Ancora a proposito di Ernest Gallo e del Consorzio del Gallo Nero

A proposito della triste vicenda che vide il Consorzio del Gallo Nero, ora Consorzio del Chianti Classico, alle prese con i metodi spicci della Gallo Winery, va ricordato che la vicenda si verificò nel 1991, quando la potentissima Gallo Winery dei fratelli Gallo fu in grado di dimostrare di aver registrato la parola Gallo negli Stati Uniti prima del Consorzio e vinse una causa piuttosto onerosa per il Consorzio toscano. A seguito di quella sentenza il Consorzio del Gallo Nero non poté e non può tuttora più usare la parola Gallo all’estero ed è per questo motivo che all’epoca dovette cambiare la ragione sociale da Consorzio del Gallo Nero, il nome storico della denominazione, a Consorzio del Marchio Storico – Chianti Classico. Oggi il problema della ragione sociale del Consorzio non esiste più, a seguito della fusione tra il Consorzio per la promozione con il Consorzio di tutela, ed esiste solo il Consorzio vino Chianti Classico. Tuttavia il Consorzio non può ancora utilizzare le parole “gallo nero” in italiano nel proprio materiale promozionale per l’estero ed è costretta a tradurle nelle varie lingue. Il Consorzio è solo riuscito ad ottenere da parte della Gallo Winery la sottoscrizione di un accordo internazionale che vieta loro l’utilizzo del marchio consortile e del logo del Gallo Nero (possono utilizzare solo dei galli colorati, oppure in coppia).

E’ bene ricordare queste cose per avere un’idea di quale tracotanza, prepotenza e arroganza possa albergare in chi, essendo ricco e potente, può pensare impudentemente di poter fare tutto, alla faccia della storia, delle tradizioni, del semplice buon senso…

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  1. A ulteriore sottolineatura di come la pretesa dei Gallo Bros fosse dettata da autentica arroganza e non solo dall’esigenza di tutelare l’uso del loro cognome, e’ bene ricordare che sulle bottiglie del loro vino non si limita a comparire il loro cognome, ma pure due galletti. Per dire che la loro consapevolezza e’ sempre stata molto ben sviluppata. Comunque bisogna riconoscere che la colpa e’ di chi non registra i marchi, soprattutto quando la sua funzione istituzionale e’ quella della tutela commerciale.

  2. Io sono d’accordo che i Gallo sono stati magari arroganti. Pero’ hanno fatto valere presso un tribunale un loro diritto, acquisito attraverso la registrazione di un marchio e di un nome commerciale.
    Ora, a me sembra che invece di prendersela con il signor Gallo americano, mi pare che sarebbe necessario prendersela con la scarsa protezione (legale) del marchio che il Consorzio Gallo Nero ha approntato.
    Purtroppo sono delle questioni dove c’e’ poco da scherzare e dove le tradizioni anche millenarie sono sconfitte dalle carte bollate.
    E, a mio avviso, e’ bene che sia cosi’. Sarebbe ora che noi italiani scendessimo dai nostri millenari piedistalli e cercassimo veramente di fare qualcosa di nuovo!

    un caro saluto

    bacca

  3. Perfettamente d’accordo, Marco. I signori in questione non hanno scusanti: il consorzio del gallo esisteva dal 1924, la Gallo winery e’ venuta un po’ dopo. Ma oltre che di una bella lezione, si e’ forse trattato anche di una nemesi storica se non mi confondo nel ricordare che a suo tempo (alle origini dei vari consorzi) fu il consorzio del gallo a vestire i panni di chi fa la voce grossa, dissuadendo un neocostituitosi consorzio di viticultori romagnoli che aveva avuto la pericolosa idea di adottare un galletto come stemma.

  4. Mi spiace ma su questa querelle sono da parte degli americani. Immaginiamoci per un attimo di essere dalla parte della Gallo Brothers i quali hanno registrato e sfruttato legalmente in USA (loro territorio) un nome a cui hanno pieno diritto. Non difenderemmo forse nelle corti del nostro stesso paese il nostro diritto ad usare un marchio che vale centinaia di milioni di dollari? Allora chiedo: dove e’ l’arroganza? perche’ dobbiamo automaticamente pensare che la tradizione da questa parte del mondo debba avere valore legale e commerciale dall’altra parte? forse perche’ perdiamo potenzialmente milioni e milioni di dollari (americani) di business (americano) per non aver avuto sufficiente lungimiranza e registrare (in america) un marchio a cui avevamo pensato prima noi? Io non vedo arroganza da parte degli americani … vedo piuttosto un comportamento piuttosto infantile da parte nostra che, avendo commesso un errore, non accettiamo piu le regole del gioco.
    Avendo detto questo viva il chianti e le piccole aziende toscane rappresentate dal consorzio

  5. Gian, secondo me la vera e propria firma dell’arroganza dei Gallo sta proprio nel logo dei due galli che si fronteggiano.
    E’ la dimostrazione della consapevolezza di quel che significa, non solo lessicalmente. Tanto piu’ che l’espressione Gallo Nero non lede assolutamente il marchio E&J Gallo, visto anche che e’ sempre stata scritta in piccolo, come marchio consortile, su bottiglie di vino etichettate con altri marchi aziendali.
    Cio’ premesso e’ assolutamente vero: coglioni i cavalieri del gallo nostrano a non preoccuparsi di registrare il marchio in un paese importante come gli Stati Uniti.

    Come dici? “Piccole” aziende toscane rappresentate dal consorzio? Certo e’ che di fronte ai Gallo Bros qualunque produttore e’ “piccolo”, pero’….
    Per me questa storia e’ emblematica di come la farina del diavolo vada tutta in crusca. La storia di quel consorzio inizia con un’usurpazione. E’ costretta di li’ a pochissimo a subirne un’altra, ben peggiore (1932). E a suggello ecco, sessant’anni dopo, arrivare i fratelli Gallo.

  6. Eh sí, Gallo ha curato i proprii interessi (non piccoli) e purtroppo c’é poco da aggiungere. Qualche volta anche i cattivi non sono per forza arroganti, ma solo nel giusto. Se no i tribunali che ci stanno a fare ?

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