Mettiamoci una pietra sopra: sulla vicenda Consorzio vini Valtellina passo e chiudo

Accogliendo il consiglio, espresso in una forma che più chiara non si potrebbe, inviatomi da “Annibale”, in veste di commento, ho deciso di mettere idealmente “una pietra sopra” e di non tornare più, se proprio non mi costringeranno, sulle singolari, discutibili vicende che riguardano la gestione, le scelte, i responsabili del Consorzio tutela vini di Valtellina, ente che rispetto e la cui importanza e centralità non mi sono mai sognato di mettere in discussione. Quello che avevo da dire, l’ho liberamente e abbondantemente (secondo qualcuno esagerando, può darsi, ma solo per entusiasmo e generosità, non per calcolo o lavorando per conto terzi) detto e non ho altro, per il momento, da aggiungere. Cosa posso farci se, come afferma testualmente il misterioso interlocutore “qui sono tutti ben schierati e allineati con il capo (ma non solo all’interno del consorzio)” ?

Avendo parlato chiaro, andando a disturbare determinati manovratori e denunciando chiari conflitti d’interessi, sono certo, l’ho messo in preventivo, in questa come in molte altre vicende, decidendo quale significato dare al mio lavoro di giornalista e come comportarmi, che qualcuno mi presenterà in qualche modo “il conto” per quello che ho scritto. Prevedo pressioni, ritorsioni, e tentativi, non sempre corretti e chiari, di “farmela pagare”. Per chi è potente e pensa addirittura di essere onnipotente, intoccabile, le possibilità, i mezzi, gli strumenti, non mancano di certo…

E’ già cronaca, patetica di queste ore, una prima “ritorsione”, un modo, ridicolo, di tentare di farmi scontare l’impudenza di aver scritto, in assoluta solitudine, determinate cose. E’ solo una forma di umana pietas e di sincera pena che mi induce a non raccontare in dettaglio del comportamento inqualificabile di un produttore, di cui taccio il nome, e che conosco da anni, il quale dopo avermi invitato a partecipare ad una propria iniziativa aziendale, ieri mattina, vedi caso, ha ritenuto opportuno farmi sapere che la mia presenza non era più gradita e che avrebbe creato grave imbarazzo. A chi non l’ha detto esplicitamente, ma è facilissimo capire di chi si trattasse. Non certo le altre persone che saranno presenti all’incontro, ma a lui produttore, che voleva mostrarsi, a certi potenti manovratori, determinato a prendere le distanze dalla mia persona, lontano e senza nulla in comune, con me e da me. E pronto a rispettare il “diktat”, l’editto bulgaro che prevede forme di ostracismo e boicottaggio nei miei confronti, e se fosse possibile l’isolamento.

Lo ripeto, taccio perché in fondo il comportamento di questo produttore mi fa pena e perché umanamente capisco (mi è bastato parlare al telefono con lui ieri sera, quando finalmente si è deciso a chiamarmi di persona dopo una giornata di immaginabili ambasce) il suo imbarazzo ed il suo non sapere, di fronte alla situazione in atto in Valtellina, come muoversi, che pesci pigliare. Meglio fare una pessima figura con me – come ha fatto, eccome se l’ha fatta! – che sono solo un giornalista “rompi…”, piuttosto che inimicarsi in qualche modo i potenti manovratori se mi avesse confermato l’invito a partecipare a quella sua iniziativa alla quale mi aveva per sua libera scelta convocato e dalla quale ora, siccome sono stato ”cattivo”, ora sono bandito.

Mettiamoci una pietra sopra dunque, anzi un bel macigno. Prometto però e lo ribadisco, che non mancherò invece di fare nomi e cognomi nel malaugurato caso dovessi essere fatto oggetto di episodi di ritorsione “firmata” o con mandanti ben individuabili. Carognate e agguati non passeranno, lo prometto, sotto silenzio e verranno da me, e chi mi conosce sa che non parlo tanto per parlare, che ogni promessa è debito, regolarmente denunciati. Sono passato indenne, professionalmente parlando, da battaglie ben più cruente – e dalla loro eco – condotte in difesa del vero Barolo, contro taroccatori vari del vino, contro aziende e personaggi che hanno impunemente commercializzato vini fuorilegge, che la stampa di regime puntualmente premiava. Non saranno certo l’ira ed il senso di accerchiamento di cui qualche potente, che improvvisamente si vede additato come re nudo, è preda, a mettermi paura, ad indurre ad indossare la mordacchia, ad allinearmi e unirmi alla schiera, ossequiente, dei coriferi della stampa di regime. Promesso.

0 pensieri su “Mettiamoci una pietra sopra: sulla vicenda Consorzio vini Valtellina passo e chiudo

  1. Avanti così Ziliani. Nel mondo, non solo in quello del vino, molti grandi si rivelano piccoli-piccoli. E non passeranno alla storia. E in questo blog ci sono troppe persone che scrivono e non si firmano. Bisogna metterci la faccia, come recita il cantautore Mario Venuti e un po’ come ha fatto Burdisso ieri sera. Il branco si sente forte quando è unito e allineato. Ma vuole mettere la soddisfazione di bersi una buona bottiglia di vino in compagnia di amici veri? Lasciamo la Valtellina nel suo “splendido” isolamento, forse è meglio. Che si divertano pure a fare i loro “piccoli” giochi di potere: il senso della vita è altrove.

  2. Mi rendo conto di quanto sia difficile per Franco continuare a metterci la faccia. Sono però convinto che questo rinnovato ed intenso spirito battagliero meriti un caloroso sostegno da parte di chi crede nella libera espressione delle proprie idee.
    Come Poldo Wine dico anch’io: avanti così Ziliani!

  3. come diceva il grande Belushi, che giusto 25 anni fà ci lasciava “QUANDO IL GIOCO SI FA DURO I DURI INIZIANO A GIOCARE”!
    Sempre così e sempre più duro, abbiamo sempre bisogno di penne come la tua, caro Franco

  4. Ho seguito tutta la vicenda essendo ormai un assiduo e attento lettore di questo blog.Vorrei semplicemente comunicare il mio piccolo contributo : nei pieni panni di “consumatore finale” di vino, relativamente neofita ma appassionato, curioso, attento, scrupoloso, una letterale “spugna” (non di vino intendiamoci, o almeno non nell’ accezione più bassa.. :-)) di ogni informazione e notizia enoica, apprezzo appieno e ne faccio tesoro del lavoro e del coraggio solitario di Ziliani. Potrebbe sembrare a questo punto un apparente e vano sbuffo donchischiottesco quello portato con rigore e autorevolezza da Ziliani, ma no lo ritengo tale perchè su di me ha preso a dimora un sano dubbio su alcune cantine della valtellina (ma non solo, in generale sull’ istituzione ” consorzi” di promozione e tutela dei vini in ITALIA), il mio “consumo” sarà ora più attento , consapevole e discernitore. Soprattutto questo seme in me piantato cercherò ora di promuoverlo in tutti coloro a me vicini e come me sinceri appassionati di questo mondo. Misera e insignificante goccia nel mare? Potrebbe esserlo, è però il minimo contributo di solidarietà e successo del lavoro di Ziliani. Continui così.

  5. A Franco,
    uomo colto e sensibile, degno di rispetto e considerazione, direttamente da Fedro, augurandoti un finale diverso.

    REGALITA’ E ISTINTO
    Parlar giusto: che mai c’è di più utile.
    Così si penserebbe. No, di solito
    la schiettezza è ragione di rovina.

    Quando il leone nominò se stesso il re degli animali,
    ed aspirò alla fama di giusto,
    abbandonò le sue vecchie abitudini, e si mise a dieta,
    e cominciò tra gli animali a rendere giustizia, incorruttibile.
    Ma dopo, quando cominciò a pentirsi e l’istinto si risvegliò, prese a convocare le bestie in udienza segreta, e domandò se gli puzzava il fiato;
    dicessero il vero o mentissero, le sbranava.
    Parecchie ne sbranò.
    Alla fine la domanda toccò alla scimmia: essa rispose che il suo alito sapeva di cinnamomo, pareva proprio un altare.
    Il leone arrossì.
    E, per sbranarla, dovette inventare un altro trucco.
    Si finse ammalato.
    I medici accorsero subito, ne tastarono il polso e trovarono che non aveva nulla di grave, anzi consigliarono di prendere cibo, purchè leggero, per vincere l’inappetenza.
    Sua maestà poteva permettersi qualunque novità gastronomica…(slow food docet)
    Il leone trovò che non aveva mai assaggiato un cibo, la carne della scimmia. S’e l’avesse provata? Detto fatto.
    La scimmia che aveva parlato giusto fu subito fatta a pezzi e servita al leone.

    A presto

  6. Caro Franco,
    in un momento cosi triste per la liberta’ di stampa come questo che stai attraversando tu, ma che ci riguarda tutti, ti sono vicino, molto vicino, capisco e ti mando una forte stretta di mano. Per parte mia ho deciso di non bere ma di regalare tutti i vini di Valtellina che ho in cantinetta (compreso uno Sforzato Triacca 1976) ai miei amici polacchi, spiegandogli il perche’, e da oggi in avanti non comprero’ piu’ nessun vino valtellinese finche’ il Consorzio non sara’ diretto da altri e piu’ lungimiranti personaggi. E cessero’ di propagandare i vini valtellina come ho fatto fino ad ora con articoli su alcune testate polacche. Chiuso con quella valle finche’ non mettera’ ordine negli uffici che dovrebbero rappresentarla.

  7. Non capisco perché penalizzare tutti i vini della Valtellina, dal momento che la questione sollevata da Ziliani riguarda esclusivamente l’azienda della Nino Negri, e non capisco nemmeno il riferimento tra parentesi allo sforzato di Triacca. Se tutti i consumatori facessero come il signor Mario, in Valtellina i produttori potrebbero chiudere bottega. Non credo che sia questo il modo migliore di dare un contributo alla soluzione del problema.

  8. Caro Mario, non condivido assolutamente la tua decisione e sono totalmente d’accordo con Sara. Non c’é motivo alcuno di penalizzare la Valtellina ed i suoi vini ed il panorama produttivo valtellinese per colpa di alcune persone che dovrebbero rappresentare tutta la filiera produttiva del vino in Valtellina e fare gli interessi di tutti. Non é nemmeno questione della singola azienda cui fa riferimento Sara, i cui vini, notoriamente, non mi piacciono. Sono comportamenti individuali quelli che io ho condannato e non ho mai inteso, come disonestamente si cerca di attribuirmi, mettere in discussione l’ente Consorzio, la cui centralità é indiscutibile, ma che dovrebbe comportarsi, a mio avviso, in maniera molto diversa. Continuiamo pertanto a difendere la causa, sacrosanta, dei vini veri di Valtellina, quelli che profumano di Nebbiolo di montagna, quelli che fanno capire la loro origine e la loro unicità, e che si oppongono ad un disegno di omologazione e standardizzazione del vino valtellinese che é chiarissimo e che ha i suoi ben precisi responsabili.

  9. Ringrazio per le giuste critiche Sara e Franco, che accetto volentieri per la sincerita’ e la saggezza. Evidentemente ero piuttosto arrabbiato e poiche’ sono un impulsivo, se ci fosse stato in giro qualcuno si sarebbe beccato anche un pugno sul naso. Ritorno pertanto sulla mia decisione e continuero’ a consigliare Arpepe, Istituto Fojanini, Rainoldi eccetera eccetera. Ma rimane il problema dell’origine dell’arrabbiatura, cioe’ la minaccia alla liberta’ di stampa, di espressione, di opinione. Percio’ se fino a ieri sono rimasto in silenzio da oggi boicottero’ le produzioni dei personaggi che credono di fare il bello e cattivo tempo bellamente impuniti nello stile propriamente mafioso che li ha contraddistinti anche nel loro comportamento con Franco.

  10. Ma scusate, ma sono proprio l’unico a bere un vino indipendentemente da come si chiama il direttore, il vice-direttore, il vice del vice e il portinaio del consorzio di tutela? Crosta che non compra il vino valtellinese per motivazioni del genere mi sembra il colmo.

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