Quale Vino al Vino per il 2007 ? Dubbi, perplessità, incertezze

Con quali proponimenti, quali programmi e quali aspettative mi accingo ad impostare, dopo il suo avvio nel marzo di questo 2006 già messo in archivio, la mia presenza nella blogosfera, con questo Vino al Vino, nel 2007 ? Se devo essere sincero sino in fondo, con tantissime perplessità e punti interrogativi, che riguardano non solo i contenuti e lo stile di questo dialogo su temi riguardanti il vino – e altro – con voi che avete la bontà (mi verrebbe da dire il buon tempo…) di leggermi, ma il senso stesso di questo blog, di questo tenace continuare ad esprimere, in libertà, le mie riflessioni su Bacco e dintorni.

Nell’inaugurare Vino al Vino reduce dai cinque mesi del precedente, molto rudimentale, blog, avevo affermato, scusate l’autocitazione, “aspettatevi di trovarmi un po’ meno nei panni del “franco tiratore” ad ogni costo e a prescindere (…) e sempre di più nei panni di un Franco Ziliani giornalista e libero pensatore che di volta interverrà per dire la sua, con lo stesso spirito critico e l’identica libertà d’espressione, sul vino ovviamente e sulla cucina. Ma che nel contempo, e con pari dignità, vuole rivendicare la libertà di intervenire, con la stessa vis polemica, senza mordacchie, anche su qualsiasi altro tema, culturale, politico, sociale, di costume, sia dettato dall’attualità”.

Trascorsi nove mesi, per quanto mi sia sforzato di far prevalere la positività, di sottolineare e portare alla ribalta la tante cose buone e valide, i personaggi veri che tra tanti improvvisatori e abili venditori di fumo, tra tante scatole vuote, resistono nel controverso campo dell’enogastronomia italiana, mi accorgo che alla vis polemica, alla tendenza a criticare, anche ferocemente ciò che a mio avviso non va bene e suona tremendamente falso, non ho saputo rinunciare.
Finendo, alla fine dei conti, per essere ancora, anche se non più come “ragione di bottega”, il “franco tiratore” di sempre, quello che sono nell’animo, quello che non riesce a far finta di niente, a nascondere la testa sotto la sabbia, a tirare dritto indifferente, quando si trova dinnanzi a cose, personaggi, situazioni la cui incongruenza (eufemismo) chiunque potrebbe e dovrebbe notare, e stigmatizzare, ma che poi alla fine finisco con il sottolineare quasi da solo, o con la compagnia di pochi altri amici.

Cui prodest dunque questo blog che si fa notare e fa discutere soprattutto quando alza il tono della voce, quando graffia, si indigna, si fa saltare la mosca al naso, e che quando invece, nel nome di una professionalità che dovrebbe essere riconosciuta, visto che questo strano mestiere di giornalista del vino e del cibo lo faccio dal 1983, mi vede parlare bene di un vino, di un produttore, di un artigiano alimentare, passa quasi inosservato o suscita persino, come è capitato di recente, accuse che io scriva bene di un prodotto perché faccio…marchette ?

Credo proprio che giovi a ben pochi e che non abbia alcuna possibilità di incidere, di produrre ripensamenti e cambiamenti, ridotto com’è al ruolo di vox clamantis in deserto o di sfogatoio di eno-gastro Cassandra che si ostina a dire che molte cose, troppe, non vanno bene, mentre la maggioranza dei colleghi, quelli che sanno stare al mondo e tenere i rapporti di buon vicinato con chiunque, perché se si critica non si ottengono pagine pubblicitarie per le proprie riviste, incarichi e collaborazioni con Consorzi ed Enti Pubblici, sinergie con potentati economici, editoriali, politici, ovviamente tacciono.

Non ve lo nascondo, sto seriamente pensando di interrompere le comunicazioni e di tirare giù la serranda di questo Vino al Vino per limitarmi a fare, ormai più per ragioni di bottega, perché è il mio mestiere, perché vivo di questo, perché ho una famiglia da mantenere, che per vero entusiasmo che si è quasi esaurito, il mio lavoro di giornalista, scrivendo, come meglio posso, i miei articoli e tenendo per me, senza più esternarle, le mie amarezze, le mie perplessità, i miei dubbi sull’enoico italico mondo e sulla corte dei miracoli che lo anima.

Nessuno di noi é indispensabile, io per primo, e data l’abbondanza di blog, siti Internet, web wine & food magazine, l’eventuale chiusura di un wine blog non è certo un dramma: non è forse vero che morto un papa se ne fa un altro e che anche di fronte alla peggiore delle tragedie, non ad una stupidata come questa, “the show must go on” ?

0 pensieri su “Quale Vino al Vino per il 2007 ? Dubbi, perplessità, incertezze

  1. Gran brutto segnale se anche Franco Ziliani, per le ragioni che ha chiaramente elencato, è indotto a tirare i remi in barca.
    Mi auguro che Franco riesca a vedere chiaro nel suo futuro e sappia fare in serenità la scelta più giusta.
    Andrea

  2. caro Franco,
    mi spiace ma capisco la tua decisione. Un appunto, qualsiasi cosa deciderai di fare in futuro, lascia stare il Latino. Si scrive “cui prodest” (e non “qui prodest”) e “vox clamans” (e non “vox clamantis”). 1000 auguri per il 2007 e tutto quanto

  3. Per quello che dice e sa è meglio che si dedichi ad altro. Anch’io mi auguro che per il suo futuro possa fare una scelta di vita “giusta”.

  4. Ottime le puntualizzazioni sul latino. Amici calabresi (definiti ignoranti da Franco godete! Siate felici. L’ignoranza non viaggia sempre a senso unico. Prende, anzi va verso più direzioni.

  5. Per me, già dei tempi di W.R., sei l’esempio non solo del giornalista indipendente ma del giornalista che capisce di vino (non sono mica tanti sai). Non solo, hai anche dato spazio alle mie riflessioni (da ultimo sui vini naturali, biologici etc.)senza mai aggiungere o toglierere una parola di quello che scrivevo (piccole cose per gli altri ma importanti per la mia passione per il vino). Capisco che le polemiche di queste ultime settimane possano averti stancato, però senza di te il mondo del blog del vino, sarebbe più piatto e grigio. Non è da te arrenderti. Se chiudi bottega mi mancherà il primo collegamento quando accendo il computer.
    Luciano

  6. Faccio ammenda per l’errore del Qui, invece del corretto Cui prodest, scritto in fretta e furia e vero lapsus calami.
    Ribadisco invece la correttezza della dizione di “Vox clamantis in deserto”, ovvero “Voce di uno che grida nel deserto”.
    San Matteo, III, 3
    Parole dette da Gesù Cristo a proposito della predicazione fatta da S. Giovanni Battista nel deserto. Comunemente però la frase si cita con altro significato, alludendo a persona che non è ascoltata.
    Vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Vox_clamantis_in_deserto
    Quanto agli insulti dei carneadi (e non mi riferisco a gastrogandalf che mi ha fatto rilevare l’errore con grande garbo) li avevo messi in capitolo e non mi fanno né caldo né freddo: i ragli degli asini non raggiungono mai il cielo…

  7. “Alce Nero vieni a prender un’aranciata….”
    Nun fá er pirla. Continua, sinnó noi, co chi baccaiamo ?

    Le polemiche devono essere il tuo carburante. Certo, critico fine a sé stesso, no: critico per partito preso, perché fa odiens, neanche. Ma
    critico per amore del vino: sempre! Tanto poi vedi che trovi ogni volta qualcuno che a domanda risponde. Anche i calabresi. E comunque: se é lo spirto guerrier che ti rugge dentro, blog o non blog, non é che ti puoi trasformare in fine diplomatico o buonista magari deamicisiano a cinquant’anni.

    Daje á Frá: famose na litigata!….quello che se fa´er primo dell’anno, se fá tutto l’ anno!

  8. Caro Franco, buon anno tanto per cominciare, anche se vedo che inizia con pessime notizie. Vox clamantis in deserto? Non ne sarei cosi’ certo. Tutto fa. Anche briciole.
    Scrivo al volo da quella che fu la mia citta’, a poca distanza da quello che e’ il mio territorio d’adozione. Nauseato dalle tante piccole cose che scopro, ogni volta che vengo sempre di piu’ e sempre peggiori. C’e’ bisogno di voces clamantium, Franco: non e’ un deserto, sono tanti quelli che di queste voci hanno bisogno. Per sperare. Per (ri)cominciare a lottare e a rimboccarsi le maniche. Il territorio, quello che ci lamentiamo sempre non finisce a sufficienza in bottiglia, siamo noi. Tenere duro. Forza. Che arrivi forte e chiaro il messaggio: we will NEVER surrender. Usque ad victoriam.

  9. Riassumendo…
    se si parla con classe, gusto, eleganza, intelligenza di un argomento e magari lo si fa pure bene, non si viene cagati. Anzi, magari ci becca pure quattro madonne da chi non si sente oggetto di tali attenzioni. Se invece, per mille motivi che vanno da uno spirito critico acuto e indipendente ad una sana incazzautra, ci si ritrova a dare dello stronzo a qualcuno che magari se lo merita pure (ah, questi latinismi…), merda tira merda e salgono i commenti,l ‘audience e tutto il resto. A questo punto, la domanda sorge spontanea:

    ehmbè?

    Non è così che gira il mondo? Direi di sì, o almeno così sembra, e di fronte a questo fatto la resa di una persona che vuole diffondere cultura e libertà di opinione suona ancora meno auspicabile… Rock ‘n’ roll will never die Franco, e uno che non ha paura di dire le cose come stanno sarà sempre mooooolto Rock ‘n’ roll (è una mia filosofia da un bel po’ prima di rockpolitik). Sentiti Carry On dei Manowar e un augurio di un agguerritissimo 2007

  10. Sei sicuro che staresti bene con te stesso tenendoti tutto dentro?
    Ti capisco bene quando dici “ragioni di bottega”, ma se i produttori veraci e anticonformisti che tanto apprezzi si rassegnassero alle mode proprio per queste ragioni sarebbe un delitto non credi?
    Sono sicuro che anche tu come me non riusciresti a scendere a compromessi.

  11. Cominciamo male il 2007!

    Appena iniaziato e già si sente puzza di salotto!

    Si sente voglia di velluto, di tè e biscottini, di tintinnare di tazze.
    Aleggia odor di naftalina, probabilmente i vestiti di qualche vecchia zia.

    Ma si, mettiamoci comodi e facciamo finta di niente: il tè è buonissimo ed i biscottini fragranti di forno.

    In famiglia tutti bene? Quando si sposa tua sorella Elvira? non mancate di avvisarmi, mi raccomando! Un pò di limone nel tè, grazie.

    Fuori, alla porta del salotto un cartello: non disturbare.

    Ma non si capisce bene se lo abbiano appeso le zie del salotto o quelli che fuori della stanza vogliono essere lasciati in pace.

    Tranquilli ragazzi, Franco prende il tè: un rompiscatole in meno!

    E vai col brunello al merlot, con l’asti a 50 centesimi, con gli assessori in gita e le bonarde che sfilano indisturbate, con i vini che sanno di marmellata e le cisterne che viaggiano tranquille da sud a nord.
    A destra signori l’emerito consorzio si esibirà nello spreco di denaro pubblico e fra poco in pista a deliziarvi, il grande critico di turno si esibirà tessendo lodi sperticate di un favoloso bicchiere di aceto!

    Allora, caro Franco, la vita o il salotto?

    A me il tè non piace e, come vedi, non piace neanche ai molti che frequentano il tuo blog.

    Il tuo pensiero va a quanti ti hanno dato contro?
    Pensa piuttosto a quanti erano d’accordo con te.
    Sei stanco di sentirti attaccato, a volte anche pesantemente?
    Tranquillo, capita sempre a chi cerca di capire la verità: a volte si sbaglia, ma si è sempre nel giusto a provarci.
    Dici che le tue recensioni sul vino passano inosservate?
    Chi lo ha detto? Io personalmente le leggo tutte, mi interessano, ma non mi sogno certo di criticare un esperto come te, anche perché fino ad oggi non mi hanno deluso i vini che hai consigliato.
    Come penso tutti i tuoi lettori, su alcuni temi che conosco intervengo, gli altri mi limito a leggerli.
    In ogni caso trovo il tuo blog un luogo stimolante e ricco di informazioni, dove le discussioni accese si alternano all’informazione: un’occasione di crescita insomma.

    In conclusione, preferisci ancora il salotto alla vita?

    Se chiudi questo blog la “corte dei miracoli” ti ringrazierà, noi no.

    Con affetto
    Antonio

    P.s.: meglio il vino del tè, credimi.

  12. E sì, anche a me da fastidio cominciare l’anno enoblogosferico così. Per dire la verità, caro Franco, è certo che tu, secondo me, non smetterai mai di scrivere, ma diciamo che il rapporto che ti / ci offre (voglio dire tra scrittore e lettore) il blog, è di natura talmente rivoluzionaria nella storia della cultura scritta, che non è di perderlo così facilmente.
    Mi lasci che ti dica quello che ne penso, adesso che non ci legge ne vede nessuno? Sono d’accordo che una riflessione su contenuti sia necessaria, non solo per te, ma per tutti: ci piacciono tante cose che vogliamo scrivere su di tutto. E questo non è possibile e ogni tanto non è compreso per i lettori. Diciamo di costringere un po i temi, diciamo di parlare di certe cose solo nel blog e ci certe altre cose (la scelta può essere solo tua) nelle pubblicazioni in carta, ma non diciamo (beh, questo è il mio desiderio, certo!) di lasciare il blog.
    Tante belle cose,
    Joan

  13. Ma dimmi tu se a letto con la febbre, mi vado a leggere qualcosa in rete per sentirmi meno isolato e cosa ti leggo sul mitico Vino al vino…
    Però dai commenti che leggo ho l’impressione che nessuno abbia letto bene fra le righe di Franco che, forse, il problema di certe scelte ha un prezzo. Un prezzo che con gli anni può pesare sempre di più, soprattutto in un mondo tanto agguerrito e famelico, dove business, o se preferiamo dirlo in italiano, affari, è più che mai la parola d’ordine.
    Per chi come Franco ha passato vent’anni nel mondo del vino, durante i quali ha messo a nudo le numerose contraddizioni e puntato l’indice su chi la faceva sporca, il risultato finale qual’è? Che in alcuni casi le sue critiche sono sicuramente servite, ma in molti altri forse non sono bastate, proprio perché sono troppo pochi a farle. In compenso il peso di certe scelte si sente sulle proprie spalle e non lo si condivide con altri. Così, nonostante la tua esperienza, le tue capacità indubbie, eccoti in molti casi emarginato, evitato perché non gradito, quindi meno possibilità di lavoro e di crescita professionale.
    Può un blog, che fra l’altro fino ad oggi non gli ha fruttato nulla sul piano squisitamente economico, per quanto valido e utile, avere un senso e offrire prospettive per un professionista serio che però ha tutto il diritto di dare sicurezza e solidità economica alla propria famiglia?

  14. Caro Franco,

    credo che la sua riflessione sia lecita e per certi versi condivisibile.

    Lo sforzo profuso nel blog e’ visibile a tutti per la ricchezza e frequenza dei contributi. Mi sono sempre chiesto come riesca a conciliare la sua attivita’ di giornalista professionista con il blog, che di fatto risulta una alternativa gratuita a un contenuto che rappresenta il prodotto che lei vende (restiamo terra-terra!).
    Per questo motivo mi sono espresso positivamente quando aveva accennato a una possibile forma di pubblicita’ sul sito. A mio avviso, interrompere oggi il blog rappresenterebbe “abbandonare” un progetto a meta’ strada, cioe’ senza aver provato a farlo diventare uno strumento oltre che utile per i lettori profittevole per chi lo anima. Dopotutto mi pare che come opinionista online i suoi concorrenti si contino sulle dita di una mano, i concorrenti con lo stesso “standing” invece mi pare che non ci siano proprio.

    Invece, sulle considerazioni relative alla “polemica” (mi scuso ma non so il latino) io la penso cosi’. Primo, o si vuole scrivere quello che si pensa a tutti i costi, oppure no. Se ha bisogno di un incoraggiamento, credo che i numerosi contributi (a cui mi aggiungo) siano piuttosto univoci in merito. Secondo, come padre di famiglia sarei perfettamente d’accordo con lei che sia piu’ importante garantire un futuro dignitoso alla propria famiglia che non dare addosso (a torto o a ragione) a chi si presumi si comporti in modo scorretto. Soprattutto a gratis. Questo lasciamolo fare a chi puo’ vivere di rendita.

    Buon anno

    Marco Baccaglio

  15. Marco Baccaglio che e´abituato alle cose concrete l’ ha detta giusta, anzi giustissima. Sará poco romantico, poco poetico ma non fa una piega. Manca un elemento, ma manca perché non é strettamente rilevante: la piccola vanitá quotidiana, il piccolo narcisismo e le soddisfazioni che derivano dal leggersi, essere letto e magari anche dal rileggersi. Il piacere puramente artigianale, come del falegname che guarda e riguarda sotto tutte le luci e gli angoli il tavolo che ha appena finito di costruire. E su un piano, diciamo superiore, anche
    il bisogno di comunicare e confrontarsi con quello che pensano gli altri.
    Ci sono sicuramente altri modi di sentirsi vivi, ma il blog non é tra i piu´trascurabili. Franco fa parte di una comunitá e c’é chi e´piu´sociale e chi ha piu´propensione per l’eremitaggio. Io non credo che Franco abbia disposizione per il silenzio mediatico, comunque. Quindi una piccola proposta, spero altrettanto concreta.

    Dalla settimana prossima via alla Vasco Rossi: “piccolo spazio pubblicitá”. Un quarto della pagina elettronica di Vino al Vino viene riservata a pubblicitá a pagamento. Il contratto conterrá la clausola :
    “Non si garantisce nessuna forma di trattamento preferenziale né positivo ai prodotti pubblicizzati. Franco Ziliani si riserva il diritto insindacabile di esprimere le proprie opinioni come ha sempre fatto finora.”

    Sono sicuro che oltre un discreto numero di masochisti – c’é anche chi paga per farsi picchiare – non mancherá un numero sufficiente di inserzionisti furbi e/o magari anche intelligenti .

  16. Caro Franco, intanto un augurio di un sereno e amorevole anno nuovo.. che tutte le questioni familiari si risolvano al meglio, per te.

    Mi aggrego agli amici che prima di me hanno dimostrato affetto,stima e amicizia… E mi rendo conto di essere l’unica donna del gruppo! 🙂
    Leggo ( non quotidianamente) il tuo blog e seguo i tuoi articoli da un anno ormai.. e sinceramente mi dispiacerebbe che il “tiratore” mollasse adesso.. non privarci delle tue “frecce” quotidiane, ricche di carattere, argomenti e sincerità!!
    Un caro saluto e un in bocca al lupo!

  17. Non mollare!
    Caro Franco non mollare.
    Sono appena tornato dalle (brevi) vacanze e trovo questo tuo sfogo (come altro definirl?).
    Una considerazione.
    Forse a qualcuno non fa piacere sentirsi dire pane al pane… Forse non piacciono neanche a me alcune tue “prese di posizione”. Ma come diceva qualcun’altro: “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.”
    Buon 2007
    Mario del Buono

  18. Se non dici queste cose, chi lo fara’? C’e’ gia’ troppa politesse interessata sul Web.

    Forse riuscirai trovare bersagli piu’ degni delle tue attenzione, ora che siamo nel 2007. Ma poi, caro Franco, tira tira tira!

  19. Caro Franco,
    penso di capire il tuo attuale stato d’animo,
    non mollare,
    se dentro di te il fuoco è ancora acceso,
    non ti arrendere,
    sono momenti che con il conforto di coloro che ti vogliono bene e ti stimano ( e mi sembra che di attestati ne sono arrivati molti) si possono superare e….
    quello che non ti uccide ti rafforza!!!
    Dai Franco …. comunque vada sarà un successo!!!!!!!!!!!

  20. Caro Franco,
    non so piu’ chi l’abbia detto :

    liberta’ e’ potere dire a chiunque quello che quest’ultimo non si vuole sentire dire.
    Tu hai sempre interpretato perfettamente questo ruolo.
    Non mollare……

  21. Se non dici queste cose, chi lo fara’? C’e’ gia’ troppa politesse interessata sul Web.

    Forse riuscirai a trovare bersagli piu’ degni delle tue attenzioni, ora che siamo nel 2007. Ma poi, caro Franco, tira tira tira!

    (con correzioni, sorry)

  22. Spero che tra un’anno si possa leggere un tuo post di inizio 2008 a commento di questo. E che qualcuno nel mondo del “vin denaro” si accorga di una voce di qualità e non la consideri solo una voce di scomoda critica.
    Perchè come dici tu, dobbiamo campare tutti, ma sarebbe bello campare esprimendo le proprie idee piuttosto che reprimerle o renderle private.
    Buon anno,

    Pino

  23. Sono convinto che i post ove parli bene di qualche vino o prodotto non passano affatto inosservati. Il fatto che abbiano meno commenti non vuol dire che siano meno letti degli altri. Non sempre si sa come commentare questo genere di scritti. Io i tuoi post sulle bontà casentinesi li ho ben presenti, e andrò a cercarli per stamparmeli alla vigilia di un mio eventuale viaggio da quelle parti.

  24. Il carattere non si cambia, si può al massimo modificare. Noi possiamo incoraggiarla a resistere, ma purtroppo lei solo può decidere se ha ancora forze per continuare.Prima di gettare la spugna, analizzi tutte le possibilità. Grazie

  25. Buongiorno sig. Ziliani. Ferme restando le sue legittimissime motivazioni di sospendere il blog per dedicarsi al lavoro a tempo pieno io so soltanto che è grazie a lei e alla sua passione e al suo entusiasmo per i vini che che hanno incontrato il suo gusto, piuttosto che le critiche per le altre etichette che ho potuto accostarmi e apprezzare il mondo enologico e i suoi aspetti. Si può dire che mi sono formato praticamente sui suoi articoli. I vari Luciano Pignataro, Mike Tommasi, Filippo Ronco e lo stesso Fabio Cimmino, che poi ho avuto il piacere di conoscere personalmente, sono venuti dopo. Per non parlare delle varie riviste specializzate (compreso “Buffet”…), che dapprima compravo sulla scorta delle conoscenze acquisite da lei, e poi da me regolarmente abbandonate perchè tutte banali (ma “Buffet” non lo era. A me piaceva nonostante la brutta grafica. E’ stato un peccato). Che dirle quindi? Solo che finchè sarà in rete io continuerò a leggere i suoi interventi, perchè sento che in caso contrario, sul vino, imparerei più lentamente. Per il resto le faccio sempre i miei migliori auguri. Io speriamo che le scrivo anche a inizio 2008.

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