Precisazione a proposito di “una doverosa postilla” del Seminario Veronelli

Leggo sulla news letter del 9 marzo de Il Consenso, diffusa dal Seminario Permanente Luigi Veronelli, una nota, intitolata “Una doverosa postilla” siglata G.B. e pertanto attribuibile al direttore del Seminario Gigi Brozzoni.

La nota dice: “ Non so se sia più l’’odiosa arroganza del potere o l’arroganza del denaro: sta di fatto qualcuno in Friuli non ha più potuto chiamare i suoi vini con il nome di famiglia e il Consorzio di un grande vino toscano ha dovuto cambiare il nome al suo secolare marchio. Possibile che ieri nessun giornale abbia ricordato anche questi fatti nelle cronache necrologiche ? Ricordo un paio di anni fa, a fronte di imponenti investimenti pubblicitari e sofisticate strategie di marketing, l’ammissione di una disfatta sugli scaffali italiani e il conseguente ripiegamento delle truppe: brindai”.

All’amico Gigi Brozzoni, che ha preferito stare molto sul vago e limitarsi a riferimenti criptici alla morte di Ernest Gallo e ai commenti apparsi sui giornali italiani, senza fare nomi e cognomi e chiamare in causa Gallo, il Consorzio del Gallo nero, i produttori friulani Gallo, voglio ricordare che un giornale italiano che abbia ricordato questi fatti è esistito, e non è stato né il potente Corriere della Sera, né Repubblica, oppure Il Giornale, o chissà chi, ma semplicemente questo wine blog, che il 7 marzo, in un breve pezzo dedicato alla morte di Ernest Gallo scriveva testualmente: “le “pressioni e l’azione legale minacciata negli anni Novanta nei confronti del Consorzio del Chianti Classico e di due produttori friulani, che di cognome facevano e fanno tuttora Gallo, Fabrizio e Gianfranco Gallo, e che oggi si propongono all’estero rispettivamente come Vie di Romans e Masut da Rive, “colpevoli” di commercializzare negli Stati Uniti con il cognome di nascita e con lo storico nome del Consorzio Chiantigiano, Consorzio del Gallo nero e di accusati utilizzare in maniera impropria un nome, Gallo, che doveva essere patrimonio esclusivo della potentissima Gallo Winery”.

Mi auguro che l’amico Gigi Brozzoni, che conosco come persona onesta, voglia ricordare, anche ai lettori della news letter del Seminario Luigi Veronelli, questa evidenza ed il fatto che qualcuno, facendo nomi e cognomi e circostanze e non parlando vagamente, non sia fatto condizionare dalle ’’odiosa arroganza del potere o l’arroganza del denaro”, che giustamente denuncia e che molto spesso frena, condiziona, castra la libertà d’espressione della stragrande maggioranza dei giornalisti che si occupano di vino in Italia. Questo per la precisione.

p.s. a dire il vero mi accorgo, solo oggi, non sono più un lettore abitudinario di questo quotidiano, al quale ho collaborato per anni, che su Il Giornale dell’8 marzo Paolo Marchi ha accennato alla vicenda che ha visto i Gallo fare causa al Consorzio del Gallo nero. Ecco, per la precisione, il link all’articolo

E anche Winenews mi accorgo aver ricordato in questo articolo la causa intentata al Consorzio del Gallo Nero

0 pensieri su “Precisazione a proposito di “una doverosa postilla” del Seminario Veronelli

  1. Sì caro Zil, purtroppo il suo blog non è un “giornale”, come lei stesso ha dichiarato tempo fa. Un blog è un blog, con tutto il bene e il male che esso comporta. Una cosa privata, di cui rispondere personalmente. Perché certe cose lei non le scrive su un giornale “vero”, ovvero una pubblicazione con direttore responsabile? Non mi dirà che non esiste alcuna testata italiana che gradirebbe avere una rubrica curata da lei! Naturalmente non mi riferisco alle testate della galassia AIS, verso le quali lei ha sempre un’occhio alquanto benevolo. Sto andando fuori argomento, ma – parlando di guide – se quello che ha fatto Ricci l’avesse fatto il “Robert Parker del Tufello” avremmo, ne sono certo, visto interventi di ben altra pesantezza.

  2. Caro Enyo, certe cose non le ho scritte su un “giornale vero”, perché la stragrande maggioranza dei giornali veri, soprattutto di carta, un’osservazione del genere sulle malefatte, nei confronti del mondo del vino italiano, dei fratelli Gallo, non si puà pubblicare, perché i Gallo, ricchi e potenti come sono, fanno pubblicità e tanta e allora perché inimicarsi dei potenziali clienti ed inserzionisti ricordando quello che hanno fatto ai Gallo friulani e al Consorzio del Gallo nero ?
    Quanto a Ricci, ho già espresso il mio meditato, e sofferto, punto di vista in un post, pubblicato qualche tempo fa, che la invito ad andare a leggere… Un post dove non ho certo giustificato quello che ha fatto Ricci, che ha sbagliato e non ho problemi a dirlo anche se collaboro regolarmente con l’A.I.S. nazionale e lombardo, ma dove ho ricordato come certi censori, prima di parlare, dovrebbero avere le carte in regola, cosa che non hanno assolutamente…

  3. Ho riletto il suo intervento su Ricci – che peraltro ben ricordavo – proprio prima di scrivere il mio commento precedente. E’ ovvio che c’è una critica ad un operato oggettivamente indifendibile, ma è una critica “amica”. Lei parla con indulgenza di un “errore” commesso da un suo amico, un “errore” che spera non accada mai più – mentre è ovvio che sarà reiterato negli anni a venire, screditando ulteriormente una guida che già è la meno credibile di tutte – mentre se questo “errore” l’avesse commesso un suo non-amico lei avrebbe usato ben altre parole, altro che “errore”: malafede, commistione tra giornalisti e poteri forti, e giù le solite palate di letame su chiocciole, gamberi eccetera. Parole che lei ha usato per comportamenti di gravità nettamente inferiore rispetto a quello che ha fatto Ricci. Questo era il senso del mio discorso.

  4. Lei ha ragione, ma penso di aver dichiarato con onestà e trasparenza che il mio giudizio, di condanna, avveniva nei confronti di una persona che considero amica e che rispetto e che mi stupiva avesse compiuto un errore di questo genere. Penso di aver mostrato la mia buona fede scrivendo queste parole sull’episodio Ricci – Bibenda. Un episodio, le assicuro, ne sono certo, che resterà un episodio, sgradevole, negativo, e che non si verificherà più. Perché errare é umano, ma perseverare sarebbe diabolico. E sciocco.

  5. Scusi se insisto, ma quindi, secondo lei, l’errore “non si verificherà più”? Significa che, secondo lei, a partire dall’anno prossimo verranno reintegrate su Duemilavini le aziende che – somma colpa – osano farsi pubblicità su testate non amiche di Ricci? Suvvia, ci crede veramente?

    E poi voglio provocarla ulteriormente, visto che in merito ha glissato: facciamo finta che quello che ha fatto Ricci lo avesse fatto, invece, Cernilli.
    Facciamo finta che lei, come ha proposto in passato a noi lettori del blog, accolga sul blog pubblicità di aziende vinicole, e facciamo finta che quelli del Gambero decidano di escludere dalla loro guida queste aziende: Che parole userebbe per definire questo comportamento? Altro che “errore”: come minimo tirerebbe in ballo coppole e scacciapensieri. E avrebbe ragione.

    Quello che ha fatto Ricci non è un “errore”: è uno scandalo che dovrebbe indurre Ricci a dimettersi immediatamente, se non fosse che lui è il più potente dell’organizzazione. Io, nel mio piccolo, mi limiterò a non rinnovare la tessera AIS, e così dovrebbero fare tutti gli iscritti, lasciando Ricci in braghe di tela, visto che tutto il suo potere e tutto il suo denaro, utilizzato per questi ignobili comportamenti, derivano proprio dalle quote associative degli iscritti.

  6. Gentile Enyo (ma perché si trincera dietro l’anonimato e si serve di un indirizzo e-mail se si risponde al quale si ottiene come risposta che l’indirizzo é inesistente ?) io sono persuaso, anzi ho fondati elementi per essere sicuro, che un errore di questo tipo non si ripeterà più. Quanto al resto che lei sostiene, credo di aver già risposto condannando l’episodio e confessando di aver applicato come mia personale “attenuante” il fatto che l’abbia commesso una persona che considero come un amico. E che in passato ho più volte criticato, anche aspramente. Ho avuto un occhio di riguardo, é innegabile, ma l’ho ammesso e chiaramente espresso anche nel post dove criticavo la scelta, sbagliata, senza giustificazione, di Ricci.

  7. Caro Ziliani,
    ricordare le “malefatte” del Gallo americano potrebbe essere utile per mettere in piazza quello che succede anche a casa nostra… Forse conoscerà o sicuramente avrà sentito parlare del paesino trentino di Santa Massenza, piccolo borgo di duecento anime nella Valle dei Laghi, famoso per le sue cinque distillerie, i cui proprietari fanno Poli di cognome, Casimiro, Francesco, Giovanni, Giulio e Valerio: contadini, vignaioli (due di loro sono anche produttori del Vino Santo Trentino) ma soprattutto “grappaioli”.
    In Trentino il nome Santa Massenza evoca la Grappa e non c’è trentino che pensando ad un buon distillato non pensi ad una delle distillerie in riva al lago omonimo.
    Questo fino a quando un altro Poli, Jacopo, vicentino ed agguerrito, pensò di essere l’unico a potersi fregiare del proprio cognome sulle bottiglie delle preziose acquaviti. Per i contadini di Santa Massenza iniziarono così le battaglie legali a colpi di citazioni in tribunale. Una vittima c’è già stata, la distilleria Casimiro Poli ora è solo “Casimiro”. Le altre hanno i giorni o i mesi contati.

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