Club Barolo plus: guida Web ai Barolo che non “profumano” di legno

E’ sempre sorprendente rilevare quale potere di fascinazione abbiano i grandi vini sugli appassionati di tutto il mondo. Un potere che riguarda, ovviamente vini di lunga storia e mercato internazionale come i vini di Bordeaux, della Borgogna, della Champagne, i Riesling tedeschi o i Tokaij ungheresi, ma che fortunatamente si sta estendendo anche ai più importanti vini italiani come Barolo, Brunello di Montalcino, Barbaresco, così apprezzati da dare addirittura vita, in alcuni casi, a veri e propri club di estimatori.

Uno di questi club, nato in quel Regno Unito che è il mercato più ampio e forse più difficile del mondo, è dedicato, come dice il nome, Club Barolo plus, al Barolo, nonché al Barbaresco, ed è nato per iniziativa di un grandissimo cultore dei vini italiani e piemontesi, l’ingegner John Wheaver, membro dell’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei vini di Alba e della Compagnia dei Vignaioli di La Morra, e di un gruppo informale “di appassionati di Barolo e Barbaresco ( ‘plus’ altri nebbioli da Carema a Sassella, ‘plus’ altri vini langaroli e monferrini da Grignolino a Pelaverga)”.

Lo spirito con cui è nato il Club è quello di favorire lo scambio di informazioni e osservazioni sul Barolo, il Barbaresco e gli altri vini base Nebbiolo nel Regno Unito, privilegiando, ed è questo l’obiettivo ed il taglio particolare del sito Internet, i vini base Nebbiolo che potremmo definire “barrique free”, (come quelli dei Mascarello, Bartolo e Giuseppe/Mauro, dei Beppe Rinaldi, dei Cappellano, dei Cavallotto, dei Brezza, di Giacomo Conterno, di Bruno Giacosa, ecc) considerato che le pagine Web sono state create “principalmente per aiutare i tifosi inglesi a trovare Barolo e Barbaresco fedele”. Con questo aggettivo Wheaver ed i membri del Club Barolo plus designano i vini che non risentono dell’influenza, negativa e fuorviante, dei piccoli fusti di rovere francese che utilizzati nelle fasi di fermentazione e affinamento conferiscono un carattere “differente” e divergente dall’identità che vini come Barolo e Barbaresco hanno storicamente assunto.

Questa netta differenziazione, questa scelta di campo nascono, come mostra il sito Internet, (che comprende ampi testi, al momento unicamente in inglese, dedicati al Barolo e al Barbaresco, alla loro storia e alla loro realtà produttiva, oppure relativi alle differenze tecniche tra botti di rovere e barrique, oltre ad un elenco dei comuni del Barolo e del Barbaresco (con una serie di belle fotografie scattate da Wheaver) ad una mappa che aiuta ad individuare la zona del Barolo e del Barbaresco sulla cartina italiana), da una precisa valutazione estetica e organolettica. Una valutazione che ha condotto Wheaver ed il Club a privilegiare quelli che definiscono V da U, ovvero vini da uva (wine from grapes) vini che sono unicamente espressione dell’uva di origine e non manifestano caratteri estranei come quelli che, a loro avviso, sono conferiti dalla permanenza in piccoli fusti di rovere francese spesso molto tostati.

Il Club contesta la convinzione diffusa secondo la quale l’affinamento in barrique rende migliori i vini e per fornire un servizio utile agli associati e a tutti gli appassionati di vino ha realizzato e pubblicato sul sito un indice, in continuo aggiornamento, dei produttori di Barolo e di Barbaresco che non utilizzano barrique, con l’indicazione dei distributori dei vini nel Regno Unito, indice utile, viene detto, per poter programmare, senza perdere tempo e compiere errori “filosofici”, e finire in posti sbagliati, visite alle cantine nel caso di una trasferta in terra di Langa. Sul sito viene poi affermato che molti dei produttori compresi nell’elenco definito V da U hanno assicurato che i membri del Club saranno ospiti graditi nelle loro cantine e potranno degustare, ovviamente preavvisando, i vini prodotti.

Graficamente molto semplice e piuttosto essenziale, questo sito Internet non va visto come lo spazio Web di un gruppo di assolutisti, ma come una vetrina (che sarebbe ancora più interessante se potesse ospitare un forum o un blog dove le persone possano confrontarsi e dire la loro) dove una serie di rispettabili opinioni sul Barolo ed il Barbaresco vengono espresse con grande chiarezza e determinazione, in nome di una filosofia del gusto che merita rispetto e considerazione. E che io personalmente condivido in toto.
Questo Club Barolo plus britannico refrattario al gusto uniformante dei piccoli fusti di rovere francese non rappresenta forse un modo intelligente e garbato di affermare un’idea personale del vino e di opporsi alla standardizzazione imperante ?

0 pensieri su “Club Barolo plus: guida Web ai Barolo che non “profumano” di legno

  1. Piatto ricco me ce ficco!….
    Il solo l’aver segnalato questo sito ti garantisce un posto nel paradiso dei giusti!!

  2. Ma quand’è che anche gli italiani arriveranno a ciò!
    Vogliamo anche noi fare un’ elenco o un’associazione dei produttori che non fanno entrare le barrique nelle loro cantine?
    per fortuna alcuni li conosco, ma per molti, e’ prassi per il crù aziendale piu’ prestigioso o per le loro riserve l’affinamento in barrique: maledetto chi ha messo in testa alla gente e ai produttori questa convinzione!
    Quanti vini rovinati!!!
    Possibile che la maggior parte della clientela voglia vini così?
    e poi ci si indigna per i chips…..
    Max Pigiamino

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