La viticoltura cuneese alla ricerca delle proprie radici: convegno a Saluzzo

Segnatevi sul calendario questa data e questo appuntamento. Giovedì 25 gennaio alle ore 9.30, presso la storica sede della Castiglia di Saluzzo (CN), si svolgerà l’inaugurazione del Centro per le Rarità Ampelografiche Cuneesi “Giuseppe di Rovasenda”. A partire dalle ore 10, nei locali del Centro, prenderà il via il Convegno dal titolo: La viticoltura cuneese alla ricerca delle proprie radici: ipotesi di recupero di antiche varietà” organizzato da LiberLab.

Il Convegno costituisce il punto focale del progetto di comunicazione che accompagna l’inaugurazione del Centro per le Rarità Ampelografiche Cuneesi ed ha lo scopo di far convergere l’attenzione del mondo scientifico e giornalistico da un lato e dell’opinione pubblica dall’altro sul tema delle rarità e delle biodiversità ampelografiche all’interno della Provincia di Cuneo, quindi, di riflesso, sulla DOC Colline Saluzzesi e sul territorio che ospita il Centro stesso e l’attività di promozione legata al Centro. Il Centro per le Rarità Ampelografiche Cuneesi con sede a Saluzzo è intitolato alla figura del Conte Giuseppe di Rovasenda, nativo di Verzuolo nel Saluzzese e riconosciuto come uno tra i più autorevoli ampelografi dell’Ottocento, soprattutto grazie al suo celebre Saggio di Ampelografia Universale del 1877.

Il Convegno rappresenta altresì un’opportunità senza precedenti per il rilancio della viticoltura della montagna piemontese, che vanta un passato illustre e di cui troviamo tracce rilevanti al tempo in cui sul Marchesato di Saluzzo regnava Ludovico II, ma che oggi, pur vivendo un momento di crescita, non rappresenta un settore trainante dell’economia montana piemontese e non usufruisce ancora di quella visibilità che l’attività di valorizzazione e innovazione portata avanti dai vignaioli meriterebbe.

Prenderanno parte al convegno i seguenti importanti relatori:

Mario Fregoni, Direttore Istituto di Viti-Frutticoltura – Università Cattolica Del Sacro Cuore – Piacenza
Radici antiche per una viticoltura moderna: perché lavorare al recupero dei vitigni rari

Anna Schneider, Istituto di virologia vegetale del CNR – Unità di Grugliasco (TO)
Vitigni autoctoni del Saluzzese e della Provincia di Cuneo

Vittorino Novello, Direttore del Dipartimento di Colture Arboree – Università di Torino
Tecniche colturali viticole degli ambiti marginali: il Saluzzese e il Pinerolese. Vecchie forme di allevamento come segnali della biodiversità ed elementi di caratterizzazione del paesaggio"

Maurizio Gily, Agronomo, direttore della rivista Millevigne
Problematiche agronomiche ed enologiche legate al recupero di vecchi vitigni rari

Livio Berardo, Presidente dell’Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Cuneo

Giuseppe di Rovasenda: vita e opere

Moderatore e coordinatore del convegno l’autore di questo blog.

Durante la pausa lunch, è stata programmata una degustazione di vini della DOC Colline Saluzzesi condotta da un team di Sommelier AIS, tra cui Silvio Barberis, membro della Delegazione AIS della Provincia di Cuneo, già Segretario della Delegazione AIS Saluzzo.

Il Convegno unisce dunque l’aspetto teorico della ricerca a quello della degustazione e all’assaggio dei vini che rappresentano il frutto di quei vitigni oggetto della giornata di studio, diventando così un “simposio scientifico” di grande richiamo, sia per giornalisti e studiosi della materia, sia per tutti quei professionisti del settore che desiderano essere coinvolti nel processo di crescita della viticoltura del territorio.

I soggetti istituzionali che sostengono l’iniziativa sono la Provincia di Cuneo, la Città di Saluzzo, il Distretto dei vini Langhe, Roero e Monferrato, la Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, con il patrocinio della Federazione Provinciale dei Coltivatori Diretti di Cuneo e il Consorzio di Tutela Vini DOC Colline Saluzzesi.

Per informazioni: Liberlab mail

0 pensieri su “La viticoltura cuneese alla ricerca delle proprie radici: convegno a Saluzzo

  1. Ciao
    secondo me per mantenere le rarità ampelgrafiche è fondamentale che ci sia il modo di moltiplicarle queste viti, perchè i vivai non producono barbatelle di cui non hanno richiesta e l’unica alternativa è l’innesto del salvatico, ma questa è una cultura che va sparendo nessuno la fa più e pochi la sanno ancora fare.
    Pensa che da noi dove si vive di vino siamo rimasti in tre a innestare le viti(di cui due settantenni) e credo che nel resto di Italia la situazione non sia migliore.
    Forse in futuro non ci sarà bisogno ma è un peccato perderla e poi sono senzazioni ed emozioni belle.
    Luciano

  2. L’attuale mercato enologico mi sembra abbia periodicamente bisogno di nuovi prodotti/nomi/mode da sfruttare e magari bruciare rapidamente. Questo in fondo è un bene per una zona ricca di specificità ampelografiche come il Saluzzese. Valga per tutte questa piccola polemica di cui diedi notizia qualche tempo fa

    http://www.thewineblog.net/vino/archives/2005/09/03/nebbiolo_di_dronero.html

    intorno ad un vitigno e a un vino veramente meritevoli di migliori fortune.

    Luk

  3. Gentile signor Risso,
    l’occasione del 25 gennaio p.v. non sarà buona per rivangare polemiche nominalistiche come quella di cui ebbe ad occuparsi. Se vorrà e potrà essere dei nostri, si parlerà in concreto e sul serio di futuro della viticoltura di montagna e delle varietà autoctone.
    Qualora le interessi, sarò lieto di inviarle l’invito al convegno e come a lei a tutti gli altri frequentatori di vinoalvino.
    Saluti.
    Michele A. Fino

  4. Sono molto felice che quelle vecchie polemiche effettivamente un po’ sterili siano risolte. Accetto volentieri quell’invito, salvo il fatto di non aver nessun titolo professionale o ruolo per meritarlo!

    Cordialmente

    Luca Risso

  5. Mi rivolgo a Luciano, al quale avrei scritto di persona una mail, ma non essendo riuscito a reperire il suo indirizzo di posta elettronica, lo faccio tramite questa via…
    ho letto il tuo messaggio in questo forum, e mi ha incuriosito il fatto che tu sia uno ancora dei pochi innestatori da campo rimasti in Italia…è davvero così?
    Vorrei sapere se è possibile contattarti, perchè avrei necessità di sovrainnestare un piccolo vigneto di pinot noir (messo a dimora circa 15 anni fa) con una rarissima varietà autoctona valdostana.
    attendo risposta, e ti ringrazio anticipatamente.
    giulio

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