Barolo ? Per il presidente dell’Enoteca Regionale un vino “per i locali più trendy”

Acciperbacco quante sciocchezze – in Toscana le chiamerebbero bischerate – si dicono, si dichiarano, si scrivono, quando si pretenderebbe di rendere il vino, e pure i grandi vini, alla portata della “ggente”. Si scade spessissimo nella più bieca retorica, in un giovanilismo – il vino per i giovani è uno dei leit motiv più diffusi e tromboneschi – trito e ritrito, all’insegna di un populismo di fondo, spacciato per spirito democratico che fa letteralmente venire il latte alle ginocchia tanto è prevedibile, tanto lascia il tempo che trova.

L’ultimo a dedicarsi a questi esercizi dove si parla soprattutto per fare prendere aria alla bocca e magari per essere intervistati, con tanto di fotografia, sui giornali, è l’ineffabile presidente dell’Enoteca Regionale del Barolo Cabutto (nella foto sopra), che reduce dalla “geniale” performance costituita dall’aver presentato Monsù Barolo nientemeno che al Festival di Sanremo e al suo démi monde di cantanti, ballerini, comici, pubblicitari, intervistato dal settimanale Bra oggi ha rilasciato una serie di dichiarazioni davvero…pregevoli.

Alla richiesta di commentare l’andamento della presentazione sanremese, il professor Cabutto ha risposto: “il palcoscenico di Sanremo” (ma come, non mi risulta che il Barolo fosse in gara, né tra i big, né tra le giovani promesse…) “ci ha riservato, sabato 3 marzo, un’accoglienza al di sopra di ogni aspettativa. La miglior ristorazione era con noi, il ristorante XY, superstellato, ha magnificato il Barolo. Una carrellata di personaggi famosi dalle 17.30 sino a oltre le 21 hanno (sic, hanno: matita rossa !) degustato l’ultima annata messa in commercio. E noi abbiamo avuto modo di annunciare quale sarà il Vip che terrà a battesimo il millesimo 2003 qui da noi, cioè Piero Chiambretti”.

E bravo professore, verrebbe da esclamare ! Dopo aver portato all’Enoteca Regionale, per la presentazione del Barolo 2001, Sergio Billé, inquisito presidente della Confcommercio, ora i responsabili dell’Enoteca si confermano alla grande scegliendo a rappresentare il Barolo 2003 Chiambretti, conduttore del dopo Festival (di Sanremo, ovviamente) e di Markette, programma televisivo de La Sette. Scelta brillantissima, perfettamente in linea con la storia, le tradizioni, lo spirito, l’immagine di un vino come il Barolo… A quando, ci si chiede, toccherà a personaggi come Paola Barale (che è di Fossano ed è bellissima), Simona Ventura, oppure l’onorevole Santanché, o perché no, Lele Mora (foto sotto)?

Non è finita però, perché il “meglio” il vivace presidente dell’Enoteca Regionale lo offre rispondendo alla domanda “com’è nato il connubio tra la Langa, Sanremo e Chiambretti ?”. La risposta è da incorniciare: “Esso – il connubio – ha lo scopo di portare il Barolo tra i giovani. Questo vino così nobile e blasonato, suggestivo, forse deve scendere dagli scaffali alti in cui è riposto per andare in mezzo ai giovani, alla gente che frequenta i wine bar, i ristoranti alla moda e i locali più trendy. Abbiamo fatto questa scelta per far sì che questo nostro grande vino diventi… un re più democratico, che venga consumato perché gli oltre dieci milioni di bottiglie prodotte cominciano a pesare anche in questa Langa così blasonata”. Povera Langa e povero Barolo !

A parte il fatto che non mi ricordo interventi e segnali d’allarme lanciati dal presidente dell’Enoteca Regionale in questi anni, quando gli ettari di Barolo e di conseguenza le bottiglie prodotte continuavano a crescere pericolosamente, in nome di un entusiasmo beota e confuso, ma quale razza di progetto si cela (io non riesco proprio ad individuarlo, nemmeno con il binocolo) nello scegliere Chiambretti come testimonial per la presentazione del Barolo 2003 in occasione dei 25 anni dell’Enoteca Regionale ?

E cosa significherà mai dichiarare che per vendere i “dieci milioni di bottiglie di Barolo” bisogna “andare in mezzo ai giovani”, rivolgersi al popolo dei “wine bar, dei ristoranti alla moda e dei locali più trendy” ?

L’unica risposta possibile (tra quelle ovviamente riferibili…) è pensare che all’Enoteca Regionale, ospitata in quello storico Castello marchionale di Barolo onusto di storia, di tradizioni, di leggende (ovviamente polverose e da spazzare via risolutamente, dirà qualche “fenomeno”) stiano seriamente progettando di conferire un incarico di testimonial permanente, di uomo immagine del Barolo, non al simpatico Chiambretti, ma ad un vero e proprio Vip, creatore di un locale frequentato da quel mondo variopinto e pittoresco, attrici, ballerine, conduttrici televisive, bonazze, calciatori, veline, vallette, pornostar, politici in cerca di notorietà, finanzieri d’assalto, miracolati e ripescati da reality show, portaborse, trafficoni, fotografi in cerca di scoop, che il Barolo ha per il momento solo sfiorato a Sanremo, ma al quale potrebbe decidere di rivolgersi di preferenza.
Suvvia presidente Cabutto, anche se qualche anno fa non vi è riuscito di imporlo come testimonial di un’annata (2000 o 2001?) di Barolo, perché non ci riprovate e non v’impegnate seriamente a nominare Flavio Briatore, l’uomo del rilucente locale Billionaire in Costa Smeralda, simbolo e mito dell’Italia gossipara, ambasciatore del Barolo, che più trendy, Vip, lontano da ogni pretesa culturale, non si potrebbe ?

0 pensieri su “Barolo ? Per il presidente dell’Enoteca Regionale un vino “per i locali più trendy”

  1. Le foto potrebbero essere scattate da Fabrizio Corona e dalla sua equipe.Ad ogni acquirente di una bottiglia di Barolo dovrebbe essere data in omaggio una copia del volume (redatto a piu’ mani da Briatore, Lele Mora
    and Co) “L’arte Cul in aria (non culinaria) metodi e posizioni”. Dopo il pranzo e la degustazione (si fa per dire) il tutto potrebbe concludersi con un torneo di calcetto organizzato da Luciano Moggi, arbitrato da Pippo Baudo e con sottofondo arie di opere liriche cantate (si fa sempre per dire) da Katia Ricciarelli.
    Povero Bartolo Mascarello : ti prego dormi in pace e non rivoltarti nella tomba.

    Ad og

  2. E’ geniale!!!
    Spostare il target in basso invece di allargarlo in alto!
    Come non averci pensato prima….
    Così quando nei ristoranti di alto livello il sommelier proporrà al cliente una bottiglia di Barolo, il cliente risponderà: non grazie, è un vino per ragazzini…
    La vicinanza con il BonardaStyle si fa sentire!

  3. Eppure… eppure… eppure…..: mi corre d’uopo ( ma che cacchio di frase : “mi corre d’uopo”…) qualche riflessione, un po´pro ed un po´contro:

    (1) una volta il Barolo veniva consigliato solo nelle grandi occasioni e possibilmente con la lepre in civet. Risultato: che il vino era corcondato da timori reverenziali. Poi qualcuno pensó di servirlo anche su i tajarin e si cominció finalmente a stappare bottiglie ( semplifico in modo esagerato ). Ora si vuole allargare la fascia dei fans a discoteche, ribalte musical e recinti della Formula Uno. Bene (?) :

    (2) c’é veramente tanto invenduto nelle cantine dei produttori di Barolo da avere bisogno di belle pensate promozionali ?

    (3) ma perché in Borgogna, dove si producono vini paragonabili per volume e qualche volta per bontá al Barolo questi problemi non se li pongono ?

  4. Ma magari i “giovani” avessero l’intelligenza di risparmiare per un mese sulla birretta del sabato, per usare il denaro risparmiato in una bella bottiglia di Barolo da assaporare con gli amici a casa (non nei locali trendy)!

  5. @tommaso: ai tempi dell’università facevo proprio così. una volta digiunai per un giorno per comprare Fontalloro!

    Per quanto riguarda il Barolo si tratta appunto di individuare sempre più precisamente il target di riferimento: la personalità decisa del barolo non piacerà mai a tutti.
    non è mica un merlot cileno…

  6. Carlo, in Borgogna questi “problemi” non se li pongono, perché a rappresentare i viticoltori, i produttori di vino, in genere ci sono persone serie non i personaggi “creativi” e originali (eufemismo) che spesso, come in questo caso, troviamo in Italia…

  7. @ Tommaso Farina
    Occhio che quando il buon Cabutto dice che “Questo vino così nobile e blasonato, suggestivo, forse deve scendere dagli scaffali alti in cui è riposto ” sta in realtà parlando di sputtanare il Barolo facendolo diventare magari uno spumantino rosso adatto all’happy hour. Un prodotto economico perchè facile da fare e facile da bere. Tu da giovane mettevi da parte i soldini per comprarti il Fontalloro, questo qui invece vuole una bottiglia da 5 euro per smaltire le scorte di magazzino.
    Ma non c’è un altro modo di risolvere la crisi? E’ tutto qui il Genio Italico?

  8. @antonio “Occhio che quando il buon Cabutto dice che “Questo vino così nobile e blasonato, suggestivo, forse deve scendere dagli scaffali alti in cui è riposto ” sta in realtà parlando di sputtanare il Barolo facendolo diventare magari uno spumantino rosso adatto all’happy hour”

    Minchia, signor tenente, quanta sicurezza!
    Bottiglia da 5 euro? Ma di che parli?

  9. Dai retta Farina, che con i consorzi ed i loro presidenti ho avuto a che fare…
    La manovra del Genio disperato è oramai un classico: si fa richiesta di una lieve modifica al disciplinare ed il Barolo invenduto esce fuori come “Rosso delle Langhe”.
    Seguono mesi di discussione all’interno del Consorzio in cui i puristi si scontrano con gli affaristi: tutto tempo perso a vantaggio della concorenza che magari nel frattempo ha messo a punto qualche idea più efficace per vendere vino di alta qualità.

    Io sarò tenente, ma apri gli occhi: qui è pieno di caporali!
    😉

  10. Antonio sei un mito. Mi è piaciuto in modo particolare il confronto puristi-affaristi: è molto realistico e lo possiamo trovare un po’ dappertutto in Italia (tranne che nelle due aree topiche lombarde dove non c’è lotta perchè prevalgono gli affaristi). Tornando al Barolo ho una proposta da fare ai consorzianti: che venga creato il Barolicchio, nipote scapestrato e discotecaro del nobile Barolo. Un po’ come Paris Hilton. Sai che diffusion?

  11. Ebbene sì Signori abbiamo scelto un Presidente “sopra le parti”, un insegnante di scuola media poi divenuto suo Preside. Lo abbiamo scelto talmente sopra che è finito “sui piani alti degli scafali”.
    Come Lui dice “forse deve scendere dagli scaffali alti in cui è riposto” e farlo calare nella realtà che non è far concorrenza ai vini “globali”. In una battaglia fatta sui prezzi non abbiamo vita.
    Se poi abbandonassimo stereotipi, luoghi comuni derivanti da una ricerca di mercato fatta dal Consorzio negli anni 80 allora, forse, capiremo quale strategia di mercato adottare per il 2007.
    Mi inoltre strano che Lui si preoccupi del prezzo del vino ( sicuramente di quello che non ha in omaggio ) , visto che i costi se li fa rimborsare dall’Enoteca. Forse è perché continua ad usare la metrica di quando era un ristoratore, di una trattoria che ha avuto fine quando hanno deciso in famiglia di vendere il fabbricato per costruire un palazzo che è la degna rappresentazione della Sua “idea” di come deve essere la Langa. Ha usato la stessa metrica anche per i capannoni, che come Sindaco ha permesso di costruire.
    Ha eretto una “porta delle langhe” non su una strada ma in un campo.
    E poi tutto questo ci stupisce?
    Siamo seri lo abbiamo voluto noi per timore che se fosse stato un produttore avrebbe potuto, da questo, trarne beneficio. Penso agli utili ( forse sbaglio erano costi ) di Rinaldi G.B. e Cappellano T.. Poi se pensato in grande, i “politici” ( quelli che non sono mai riusciti ad emergere dal locale perchè “senza titolo, referenti o merito” )se ne sono impossessati. Dovremmo proprio esserne soddisfatti.
    Menestrello delle Langhe

  12. Solo una piccola precisazione al menestrello: in quella trattoria a Gallo di Grinzane non era ristoratore lui, ma era ristoratrice sua mamma buonanima, che ho avuto il piacere immenso di conoscere e devo dire che cio’ che ha fatto quella bravissima signora per aiutare noi (allora) giovani studentelli squattrinati ad avvicinarci al vino langarolo ed ai buoni piatti casalinghi langaroli non e’ stato capace di farlo nessun altro (forse solo il Vigin Mudest di Alba). Anche Gino Veronelli passo’ un bel po’ dopo da quella trattoria, distrutta quattro anni fa, e ne resto’ estasiato, anche per i prezzi davvero onestissimi, introvabili altrove e specialmente su al Castello. Io spero sempre di poter credere ancora che il buon sangue non mente e che alla fine torna a farsi valere.

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