Merlot in Toscana ? Contrordine “compagni enologi”, ora non va più bene !

Dobbiamo tutti dire grazie all’amico e collega Carlo Macchi, (nella foto qui a destra) inventore del vivace sito Internet WineSurf, perché il simpatico giornalista di Poggibonsi, mettendo a segno un vero e proprio scoop, ha costretto la rinomata, si fa per dire, categoria degli enologi italiani, responsabili di tante nefandezze compiute nel buio delle cantine, con la complicità e corresponsabilità di tanti produttori, che hanno dato loro licenza di costruire vini falsi ad uso delle guide, a gettare, almeno su un argomento, la maschera. E ad ammettere, obtorto collo, di aver compiuto dei clamorosi errori. In questo articolo, che vi invito a leggere, meditare, discutere, far circolare, diffondere, il buon Macchi ci racconta di una dichiarazione "dal sen fuggita" al noto enologo Lorenzo Landi (nella foto sotto), nel corso dell’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano, alla quale, purtroppo, non ho potuto essere presente.

Landi ha testulamente dichiarato: "Oramai é chiaro che il Merlot, vitigno di zone fresche, mal si adatti ai climi caldi come, ad esempio, quello che trova in Toscana". Maremma cane ! Ma come, si é detto Macchi, e mi sarei detto anch’io se fossi stato testimone oculare di questa confessione, ma signori enologi, ‘un ci avevate detto e ridetto sino alla nausea, sino a romperci letteralmente i corbelli, che il Merlot, l’ammorbidente enologico, costituiva la risposta obbligata, la panacea a tutti i problemi del Sangiovese ? Non era forse Messer Merlot la via maestra per costruire una Nuova Toscana del Vino riscattata dall’oscuratismo e dalle polverose tradizioni del passato e avviata a perseguire sorti magnifiche e progressive ?

Ora Landi ci racconta che quello del Merlot é stato "un tentativo e non solo in Toscana. Nessuno nasce imparato! Portare vitigni del nord a sud è stata una tendenza forte ed io non mi chiamo fuori da questo. L’ho fatto anch’io!. Poi dopo che l’hai fatto uno cerca di capire se ha fatto bene o male”. E ci racconta dettagliatamente che “maturando troppo presto il Merlot ha due grossi problemi: aromi che si perdono e squilibri idrici in piena maturazione: quest’ultima termina male e tende così ad avere tannini ruvidi e con questi squilibri tannici diventa difficile da lavorare. Ma questo però l’abbiamo visto dopo ! Comunque per fare un tipo di vino potente va ancora bene, ma per la finezza aromatica e gustativa non funziona”.

A parte il fatto che non bisognava essere dei geni, aver fatto dottorati di ricerca, aver studiato a Bordeaux per capire che nel clima caldo della Toscana il Merlot avrebbe avuto questo tipo di problemi e che non avrebbe espresso vini dotati di “finezza aromatica e gustativa”, viene da dire a Landi, e agli altri enologi consultati da Macchi nel suo articolo, chi più giustificazionista a favore del Merlot e della sua liceità in Toscana, chi invece più risoluto nel dire che impiantarlo massicciamente è stata una vera stupidata, ma ci prendevate per i fondelli prima o lo state facendo adesso ?

Perché va bene che oggi una Graziana Grassini riconosca che “il Merlot nelle annate particolarmente calde da’ problemi enormi perché se lo cogli prima della maturità fenolica lo trovi ruvido, se lo raccogli dopo sa di cotto” e che dica senza nascondersi che non avendo avuto “esperienza di annate siccitose” (ma il 2000 non aveva detto nulla ?) le cose sono apparse nella loro drammaticità solo “dal 2003 in poi”, quando “le cose sono cambiate per il clima e quindi per il Merlot”, va benissimo, come dice con grande franchezza Maurizio Castelli, che il Merlot “è il primo vitigno che soffre delle infamie del caldo” e "chi ha messo Merlot in Maremma è uno sciagurato perché farà sempre dei vini mediocri”, e “chi ha piantato Merlot in certe zone calde non ha cultura di vite e cultura di vino”e che “a Bolgheri addirittura se il Merlot se potessero tagliarlo o reinnestarlo molti lo farebbero. Ma purtroppo c’è un disciplinare stupido, fatto da degli idioti, dove il Merlot deve essere presente”, ma accidenti sino a pochi giorni fa di queste perplessità, di queste riserve sull’utilità e sul destino del Merlot in Toscana non ci avete detto niente. Avete bellamente taciuto, avete retto il gioco, perverso, che stabiliva l’insana equazione Merlot = Toscana = grandi vini.

Molto comodo, come fa Roberto Cipresso, dire ora, stimolato a farlo da un giornalista serio come Carlo Macchi, che “se uno cerca il “Merlot” nel merlot deve andare al fresco” e che “di Merlot in effetti ce n’è troppo, perché se n’è abusato”, anche se poi l’autore del Romanzo del vino e della Quadratura del Cerchio torna a difendere il senso del Merlot anche in terra di Dante, “è così plastico da poter oscillare in climi molto diversi, più caldi o più freddi”. Molto più intelligente, sensato, responsabile, enologicamente e ampelograficamente corretto, sarebbe stato dirle prima queste cose, a chiare lettere, ai produttori che chiedevano loro di piantare Merlot, a loro stessi che con il Merlot pensavano di risolvere tutti i problemi e alla stampa, alla quale hanno fatto credere che con il Merlot in Toscana si potevano produrre grandi vini di territorio in grado di misurarsi con i Pomerol !

Invece, ‘sti fenomeni di winemaker, sono stati zitti, hanno rispettato la consegna del silenzio, hanno raccontato panzane ed è giustissimo che oggi Macchi dica, rivolgendosi agli enologi, che "una fetta della responsabilità la categoria se la deve accollare. Non credo che tutti gli ettari piantati siano stati proposti come "prove" anche se spero (e credo) che ottimi vigneti di Merlot si trovino quasi in ogni parte d’Italia". E’ tutto da dimostrare, ad esempio, che ci siano in Sicilia, dove di Merlot, come pure di Cabernet Sauvignon e di Syrah ne hanno piantato, alla faccia della territorialità, migliaia e migliaia di ettari. 

Bravissimo Macchi per questa inchiesta che ha smascherato la malafede di tanti enologi, e ancora di più quando, parlando di responsabilità, arriva a scrivere che "un’altra discreta fetta dobbiamo accollarcela noi giornalisti, appassionati sino a a ieri dei vini muscolari e palestrati, che avevano nel Merlot il "culturista" più osannato. Forse si potrebbe correggere così la frase di Landi: "il Merlot non é più adatto per i vini che oggi vanno di moda !". Ma se questo fosse vero dovremmo tutti cospargerci il capo di cenere perché, in nome di una moda effimera spacciata per "Verbo Incarnato", abbiamo tradito una delle regole principali della viticoltura: "per fare dei buoni vini ci vuole tempo".

Cosa verissima Carlo, ma da questa tua sacrosanta chiamata di correo nei confronti della categoria dei giornalisti del vino, che hanno sposato senza esitazioni la causa del Merlot toscano, dei vini muscolari, io mi chiamo risolutamente fuori, perché di questi pompaggi di vini fasulli spacciati per grandi, di queste celebrazioni dela Toscana come nuovo Pomerol, io, ne sono testimoni tantissimi articoli che ho scritto, non ne ho redatto nemmeno uno. Io ho la coscienza a posto e non mi sento alcuna responsabilità, a differenza della stragrande maggioranza dei miei colleghi, dei guidaioli di lunga esperienza, dei cronisti attenti a fiutare bene dove tira il vento, dei commentatori abilissimi nel non indispettire il potente di turno, soprattutto se grande azienda utente pubblicitaria delle loro riviste o guide, perché l’assurdità di piantare diffusamente Merlot in Toscana l’ho proclamata a chiare lettere chissà quante volte.
Magari venendo sbeffeggiato o trattato come il solito rompicoglioni, il bastian contrario, il "franco tiratore" dalla sparata obbligatoria, non solo da enologi e aziende che "contano", ma soprattuto dalla poco onorata categoria dei giornalisti del vino.
Dove ci sono persone oneste e per bene come Macchi, ma dove pullulano i cialtroni, i "furbetti del quartierino", i conformisti, i pusillanimi, e anche quelli, ce ne sono, che francamente non capiscono un tubo e sbagliano e di grosso in buona fede, che le glorie del Merlot toscano le hanno cantate, talvolta a comando, sino a dieci minuti fa. E continueranno a farlo, purtroppo anche dopo questa tua meritoria inchiesta, questo autentico grido di allarme per il martoriato vigneto toscano che hai lanciato dalle colonne di WineSurf.
Non é forse il più grande sostenitore della grandezza e della vocazione del Merlot in Toscana quell’enologo alto e baffuto i cui vini, anche base Merlot, vengono portati in palmo di mano e spacciati come grandi da Wine Spectator e dalle guida di riferimento in Italia ?

Suvvia Macchi, non te la prendere: lo sanno tutti in Toscana che sul Merlot, come direbbe il grande Gino Bartali, praticamente "l’é tutto sbagliato, l’é tutto da rifare" e che aver piantato Merlot ovunque é una vera bischerata, ma riconoscerlo sino in fondo, sino alle estreme conseguenze, vorrebbe dire, cosa che non ammetteranno mai, che i presunti grandi, enologi e produttori, o ‘un capiscono nulla, o sono bravissimi, ma solo a raccontare panzane !


0 pensieri su “Merlot in Toscana ? Contrordine “compagni enologi”, ora non va più bene !

  1. Senza alcun intento polemico, ci mancherebbe, mai oserei, ma lo stesso ragionamento si può estendere anche a Masseto e Redigaffi?
    Pur non avendo mai avuto modo di assaggiare questi due prodotti 100% merlot, non mi sembra di averne letto poi così male 🙂

  2. … e adesso chi glielo spiega a quei fighetti degli Apparita, dei Galatrona, dei Masseto che i loro omologhi ticinesi sono più ganzi assai?!

  3. Giampaolo, il fatto che i vini ticinesi siano fatti in zona più fresca (ma non poi di molto, ho lavorato in Ticino per sei mesi e l’estate…) non significa automaticamente che siano migliori. Anzi, mi sembrano ben poco entusiasmanti, denotanto proprio quei difetti che vengono rimarcati in questo pezzo.
    In ogni caso, se nel centro-Italia volete bere un Merlot davvero ben fatto, c’è Castello delle Regine.

  4. Saro’ maligno ma me lo sono letto e riletto una seconda volta questo articolo. Bevendo sangiovese ignorante. E a questo proposito (perche’ quando si dice merlot in Toscana il proposito e’ proprio questo), invece di trangugiarsi dogmi senza fiatare per l’ennesima volta, mi viene voglia di andare a fare un po’ di pulci: perche’ non ci spiegano meglio quali sarebbero tutti questi gran problemi del sangiovese? Visto che il sangiovese piu’ che un vitigno e’ una famiglia di vitigni, e visto altresi’ che con un membro di quella famiglia, vinificato per di piu’ in purezza, viene prodotto un vino considerato addirittura fra i migliori del mondo.

  5. Suvvia Marco,
    nessuno dice che TUTTI i vini a base merlot non valgono una ceppa. Citare quei pochi davvero riusciti (non occupano più di cinque dita) non è certo sufficiente a dimostrare che sia giusto ficcare il merlot dappertutto, cambiare i disciplinari, inventarne di nuovi ecc.
    Questa è pura follia, e le conseguenze si pagheranno per molti anni.

  6. Io sono stato domenica qui al meeting dell’Acquabuona, e devo dire che il riflusso è ben presente. Evidente gli enologi sono gente in gamba, in quanto adesso che la moda non è più quella:
    1-pochissimi per dire nessun vino sapeva di legno in modo invadente
    2-quasi tutti i vini anche quelli con dosi di merlot risultavano molto più marcati dal sangiovese
    3-molti dichiaravano di non mettere più il merlot nel chianti ma di farne un vino in purezza (almeno non bevi una cosa per un’altra)
    4-anche i merlot in purezza (forse hanno imparato a sfruttare meglio il vitigno) erano decisamente toscaneggianti e con una certa eleganza; insomma, non malaccio.

    Luk

  7. lettura errata Marco ! L’articolo non afferma che tutti i Merlot toscani fanno schifo, ma condanna l’eccesso di merlotizzazione, la corsa al Merlot, la beatificazione dei Merlot toscani cui si é assistito in questi anni. Ovviamente qualche buon vino c’é, ma la maggior parte non hanno assolutamente senso, sono dei clamorosi bluff, pompati dagli enologi, dalle aziende e da una stampa compiacente e complice

  8. scusate ma Masseto l’avete mai bevuto? non dico assaggiato ma bevuto… condivido il resto ma diamo a cesare quel che è di cesare oltre alle solite 23 coltellate…

  9. @iltrinciante
    sei per caso il produttore del Masseto sotto falso nome? 🙂
    Ma insomma, perché tanta difficoltà a capire il senso dell’articolo? Non penso sia necessario che Ziliani vi elenchi uno ad uno i merlot toscani da salvare! E’ ovvio che il Masseto non è fra i bluff, non scherziamo.

  10. non c’entra niente coi Merlot, ma c’è qualcuno che ha voglia di fare un’articolo-intervista simile riguardo al Chardonnay?
    Dico e ripeto che non c’entra niente, ma i danni che ha fatto in giro per l’Italia sono similari!
    Max pigiamino

  11. Beh, diciamo che non siamo produttori, non facciamo il vino, e siamo anche pochi. Detto questo, è palese che questi signori Produttori e wine maker, possano fare quello che gli pare, lanciare delle mode, ritornare al tradizionale, estirpare vecchie vigne oppure innalzare a gloria vigne vecchie di sessantanni. Ai tanti giornalisti che hanno fatto gavetta di articoli non posso proprio dire niente, onesti segretari stipendiati. Mi dispiace, che oltre a scrivere su questo blog ci possa essere poco da fare nell’istruire in maniera diversa tutta la massa alla moda che rotea bicchieri.
    Io mi interesso di vino, è l’unica cosa che posso fare per i miei clienti e scrivere nella carta dei vini…Chianti Moderno Chianti tradizionale, così per i Brunelli e per altri vini…per il resto, poco, arrivano già colle gengive sporche di Barrique, e mi chiedono un dentifricio con un buon gusto, perche lavarsi i denti è quasi stancante oggi, in Italia.

  12. Lavoro come enologo in Campania, tra qualche giorno provvederemo a sovrinnestare un vigneto di merlot con l’autoctono Pallagrello Nero, l’azienda ha questo vigneto perchè 10 anni fa un GURU dell’enologia che ha fatto e continua a fare fortune con questi vitigni internazionali, lo fece impiantare…. Per fortuna la sua consulenza non è andata a termine e quindi oggi l’azienda non si ritrova a dover reinnestare tutto il vitato, ma può contare sulla generosità dell’aglianico e la finezza del Pallagrello bianco e Nero!
    Saluti
    Gennaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *