Valtellina, Slow Food, Nino Negri: una rete di rapporti non sempre chiarissimi

A pochi giorni di distanza dai miei interrogativi, rimasti sinora assolutamente senza risposta, sugli strani rapporti esistenti tra alcuni importanti Consorzi di tutela dei vini e talune grandi aziende produttrici, nonché del vero e proprio conflitto d’interessi che si configura data la diffusa tendenza del più importante gruppo vinicolo italiano, il Gruppo Italiano Vini, ad assumere presidenze in più di un Consorzio, mi corre obbligo porre un altro problema che vede in qualche modo coinvolto il principale gruppo vinicolo italiano, tramite una sua importante azienda associata, la Nino Negri di Chiuro in Valtellina.

Ho già espresso altre volte la mia fondata convinzione che la presidenza del Consorzio tutela vini Valtellina, affidata da anni all’enologo della Nino Negri, Casimiro Maule, abbia più nuociuto che giovato all’identità e all’affermazione di una corretta immagine dei vini valtellinesi e dell’intero comparto vitivinicolo di questa magnifica zona vinicola di montagna lombarda. Oggi devo invece nuovamente sollevare la vexata quaestio, anche questa già altre volte posta (ovviamente in totale solitudine), degli intrecciati e non chiarissimi rapporti dove non si capisce dove finisca la sfera di competenza del Consorzio e inizi quella di una singola azienda aderente e come entrambi si pongano nei confronti di una realtà esterna come è l’associazione Slow Food.

Alcune evidenze sono inconfutabili: da anni non c’é articolo sui vini di Valtellina, realizzato da giornalisti e testate che chiedano la collaborazione del Consorzio tutela, che non veda la Nino Negri ed i suoi vini protagonisti, oggetto di un’attenzione privilegiata, come se la Valtellina del vino fosse sinonimo di Negri e viceversa. Questo accade, lo ripeto, in presenza di una presidenza consortile affidata ad un tecnico dell’azienda che fa parte della galassia Gruppo Italiano Vini.

Il Consorzio, inoltre, vanta da anni un rapporto privilegiato e consolidato, che si è estrinsecato in numerose iniziative, con l’associazione Slow Food, che è tra l’altro co-editrice della celebre e influente guida Vini d’Italia. Guida che, alcuni anni fa, decise, sfidando il senso del ridicolo, di premiare come migliore vino rosso italiano dell’anno nientemeno che uno Sforzato, il Cinque Stelle, alfiere della new wave enologica valtellinese e difensore di un concetto di vino moderno e di stile internazionale, prodotto proprio dalla Nino Negri.

C’è un grande feeling, dunque, tra la casa di Chiuro, l’associazione golosa di Bra ed il Consorzio, come dimostra l’ennesimo e più recente episodio.

Da oggi, sino al 14 febbraio, studenti del secondo anno dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (quella voluta e gestita da Slow Food a pochi chilometri di distanza da Bra), compieranno uno stage territoriale in Valtellina e Valchiavenna che prevede anche una conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa in programma lunedì 12 febbraio.

Chi sarà presente alla conferenza stampa del 12 febbraio ? Per la precisione:

Giacomo Mojoli – portavoce di Slow Food e responsabile degli stage didattici di Unisg;
Claudio Novembre – Direttore Generale di IREALP (Istituto di ricerca per l’ecologia e l’economia applicate alle Valli Alpine);
Casimiro Maule – Enologo Gruppo Italiano Vini Nino Negri;
Paolo Ciapparelli – Presidente Associazione Produttori Valli del Bitto

Fin qui nulla di speciale, se non vedere ancora una volta collegati l’enologo della Nino Negri Casimiro Maule e Giacomo Mojoli, portavoce di Slow Food, responsabile degli studi didattici di Unisg e grande emissario dell’associazione di Bra in Valtellina, ma la cosa singolare e divertente è verificare in quali aziende vinicole (oltre che in alpeggi e locali di stagionatura di formaggi e salumi) gli studenti partecipanti allo stage verranno condotti.
In diverse aziende di orientamento e stile diverso, verrebbe di pensare, per mostrare loro la complessità e la varietà di espressione del fenomeno vino in Valtellina, per far toccare con mano la complessità del Nebbiolo ed il suo modo di interpretarlo.

Niente affatto, in nome di una singolare impostazione a senso unico, e di una stravagante “completezza dell’informazione”, gli studenti verranno condotti in visita, nella zona di produzione del Valtellina Superiore Valgella, alla casa vinicola Fay, oggi condotta da un giovane personaggio, Marco Fay, che nel corso del convegno Nebbiolo grapes, lo scorso anno ad Alba, trovò il modo di sconcertare il pubblico parlando del proprio “odio-amore” per il Nebbiolo, e naturalmente, non da Triacca, non da Pelizzatti Perego e nemmeno da Rainoldi, Sertoli Salis, o chissà da chi, ma ça va sans dire, presso la Cantina Nino Negri, per una degustazione sul tema Sforzato e per una cena didattica presso l’agriturismo aziendale La Fracia.

Scelta legittima, quella del portavoce di Slow Food e responsabile degli stage didattici di Unisg, il lecchese Giacomo Mojoli, in fondo la Negri resta la più importante (in termini puramente quantitativi), la più potente e la più nota (a mio avviso però non la più emblematica e rappresentativa) delle aziende vinicole di Valtellina, ma questo modo scoperto di privilegiare sempre e comunque la Nino Negri non fa pensare che il rapporto tra Consorzio, Nino Negri e Slow Food assomigli sempre più ad un ménage à trois, dai contorni non sempre chiarissimi che meriterebbero invece di essere chiariti, una volta per tutte ?
Questo nell’interesse dei vini di Valtellina, della loro corretta immagine e rappresentazione, di tutti i produttori associati al Consorzio e non di uno solo

p.s. segnalo che queste riflessioni hanno avuto eco anche su testate on line diffuse in Valtellina come questa

0 pensieri su “Valtellina, Slow Food, Nino Negri: una rete di rapporti non sempre chiarissimi

  1. Interessanti queste considerazioni, ciononostante non credo che Fay o Casimiro Maule, coi loro prodotti, siano così lontani dalla tradizione, pur privilegiando un approccio moderno al frutto (e te lo dice uno come me, che più che tradizionalista viene considerato “reazionario”, e ama alla follia il Rocce Rosse e il Buon Consiglio di ArPePe). Quanto a quest’ultimo Pellizzatti Perego, che sia snobbato (e spesso ignorato dalla stampa specializzata) non è un mistero, ed è una cosa ingiusta.

  2. Ebbravo Ziliani. Come non notare lo strapotere Negri? Articoli, eventi, presenza commerciale. Tutte cose legittime. Un po’ soverchianti, ma legittime. Amicizie, conoscenze, influenze… strapotere? Certo che “gli altri” di Valtellina non brillano per spirito di iniziativa e di contrasto. Forse, uniti, riuscirebbero a strappare la presidenza a Mr.Maulè. Come quando hanno eletto Galliani a presidente della lega: nessuno lo voleva, tutti l’hanno votato. E come se Pantani (l’accostamento non è del tutto casuale) fosse in fuga, avanti 3 kilometri, sul passo Stelvio e dietro, nel gruppone nessuno avesse voglia di tirare il recupero… Certo, dicono quelli dietro, tanto quello chi lo prende più, c’ha il “fuoco” nelle vene… e comunque non ci provano nemmeno, corrono per il secondo posto. Eventualmente. Per quanto riguarda le potenzialità dei vini di Valtellina sembra proprio che ci credano tutti… tranne i valtellinesi. E pensare che hanno tra le mani un “patrimonio dell’umanità” chiamato Nebbiolo.

  3. Ho anch’io qualche dubbio in merito, soprattutto guardando a certi consorzi vicino alla mia zona come l’Aglianico.
    Nel consorzio del Vulture c’è il proprietario delle Cantine del Notaio sempre in prima fila: a lui probabilmente si deve la rinascita dell’aglianico e centinaia di articoli scritti sulla zona.
    Una parte dei produttori gli sta dietro, approfittando giustamente del movimento mediatico che Giuratrabochetti ha messo su: il resto dei produttori neanche sono entrati nel consorzio e non perdono occasione di criticare il Notaio per quello che fa.
    Intanto però, di mettere il naso fuori dall’orticello, neanche se ne parla!

  4. Articolo veramente interessante, ha messo in luce alcuni punti che da sempre molti si chiedono..una sola precisazione..quando dici che dovrebbero andare anche da Pelizzatti, ricordo che il gruppo Pelizzatti è di proprietà di Nino Negri e quindi di GIV. Per il resto sono state scelte per gli studenti due aziende tra le più autorevoli della Valtellina e quindi molto più educative per gli studenti che potranno col tempo dedicarsi alla scelta soggettiva delle proprie cantine preferite.

  5. Francesco, la invito a non fare confusione tra la Pelizzatti Perego, alias Arpepe (www.arpepe.com) ed il marchio Pelizzatti, di proprietà Gruppo Italiano Vini, che il G.I.V. utilizza per prodotti diffusi nella grande distribuzione. Come vede cose e soprattutto vini, PROFONDAMENTE diversi tra loro…

  6. Ho avuto diversi riscontri del fatto che questo mio intervento é stato letto e commentato, anche nelle sedi istituzionali chiamate in causa. Eppure, perché tutto tace, perché nessuno risponde, commenta, dice nulla ?
    Forse i diretti interessati, le persone chiamate in causa preferiscono adottare una sorta di silenziatore, sperando che l’eco di quanto scritto passi e che tutto ritorni come prima ? Diversi produttori mi hanno scritto ringraziandomi per il mio intervento, ma perché, dico io, non si fanno sentire nelle sedi adeguate ?
    Il mio non é stato un attacco alla persona Casimiro Maule, verso la quale personalmente non ho nulla, ma ad un sistema di cui il presidente del Consorzio ed enologo della Nino Negri é un ingranaggio fondamentale. Possibile che nessuna azienda sapesse dell’arrivo in Valtellina degli studenti dell’Università di Pollenzo ? Possibile che non ci fosse modo di portarli in visita, oltre che dalla Negri e da Fay, anche in altre realtà ?
    Queste sono domande precise, che attendono risposte chiare
    Io continuerò a battermi per una corretta immagine dei vini di Valtellina, perché a tutte le aziende siano offerte le identiche opportunità, perché non ci siano soci di serie A e soci di serie B del Consorzio e perché ci sia quella chiara distinzione, che oggi non appare esserci, tra Consorzio tutela vini Valtellina, ed un singola azienda, seppure importante. L’azienda al cui interno opera, come enologo, il presidente del Consorzio.

  7. Un assordante silenzio. Stavo per scriverlo io, lo ha fatto Ziliani che ne ha maggiore facoltà essendo il tenutario di questo interessante blog. Il fatto che facciano silenzio gli “interessati” non stupisce più di tanto. Sono sorpreso per il silenzio (nei commenti di questo post) di tutti gli altri… produttori, distributori, enotecari, altri giornalisti, responsabili degli enti locali, valtellinesi in generale, appassionati, esperti, vinaiuoli di montagna concorrenti dei valtellinesi, turisti, passanti, lettori, commentatori… nessuno.
    Disarmante. Ma allora ha ragione Casimiro Negri (non è un errore, ho mescolato le carte apposta, tanto per allungare il commento… per colmare lo spazio vuoto, sob).

  8. Qui c’è poco da commentare, ma piuttosto da restare scioccati. E invece di chiedersi perché gli allibiti produttori snobbati non abbiano preso la parola su questo blog, penso che sarebbe più intelligente che intervenissero quelli che sapevano, spiegando l’assurdo motivo che li ha portati a fare le cose di nascosto, senza rivelare a nessuno le proprie intenzioni.

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