La mia cucina: le confessioni di un goloso di Gérard Depardieu

Se, presi dalla curiosità di vedere come si cimenti con la nobile arte della cucina acquisterete La mia cucina (207 pagine 28 euro fotografie a tutta pagina di Nicolas Brant) il ricettario del grande attore francese Gérard Depardieu che l’ottimo editore Guido Tommasi ha recentemente tradotto e pubblicato, non aspettatevi di trovare le banalità e le sciocchezze che personaggi celebri del mondo dello spettacolo, dello sport o della moda sciorinano quando si impegnano, da dilettanti più o meno ispirati, ai fornelli. Non troverete i siparietti cui si può assistere in svariate trasmissioni televisive o in occasione di qualche evento mondano e che anche quando si traducono in un ricettario, o in un volume dedicato alla cucina dei cosiddetti Vip, mostra chiaramente i limiti della preparazione e della cultura culinaria del protagonista di turno.

Nel caso di questo bellissimo volume ci si accorge subito che l’autore, seppure sia “solo” un attore di cinema e di teatro di fama mondiale, ha tutte le carte in regola e parla e scrive con perfetta cognizione di causa (anche se si é giovato della collaborazione di tale Karen Howes che nel frontespizio figura come autore/autrice dei testi. Questo non solo perché si chiama Gérard Depardieu ed é un notorio grand gourmet, buongustaio, produttore di vino e perfetto goloso, ma ad esempio per la qualità e l’acutezza delle riflessioni della lunga e meditata introduzione che precede l’itinerario attraverso antipasti, zuppe, pesci e frutti di mare, carni e pollame, verdure e contorni e dessert e costituisce un’illustrazione della “filosofia della cucina” di Depardieu.

Un’introduzione circostanziata, appassionata e davvero a cuore aperto nella quale il nasuto Cyrano e mattatore di tanti film di successo confessa apertamente di essere un epicureo, “un uomo che ama il piacere”, come avrebbe detto Rousseau “sensuale, non goloso”, un cultore del senso del gusto, una persona che vede la cucina come espressione di una cultura materiale ed il portato di “rituali e costumi” e tradizioni che “sono sopravvissuti attraverso i secoli” e sono giunti sino a noi per essere a loro volta trasmessi alle generazioni future e non dispersi nel nome della globalizzazione, una persona in grado di apprezzare, in qualsiasi angolo del mondo si trovi, il valore ed il significato della gastronomia e dei saperi alimentari locali, in un’ottica curiosa e intelligente, di biodiversità e varietà d’espressioni.

Cosa troviamo dunque in questo bel libro di ricette che si sarebbe benissimo potuto sottotitolare “Le confessioni di un goloso” oppure “Autobiografia gastronomica”, oppure, parafrasando Neruda, "Confesso che ho mangiato" ? La passione per la semplicità, per la freschezza e la qualità delle materie prime utilizzate, la rivendicazione che cucinare é non solo un arte, ma un piacere quasi fisico, l’attenzione estrema ai sistemi di allevamento e di alimentazione degli animali che diventeranno le materie prime base dei nostri piatti, l’orrore per i moderni sistemi di allevamento industriale e di produzione di massa che appiattiscono il gusto, l’orgoglioso amore per la cucina francese. Non manca però, ed é sorprendente e ancora più onesta, la dichiarazione che “é in Italia che si può gustare la cucina migliore, i piatti più genuini”. 

Quanto ai piatti proposti e ben raccontati, nel libro si trova veramente di tutto, ovviamente classici transalpini quali l’insalata di astice bretone, i piedi di maiale impanati con senape, il foie gras, ma al moscato, la quiche lorraine, la ratatouille niçoise, le lumache (o escargots) in salsa verde, la bouillabaisse, il cassoulet, la poularde di Bresse, ma anche ravioli di scampi al prezzemolo, il minestrone, i calamari ripieni, le cozze alla marinara, il risotto al parmigiano, penne al pomodoro e basilico espressione di una sensibilità, sempre mediterranea, ma più italiana che francese. E poi tanti piatti a base di carne, lo stinco di vitello arrosto, il manzo alla bourguignonne, la trippa alla lionese, l’oca con le rape, l’anatra selvatica sale e pepe, l’entrecote alla bordolese, la blanquette di vitello che fanno tanto Francia profonda e chiamano corposi vini rossi in abbinamento.

Un solo limite, in questo volume bellissimo, testimonianza della vitalità e dell’umanità del suo autore, ancora più sorprendente trattandosi di un ricettario opera di una persona che il vino ben conosce e apprezza, ed è l’assenza di qualsivoglia consiglio di abbinamento del vino più adatto ad ogni piatto, che Depardieu stesso avrebbe potuto esprimere, da esperto qual’é.

Sarebbe stato interessante e curioso scoprire quali nettari (solo francesi oppure anche italiani?) l’ex marito di una splendida vigneronne pantesca qual’è Carole Bouquet avrebbe scelto per piatti sfiziosi quali ai tonno ai gallinacci, il coniglio selvatico in salmì con pasta fresca, la crema di lenticchie, scampi e rosmarino, la crema di carciofi alle castagne, le triglie all’anice e zafferano, oppure classici quali il risotto con gli scampi, le sogliole alla mugnaia, il maialino allo spiedo farcito di erbe, il coniglio al rosmarino, gli spaghetti con le vongole.      

0 pensieri su “La mia cucina: le confessioni di un goloso di Gérard Depardieu

  1. Sapete che questo bravo attore e gastronomo è anche “vigneron”? Lui ha fondato una azienda nella Ribera del Duero (DO spagnola ben conosciuta, anzi famosa: Pingus, Vega Sicilia, Pérez Pascuas e cosí via), e ha cominciato a vendere il suo vino, che si chiama “Gerard Depardieu Spiritus Sancti” (sic!!!), per la quantità (secondo me molto eccessiva) di 49 euro la bottiglia (annata 2004).
    Si trova nella ditta elettronica lavinia.es
    Saluti!
    Joan

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