Morellino Capatosta Poggio Argentiera best value in una degustazione di Decanter

Standing ovation e applausi per il Morellino di Scansano Capatosta 2004 di Gianpaolo Paglia, produttore e wine blogger a Poggio Argentiera, che in una degustazione dall’esito assolutamente negativo di 186 vini, di annata 2005, 2004 e 2003, della cosiddetta Costa Toscana, definizione che raggruppa le produzioni di aree diverse quali Bolgheri, Val di Cornia, Morellino di Scansano, Monteregio, Montecucco, nonché Colline Lucchesi, pubblicata sul numero di aprile della rivista britannica Decanter si è aggiudicato il titolo di Best Value wine, vino dal migliore rapporto prezzo qualità, grazie ad un punteggio di 4 stelle (su un massimo di cinque disponibili) e ad un prezzo finale sullo scaffale di 14,14 sterline.

Il Morellino Capatosta di Poggio Argentiera 2004 è uno dei pochi vini ad essersi salvati in un giudizio generale, molto negativo, che su ben 186 vini degustati ne ha visti 122, ovvero circa il 66 per cento, ottenere una valutazione di due o addirittura una stella (su un totale di cinque disponibili) che equivale ad un giudizio di “debole” (fair) per 106 vini e di povero “poor” per 16. In termini percentuali quindi solo una percentuale decisamente più ridotta, ovvero del 34%, relativa a 64 vini, ottiene una positiva valutazione, anche se la larga maggioranza di questi 64 vini, 59 campioni, ovvero il 92 per cento, ottiene una valutazione non proprio esaltante di sole tre stelle “recommended”, mentre quattro vini sono definiti “highly recommended” e ottengono le quattro stelle, ed uno solo ottiene il punteggio massimo di cinque stelle ed il Decanter Award.

Di questi quattro campioni che hanno ottenuto le quattro stelle uno è proprio il Morellino di Scansano Capatosta 2004 di Poggio Argentiera. Il tutto in un wine tasting che la rivista definisce come “uno dei peggiori realizzati negli ultimi anni”, e nei commenti al quale si possono leggere giudizi tipo “un sacco di persone hanno cercato di salire sul treno in corsa sfruttando il successo di alcuni grandi nomi”, oppure “molti vini privi di valore, prodotti da persone che non hanno una chiara consapevolezza di quel che i loro vigneti sono capaci di produrre, a tal punto da realizzare vini ordinari, privi di espressione, scialbi, dal prezzo assurdamente elevato”. O addirittura, da parte di altri degustatori, sintetizzati da stroncature lapidarie quali “molto deludente”, oppure “sconcertante”, o addirittura, parole di Peter McCombie, “orribile e tremendo”.

Le ragioni di un verdetto così senza appello sono molteplici e vanno, parole di Brian St. Pierre da un concetto di “produzione senza un’idea chiara del prodotto finale in mente”, all’affermazione secondo la quale “gli enologi hanno gli stessi obiettivi, qualsiasi tipo di uva utilizzassero o quale fosse la loro origine”. Il che si è tradotto, sempre secondo i degustatori, in un grandissimo numero di vini “stremati e troppo elaborati, ridotti, anonimi e privi di equilibrio, con un protagonismo del legno utilizzato allo scopo di renderli moderni o di mascherare i limiti delle uve”, generando fenomeni dove, parole di Michael Garner, “molti enologi e produttori si sono impegnati a trasformare questi vini in qualcosa che non avrebbero mai potuto essere o diventare, ovvero strutturati, ma con molta finezza ed eleganza ed un notevole potenziale di evoluzione e tenuta nel tempo”.

Particolarmente sgraditi i vini dell’annata 2003, bocciati senza appello, come dimostra l’attribuzione di un giudizio di sole due stelle anche ad un vino simbolo come il Sassicaia. E poi solo tre stelle al Tassinaia 2001 del Castello del Terriccio, al Poggio al Lupo 2004 della Tenuta Sette Ponti, al Nambrot 2003 della Tenuta di Ghizzano, e due stelle al Sassontino 2003 della piemontese Spinetta.
Ed è proprio in questo quadro da “caduta degli dei”, da smitizzazione di un mito, quello della cosiddetta e presunta grandezza dei vini della Tuscan Coast, che l’affermazione del Morellino di Scansano di Poggio Argentiera appare più importante e merita di essere sottolineata. E bravo Gianpaolo ! Che in questo post, ora, commenta l’accaduto.

p.s. per completezza dell’informazione l’unico vino che ottiene una valutazione di cinque stelle, ovvero il Decanter Award, é il Nectar Dei, Maremma Toscana 2004, della Fattoria Nittardi. Gli altri tre vini che ottengono una valutazione di quattro stelle, insieme al Morellino Capatosta di Poggio Argentiera, sono il Bolgheri Impronte 2004 di Giorgio Meletti Cavallari, il Val di Cornia Subertum 2003 di Ambrosini e il Toscana Igt 2004 Il Pino di Biserne della Tenuta Campo di Sasso.

0 pensieri su “Morellino Capatosta Poggio Argentiera best value in una degustazione di Decanter

  1. Sono da oramai trent’anni amico e , suo malgrado, importatore di Erik Banti.
    Non leggo oramai Decanter da qualche anno a meno che non lo trovi in qualche anticamera o sala d’attesa. Ho peró massima fiducia nelle papille gustative di Gianpaolo Paglia, (complimenti) di Franco Ziliani e di Michael Garner, il cui unico o comunque maggiore difetto é di essere tifoso sfegatato e socio vitalizio del Manchester United. Premesso questo e con tuttissima serenitá mi permetto di scrivere: se volete capire l’anima del Morellino come era, come é nato e come dovrebbe continuare ad essere – se non vogliamo fare i copioti o gli australian lookalikes, procuratevi con pochi euro una boccia o due del 2005 di Erik Banti.
    Fine delle trasmissioni.

  2. Gentile Franco;
    Si faccio anche io i miei complimenti all’Azienda Poggio Argentiera per questo importante riconoscimento.
    Quella del Prezzo e un po strana, accordo a Wine Spectator negli USA lo stesso Capatosta 04 vende a $45.00, a Londra col cambio attuale a $32-$33.00, capisco la distanza del Oceano, ma……
    Sono ormai 10 anni che seguo Decanter (Complimenti x il bel articolo sul Vin Santo) e a livello di qualita/costo della rivista, mi associo al loro motto “The World Best Wine Magazine”, perche ofre una articolazione di lettura unica, e profonda su ogni tema.
    Per quanto riguarda i risultati delle degustazioni, posso francamente dire che hanno un palato diverso dal mio, che in molti confronti non riscontro.
    Grazie
    Angelo

  3. Sono davvero contento che Decanter abbia espresso in modo chiaro zerti giudizi sulla fantomatica rappresentanza dei vini della costa. Con tutto il rispetto per chi ci ha creduto, troppa carne al fuoco, troppi enologi in cantina, troppo di tutto e poca sostanza e originalità.
    Condivido in pieno l’approvazione per l’Impronte di Meletti Cavallari, uno dei pochi che ogni anno riesce a stimolare il mio entusiasmo (ma anche gli altri vini dello stesso autore, come il Borgeri, non sono affatto male), così come sono senz’altro validi il Subertum e il Pino di Biserne. C’è qualche altro vino che a mio avviso merita considerazione, fra cui lo Scasso dei Cesari della Tenuta di Valgiano, un sangiovese ottenuto da piante di quasi 50 anni che, erroneamente, viene considerato di serie b rispetto al Tenuta di Valgiano, e che invece nel tempo esprime un’originalità assai rara da trovare in quest’area.
    Del Capatosta non mi stupisco, è un vino intelligente, giocato in modo da dare soddisfazione sia a chi ha idee moderne sia a chi cerca quei profumi e quei sapori che un Morellino dovrebbe dare.

  4. La classifica completa é pubblicata sul numero di aprile di Decanter (che potrete trovare, credo, al Vinitaly, presso lo stand che ogni anno la rivista inglese ha nel padiglione, credo il 9, della Toscana). Pubblicarla sul blog é impossibile, trattandosi di una degustazione di 186 vini e mettermi a trascriverne l’elenco uno per uno é operazione lunga e alla fine anche oziosa…

  5. Volevo anch’io rallegrarmi con Gianpaolo per il fantastico risultato, e farlo sul suo blog. Ma visto che forse la modestia lo trattiene dall’autocelebrarsi e non ne parla, lo faccio qui. Bella, Gianpaolo, well done!

  6. Grandissimi complimenti a Gianpaolo, un produttore che non solo realizza degli ottimi vini, ma che è bravo a cominicarli e a promuoverli e soprattutto che non ha mai temuto di confrontarsi col mercato.

    Il Capatosta non è nuovo a questi riconoscimenti, Decanter è una nuova conferma.

  7. Un grazie a Franco Ziliani per aver dato così tanto rilievo a questa buona prova del Capatosta 04, il che dimostra, se ce ne fosse bisogno, il suo rigore professionale (mi riferisco all’inutile polemica che avemmo in passato, per me archiviata).
    Intervengo solo sul prezzo. Putroppo alla partenza i prezzi tra USA e UK sono gli stessi, purtroppo accade che il sistema USA con tutti i suoi passaggi, almeno tre, faccia alzare di molti i prezzi (anche se bisogna sempre lottare, e lo sto facendo, perché qualcuno non se ne approfitti).
    Sono particolarmente contento perché l’Inghilterra è metà della mia famiglia, purtroppo gli effetti commerciali di Decanter non sono gli stessi di Wine Spectator (dove lo stesso vino era stato valutato un molto deludente 86 punti, meno di un cabernet californiano medio da 5 dollari).

  8. Eccola la spiegazione all’ uscita di Carlo Merolli, fornita da Carlo Merolli stesso.

    La zona del Morellino ha vissuto negli ultimi, diciamo, quindici anni, uno stravolgimento ( altri potranno usare i termini di evoluzione, sviluppo o altro)
    della sua geografia, della sua ampelografia e del profilo dei suoi prodotti vinicoli. Visto che il mio contributo viene ospitato in un blog seguito da persone che si interessano di vino, ho creduto bene, portare all’ attenzione di chi si interessasse di Morellino l’ esistenza di un vino Morellino di Scansano DOC annata 2005 che viene venduto in enoteca a circa 7,- euro ( sette euro).
    Questa annata di questo produttore, Erik Banti, é per me un’espressione molto deliziosa e fedele del sangiovese della zona di Scansano come era prima che la zona diventasse quello che é oggi; oggi che purtroppo esprime molti vini dalle idee confuse che quanto a originalitá di gusto “ne parlamme pe’ ne parlá”.

    Leggo una leggera e sorpresa censura nel tuo post, caro borntowine, e ad un veloce esame di coscienza potrebbe sembrare che io
    abbia voluto fare un po´di “gatecrashing” e voluto entrare nell’ occhio di bue dei complimenti giustamente meritato da un altro vino, rubando un po´di luce della ribalta al Poggio Argentiera.

    Se pensi che sia cosi´, sbagli, ma sei perdonato, perché non conosci me, non conosci la mia cordiale e sincera ammirazione per Giampalo Paglia e forse – forse – non conosci il Morellino come era trentanni fa quando il beneamato Gambero Rosso dava tre bicchieri al 1985 di Erik Banti. Ecco : quel Morellino non é cambiato. Non significa che é meglio o peggio di altri. Non é la solita inutile diatriba tra innovatori e conservatori. Significa solo che merita di essere conosciuto per capire “come eravamo” e dove stiamo andando.

    Se poi leggi bene l’attenta analisi di Franco Ziliani, vedrai che Decanter non e´che abbia dato rose e fiori ai vini degustati. Anzi. A leggerne le motivazioni mi sembra che i degustartori della rivista abbiano sentito proprio la mancanza di vini di personalitá, di vini di profilo e di identitá. Allora in questo quadro rinnovo i complimenti al Capatosta 2004 e lascio una piccola indicazione agli interessati sul fatto che il distretto del Morellino non e´tutta quella catastrofe recensita dalla rivista inglese, ma sa ancora offrire sorprese positive.

    Spero di aver rispopsto in modo esauriente.

  9. @Carlo Merolli, sì effettivamente mi era sembrato indelicato che, mentre si facevano i complimenti a Gianpaolo, tu consigliassi “se volete capire l’anima del Morellino come era, come é nato e come dovrebbe continuare ad essere” bevete un altro Morellino, ho tradotto: “buono il Capatosta, ma il vero Morellino è un’altra cosa”, forse ho capito male e se è così ti chiedo scusa.

  10. Chiedo venia a tutti se sono stato indelicato. Omnia munda mundis.

    No: il senso del mio post era che la zona é valida perché offre oltre Poggio Argentiera che é, meritatamente, alla ribalta, anche altri ottimi vini . Lo spirito é quello della cena tra amici alla quale ognuno contribuisce con il meglio che ha. Il punto rimane la magra figura su Decanter che, mediamente la zona ha fatto e la mia reazione, dato che amo e conosco la zona, teneva a evidenziare che di vini buoni invece si potevano trovare.

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