Il vino vero ha la voce di dove nasce

Vicende familiari e impegni di lavoro m’impediscono di aggiornare con frequenza questo blog, ma oggi voglio ritagliarmi un piccolo spazio per ribadire un’evidenza: il vino vero ha la voce inconfondibile del luogo in cui nasce, il marchio indelebile del terroir di origine. A ricordarmelo, se mai ce ne fosse bisogno, è stato un bellissimo messaggio augurale, che mi è arrivato, grazie alle efficienti Poste Italiane, solo in questi giorni, speditomi da un produttore francese che stimo molto, Daniel Brunier, proprietario, nella splendida area di Châteauneuf-du-Pape, di tre tenute, i Vignobles Brunier, la più nota delle quali corrisponde al nome di Le Vieux Télégraphe.

Ogni anno questo bravissimo vigneron récoltant invia agli amici un biglietto d’auguri che non è mai banale, ma che fa riflettere sul senso del produrre vino e del farlo in maniera non casuale. Il messaggio di quest’anno, che potete vedere riprodotto nell’immagine che correda questo post, accompagnato alla riproduzione di un frammento di una mappa catastale che riprende la zona dove ha sede il Vieux Télégraphe, è di quelli che non possono non far riflettere, visto che testualmente dice: “Un vignoble et son lieu-dit sont tels un enfant et son prénom: ils s’adoptent mutuellement pour créer ensemble la personalité”, ovvero “un vigneto ed il suo luogo deputato sono proprio come un bambino ed il suo nome: si adottano reciprocamente per creare insieme la personalità”.

Non ci sarebbe molto da aggiungere a questa definizione fulminante che ci offre la misura di come il concetto di terroir in Francia, nelle più storiche zone di produzione, sia fortemente radicato, tanto da determinare, in Borgogna, ma anche nella Vallée du Rhône dove si è sviluppata l’antica civiltà dei vini di Châteauneuf-du-Pape, non solo il concetto di cru, riferito ad un singolo vigneto, dotato di caratteristiche peculiari, ma quello, se possibile ancora più dettagliato e specifico, di “lieu-dit”, (oppure di climat) che designa una porzione di vigneto (designata da nomi che ne richiamano spesso le caratteristiche morfologiche, la particolare composizione del terreno, la geologia) che è ancora più particolare del singolo cru e vuole significare che quel determinato vigneto, da cui nasce un determinato vino, può nascere solo in quel posto.

Proprio perché quel posto e non un altro posto a 50, 100 metri di distanza, fa sì che quel vino abbia quella personalità, quelle sfumature aromatiche, quei profumi, quella trama tannica, quel sapore, e non altri. Pensate, ad esempio, ai vini bianchi di Terlano che possono essere così intensamente “minerali” e sfidare il tempo solo perché hanno origine in quel luogo, al Brunello di Montalcino di Gianfranco Soldera che ha il suggello infuocato del terroir di Case Basse e di Intistieti, ai Barolo Monprivato, Monfortino o Vignolo di Mauro Mascarello, Giacomo Conterno e Cavallotto, tanto diversi da loro e così ricchi di carattere e chiara testimonianza dei terroir (o lieu-dit ?) dove nascono, per avere un’idea…

Il messaggio di Brunier ci ricorda che i grandi vini, i vini veri, sono fedeli espressioni del terroir di origine e proprio come quel bambino che per aver ricevuto il nome di Piero, piuttosto che di Francesco o Giovanni, diventa fedele e sempre più compiuta espressione dell’essere Piero, assumono, quando in cantina si agisca con rispetto e senza smanie interventiste, la personalità peculiare che quel vigneto impiantato in quel luogo, con la sua geologia, il suo microclima, la sua misteriosa vita nel sottosuolo, l’interazione con l’ambiente circostante, gli consente e gli assegna. Quasi come una missione, come un impegno di testimonianza e di fedeltà del genius loci, quell’ineffabile quid che fa sì che ognuno di noi sia diverso dall’altro.

E’ proprio vero: il vino autentico ha la voce inconfondibile e inimitabile del luogo in cui nasce, un marchio indelebile e un’essenza che tocca a noi consumatori curiosi ed esigenti cogliere in un ineffabile, solenne, sublime canto della terra.

0 pensieri su “Il vino vero ha la voce di dove nasce

  1. Riesci certe volte a scrivere in maniera così intensa e partecipata su argomenti di per sè piuttosto freddi e forse un poco ostici (terroir, climat. lieu-dit).
    Sono questi gli articoli che preferisco.

  2. Ma si, ma si! Tutto questo è possibile SOLO E SOLAMENTE quando quel vigneto e quel terreno passano per le mani di un uomo che ha la sensibilità per comprenderli. Senza quell’uomo, vigneto e terreno non potrebbero nulla.
    E siamo noi, poi, fieri del nostro operato, che decantiamo il fascino di tutto questo. L’uomo può dare vita a cose magnifiche, ma è anche capace di creare deserti là dove c’era una vita rigogliosa.

  3. L’estate scorsa ho trascorso le vacanze in Borgogna: credo che lungo i 45 km scarsi della Cote d’Or si sussegua la più formidabile varietà di terroirs al mondo. Pensate solo alla differenza fra un Pommard e un Volnay, due comuni separati letteralmente da una manciata di centinaia di metri in linea d’aria, eppure capaci di esprimere vini di così profonda diversità. E dire che se dovessimo dar retta agli americani sarebbero tutti dei semplici Pinot Noir!

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