Il mondo del Barolo piange la scomparsa di Aurelio Settimo a La Morra

Il mondo del Barolo piange oggi la scomparsa di una splendida figura di viticoltore e sapiente vinificatore, Aurelio Settimo, fondatore negli anni Sessanta a La Morra, in frazione Annunziata, della cantina, pochi ettari vitati, sei e mezzo, ma ben curati, che porta il suo nome.

Aurelio Settimo, come molti altri piccoli vigneron di Langa, scelse con coraggio la via dell’imbottigliamento dei vini, persuaso che sul mercato, anche se affollato da tantissime etichette, ci fosse spazio per piccole aziende capaci di portare in bottiglia la verità, la voce, il sapore di vigneti vocati (potendo contare su un cru importante come il Rocche e su una posizione ideale, al riparo della collina di San Martino nella valletta di fronte alla borgata Torriglione ) e proporre vini autenticamente profumati di territorio.

Progressivamente affiancato negli anni dalla figlia Tiziana, entusiasta e appassionata come il padre, Aurelio Settimo è stato uno dei quei personaggi, schivi, ben poco inclini a mostrarsi ma concentrati sul tenace lavoro in vigna, condotta con rigore, ed in cantina, che costituiscono davvero il tessuto connettivo, la sostanza, l’anima del mondo produttivo del Barolo. Tradizionalista convinto, Settimo, anche negli anni della barrique-mania imperante, non hai mai avuto dubbi su quale fosse la giusta via per onorare il Barolo, la sua magia, la sua lunga storia, la fatica dei vignaioli che ne hanno costellato il lungo percorso. Macerazioni e vinificazioni prolungate, affinamento nelle grandi botti di rovere di Slavonia che costituiscono il contenitore naturale per ogni Barolo che si rispetti.

Il risultato sono sempre stati, anche in questi ultimi anni, vini schietti, di grande e tenace autenticità, non raffinatissimi o laccati, ma pieni di quel sapore, di quella forza, di quella capacità di evolvere magnificamente e tenere nel tempo, che rendono unici ed inimitabili, quando sono veri, i vini di Langa. Dolcetto d’Alba profumati di terra e di viola, Langhe Nebbiolo baroleggianti, Barolo, la versione annata, ma soprattutto il cru Rocche, proposto anche in versione riserva, di tale vigore, pienezza di gusto, generosità, terrosità, tali da sorprendere anche l’appassionato più esigente, felicemente sorpreso di trovare, anche nell’elegante La Morra, vini così pieni di struttura, corposi, tannicamente esuberanti.
Vini che ho molto amato e di cui sono stato ben lieto, in questi anni, di scrivere, con entusiasmo, in ripetute occasioni, recandomi più volte in cantina, dove i visitatori e gli appassionati erano sempre accolti con simpatia.

Aurelio Settimo lascia, nella comunità di La Morra e nell’universo variegato del Barolo, un grande vuoto ed un grato ricordo di viticoltore vero e tutto d’un pezzo, in tutte le persone che abbiano avuto la fortuna di conoscerlo.
In questo momento di grandissimo dolore invio idealmente un forte abbraccio alla figlia, l’amica Tiziana Settimo, ed esprimo le mie più sincere condoglianze per una perdita che priva il mondo del vino di Langa di un silenzioso, operoso protagonista e di una bella persona.

0 pensieri su “Il mondo del Barolo piange la scomparsa di Aurelio Settimo a La Morra

  1. Gentile Franco;

    Mi associo, ed esprimo anche io sentite Condoglianze alla Fam. Settimo.
    Ho sempre apprezzato i loro Prodotti, specialmente il Rocche, che penso di avere ancora alcune bottiglie del 97.
    Grazie
    Angelo

  2. Sarà amaro confessarlo, ma speriamo che persone così,
    siano sempre una più della metà.
    Anche se non presente fisicamente,lo accompagerò nel
    Suo ultimo viaggio.
    Le mie partecipazioni alla Famiglia Settimo.

    Lino Cantaluppi

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