Barolo riserva Vignolo 2000 Cavallotto o l’emozione del Barolo

Ieri sera al termine di una di quelle giornate che se non ci fossero non bisognerebbe proprio inventarle, trascorsa tra medici, ospedali, madri che non sai bene se siano da coccolare o… da “strozzare” amabilmente, corse, rincorse, affanni, ed il pensiero fisso della salute di una persona cara che non ti abbandona, ho deciso di ritagliarmi un’ora tutta per me e di volermi bene.

Per farlo non sono ricorso a chissà quali soluzioni magiche o a fantasiosi rimedi, ma ho semplicemente deciso di stappare una bottiglia del vino che più di ogni altro amo, che sopra ogni altro mi regala emozioni, mi convince che continuare a scrivere di vino e bere vino, nonostante la brutta aria che corre, le delusioni continue, il senso di nausea che spesso mi assale, abbia ancora senso, il Barolo.

Ritornato a casa ho pertanto deciso, come meditavo da tempo, di liberare il folletto e la poesia che vivono, ne ero sicuro e ora lo sono ancora di più, in una bottiglia di riserva 2000 (annata su cui notoriamente non condivido il punto di vista entusiastico di mister James Suckling, preferendole senza esitazioni il 1999 e il 2001) del Barolo Vignolo di Cavallotto, azienda che solo uno “sciocchino” o una persona che all’epoca aveva ancora seriamente bisogno di maturare un serio approdo al vino poteva liquidare, come ha fatto, qualche anno fa, scrivendo dei suoi artefici che “producono molto vino. Si dannano poco, vendono in tutto il mondo e fan tanti soldi”.

Bene, anche se ho già parlato molte volte di Castiglione Falletto, e considero questo magnifico villaggio posto esattamente al centro dell’area di produzione del Barolo come la mia personale heimat e terra promessa del Barolo dei miei sogni, e so bene quali mirabilie i migliori Barolo di Castiglione Falletto sappiano regalare, devo confessare che ieri sera, per un’ora e più, grazie a quella bottiglia, sono stato bene. Ho dimenticato i miei affanni, i problemi, le incazzature, le preoccupazioni, la tristezza degli ospedali e di un parente malato che vi trascorre giorni e giorni, e sono volato alto nell’empireo dei grandi vini. Quelli che senza effetti speciali, senza forzature, con la semplice evidenza della loro autenticità, con il loro parlare schietto ti arrivano in fondo al cuore e ti commuovono. E ti fanno star bene.

Del Vignolo, purtroppo, si è scritto e parlato molto poco, forse perché a rivendicarlo come single vineyard è un’unica azienda, anche se di primissimo livello, ma non di quelle mediaticamente abili che basta che facciano… “pipì” e subito trovano aedi e cantori a celebrarne le gesta.
Personalmente dopo ripetuti e meditati assaggi sono arrivato alla conclusione che questo cru meriti ormai di essere considerato alla pari dei grandi vigneti più celebrati di Castiglione Falletto, come il Monprivato, il Villero, il Bricco Boschis, il Pernanno, il Rocche di Castiglione, il Bricco Rocche, il Fiasco. Vignolo (che prende nome da un grande studioso come Ferdinando Vignolo Lutati, che visse e operò nel territorio di Castiglione Falletto rendendolo oggetto privilegiato dei propri studi), nonostante la sua ridottissima estensione, poco più di un ettaro e mezzo, a 300 metri di altezza, e la sua collocazione sull’ultima parte della collina che scende da Castiglione verso Barolo, presenta tutte le caratteristiche dei cru d’eccezione, con il suo terreno calcareo argilloso e l’esposizione a sud sud ovest.

I Cavallotto, proprietari praticamente in regime di monopolio del vigneto (con età d’impianto delle superfici da vieille vignes varianti come sono dai 60 ai 40 anni) che costituisce la parte finale di quella dorsale magica costituita dal Monprivato e dalla Codana, credono talmente nella “magia” del Vignolo, in questa sua capacità di esprimere, con essenzialità nervosa, la voce della terra e della pietra del Barolo, che non solo ne vinificano separatamente le uve proponendolo come cru, ma ne fanno una speciale riserva, affinata per quattro anni in tradizionali botti di rovere da 10, 30 e 50 ettolitri e vinificata in modo del tutto tradizionale con una macerazione che si protrae, come nel migliore stile antico, per quasi un mese, con fermentazione con cappello semi sommerso. Il vino che i Cavallotto, Laura, Alfio, Giuseppe il loro padre Olindo e lo zio Gildo ottengono, solo nelle grandi annate, é, a mio avviso, straordinario, di livello assoluto, in grado di emozionare e convincere tutti gli appassionanti di quel vino supremo che é il Barolo.

Lo dimostra, ad esempio, l’annata 2000 di questo cru (poco più di ottomila le bottiglie prodotte), un vino di classe, eleganza, finezza infinite, uno dei più grandi Barolo che mi sia capitato di assaggiare, macché, di bere con grata e totale soddisfazione, con golosità e assoluta gratitudine, da diverso tempo a questa parte. E dire che di Barolo ne assaggio e ne bevo non certo pochi…

Un vino quasi perfetto, perché la perfezione nel vino è un’illusione, un miraggio, un sogno, un obiettivo cui tendere, dal colore rubino maestoso profondo brillante con una leggera unghia, ma viva, che vira sul granato, ed un bouquet che assomma tutte le sfumature e le preziosità aromatiche del Barolo fatto come Bacco e rispetto della terra, della storia di questo vino, degli uomini che l’hanno onorato, comanda, con le sue note di rosa canina, spezie, ribes nero, prugna sotto spirito, tabacco, liquirizia (tanta liquirizia, quasi fosse un Barolo di Serralunga d’Alba e non di Castiglione Falletto), macchia mediterranea, cuoio, rosmarino, pepe, catrame, che si fondono mirabilmente, pur restando distintamente percepibili, in un insieme esaltante da cui emerge, la nota distintiva, inconfondibile del Vignolo, una mineralità nervosa, netta, incisiva, felina, scandita da note, particolarissime, di polvere da sparo, pietra focaia, grafite.

Potevano bastarmi questi colori veri, questa panoplia di profumi, di aromi inconfondibilmente nebbiolosi e langhetti per confermarmi di essere di fronte ad un vino memorabile, ma è poi arrivato il responso dell’assaggio ad amplificare ed enfatizzare le sensazioni, con la bocca a confermare il carattere sapido, estremamente terroso, incisivo, ricchissimo di sapore, petroso del vino, grazie ad un gusto pieno, avvolgente, di grande impegno e calibrato calore, ad un sostegno tannico sostenuto, ma maturo e vellutato, ricco di stoffa e addirittura setoso, ad un frutto succoso, vivo che non é mai protagonista monocorde (perché il Barolo non si può certo ricondurre al mero frutto e chi lo fa non ha proprio capito nulla del Barolo e della sua grandezza), ma solo una componente, importante, di un insieme assolutamente equilibrato, che rende il vino complesso, articolato, suadente, emozionante come una grande opera d’arte, come un capolavoro dell’arte, della musica o della letteratura.
Un vino dal carattere e dall’espressività sinceri e disarmanti nella loro semplicità e facilità di lettura, un Barolo dall’andamento sia orizzontale che verticale, perché insieme largo, ampio nel suo proporsi, ma pure lunghissimo, penetrante, preciso, nitido, incisivo nel suo scendere, con il suo gusto inconfondibile, sin nelle profondità della terra e della pietra, nei meandri del terroir del Vignolo, dove il vino riceve il crisma, il suggello incancellabile della sua unicità.

Un vino speciale, che ti riconcilia con la vita e con il vino e ti dà la forza e la fiducia di guardare avanti, perché domani, come diceva qualcuno, è un altro giorno. Si spera migliore…

0 pensieri su “Barolo riserva Vignolo 2000 Cavallotto o l’emozione del Barolo

  1. Ma dai, Franco, che bella descrizione e che serata incredibile. Tanto è vero che quando ti la fai ad avere una coniuzione unica, fisica, spirituale, con una bottiglia di vino, ti rendi conto che il ciclo della natura e del suo lavoro insieme all’uomo, diventa perfetto: la natura così perfettamente imbottigliata.
    Ecco la domanda abituale per uno di Barcellona: come mi la facio per trovare una bottiglia di questa festa di communione con Bacco? Comunque la cerco.
    Tante belle cose!
    Joan

  2. Come sai bene ogni tanto abbiamo qualche idea divergente, ma stavolta concordo pienamente con te e complimenti per come hai saputo rendere le tue emozioni.
    Durante gli assaggi per la guida dei vini buoni era quello che più mi aveva convinto e anche al parco dei principi di roma, non mi ricordo se era la stessa annata, mi aveva dato grande emozione, veramente un grande vino

  3. Franco, mi hai richiamato le mie proprie emozioni bevendo questo vino, bellissimo e tradizionale, e penso alla famiglia che non cede alla moda transiente. Bel post! E un bell’omaggio all’integrity e la perizia dei Cavallotto.

  4. Franco io ricordo di aver degustato un ottimo Dolcetto d’Alba dell’Azienda Cavallotto, e, dopo aver letto con quale entusiasmo racconti di questo Barolo, non posso fare a meno di cercarlo…Lo degusterò e poi ti farò sapere la mia impressione. Ps: Ti abbraccio e ti faccio tanti in bocca al lupo per la situazione che tu sai.
    Barbara.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *