Excusatio non petita: Pedron interviene in difesa della Nino Negri e dei vini valtellinesi

Sorprendente intervento dell’amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini, l’enologo trentino Emilio Pedron (nella foto), nell’ambito della conferenza stampa, svoltasi a Milano, (alla quale, ovviamente, a differenza di quanto accadeva in passato, il sottoscritto non è stato invitato evidentemente perchè persona non gradita) in occasione della quale sono stati presentati il bilancio ed i risultati raggiunti dal più importante gruppo vinicolo italiano nel corso del 2006.

Con un’uscita che suona un po’ come una excusatio non petita, accusatio manifesta, come una scusa non richiesta e un’accusa manifesta, perché “affannarsi a giustificare il proprio operato senza che sia richiesto può infatti venir recepito come un atteggiamento sospetto, un indizio del fatto che si ha qualcosa da nascondere”, Pedron ha parlato della Valtellina, dei suoi vini, dell’enologo della Nino Negri e presidente del Consorzio tutela vini di Valtellina Casimiro Maule esattamente in questi termini, come riportato dalla Provincia di Sondrio di sabato 17 febbraio.

Sotto il titolo “Valtellina, territorio unico per i rossi”, doppiato dall’occhiello “Ma manca ancora di coraggio per una rinascita complessiva”, si può testualmente leggere: “Un 2006 a cui brindare, è proprio il caso di dirlo, che ha visto il Gruppo Italiano Vini crescere, nel fatturato e non solo, grazie a strategie d’acquisto e di vendita efficaci nonché a sforzi mirati. Un successo da condividere con le cantine ed i produttori che fanno parte del GIV, come la Nino Negri di Chiuro, indubbiamente una realtà che rispecchia appieno la filosofia del gruppo, ispirata a qualità e serietà. E la cantina valtellinese è stata apertamente lodata dall’amministratore delegato Emilio Pedron (…. )” che ha dichiarato: “Tra le denominazioni emergenti sicuramente la Valtellina occupa un posto di primo piano per qualità e impegno profuso per raggiungerla – ha sottolineato Pedron. Quella valtellinese è una zona che si può ispirare a quelle dove nascono vini di assoluto valore come Barolo o Amarone, nel senso che come per questi grandi “classici” il vino prodotto è frutto di un territorio unico, esclusivo, inimitabile.
La Nino Negri ha capito la necessità di insistere su questa appartenenza: la Valtellina è un modello unico di vino, di cultura, di gastronomia”. Il riconoscimento di “enologo dell’anno” (attribuito dalla guida Vini d’Italia 2007, edita da Gambero rosso e Slow Food, che già nell’edizione 2004 aveva “incoronato” lo Sfursat 5 Stelle 2001 della Nino Negri come vino rosso dell’anno – accidenti come sono bravi alla Nino Negri per essere così regolarmente e sollecitamente premiati ! ndr),
a Casimiro Maule, direttore della Negri (e ci si dimentica di ricordare, presidente del Consorzio vini Valtellina), ne è un’ulteriorre prova: “un premio che dimostra la crescita della Valtellina, nonostante le difficoltà. Qualche merito indubbiamente va anche al GIV, che del resto ha trovato in Maule l’interlocutore ideale. Per questo le Negri è una delle realtà più promettenti del gruppo, anche se alla Valtellina manca ancora un po’ di quel coraggio necessario per una rinascita complessiva, per la quale sono necessari determinazione e orgoglio per proteggere un territorio dalle caratteristiche inconfondibili”.

Bene, ricordando che secondo Maule “lo Sfursat è il prodotto che ha risvegliato la Valtellina enologica”, l’uscita di Pedron sembra essere in qualche modo una difesa, peraltro non richiesta, dopo gli interrogativi sollevati dai miei interventi sulla questione del Consorzio vini di Valtellina, sul singolare ménage a trois Nino Negri, Consorzio vini di Valtellina, Slow Food e sul rapporto con le altre aziende vinicole valtellinesi.

Sorprendente uscita quella di Pedron, perché doverosa, e peraltro lodevole, difesa del proprio collaboratore a parte, l’amministratore delegato del G.I.V. predica bene parlando di vino valtellinese che dovrebbe essere “frutto di un territorio unico, esclusivo, inimitabile” e poi di “Valtellina un modello unico di vino, di cultura, di gastronomia”, ma sapendo benissimo che oggi in Valtellina è in atto una allucinante omologazione del gusto, un appiattimento sui diktat del cosiddetto stile internazionale, che fa sì che molti vini valtellinesi di nascita, di valtellinese sappiano ben poco e che valtellinese parlino pochissimo, non rivelando il territorio di origine e potendo benissimo essere scambiati con vini prodotti in altre regioni o con altri vitigni che non siano il Nebbiolo di montagna.

Di questo appiattimento, di questa omologazione, di questa rinuncia, suicida, a produrre vini inconfondibilmente valtellinesi, espressione fedele del territorio, della viticoltura di montagna, del Nebbiolo, esistono precisi responsabili, mandanti, autori, esecutori, che chiunque potrà facilmente, senza alcuno sforzo, individuare. E ai quali, prima o poi, sarà opportuno chiedere di rendere conto del proprio operato. E degli errori, strategici, culturali, identitari, commessi.

A Pedron sarebbe piuttosto interessante chiedere di spiegare cosa intenda dire quando afferma che “alla Valtellina manca ancora un po’ di quel coraggio necessario per una rinascita complessiva, per la quale sono necessari determinazione e orgoglio per proteggere un territorio dalle caratteristiche inconfondibili”, perché questa sua affermazione, piuttosto sibillina e ben poco chiara, si presta alle più diverse interpretazioni. Ad esempio che per rinascere occorra accettare supinamente il modello impersonato dalla Nino Negri e dai suoi vini….
Io penso invece che coraggiose siano invece le realtà che non si sono piegate ai diktat e non accettano le strane situazioni che ho apertamente denunciato nei miei interventi, che continuano a fare produrre Valtellina superiore docg, Sassella, Inferno, Grumello, Valgella, Maroggia, Rosso di Valtellina, Valtellina Sfursat che onorano e non tradiscono la Valtellina, la sua storia, i suoi vigneti terrazzati, il lavoro eroico e faticosissimo dei vignaioli, che rivendicano orgogliosamente, non a parole, come è troppo comodo fare, per ottenere qualche applauso in una conferenza stampa, la diversità ampelografica, enologica, vitivinicola valtellinese.
E lo fanno tramite vini che non possono essere confusi, come accade, con vini prodotti nel Nuovo Mondo, nell’Italia del Sud o come estratti di rovere del Massiccio Centrale francese, ma che parlano, profumano, sanno di montagna, di roccia, di Valtellina e basta.

p.s. segnalo questo interessante commento del direttore della Fondazione Provinea “Vita alla Vite di Valtellina” Sandro Faccinelli che offre altri elementi utili per esaminare la situazione che ho ampiamente descritto. A questo punto il buon senso suggerirebbe una semplice cosa: la convocazione del Consiglio di Amministrazione del Consorzio tutela Vini di Valtellina e la richiesta al presidente di spiegarsi e di chiarire.

Non proprio postato nella sede più adatta segnalo questo commento di Paola Sertoli Salis, cognata del conte Cesare Sertoli Salis, scomparso proprio due anni di questi giorni. Parole che meritano di essere prese attentamente in considerazione.

0 pensieri su “Excusatio non petita: Pedron interviene in difesa della Nino Negri e dei vini valtellinesi

  1. Come ho scritto anche nell’articolo sul trittico toscano che sta per partire (Chianti, Nobile e Brunello), le responsabilità di certe scelte e certi giochini (che purtroppo non sono affatto giochini, visto che vanno a discapito di altra gente che lavora con orgoglio e fede la propria terra) ricadono a macchia di leopardo, coinvolgendo ampiamente una certa sfera giornalistica che ha alimentato e sostenuto scelte mirate esclusivamente a emulare modelli che non ci appartengono.

  2. Curioso il tuo atteggiamento: prima ti lamenti di “assordante silenzio”, poi, quando i diretti interessati parlano, parli di “excusatio non petita”. Molto curioso.
    In ogni caso, questa “allucinante omologazione del gusto” dove starebbe? Adesso quello che non piace a te diventa di “allucinante omologazione” o un “appiattimento ai diktat internazionali”, o ancora un fantomatico tradimento della storia valtellinese? E quale vino della Valtellina sarebbe confondibile con uno del sud? Sono molto curioso di saperlo. E non si risponda “il Cinque Stelle”, perché con queste curiose ed estemporanee fantasie gustative non ha proprio nulla a che fare.
    Mi piacerebbe ricever risposta qui, anziché con la consueta email finto-ironica. Se vuoi, ovviamente.

  3. @Tommaso
    Franco non ha certo bisogno di qualcuno che prenda le sue difese, e infatti non lo faccio. Ma mi stupisco come tu non ti renda conto che qui il discorso non è se quel tipo di vini piace o no a Ziliani, bensì se risponde di più a ben precise esigenze di mercato piuttosto che rappresentare una precisa identità di territorio, persone, storia, cultura, tradizione ecc.
    L’accomunarli a “certi” vini del sud (leggi prevalentemente Sicilia) non è casuale, quando se ne ravvisano le stesse metodologie di vinificazione, gli stessi calcolati effetti enologici che nulla hanno a che vedere con quello che può offrire quella terra e quel vitigno. E’ sufficiente conoscere un po’ più a fondo certe realtà, confrontarle con altre e vedere le differenze nel bicchiere.

  4. Ribadisco quello che ho detto, e sono in attesa di sapere quale vino valtellinese, in una degustazione alla cieca, potrebbe essere scambiato per un vino siciliano. Non metto in dubbio il gusto personale di nessuno, ma la mia conoscenza del vino valtellinese (che ritengo sia approfondita) non mi ha fatto finora scambiare nessun Sassella per un Nero d’Avola o un Cabernet siculo, né mi sembra che il Ca’ Brione (bianco eccellente, fra l’altro) abbia a che vedere con lo Chardonnay di Planeta.
    Grazie per la risposta, ora aspetto, se ne ha voglia, il padrone del blog.

  5. il “padrone”, oppure tenutario, gestore, chiamatelo come volete, di questo blog, prende atto che a Farina i vini della Nino Negri piacciono e di molto (de gustibus…) e che in base alla sua “approfondita conoscenza” dei vini di Valtellina tutti i vini che portano in etichetta il nome Valtellina sono inconfondibilmente valtellinesi e non scambiabili con vini di altre zone. Preso atto di ciò stanotte potrò dormire tranquillo, perché se lo dice Farina, perbacco, é una garanzia, c’é da fidarsi !

  6. al giovane e vogliamo credere ingenuo (detto senza alcuna offesa) Farina sfugge che un conto é una difesa espressa nelle sedi istituzionali (ad esempio il Consiglio di Amministrazione di un Consorzio), oppure intervenendo direttamente su questo blog, inviando una precisazione, una replica, che sarei ben lieto di ospitare. E un conto, invece, é parlare nel corso di una conferenza stampa, lanciando segnali in codice, non facendo riferimento agli interrogativi posti e a chi li abbia posti, sfruttando la benevolenza di una stampa molto compiacente, che non mi risulta abbia mai citato i miei interventi.
    Questa per me non é né una difesa né una replica, molto semplicemente, come ho scritto, una “excusatio non petita” e basta. Che può soddisfare l’ingenuo Farina (quello a cui i vini della Nino Negri piacciono e di molto) ma non certo me e non certo, credo, la stragrande maggioranza dei lettori di questo blog…

  7. Grazie della spiegazione. Parlare con i colleghi, anche quando non sono d’accordo con tutto quello che dicono, mi piace molto. In ogni caso, sono ben contento di non turbare il sonno di nessuno, già io ho il sonno leggero (e con questa storia della Br lo è diventato assai di più). I vini di Negri continuano a piacermi (mi piacciono sia ArPePe che Negri, è strano?), a sembrarmi innovativi ma rispettosi (del resto, anche un’azienda che ti piace molto, la Aldo Rainoldi, fa un Inferno Riserva che è golosissimo anche se affinato in barrique nuova), e se dovessi indicare bottiglie che rinnegano pesantemente il loro territorio, non parlerei di quelle di Negri, ma di certi Barolo piemontesi (gli stessi, guarda caso, che tu deplori), o di certi Dolcetto fatti col concentratore. Cosa che, comunque, già fai.
    Grazie ripeto della risposta, e grazie del “giovane”, che anagraficamente è vero ma antropologicamente falso (ho 800 dischi di musica classica, non tolgo mai la cravatta, i miei luoghi di vacanza ideali sono la montagna e il lago), ahimé.
    Stammi bene.

  8. Prendiamo atto che Farina junior é di bocca buona e che ecumenico e buonista com’é gli piacciono parimenti vini valtellinesi di stili, impostazione, gusto, profumi, diametralmente opposti, anzi lontanissimi tra loro. Prendiamo atto che il giovane Farina rifugge le polemiche e che gli continua a sfuggire il senso dei miei interventi in tema Valtellina vini. Sperando che non si spaventi troppo per le minacce brigatiste al giornale cui collabora (ma non si preoccupi, che lui, così buono e conciliante, non é di certo nel mirino, nemmeno di qualche tardivo reduce dal Carnevale armato di manganello, coriandoli e schiuma da barba…), ci auguriamo mantenga la sua beata, tranquilla visione del mondo. In fondo questa é tutta farina del suo sacco e ogni sacco dà la farina che può…

  9. ah, beh, allora vuol dire che sei nel mirino, che le vecchie o nuove B.R. stanno pensando anche a te come ad un possibile obiettivo….

  10. In fin della fiera (speriamo che non sia finita, invero), hanno fatto udire la propria voce: il tenutario Ziliani (ci mancherebbe, il lanciatore del sasso), il giovine redattore Farina (quanto meno ha agitato un po’ le acque stagnanti), il sempre equilibrato RoVino, il produttore mascherato (che a mio parere ha fatto bene, per ora, a rimanere tale, poi si vedrà), il Presidente (di Provinea) Faccinelli che però ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte (e siccome si parla di vino, almeno non è andato fuoritema). Rarefatti, ma interessanti interventi anche di Antonio, Corrado, Merolli e Sara, se non sbaglio. Si rischia lo stallo (inteso come termine aeronautico e non rurale). E poi dicono che i valtellinesi sono chiusi…

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