Lombardia apparecchia la Tavola per il Vinitaly

Qual’è il segreto per assicurare se non successo quantomeno una tranquilla sopravvivenza e un cabotaggio senza soprassalti ad una rivista ? Avere molti lettori ? Dire cose interessanti ? Essere onesti e veritieri ? Niente affatto, il vero “segreto” è contare su molta pubblicità, su tanti inserzionisti. Come averli ? Sbaglierebbe di grosso chi pensasse che basti avere tirature importanti, vendere molto, essere autorevoli, fare opinione, perché nel piccolo mondo del giornalismo enogastronomico italiano, delle tante rivistine che si dividono fette di un mercato (quando al mercato davvero si rivolgono) che è comunque ridotto rispetto all’estero, il vero “segreto”, se si vuole avere tanta pubblicità e cercare di guadagnare dei soldini, è abituarsi ad essere collaterali, collaborativi e amichevoli, ovvero di non disturbare mai il manovratore, non scrivere cose che diano fastidio, se necessario inghiottendo l’amaro boccone del trasformarsi in portavoce di enti, associazioni, consorzi, aziende, sulla cui pubblicità si conta e di cui si ha un dannato bisogno per fare durare la rivista. Poco conta se, così facendo, ci si riduce ad essere quasi degli house organ che riferiscono, senza battere ciglio, quel che gli inserzionisti desiderano, fungendo da cassa di risonanza e da amplificatore.

E’ molto importante, inoltre, il tipo di linguaggio usato negli articoli, linguaggio che deve essere rassicurante, positivo, ottimista, finalizzato insomma a mantenere un ottimo rapporto con enti ed istituzioni. Vietato fare polemiche, ma vietato anche il solo eccepire o porgere domande o richieste di chiarimento o di precisazioni di fronte a quello che gli enti e consorzi affermano, dichiarano, proclamano attraverso i loro comunicati, pardon, attraverso gli articoli che la rivista “collaborativa” dedica loro.

Per chi vive in Lombardia il migliore esempio di questo tipo di rivista, che dimostra di aver perfettamente capito come vanno le cose e di “sapere stare al mondo” è il mensile Lombardia a Tavola, edito a Bergamo e diretto da un giornalista che ricordo giovane attivista democristiano (ebbene sì!) quando sia io che lui ed il rimpianto Daniele Vimercati frequentavamo il liceo scientifico Lussana, una rivista che nel suo ultimo numero, marzo 2007, si propone con la bellezza di 35 pagine di pubblicità su un totale di 92 pagine.

Tema centrale di questo numero, la cui diffusione dichiarata è di 60 mila copie, con una diffusione media per numero di 42.000 copie nel 2006, è la “presenza lombarda” al 41° Vinitaly, rassegna che “grazie alla vendemmia 2006 si rivelerà un successo. Le difficoltà del Paese potranno magari influire sullo stato d’animo di alcuni operatori, ma l’ottimismo sembra essere il segno prevalente”, come ci rassicura sorridente il direttore nel suo editoriale.

Ottimismo dunque, trionfalismo, un’allegra musica di sottofondo che sembra dire “tutto va bene madama la marchesa” tra i vigneti e nelle cantine “lumbard”, sia quelle delle zone più note e vocate come Franciacorta, Valtellina, Oltrepò Pavese dove si cerca, nonostante tutto, di fare qualità, anche se in alcune di queste zone liberamente interpretata e concepita, sia quelle di zone e denominazioni, Valcalepio, Colli Mantovani, Garda classico, ecc dove la vera qualità è ritenuta e affermata tale solo dai giornalisti e dalle testate collaborative…

Per affermare questa incrollabile fiducia negli “ineluttabili destini” di grandezza dei vini di Lombardia e nella loro qualificante, fondamentale presenza al Vinitaly, Lombardia a Tavola non rinuncia a nulla, né ad affermare sicura e sprezzante che “in Italia nessuna regione presenta un panorama vinicolo così articolato come la Lombardia” – uno slogan che ci fa pensare ad articolisti pronti a tutti anche ad esclamare all’unisono “spezzeremo le reni al Piemonte e alla Toscana!” – né a pubblicare una serie di testi al confronto dei quali l’Agenzia Stefani appare ben povera cosa. Spazio dunque, con tanto di fotografie di presidenti o direttori, ai vari Consorzi del vino lombardi, con articoli che con il pretesto di raccontarci – eravamo difatti in spasmodica attesa di conoscerlo – come i vari Consorzi si presenteranno al Vinitaly, di quanti metri quadrati di spazio espositivo disporranno, cosa faranno, di quanti soci dispongono, da quali successi sono reduci, si riducono invece ad essere solo delle autocelebrazioni, in forma di comunicato stampa, o quasi, dove ogni singolo Consorzio ci dice quanto sia bravo.

Cosa si ottiene in cambio (o bisognerebbe rovesciare le cose e parlare di un pacchetto patteggiato a tavolino, con intervistina e articolo celebrativo in cambio di advertising ?) di questo trattamento di favore ? Ma semplice, si ottiene la paginata pubblicitaria del Consorzio, con Valtellina, Oltrepò, Garda Classico, Valcalepio e Vini Mantovani splendenti protagonisti e altri, ma non la Franciacorta, che brilla per la sua assenza, ad accontentarsi di spazi ridotti. Spazi riservati ad esempio a consorzi minori, Cellatica, Botticino, Capriano del Colle, che, guarda caso, hanno rinunciato ad inserzioni pubblicitarie…

La proclamazione della presenza lombarda di rilievo al Vinitaly però non poteva finire qui, perché, dato che anche Enti e Associazioni varie vogliono la loro vetrina e considerato che nessuno a Lombardia a Tavola si sente di mettere minimamente in dubbio che il vigneto lumbard proponga “un’offerta enologica tale da poter soddisfare ogni gusto e le richieste più disparate purché alla ricerca della qualità”, ecco, quanto mai benvenute, le pagine pubblicitarie della Regione Lombardia assessorato agricoltura, di Unioncamere, Fiera Milano, Ascovilo. Ovviamente annunciate dalle “interviste” di rito all’assessore regionale all’agricoltura nonché vicepresidente della Regione Viviana Beccalossi, al presidente dell’Unioncamere lombarde, al presidente di Ascovilo Vittorio Ruffinazzi, il quale ci dice, e possiamo fidarci di lui, che “mai come in questo momento alla luce di una qualità eccellente diffusa i vini lombardi sono all’attenzione internazionale… protagonisti sui mercati di Mosca, New York ed in Cina, grazie ad a numerose iniziative della Regione Lombardia e di altre istituzioni recepite dai Consorzi di tutela”.

Rivista lombarda, anzi “lumbard” Lombardia a tavola, ma poiché anche le zone vinicole confinanti con la patria di Alessandro Manzoni sono ugualmente simpatiche, soprattutto quando fanno pubblicità, in fondo pecunia non olet, vero ?, ecco lo stesso identico trattamento a base di intervista – comunicato abbinata ad adverstising, riservata anche a consorzi e associazioni di vini ticinesi e trentini, di Gavi, Nebbioli Alto Piemonte, Soave.
Per concludere e completare l’offerta.. pubblicitaria, una bella serie di advertising, non sempre doppiati da articoli che ne esaltano la qualità o la presenza a Verona, di aziende vinicole di ogni provenienza, ovviamente lombarde e bergamasche, il vero core business della rivista, gli inserzionisti più fedeli, ma anche venete, friulane, piemontesi, trentine, molte delle quali motivate dal nobile intento di raccontarci che anche loro saranno al Vinitaly, con tanto di indicazione di stand e padiglione.

Questo il menu (menu ricco, mi ci ficco..) del numero di marzo di Lombardia a Tavola, ma con questa dichiarata vocazione al “do ut des”, il modello d’informazione proposto da una rivista del genere (e da molte altre purtroppo) si può ancora definire e considerare veramente “informazione” ?

0 pensieri su “Lombardia apparecchia la Tavola per il Vinitaly

  1. Quali spiegazioni possono motivare l’assenza totale della Franciacorta? Non mi sembra si possa connotare come l’areale meno “qualitativo” dei vini lombardi.

  2. concordo talmente tanto che mi trovo quasi in imbarazzo.

    Domanda (cui non ho risposta): è possibile
    fare giornalismo (vero, non marchette o “pseudopierraggio”) riuscendo non dico a guadagnare ma quantomeno a non rompersi l’osso del collo?

  3. Che schifo, Ziliani, che schifo. No, non lei che a mio parere qui ha scritto uno dei pezzi migliori del suo blog, ma che schifo questo “girone” degli affari, Vinitaly, ormai, compreso. Questo modo di montare la panna rancida. Queste maschere da minuetto, Questo modo di fare comunicazione che prende in giro la gente, ma anche gli stessi giostrai. Il mondo del vino, nella Patria del vino, ridotto a Luna Park. Che schifo. I francesi, quanto mi costa dirlo, hanno più dignità. E noi italiani siamo i soliti pulcinella.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *