Guide dei vini: parliamone. Le tardive scoperte di Città del Vino

Diamo un caloroso benvenuto all’ex presidente dell’Associazione Città del Vino  Paolo Saturnini che in un “Messaggio in bottiglia” pubblicato sul numero di febbraio di Terre del Vino mensile dell’Associazione, scopre, a voi la possibilità di scelta, l’acqua calda, oppure che la palla è rotonda, l’ora di sessanta minuti, lo zucchero dolce…

Per la serie “non è mai troppo tardi”, ed in forma di omaggio al mitico Maestro Manzi, Saturnini ci invita a porre la questione “guide dei vini” e ad aprire la discussione parlando addirittura di “guidopoli” ( forse suggerendo a qualche procuratore d’assalto di aprire, dopo "tangentopoli", "calciopoli" e "vallettopoli", un dossier ed un’inchiesta dedicata all’universo guidaiolo e alle sue singolari connection), e dicendo cose che sarebbero giuste e doverose se solo fossero state espresse anni addietro (quando a dirle era solo il sottoscritto) e non solo oggi, quando costituiscono delle ovvietà e delle evidenze chiare anche ai non vedenti.

Cosa ci dice, con rara tempestività, Saturnini ? Ad esempio che “di guide dei vini italiani ce ne sono tante, forse troppe”, che una volta acquistate e sfogliate e compulsate le guide “finiscono inevitabilmente sui nostri scaffali: fino all’anno dopo”. E poi si chiede se “ha ancora un senso tutto questo, oppure è l’ora di cambiare strada ?” e osserva che “oggi le guide analizzano il vino unicamente sotto il profilo sensoriale ed organolettico, a prescindere da tutto ciò che viene prima (il territorio, la vigna) e da ciò che viene dopo (il mercato, il prezzo)”.

Ma non è finita, perché fattosi baldanzoso, l’ex presidente di Città del Vino, una volta preso “coraggio” non si ferma più, chiedendosi se “il popolo del vino”, desideri solo questo, ovvero “solo le recensioni dei vini stellari, dei vini griffati, dei vini di alta gamma”, o piuttosto si aspetti dalle guide “una mano ad orientarsi meglio in un mercato che è sempre più affollato e sempre più omologato nella sua offerta”. Siamo sicuri, si chiede ancora, ormai inarrestabile, che il “popolo del vino voglia ancora vini (trucioli a parte) maturati in barriques, laddove quelli che prevalgono sono solo i sentori del legno?”.

La conclusione cui arriva, sempre all’insegna della scoperta dell’acqua calda e di un non è mai troppo tardi, è che “il consumatore intelligente è alla ricerca di vini meno complessi, ma più veri, più fedeli al vitigno ed ai terroir e più comprensibili”, scoperta che andrebbe, secondo lui, agevolata, ma guarda te, mediante “una guida, magari più snella, senza pretese enciclopediche, che vada alla ricerca di questi vini e che ci parli dei loro produttori, di come coltivano le vigne, ecc. ecc. “.

L’augurio conclusivo, che magari é solo il preludio ad un prossimo annuncio da parte dell’Associazione delle Città del Vino, che già edita numerose pubblicazioni dallo spirito simile a quello delle guide (vedi) e magari medita il lancio di una grande guida nazionale, è pertanto relativo alla nascita di “una guida dei vini italiani che hanno resistito alla moda dell’omologazione, agli standards internazionali, alla moda dell’uso dei vitigni internazionali, alla moda dell’uso non sempre necessario dei legni piccoli”, non una guida “dei poveri ma belli, ma più semplicemente una guida dei vini italiani 100%, nei vitigni e nelle pratiche di vigna e di cantina”.

Conclusione interessante (alla quale peraltro si potrebbe muovere la semplice obiezione che una guida del genere, così orientata, almeno nei suoi presupposti, già esiste, ed è la guida Vini buoni d’Italia, guida ai vini da vitigni autoctoni italiani, quest’anno edita dal Touring Club), se non fosse che propone come soluzione ad un male – non ha dunque parlato Saturnini di “guidopoli” ? – qualcosa che al male è collegato, ovvero un’ennesima guida come rimedio – omeopatico forse ? – alle guide che non guidano, che sono fatte male, che danno un’immagine non fedele o distorta del vino italiano, che confondono e non informano il consumatore.
Ma di un’altra guida, accidentaccio, anche se eventualmente targata Città del Vino, il “popolo del vino” ha davvero proprio bisogno ?

0 pensieri su “Guide dei vini: parliamone. Le tardive scoperte di Città del Vino

  1. Vanno tutti a parare sempre lì. Visto che, nonostante le ormai decine di guide e “antiguide” che imperversano nelle librerie, alla fine sono sempre quelle due-tre a tirare le fila, i restanti a turno cercano di fare gli originali proponendo apparenti e del tutto inesistenti novità, con la speranza di riuscire, parlicchiando malino dei presenti, di poterli rimpiazzare, senza avere realmente idee nuove e progetti seri, né interesse reale verso i consumatori. Una nuova guida? A cosa? L’unica guida possibile, ormai, è ai vini da evitare.

  2. E’ un vero peccato che una persona della competenza di Franco Ziliani non partecipi alla stesura di nessuna guida.
    Certo, avere opinioni che non rispecchiano questo o quel produttore, consigliare produttori solo per la bontà dei loro vini, avere credito, parlare senza peli sulla lingua, non è possibile, si diventa personaggi scomodi.
    Vai avanti per la tua strada Franco, molti di noi ti seguiremo duvunque e comunque e ti stimiamo moltissimo.

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