E infine la montagna partorì il topolino: il Consorzio vini Valtellina replica e dice la sua

Insisti e insisti, alla fine la montagna ha partorito il topolino ed il convitato di pietra, il testimone muto più volte evocato e sino ad ora rimasto clamorosamente in silenzio, ovvero il Consorzio tutela vini di Valtellina, ha finalmente dato segni di vita. L’ha fatto con un comunicato, inviato e pubblicato come commento su questo blog, redatto con un linguaggio freddo, burocratico, veramente da verbale del Comitato Centrale del PCUS dell’Unione Sovietica anni cinquanta. Presa di posizione con la quale, come potete leggere, il Consiglio di amministrazione del Consorzio, oltre a ribadire la propria logica di “centralismo democratico” ed il sostegno, ovviamente plebiscitario, compatto e unanime, (manca solo il proclama “credere, obbedire, combattere”) all’operato di quella presidenza Maule, enologo della Nino Negri azienda del Gruppo Italiano Vini, che il sottoscritto ha più volte ed in maniera chiara e circostanziata messo sotto accusa, e ad aver assicurato, come se qualcuno l’avesse messo in dubbio, che “il Consorzio Tutela Vini di Valtellina è e resta il perno centrale del settore viticolo della Valtellina e l’unico interlocutore capace di assicurare il coordinamento all’interno di un’attività agricola che da secoli è salvaguardia, presidio e immagine positiva del territorio”, non ha praticamente risposto nulla.

E ha con abile dribbling, anche se ritiene di “aver fornito sufficienti informazioni per una risposta agli interrogativi mossi dal signor Ziliani”, bellamente e tranquillamente evitato di rispondere agli addebiti precisi, legati a precise circostanze e a ben precise situazioni e comportamenti, che da questo blog gli sono stati rivolti.

Il Consiglio di amministrazione del Consorzio Tutela Vini di Valtellina, del quale fanno parte anche persone che pensavo di conoscere e che ritengo tuttora equilibrate e dotate di indipendenza di giudizio, si è limitato a fare sfoggio di muscoli, definendo “pesanti affermazioni (oppure provocazioni)” i rilievi che ho fatto – e che confermo – e si illude di poter convincere il prossimo e fugare ogni dubbio ed interrogativo affermando semplicemente, ripetendolo magari all’infinito come una parola magica, come un mantra, come una formula per incantare il prossimo, che “tutte le decisioni relative alla gestione dell’associazione consortile sono frutto di un democratico e costruttivo confronto, senza egemonia di alcuno, in particolare del presidente”. Insomma, in Valtellina non si muove foglia senza che IL CONSORZIO non voglia… !

Ai lettori, agli appassionati delle vicende vinicole valtellinesi, preoccupati della situazione che si è venuta a creare, del clima di poca chiarezza, dell’assoluta mancanza di dialogo, della logica della non comunicazione all’esterno voluti dal Consorzio e dai suoi responsabili (domanda: è stato o non è stato nominato un direttore del Consorzio ? Nella riunione del 28 febbraio si è parlato o no dell’ipotesi di una vicepresidenza Nera che affiancasse il presidente Maule? nella foto a fianco) giudicare se questa possa costituire una risposta soddisfacente, oppure no.

Dal canto mio non posso che dispiacermi che per una forma di ossequio all’ordine costituito, alla logica dell’establishment, venga data una simile “risposta”, che tra l’altro si caratterizza per una serie di messaggi in codice rivolti non tanto al sottoscritto, ma a non ben identificate altre realtà che avrebbero messo in qualche modo in dubbio la centralità, ovviamente democratica, dell’Ente Consorzio. E che magari avrebbero guidato e “suggerito” la mia azione di giornalista libero, che non ha problemi a scrivere quello che pensa, perché non è animatore o responsabile di riviste e rivistine che, per campare, hanno bisogno della pubblicità di noti e importanti gruppi vinicoli e di grandi aziende e sono pronti ad accogliere la “verità” e le veline del potente di turno.

Se, come ci viene detto, questo ruolo centrale è stato “ampiamente riconosciuto in tutte le sedi e ribadito in più occasioni dalle istituzioni”, appare sorprendente che dette Istituzioni nell’arco di tempo che è intercorso dal mio primo intervento sul blog ad oggi siano rimaste in silenzio e non abbiano ritenuto intervenire pubblicamente e ufficialmente a difesa del Consorzio e dei suoi responsabili preferendo stare alla finestra ad osservare quello che accadeva.

Dispiace inoltre, alla luce di questa presa di posizione del Consiglio di amministrazione del Consorzio tutela vini di Valtellina, dover trarre la conclusione che evidentemente ai produttori di vino della Valtellina le cose in Valle vanno bene così e che siano pronti a fare loro e accettare, per quieto vivere e per rispetto del “centralismo burocratico” la parola d’ordine del “tutto va bene madama la marchesa”. Molte cose, a mio avviso, non vanno invece bene, ma se ai diretti interessati, ai produttori liberamente associati nel Consorzio, garba e conviene questa strana logica e se loro si sentono degnamente rappresentati e tutelati da questo Consorzio e dai suoi responsabili non posso che prenderne atto con amarezza e grande delusione. Contenti voi, signori produttori, contenti tutti. C’è da augurarsi solo che il mondo produttivo valtellinese non abbia a pentirsi per decisioni e prese di posizione che avrebbe legittimamente potuto prendere e alle quali oggi, ritenendo di dover comunque difendere il Consorzio e di accettare, magari obtorto collo, la logica dell’unanimismo, ha invece preferito rinunciare.

Per riassumere ecco i rimandi ai miei precedenti interventi sul tema Consorzio tutela vini di Valtellina
primo intervento
ancora sullo strano ménage à trois
intervento di un produttore
excusatio non petita
a proposito di marionette e burattinai
voci dal Consorzio

0 pensieri su “E infine la montagna partorì il topolino: il Consorzio vini Valtellina replica e dice la sua

  1. Suvvia Ziliani, adesso basta. Ha scritto e riscritto (ma non ha altro a cui pensare): se gli altri non hanno risposto è perché non gliene frega proprio niente. Si faccia spiegare da qualche amico valtellinese che casino ha fatto il mondo della bresaola (presidente Rigamonti in testa) quando Raspelli (e non Ziliani…) si è permesso di ventilare manovre poco chiare intorno al prodotto: e in quel caso sì che anche il mondo imprenditoriale e istituzionale si sono mossi. Quindi di questa storia che solo lei sta tenendo in piedi, ai valtellinesi non interessa nulla (e non gielo dico con cattiveria). Ci metta una pietra sopra e guardi da altre parti, qui sono tutti ben schierati e allineati con il capo (ma non solo all’interno del consorzio)

  2. Sono assolutamente sicuro che non volevi offendere Franco, ma leggendo dall’esterno qualche dubbio può venire. Inoltre, faccio notare che quel che ha detto Raspelli (ma anche Francesco Arrigoni e lo stesso Ziliani sul defunto buffet) erano cose che intervenivano a livello diverso: non si parlava (o comunque non solo) del Consorzio per la tutela del Nome Bresaola della Valtellina, ma proprio della natura del prodotto stesso. Per il resto, penso anch’io che questa questione riguardi più noi che l’ “uomo della strada”, cui poco cale dell’assenza o meno di un direttore o di un vicepresidente.

  3. Probabilmente riguarda soprattutto gli addetti ai lavori, ma è giusto che la gente sappia e prenda conoscenza di certe realtà nel mondo del vino. Non si tratta solo di capi o capetti, ma di pezzi grossi che schiacciano pezzi piccoli, di quantità che vince su qualità, di alternative che non possono esistere finché c’è un controllo totale (un voto un vino vige solo da noi).
    O qualcuno pensa che in queste condizioni sia possibile lavorare per un territorio a vantaggio di tutti, SENTENDO QUELLO CHE TUTTI HANNO DA DIRE, restituendo a tutti la stessa visibilità e garanzia?

  4. …”Ci metta una pietra sopra e guardi da altre parti, qui sono tutti ben schierati e allineati con il capo”…
    Visto che tale frase, sostanzialmente mafiosa, denota perfettamente la situazione vigente in molti Consorzi dotati del potere di controllo erga omnes, mi sembra chiaro il livello di coercizione cui si è arrivati nel mondo del vino.
    Che non interessi “l’uomo della strada” è tutto da vedere. In ogni caso, mi ripeto, il problema è la legge e sino a quando non si prenderanno posizioni forti al riguardo, la situazione potrà solo peggiorare.

  5. Si passi dal blog alla carta: mi aspetto di leggere qualcosa almeno su Ais News, il giornale che ospita i suoi articoli, così riuscirà a smuovere qualche acqua in più

  6. Ma stiamo scherzando??? La questione vini di Valtellina interessa solo i produttori, i valtellinesi, gli addetti ai lavori? E allora io che sono anche addetto ai lavori divento consumatore. Sì, consumatore. Al quale piace bere buon vino e pagarlo il giusto. A me consumatore interessa eccome!! Non voglio che nessuno mi prenda per il “sedere”. IO PAGO PER IL VINO CHE COMPRO. E se intuisco che dietro a quel vino (indistintamente, Nagri o non Negri) non c’è solo qualità, ma anche molti interessi torbidi allora ho tutto il diritto di INCAZZARMI. Oppure di non comprare più alcun Valtellina Superiore e di rivolgermi quindi verso delle realtà vinicole che mi tutelano di più. O no? Inoltre: sveglia Vatellina! Con questo andazzo non… andate da nessuna parte!

  7. Caro Franco,
    per fortuna siamo in Valtellina e non nel campo di calcio del Valencia di ieri sera, altrimenti dovresti pure stare attento quando esci di casa o quando ti fermi ad un semaforo rosso. Qui, al di la’ delle posizioni, si tratta comunque di un confronto tra gente civile, quindi la polemica, giusta, da te sollevata continuera’ a fermentare in questa valle dove ogni anno si assiste al fenomeno dell’abbandono dei piccoli vigneti faticosi sulle terrazze da parte dei piccoli vignaioli e si contano ormai a centinaia gli ettari persi fin qui grazie all’ottusita’ o alla strategia di quel Consorzio. Ottusita’ o strategia che gode pero’ dei favori dei grossi, che rimarranno alla fin fine gli unici proprietari in quella valle e faranno il bello ed il cattivo tempo. Il bello non mi preoccupa, c’e’ e ci sara’ ancora, ma e’ il cattivo tempo che mi preoccupa, perche’ sono certo che prima o poi arrivera’ e se non lo si ferma in anticipo potrebbe anche affondare la DOCG.

  8. Ais News? Ma cosa dici Forza Franco: a Ziliani conviene che Bandirali (preso com’è dalla sua bottega) continui a non sapere di queste polemiche, se no mi sa che il nostro dovrà prendere penna e computer e non scriver più lì.

  9. Suvvia, faccia un’opera di bene Franco, e provveda lei, se lo ritiene opportuno, ad informarlo (sempre che ne non sia già al corrente) “di queste polemiche” che non hanno in alcun modo coinvolto l’A.I.S. e la mia collaborazione, in Lombardia, con questa Associazione…

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