Ricchi cinesi arrivano: 14.000 euro spesi per una sola bottiglia

Dimenticatevi per sempre, cari lettori, i “poveli” cinesini tutto riso (varietà popolari senza pretese, mica il Carnaroli di Zaccaria..), umili biciclette, dignitosa povertà, libretto rosso di Mao da imparare a memoria e da assumere come regola di vita. La Nuova Cina del “capitalismo comunista” (?) e dallo sviluppo economico trionfante ci regala, proprio com’era accaduto e accade oggi nell’ex Unione Sovietica, i nuovi ricchi, pronti a pagare, senza battere ciglio, qualcosa come 14 mila euro circa per una sola bottiglia di vino.
Come ci racconta la versione in lingua inglese del China Wines Information website, la più aggiornata e autorevole web fonte d’informazione sul wine business cinese, per una emergente classe medio alta cinese il vino é entrato a far parte del “China way of life”, ed i nuovi ricchi cinesi ormai guardano al vino come ad un bene di lusso da collezionare e per cui spendere fior di bigliettoni come fossero degli abbonati fedeli di Wine Spectator con wine cellar e pingue conto in banca a New York, San Francisco o Miami.
E’ potuto così potuto accadere che di recente, presso il duty free shop dell’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi un cliente cinese, sul cui nome viene mantenuto l’anonimato, abbia potuto spendere senza battere ciglio qualcosa come 23.000 euro in vini e alcolici di gran pregio, nel corso di una sessione d’acquisto che, raccontano le cronache, è durata 15 minuti.
Il facoltoso uomo d’affari from China, si è via via aggiudicato, tra l’altro, una bottiglia di Cognac datata 1806 che sarebbe appartenuta a Napoleone Buonaparte, una bottiglia del mitico Château Mouton Rothschild del 1945 dal costo di 13.800 euro e una bottiglia di Armagnac annata 1900. La responsabile del duty free shop ha raccontato che il misterioso acquirente non ha mostrato particolare sorpresa per gli elevatissimi prezzi delle bottiglie acquistate, dimostrando una perfetta conoscenza del loro valore di mercato e ben consapevole che grazie al regime di duty free ha potuto risparmiare qualcosa come 4275 euro rispetto al prezzo che avrebbe pagato per le stesse bottiglie sul mercato libero delle aste.


Insomma, parafrasando Marco Bellocchio, la Cina si fa davvero vicina, imita le peggiori abitudini (il vino dominio dei parvenu e dei nouveaux riches, il vino status symbol, il vino da collezionare, da ostentare, ma sicuramente non da bere) di quel mondo occidentale da cui dovrebbe essere filosoficamente, culturalmente, mentalmente, antropologicamente lontana. L’aveva vista bene, negli anni Settanta delle “guardie rosse” e della lunga marcia, del post Sessantotto, il grande Bruno Lauzi, quando in una canzoncina scherzosamente ironica e lungimirante cantava: “Arrivano i cinesi, arrivano nuotando. Dice Ruggero Orlando che domani sono qui. Arrivano i cinesi, arrivano a milioni, più gialli dei limoni che metti dentro al te”.
Arrivano i cinesi, ma non si accontentano di invadere le nostre città con le loro bottegucce dimesse, i loro ristorantini da cui girare alla larga, le loro bancarelle al mercato, piene di vestiti poveri nei prezzi e nelle pretese, di fatto mettendo in ginocchio interi settori della nostra economia, ma come presagiva Lauzi (e come aveva fatto decenni prima qualcun altro, il “crapun” di Predappio, parlando esplicitamente di “pericolo giallo”), grazie ad un’improvvisa ricchezza conquistata non si sa come, si aggiudicano quei simboli della creatività e della cultura materiale occidentale ed europea che sono i grandi distillati francesi, i premier cru di Bordeaux e domani, perché no, il nostro Barolo Monfortino, le vecchie annate di Brunello di Biondi Santi, il Brunello Case Basse di Soldera ed i totem della moderna enologia italica come i Sassicaia ed i Langhe Nebbiolo, ex Barbaresco, di Monsù Gaja.
E’ la legge del mercato libero, della globalizzazione, della libera circolazione delle merci, del WTO, lo so bene, ma tutto questo a me, fa solo orrore e paura…
L’aveva vista bene Lauzi: “Arrivano i cinesi e mangiano felici le quaglie, le pernici che avevi preso tu. Arrivano i cinesi, succede un quarantotto, si piazzano in salotto e non se ne vanno più…”.

0 pensieri su “Ricchi cinesi arrivano: 14.000 euro spesi per una sola bottiglia

  1. Ne aggiungo un’altra. Quattro anni fa si sono vendute solo 2 bottiglie di Chateau Petrus a Varsavia (altro Paese ex oltrecortina). Una e’ stata venduta al ristorante del Marriott ad un cliente che, volendo scioccare i suoi ospiti, disse al cameriere che non aveva tempo di scorrere la lista e gli chiese qual’era il vino piu’ caro. Il cameriere chiamo’ il sommelier che propose Chateau Petrus a 5 milioni di lire una bottiglia sulla tavola ed il cliente confermo’ l’acquisto senza battere ciglio.
    Forse il cinese e’ un collezionista o un affarista, conosceva gia’ il valore, ha risparmiato ed ora attende di piazzare la bottiglia guadagnandoci (in un Paese dove si sopravvive con 2 dollari al giorno, si e’ assicurato la sopravvivenza per 3 anni…). Ma quel polacco voleva semplicemente scioccare i suoi ospiti, sbattergli in faccia la ricchezza (in danaro e basta, comunque). Si usa il vino a volte contro il vino stesso e questi ne sono gli esempi pratici.

  2. Mi scusi ma pur apprezzandoLa molto come esperto di vino questi discorsi mi sembrano un poco demagogici.
    Quando si parla di spese personali diventa tutto molto relativo e strettamente correlato alla capacità di spesa e non ritengo corretto esprimere giudizi così “tranchant”: per un operaio che guadagna 1.000 euro al mese può essere folle acquistare una bottiglia di vino da 50 euro, per un dirigente o un professionista che ne guadagnano 10.000 magari è folle spingersi oltre ad un Monfortino da 200/300 euro, ma se uno guadagna ad esempio 100.000 euro al mese non vedo perchè non possa acquistare senza batter ciglio una bottiglia da 3000/4000 euro. Altro discorso è l’eleganza e l’educazione che comunque non sono strettamente legati al reddito personale.
    Questo non in difesa di una categoria alla quale non appartengo ma solamente per onestà intellettuale.
    Per finire io ho lavorato e lavoro tuttora con tanti cinesi e la maggior parte di quelli che ho conosciuto sicuramente non sbattono in faccia al prossimo le loro ricchezze (quelli che ne hanno) e più che un pericolo li vedo come un’opportunità.
    Cordialmente
    Gabriele

  3. se un russo cinese o arabo compra un petrus da 15000 euro non ci vedo niente di male , se però si enfatizza il tutto e lo si prende come pretesto per aumentare il prezzo di vini francamente mediocri , ….proprio non và… cordiali saluti.

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