Quali rapporti tra grandi aziende e Consorzi ? Conflitto d’interessi e interessi generali

Vogliamo, sommessamente, senza voler in alcun modo indulgere allo scandalo, ma analizzando oggettivamente le cose come stanno, porre il grave e cruciale problema dei rapporti tra Consorzi di tutela dei vini e grandi aziende produttrici ?

Siamo davvero certi che la politica, le scelte strategiche di quegli Enti di interesse generale che sino a prova contraria sono i vari Consorzi vinicoli siano sempre liberamente dettate e decise da tutte le aziende e dai soci aderenti senza essere in alcun modo influenzate dagli interessi, legittimi, ma sempre particolari, di quei soci speciali che sono le grandi realtà produttive ?

Ho cercato di fare mente locale pensando, ad esempio, quali figure siano alla testa, con il ruolo di presidente, di importanti Consorzi espressione di significative realtà produttive, quali quelli del Soave, del Brunello di Montalcino, della Franciacorta, del Chianti Classico, del Vino Nobile di Montepulciano, e ho ottenuto una rassicurante risposta. Alla testa di questi Consorzi figurano imprenditori alla testa di aziende di piccolo e medio livello, che dettano la politica consortile in Enti cui sono associati anche aziende grandi o molto grandi.

Nella stessa frettolosa identica e ovviamente lacunosa perlustrazione, ho però invece verificato che alla testa di altri importanti Consorzi figurano personaggi, alla cui personalità e professionalità non intendo in alcun modo muovere addebiti, che innegabilmente sono espressione di realtà produttive di grandi dimensioni, le più importanti e rilevanti, in termini di fatturati, di numero di bottiglie, delle rispettive denominazioni.

Voglio citare, ad esempio:
Ferdinando Frescobaldi, della Marchesi Frescobaldi, presidente del Consorzio Chianti Rufina;
Giovanni Minetti direttore della Tenimenti Fontanafredda, presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Roero;
Gianni Martini, proprietario della Fratelli Martini (la più grande azienda vinicola piemontese) presidente, per la verità molto contestato, tanto da aver indotto un gruppo di soci a creare un Consorzio alternativo, del Consorzio del Gavi;
Nunzio Capurso responsabile Melini e Machiavelli aziende del Gruppo Italiano Vini, presidente del Consorzio del Vino Chianti e vicepresidente del Consorzio del Chianti Classico;
Emilio Pedron (nella foto sopra) amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini, presidente del Consorzio Vini Valpolicella;
Casimiro Maule enologo della Nino Negri, azienda valtellinese del Gruppo Italiano Vini, presidente del Consorzio Vini Valtellina

Fatto salvo il diritto di tutti a candidarsi alla presidenza di un Consorzio e di diventarne presidenti se si viene votati e si gode del consenso della maggioranza dei soci, mi chiedo e soprattutto chiedo ai produttori: che senso ha farsi rappresentare e affidare le redini del comando di un Consorzio a persone, capaci finché si vuole, abili imprenditori o funzionari, che pur con tutto l’impegno e l’abnegazione e lo sforzo di spersonalizzazione possibile, ben difficilmente riusciranno a dimenticare da dove provengono, di quali realtà e logiche produttive sono espressione ?

Vista inoltre la diffusa tendenza del più importante gruppo vinicolo italiano, il Gruppo Italiano Vini, ad assumere presidenze in più di un Consorzio, non ci troviamo forse di fronte ad un vero e proprio conflitto d’interessi, dove non si riesce più a capire dove abbiano inizio gli interessi aziendali del G.I.V. e comincino quelli dei Consorzi alla cui presidenza figurano rappresentanti al più alto livello della grande società di Calmasino ?

Ai diretti interessati e alle persone di buona volontà una risposta a questi due semplici interrogativi.

0 pensieri su “Quali rapporti tra grandi aziende e Consorzi ? Conflitto d’interessi e interessi generali

  1. Il problema consorzi di tutela c’è, con tanto di conflitti d’interesse, sia nel vino che per i prodotti dop e igp. E’ sufficiente consultare la normativa che li regolamenta per rendersene conto (soprattutto per quanto concerne l’attribuzione dei voti). Un consorzio di tutela dovrebbe sempre essere rappresentativo di tutte le realtà appartenenti alla filiera produttiva ma di fatto non è così, ne consegue che sulla piccola azienda gravano sempre le scelte delle imprese più grandi.

  2. il caso Valpolicella: Una volta era solo la zona cosidetta “Classica”, con la maggior parte dei vigneti migliori proprietà (da generazioni) di piccoli e medi vignaioli!
    Visto che le grandi aziende veronesi erano proprietarie di immense tenute al di fuori della Valpolicella, ma sempre in valli Veronesi dall ampelografia similare, da un giorno all’altro la Valpolicella si e’ allargata alla Valpantena, Valle di Mezzane e Val d’Illasi!!!
    Non contenti, nel disciplinare e’ consentito imbottigliare i vini anche al di fuori della Valpolicella, credo caso unico nelle DOC italiane!
    Immagino che esistano altri casi similari.
    Max Pigiamino

  3. I Consorzi di Tutela dovrebbero cambiare… “denominazione”… perchè Consorzi lo sono di fatto, ma di Tutela se ne vede poca. Almeno nei confronti di tutti i consorziati o del territorio in generale. In Italia ognuno tutela il proprio orto.
    Pardon, la propria vigna.

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