Sant’Antimo Doc o della banalità

L’avevo pensato già altre volte ma domenica mattina mi è tornato alla mente con baluginante chiarezza. Quale stoltezza e mediocrità, quale assoluto non rispetto della storia, dell’identità, del senso profondo di un luogo, ha animato il mondo vitivinicolo di Montalcino quando nel 1996 decisero di adottare il bellissimo, evocativo, magico nome di Sant’Antimo per battezzare, in maniera quasi sacrilega, la nuova denominazione d’origine riservata ai vini moderni, ai vini di vitigno, ai vini nati da uve senza storia e legame con il territorio, prodotti nell’areale intorno a Montalcino !

Mai scelta, efficace da un punto di vista nominale, perché il nome è riferito ad un luogo magico che chiunque abbia visitato anche solo per una volta non riuscirà mai a dimenticare, ad un nome facile da ricordare, poteva essere più sbagliata, assurda, fuori di posto ! Per dei vini qualunque, intercambiabili, banali, nati dalla volontà puramente e biecamente commerciale di una grandissima azienda a capitale americano di produrre sul territorio intorno a Montalcino vini varietali, volgari Pinot grigio, Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah, Chardonnay, Sauvignon come se ne producono ovunque in giro per il mondo, ecco impiegato uno dei nomi più evocativi e simbolici di un intero territorio, più ricchi di fascino, di storia, di leggenda, per chi crede, di fede.

Non mi sono mai piaciuti, a pelle e a palato, i Sant’Antimo Doc: non li bevo, non hanno nulla da dirmi, li trovo ordinari intrusi in una plaga che dovrebbe celebrare l’unicità e la sacralità del Sangiovese, il suo matrimonio d’amore con questa terra, la sua grandezza. Pensare che a vini tanto anonimi, piatti, privi di originalità, di slancio e d’emozione, di un legame profondo e intimo con la terra in cui nascono, degli uomini, nativi o quantomeno operanti in quello splendido angolo di Toscana che è Montalcino, abbiano voluto dare il nome, degno di venerazione e di rispetto, di Sant’Antimo, mi sembra non solo assurdo, ma costituisce la migliore dimostrazione di quanta scarsa cultura, di quale volgarità e laidezza alberghino oggi nel mondo del vino italiano. Di quanta poca poesia sia rimasta nella nobile arte di educare e coltivare vigneti, di vinificare, di celebrare, tramite il vino, il matrimonio della terra con il cielo.

0 pensieri su “Sant’Antimo Doc o della banalità

  1. Molto, molto d’accordo con te. Quando mi capitera’ di bere un Sant’Antimo significativo, certamente mi dovro’ fare un appunto. La creazione di certe Doc cosi’ scompostamente commerciali mi ricordano gli autogol da cineteca, hai presente, tipo il portiere che nel rimettere la palla con le mani si avvita e la fionda nella sua rete.
    (Approffitto pure per dire: bello il post sulla Basilica; pure per me una tappa obbligatoria, ogni volta che ho il piacere di passare da Montalcino).

  2. Stradaccordo, Franco. La Toscana (e forse non solo, che ne diciamo?) e’ piena di mercanti del tempio. Piena di predoni che non hanno nessun merito per come essa e’, e che non hanno nessuna remora a saccheggiarne l’anima piu’ profonda per i loro volgari e miopi interessi. Aspetto con angoscia la candidatura di una DOC intitolata a San Galgano, dopo che la profanazione anche di quel luogo assolutamente mitico e’ ormai cosa fatta.
    Bravo, Franco. Riflessi giusti e pronti.

  3. ..concordo pienamente,
    mi domando talvolta quante di queste d.o.c. volute da grandi aziende con la complicità di amministratori…diciamo … “incapaci” …
    andrebbero eliminate e nessuno ne sentirebbe la mancanza

  4. Ciao
    pienamente d’accordo , ma voi poi non la sapete tutta ………. è ancora peggio il bieco scopo di creare una doc per aggirare…. ma lasciamo perdere è meglio.
    Luciano

  5. Anche “razza di vipere” e “sepolcri imbiancati” a suo tempo e luogo saranno certamente suonate espressioni forti, un po’ eccessive.

  6. Tommaso, Gesu’ era il figlio dell’uomo. Come noi. Dovremmo ispirarci al suo insegnamento soltanto a corrente alternata? Solo quando si tratta di porgere l’altra guancia agli schiaffoni? E’, la sua figura, “un attimino fuori misura” per noi?

  7. sveglia Farina, scendi giù dalle piante ! Il parallelismo, allucinante, cui fai riferimento esiste solo nella tua fantasia, nessuno ha mai pensato fosse possibile proporlo (sarebbe stato ridicolo), tantomeno il buon Filippo ! Il tuo candore e la tua ingenuità sono stupefacenti…

  8. Era un po’ di giorni che ci pensavo, ma adesso mi avete dato un valido motivo:” Visto la Profanazione fatta in suo nome, faccio Voto a S. Antimo di cacciare dalla mia cantina da tutti i vini fatti con vitigni internazionali!
    E mai piu’ ne degusterò o acquisterò!!!
    D’ ora in poi solo vini tradizionali e da vitigni locali e autoctoni!
    Max Pigiamino

  9. Sarà, ma ho da poco passato un weekend a Montalcino ed ho assaggiato un Sant’ Antimo Pinot Grigio 2006 Tenuta Col d’Orcia che mi ha davvero conquistata…è davvero così peccato per un grande produttore di vini tradizionali diversificare un pochino la sua offerta con altri buoni vini ottenuti da vitigni internazionali, anche per non correre il rischio di inflazionare i suoi prodotti più tradizionali e “famosi”?

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