Ancora sul ménage à trois Negri, Consorzio vini di Valtellina, Slow Food

Qualche aggiornamento in merito allo strano ménage à trois Nino Negri, Consorzio vini di Valtellina, Slow Food di cui ho parlato recentemente in questo post. Mentre dal Consorzio e dalla Nino Negri tutto tace (come se non avessi sollevato un ben circostanziato e reale problema in merito al quale i soggetti interessati devono fornire precise risposte e non fare finta di niente come stanno furbescamente facendo scegliendo la strada di una vera e propria congiura del silenzio), non si registrano, purtroppo, pubbliche prese di posizione e commenti sul blog da parte dei produttori, qualcuno dei quali mi ha contattato telefonicamente e scritto, ma che continuano a non venire pubblicamente allo scoperto e dire la loro, sulla strana vicenda emergono altri dettagli.

Sul sito Internet di Slow Food nella sezione dell’Università di Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo è presente (vedi qui), in file pdf scaricabile, il programma dello stage di cui ho parlato. La cosa interessante è che, al contrario di quanto affermato da qualcuno che afferma che non c’è stato tempo per informare tutti gli associati, il programma era noto da tempo (si intuisce controllando gli altri programmi di stage scritti tempo fa) e prevedeva come primo giorno di stage lunedì 5 febbraio. Infatti tutto parte dalla Franciacorta (dove come correttezza prescrive sono state visitate quattro aziende e dove si è addirittura svolto un incontro con le aziende del Consorzio per la Tutela del Franciacorta con degustazione guidata dei loro vini), con un progressivo spostamento in Valtellina. Insomma c’era tutto il tempo per coinvolgere gli altri. Se volontà di coinvolgere altre aziende ci fosse stata…

Inoltre leggendo il programma altre due cose appaiono chiare. Primo il programma definitivo (quello che si è svolto in Valle) è stato cambiato rispetto a quello sul sito, quindi significa che da tempo (almeno da settembre) era stato deciso che la nota e onnipresente azienda di Chiuro vi partecipasse. Sono cambiate altre cose marginali come la conferenza stampa e qualche piccola degustazione. Non però il discorso case vinicole. Addirittura, e qui viene il bello, era previsto, in questo vecchio programma, un pomeriggio rivolto all’eventuale visita presso altre cantine, che al momento della realizzazione dello stage è sparito.

Ho inoltre appreso che in Consorzio di questo stage non si era parlato (ho comunicato con diverse aziende e non ne sapevano nulla) e che addirittura qualche giorno prima dell’annuncio dato alla stampa relativo allo stage degli studenti dell’Unisg si è svolto un Consiglio di Amministrazione del Consorzio Vini ma il presidente, l’enologo della Nino Negri (alias Gruppo Italiano Vini) Casimiro Maule (vedi foto sopra) non ha fornito alcuna comunicazione in merito.

Fino a quando, mi chiedo e lo chiedo non solo ai produttori e ai viticoltori soci del Consorzio tutela vini Valtellina, ma all’Amministrazione Provinciale di Sondrio e alla Regione Lombardia e al suo Assessorato all’Agricoltura, sarà possibile tollerare un simile comportamento del Consorzio e dei suoi responsabili ? Ci troviamo ancora di fronte al Consorzio tutela Vini di Valtellina o dobbiamo rassegnarci a chiamarlo Consorzio tutela Vini Negri di Valtellina ?

0 pensieri su “Ancora sul ménage à trois Negri, Consorzio vini di Valtellina, Slow Food

  1. Perché non provi a ricontattare i produttori che ti hanno sentito, chiedendogli di autorizzarti a riportare i loro pareri? Magari potrebbero farlo in modo anonimo, come già altre volte hai fatto sul Franco Tiratore di Winereport.

  2. Certo che l’ “eventuale visita ad alcune cantine della zona” – come si legge nel programma dello stage – fosse ritenuta davvero molto “eventuale”, dal momento che non solo era stata per precauzione messa tra parentesi, ma figurava anche sotto l’eloquente scritta “pomeriggio libero”: cosa che fa ritenere inesistente, fin dall’inizio, l’intenzione di coinvolgere gli altri produttori.

  3. Ho letto con molto piacere quanto ripetutamente scritto sui Consorzi di Tutela. Credo che la situazione sia ancora più grave di quanto Franco abbia riportato.
    Lo stupore e l’indignazione sono fondati, ma manca completamente la critica al problema reale che sta alla base di questa situazione: una legge sbagliata. Vi chiedete perché i produttori tacciano e siano spaventati… Perché con i famigerati decreti ministeriali che hanno passato ai Consorzi anche il controllo (e non più solo la tutela) questi signori, eletti per quantità di vino prodotta, possono tranquillamente entrarti in cantina e fare tutte le verifiche sui registri, la contabilità, le operazioni di cantina… Nulla di male se fosse un ente terzo e neutrale. Ma in questo caso si tratta di concorrenti, rappresentanti gli interessi di grandi industriali che non vedono l’ora di far chiudere baracca e burattini ai piccoli vignaioli/contadini. E per giunta tale facoltà di controllo ha un costo ad ettolitro (nelle Marche la gabella complessiva è stata di 250.000 euro) e viene concessa anche “erga omnes” ovvero anche nei confronti dei non associati al Consorzio (alla faccia della libertà di associazione).
    Dunque va benissimo lo stupore, ma è evidente che tale situazione nasce da un preciso disegno politico: rafforzare l’agroindustria contro gli agricoltori (disegno perfettamente bi-partisan, visto che i decreti sono stati firmati da Alemanno e rinnovati da De Castro).
    Quello che si viene a creare in sostanza è una perfetta corporazione (…sì proprio quelle di un tempo!) in cui i conflitti di interesse non si contano. Il caso valtellinese è uno di quelli. Ma che dire del caso marchigiano dove il consorzio controlla ben 7 DOC contemporaneamente e dove il direttore risulta essere consulente non di una ma di molte aziende aderenti, nonché padrone di un laboratorio di analisi di quelli accreditati per il rilascio delle certificazioni, nonché molte altre cose ancora?
    Ma lo stupore serve a poco poiché tali decreti e tale situazione non è stata minimamente denunciata dai giornalisti, dalle associazioni di categoria, dai consumatori… La realtà è che tali decreti sono la pietra tombale delle Denominazioni di Origine, affidando a un consorzio “privato” in mano a poche grandi aziende la gestione di un bene pubblico come la certificazione di origine.
    Vi informo, comunque, che l’associazione di viticoltori marchigiani ASSOVIVE ha denunciato al TAR del Lazio sia il consorzio locale sia il Ministero delle Politiche Agricole, ravvisando una serie di irregolarità nei decreti citati (fra cui le norme comunitarie in fatto di concorrenza, poiché manca al Consorzio la caratteristica di terzietà per eseguire i controlli). Tale disputa legale ha valore nazionale, tant’è che concorrono in nostro aiuto, fra gli altri, la Regione Veneto e la Camera di Commercio di Siena.
    Scusate la lunghezza, ma era per dimostrare come il conflitto di interesse non sia un caso isolato ma sia connaturato alla impostazione della legge.

  4. Sempre più incuriosita dall’intricata e misteriosa vicenda, sono tornata sul sito dell’Università di Pollenzo, dove già avevo trovato descritto per filo e per segno il programma dello stage territoriale in Lombardia, cui hanno preso parte gli studenti del secondo anno e che si è tenuto dal 5 al 14 febbraio tra la Franciacorta e la Valtellina. Continuando a curiosare ho poi scoperto un’altra cosa interessante, e cioè che i programmi delle trasferte didattiche erano già stati resi noti dal 17 novembre 2006: questo fatto complica un po’ le cose per coloro che pretendono di esser credibili quando affermano innocentemente che è mancato il tempo di avvisare tutti. Forse sarebbe stato meglio trovare un’altra scusa…

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