. credo

  24. mi sembra evidente, a questo punto, Dott. Ziliani, che la risposta alla sua domanda sia stata data. la barrique viene avvertita come un plus qualitativo che eleva un prodotto agli occhi della gente e che ne giustifica un prezzo molto più elevato. Questo è ciò che emerge (ma era già evidente prima del suo post; basta farsi un giro in enoteca..), poi si può criticare o elogiare tale comportamento d’acquisto, ma tant’è.
    Personalmente approvo l’opinione di Fosco che, anche se arrabbiata, descrive bene un’avvisaglia di cambio di tendenza nei comportamenti d’acquisto, non credo motivato dalla diminuzione del reddito disponibile delle famiglie (perchè chi si sollazza con i piaceri della gola, in genere, può ben permetterselo..), quanto dalla confusione che si è fatta intorno alla materia: se c’è un sommelier che parla di un vino e 10 appassionati che ascoltano si accende la curiosità e si stimola l’emulazione; se ci sono 11 sommelier che parlano tra di loro si accende una rissa (perchè uno ha sentori di pesca matura mentre un altro la sente più acerba..). Bonollo pesca con l’esca giusta per il pesce che vuol pescare. tutto qui. credo

  25. Barrique o non barrique? Che importa? Parliamo di qualità o parliamo di comunicazione. Sono due cose diverse. Se parliamo di qualità assaggiamo e diamo un parere. Se parliamo di comunicazione vediamo e diamo un parere. La scelta di utilizzare il termine “barrique” nella pubblicità in questione non offende nessuno. Non è scorretta. Non inganna nessuno. Perchè fare polemiche o critiche? A me la barrique non piace, la ritengo inutile, salvo casi storici e particolari. Ma il pubblico, quello che governa la massa critica degli acquisti, forse la apprezza ancora. E allora? Ci suicidiamo tutti? il mondo gira così: ci sono i produttori che devono fare profitto, ci sono le publbicità e il loro linguaggio, ci sono i consumatori che fanno le loro scelte. Stop. Gira così. Niente di strano. Criticare l’uso della barrique va bene, criticare l’uso del termine “barrique” in una pubblicità è pretestuoso. Credo.

  26. Per me produttore la barrique è un mezzo tecnico, un attrezzo da lavoro che mi permette di ottenere certi risultati, punto e basta. Per la mia piccola esperienza personale vedo che tanti consumatori di vino non apprezzano questo passaggio ed evitano i vini trattati in questo modo.

  27. cercavo su internet la possibilità di acquistare la grappa in questione, visto che mio padre che beve grappe da più di cinquant’anni mi aveva straconsigliato questa grappa di amarone…..e me ne parlava già tre anni fà,senza pubblicità.
    neanche sapevo che la facessero in tv.quindi cercando di acquistarla online, visto i ricarichi delle enoteche,mi sono imbattuto in questo blog.

    Proprio per il fatto che conosco mio padre, e che due o tremila cosette nella sua vita se le è bevute, proprio per questo so che è qualcosa di speciale, poi i gusti sono gusti, barrique o non barrique….ma bevete quello che vi piace e basta.ora ne comprerò una bottiglia per me e una per mio padre….non mi interessa chi ci guadagna…. plus o non plus….ognuno ha un proprio gusto e un proprio palato…..ora mi bevo un goccetto della mia croder astoria BARRIQUE e in attesa di assaggiare la bonello vi auguro buon brindisi a tutti!!!

  28. Buongiorno a tutti, sono una studentessa universitaria di marketing, e mi sembrava interessante aggiungere un breve commento: la mia famiglia da anni apprezza tantissimo i prodotti della distilleria bonollo (ogni genere) e per quanto mi riguarda è una delle migliori in Italia. Non mi sento di accusare lo spot anche perchè il messaggio è molto chiaro (destinato ad un pubblico conoscitivo del settore) in quanto i suoi prodotti non vengono venduti nelle cooperative o in aziende pubbliche (se ci avete mai fatto caso) quindi per forza l’azienda bonollo ha fatto leva sempre su una specifica nicchia risultando evidentemente sempre leader nel suo campo. E poi ultima osservazione lo spot viene fatto una volta l’anno o in occasione delle feste. Grazie per lo spazio Saluti Tanya.

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